mita medici piper

MITA, CHE MITO! "NON HO SFONDATO A HOLLYWOOD PER COLPA DI UNA RAPINA FINITA MALE"... - MITA MEDICI, L'ALTRA RAGAZZA DEL PIPER ASSIEME A PATTY PRAVO, SI RACCONTA: "DOPO MESI DI FATICA ALL'ACTORS STUDIO AVEVO TROVATO L'AGENTE GIUSTO MA E' FINITO UCCISO IN UN PARCHEGGIO" - LA FUGA DALL'ITALIA E DALLE PELLICOLE DELLE COSCE LUNGHE, IL VIAGGIO IN AMERICA, L'AMICIZIA CON COPPOLA E QUEL RUOLO NEL "PADRINO" CHE...

Luca Pallanch per "la Verità"
 

Mita Medici 2

«Eri lì sulla pedana e ballavi e sognavi un po' / e i riflettori su di te ti davano mille colori / ma tu non guardavi mai la gente intorno a te / ballavi e non sorridevi mai / perché sai che il tuo nome è Mita Mita Mita Mita... / guarda giù».
 
Mita Medici, la ragazza del Piper, continua, nell'immaginario collettivo, a ballare e a non guardare giù, come l'hanno immortalata Le Orme nella celebre canzone Mita Mita. Irraggiungibile icona di un'epoca felice, gli anni Sessanta, che non l'hanno minimamente scalfita. Come l'altra ragazza del Piper, Patty Pravo, il tempo è stato clemente con lei ed è sempre andata avanti per la sua strada, seguendo passioni e istinto. Del resto, come avevano intuito Le Orme, «solo tu sai ciò che vuoi».
 
Ha fatto di tutto nella sua vita.
«In Italia è visto strano chi riesce a fare varie cose invece che una per l'eternità!».
 

Mita Medici

Quando ha cominciato, cosa aveva in mente di fare?
«Io ho cominciato molto presto, avevo 15 anni e mezzo».
 
Ha esordito nel 1966 ne L'estate di Paolo Spinola, al fianco di Enrico Maria Salerno.
«È stato il mio primo film. Andavo a scuola e al Piper, stava cominciando l'ebbrezza del pre 1968. Io avevo molte idee prima di cominciare, tra le quali la ballerina classica. Mio padre mi regalò un tutù, quando avevo quattro-cinque anni, poi, essendo lui attore, frequentavo i teatri e gli stabilimenti cinematografici e mi ha ovviamente influenzato, senza volerlo. Già da piccola mi piaceva raccontare storie ed essere tante persone, vivere più vite, catturare l'attenzione delle persone».
 

Mita Medici e Franco Califano

Per differenziarsi da suo padre, Franco Silva, ha scelto un nome d'arte.
«Quello di mio padre era uno pseudonimo (il suo vero nome è Francesco Vistarini, ndr), quindi, con il mio vero nome, Patrizia Vistarini, pochi sarebbero risaliti a lui. Però, quando ho fatto L'estate, l'art director, il grande Piero Gherardi, poco prima della conferenza stampa, ha avuto un'intuizione: «Tu sarai un mito» ed è venuto fuori Mita, che era semplicemente il femminile di mito. E poi Medici perché ho delle discendenze toscane e ogni tanto mi diverto a parlare fiorentino, pur essendo romanissima. C'è tutto uno studio che Gherardi ha fatto in un attimo: le iniziali uguali portano fortuna, Medici è una famiglia conosciuta in tutto il mondo».
 

Mita Medici con Franco Califano 2

Come ha iniziato ad andare al Piper?
«Per caso, tramite un amico, Albertino Marozzi, un ragazzo poco più grande di me che faceva l'operaio in fabbrica, però suonava la batteria, anche con Jimi Hendrix quando è venuto in Italia. Aveva una tale passione che lo ritrovavi ovunque. Alberto mi disse: "C'è questo bellissimo locale che ha aperto".
 
Io andai con il taxi, solo che avevo capito male e mi ritrovai da sola in un altro piccolo locale, all'Eur, lontanissimo, dove c'era un matrimonio. Non sapevo cosa fare, ero piccola - avevo 15 anni perché era il 1965 -, tornai a casa e lo chiamai: "Dove mi hai mandato?". Chiarito l'equivoco, finalmente mi recai al Piper, di pomeriggio ovviamente».
 

Mita Medici 3

Perché l'hanno identificato come la ragazza del Piper?
«Se senti la canzone Mita Mita, ci sono due-tre cose che, senza volere, spiegano il motivo. Ci sono delle persone che nascono con un'aura, anche inconsapevolmente, che fa sì che la loro vita sia in un certo modo».
 
Chi erano gli altri ragazzi del Piper?
«Alberto Dentice, Renato Zero, Loredana Bertè, Tito Schipa Jr... C'erano poi tanti musicisti e tanti gruppi che continuavano a passare di lì. Era un momento di grande fermento e il Piper era un condensato. Stando insieme, le idee maturavano e c'era un entusiasmo contagioso. Se anche falliva un progetto, non ti disperavi, ne facevi un altro. Oggi è più complicato, si è omologati, mentre noi facevamo di tutto per essere diversi dagli altri, pur contaminandoci. C'era il gusto della diversità, anche nella moda: ognuno si inventava il suo abbigliamento»
 

Mita Medici al Piper

Lei che look aveva?
«All'inizio ero una studentessa che si arrotolava un po' la gonna. Si usciva di casa con la gonna sotto il ginocchio e si arrivava al Piper con la gonna a metà coscia. Io mi creavo le mie cose, sono sempre andata nei mercatini. Quando ho condotto Canzonissima, è venuta fuori la famosa fascetta al collo, che poi è diventata di moda, tanto che la vendevano nei negozi. Un giorno, mentre mi preparavo per il programma, avevo in una mano un pezzo di stoffa che si intonava con il vestito e l'ho indossato. È nata qualche leggenda: "Che avrà? Una cicatrice sul collo?". Invece era solo un gioco».
 
A un certo punto ha mollato tutto.
«Sono andata in America per studiare all'Actors Studio. Un mio amico aveva una casa a Los Angeles e mi ha invitato molte volte. Sai le cose che si dicono: "Quando vuoi venire..." e io sono partita!».
 

Mita Medici 4

È andata in America per tentare la carriera hollywoodiana o per imparare?
«Sono andata in America quando già avevo fatto tutto, teatro con Garinei e Giovannini, Canzonissima, gli sceneggiati, i film. Era il 1978, ero reduce da uno spettacolo di Giancarlo Cobelli, Il mercante di Venezia, a Verona, che mi aveva riaperto dei quesiti sul mio mestiere. Cobelli era un regista bravissimo che lavorava molto sugli attori. In più era esplosa La febbre del sabato sera, erano usciti Il cacciatore, Taxi Driver, mentre qui il cinema italiano cominciava a prendere una brutta piega».
 
Con le commedie erotiche.
«Le coscelunghe, le coscecorte! Una serie di circostanze mi ha indotto a partire, a vedere, a capire, perché lì era così e qui cosà. Sono stata due anni e mezzo in America, studiando, trovando un agente, aprendo una serie di porte e portoncini. Ho conosciuto tante persone, artisti, personaggi del cinema. Hanno organizzato persino una festa per me, per l'attrice italiana che era arrivata lì. Sono cose che sono rimaste attaccate alla mia vita e al mio modo di essere. Poi sono venuta per venti giorni in Italia e non ho più sentito questo agente che prima mi chiamava 200 volte al giorno: ho saputo che era morto ammazzato in un parcheggio durante una rapina».
 

Mita Medici 5

Che sfortuna!
«Quando si parla di sliding doors, io ne ho avute tantissime nella mia vita».
 
A quel punto ha deciso di rimanere in Italia?
«No, sono ritornata in America ancora per un po'. Prima stavo a Los Angeles, poi la mia base è diventata New York, ma quel tragico evento è stato come un segno e nel 1981 sono tornata in Italia per fare Il Gattopardo con Franco Enriquez, a teatro».
 
Chi ha incontrato all'Actors Studio?
«Quasi tutti i grandi del cinema americano. Avevo già incontrato Al Pacino, quando stava preparando Il Padrino. Sono stata infatti in predicato per interpretare la sua moglie italiana che viene uccisa nel capolavoro di Coppola».
 
L'ha poi interpretata Simonetta Stefanelli.
«Io non andavo bene per la parte, ero troppo magra, sono proprio anglosassone, per fare la siciliana. Ho assistito a tutti i provini con Coppola perché li portavo in giro. Si era instaurato un rapporto di amicizia, di consigliera, con Francis, una cosa strana perché io avevo solo 22 anni! Stavo ai provini e facevo un po' la traduttrice perché già parlavo abbastanza bene l'inglese».
 

Piper

Quando è tornata dall'America, l'Italia era cambiata. Siamo negli anni Ottanta e scoppia, con Sapore di mare di Carlo Vanzina, il filone nostalgico, al quale però lei non partecipa.
«No, assolutamente, io sono molto contemporanea. Vivo portandomi dietro tutto le cose che ho fatto o non fatto, diventa tutto bagaglio di vita, però non sono nostalgica».
 
È sempre andata avanti.
«Senza rinnegare niente, anche gli errori, le cose fatte con leggerezza. Mi piace andare alla scoperta e a volte, al top delle situazioni, abbandonarle e andare a cercare altro, come quando sono partita per l'America».
 

mita medici foto di bacco

Quali sono i suoi progetti per il futuro?
«A parte che vivo benissimo, a volte con dei meravigliosi momenti di ozio, che poi non sono mai completamente oziosi perché vado in campagna, lavoro, zappo, amando moltissimo la natura. Sono molto pigra, ma sono sempre in movimento. Sono un po' contraddittoria! Continuo a fare teatro e vorrei tornare al cinema che ho un po' abbandonato e forse anche il cinema ha abbandonato me! I ruoli di donne nel cinema italiano, gira e rigira, sono sempre di contorno. Ad agosto ho fatto uno spettacolo bellissimo, Elena, tratto da Ritsos e Euripide, e dovrei riprendere un recital cantato che ho fatto qualche anno fa al festival di Todi, Mita Medici canta Califano. 
 
Altri progetti che ho in mente riguardano la televisione perché il pericolo è il mio mestiere: oggi bisogna stare attenti se si vuole mantenere un certo aplomb sia artistico che d'immagine. È un mezzo che ti consente di comunicare in maniera pazzesca e mi piacerebbe proporre una voce diversa perché anche la televisione oggi è abbastanza omologata. È un po' lo specchio di questi tempi».

MITA MEDICI E FRANCO CALIFANOFRANCO CALIFANO E MITA MEDICIFRANCO CALIFANO E MITA MEDICIFRANCO CALIFANO E MITA MEDICIcalifano e mita medici mita mediciMita Medici MITA MEDICI E FRANCO CALIFANO

Ultimi Dagoreport

tomaso montanari carlo deodato carmen bambach giuli

DAGOREPORT – “MI DIMETTO”, “MI DIMETTO” MI “RIDIMETTO” E RIMETTO: QUANTE VOLTE HA RIMESSO TOMASO MONTANARI? LO STORICO DELL’ARTE, TANTO CARO AI SINISTRATI DA "SAL-OTTO E MEZZO" DI LILLI GRUBER, LASCIA IL COMITATO SCIENTIFICO DEGLI UFFIZI CON UNA LUNGA ARTICOLESSA SUL "FATTO QUOTIDIANO" - IL MINISTRO GIULI HA SCATENATO LA SUA IRA NOMINANDO ALL'INTERNO DEL CDA CARLO DEODATO, SEGRETARIO GENERALE DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO – MA COSA C’ENTRA DIMETTERSI ANCHE PER LA “COLLEGA” (SCRIVE MONTANARI) CARMEN BAMBACH, NOMINATA DA GIULI DOPO IL VIAGGIO NEWYORKESE DALL’OUTFIT STILE CAMICIE BRUNE? MENTRE MONTANARI HA TRASCORSO PARTE DEI SUOI ULTIMI ANNI DAVANTI ALLA TV, LA BAMBACH HA PUBBLICATO IL PIÙ IMPONENTE STUDIO IN TRE VOLUMI SU LEONARDO DA VINCI DIVENTANDONE LA MAGGIORE STUDIOSA MA NON LO FAI MICA FESSO COSÌ IL MONTANARI! VUOI VEDERE CHE, IN FUTURO, IL COMITATO SCIENTIFICO-FASCISTA DEGLI UFFIZI INTENDA PRESTARE A QUESTA MALANDRINA DEL CDA UNO O PIÙ DEI SUOI CIRCA 50.000 DISEGNI CONSERVATI NEI DEPOSITI? MEGLIO DIMETTERSI PREVENTIVAMENTE...

carlo cimbri andrea orcel messina luigi lovaglio giuseppe castagna

FLASH – MILANO HA PIAZZA AFFARI MA GLI AFFARI SI GESTISCONO AL CENTRO-SUD! NESSUNO DEI PRINCIPALI ATTORI IN CAMPO NEL RISIKO PIÙ CLAMOROSO DELLA STORIA È NATO ALL’OMBRA DELLA MADUNINA – L’AD DI INTESA, CARLO MESSINA, QUELLO DI UNICREDIT ANDREA ORCEL, E CALTAGIRONE SONO ROMANI DE ROMA; CARLO CIMBRI È CAGLIARITANO; IL RISANATORE DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, PASSATO IN POCHE SETTIMANE DA PREDATORE A PREDA, È LUCANO - GIUSEPPE CASTAGNA E' DI NAPOLI - L'UNICO MENEGHINO E' ALBERTO NAGEL: E' ANCHE L'UNICO CHE HA PERSO LA POLTRONA (A PROPOSITO DELL’EGEMONIA MILANESE…)

giorgia meloni merz macron starmer trump salvini vannacci friedrich donald emmanuel keir matteo roberto

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI CONFERMA DI POSSEDERE TUTTE LE VIRTU' DEL CAMALEONTE, ANCHE LE PIU' SFACCIATE: DA QUANTO TEMPO NON PRONUNCIA PIU' IL NOME DI TRUMP? SE VIENE ESCLUSA DAL TAVOLO DELLE DECISIONI DA MACRON E MERZ, PER RIPICCA FA LA ORBAN IN GONNELLA E DICE NO ALL'ABOLIZIONE DEL DIRITTO DI VETO NELLE DECISIONI DEL CONSIGLIO EUROPEO – PERO' A FAR VORTICARE GLI OTOLITI GIÀ FRAGILI DELLA DUCETTA E' LA TENUTA DI FORZA ITALIA E LEGA SULLA LEGGE ELETTORALE: COSTRETTA A CEDERE A SALVINI (ACCISE) E A DARGLI PURE UNA MANO PER NON VEDERE LA LEGA SMANTELLATA DA VANNACCI – DIFFICILE CHE SI AVVERI IL “GIORGIA'S DREAM"” DI ELEZIONI ANTICIPATE A PRIMAVERA, MA SENZA ELECTION DAY INSIEME ALLE AMMINISTRATIVE NELLE CINQUE GRANDI CITTÀ GOVERNATE DAL CENTROSINISTRA (ROMA, MILANO, NAPOLI, TORINO, BOLOGNA): MATTARELLA HA FATTO SAPERE ALLA FU "GIORGIA DEI DUE MONDI" CHE NON CI PENSA PROPRIO DI SPEZZARE IN DUE IL VOTO: SAREBBE UN DOPPIO, INUTILE, COSTO PER UN PAESE CHE ARRANCA TRA BOLLETTE ALLE STELLE E INFLAZIONE - E IL PALLINO DELLO SCIOGLIMENTO ANTICIPATO DELLE CAMERE E', PER ORA, IN MANO AL CAPO DELLO STATO...

schlein bonafoni taruffi furfaro boccia

DAGOREPORT – IL PD-ELLY E’ MESSO MALISSIMO: DOPO IL NAUFRAGIO VENEZIANO, I SONDAGGI SONO IN CALO DI DUE PUNTI, CIO' CHE RESTA DELL'ANIMA RIFORMISTA DEL PARTITO O LA DETESTA O TAGLIA LA CORDA E I 5STELLE NON LA VOTERANNO MAI COME CANDIDATO PREMIER DEL “CAMPO LARGO” – LE PRIMARIE SONO UN GUAZZABUGLIO: CHI POTRA’ VOTARE? SARANNO APERTE A TUTTI O SOLO AGLI ISCRITTI? E CHI CONTROLLERA’ CHI, E QUANTI, SONO GLI ISCRITTI DI 5STELLE, AVS, CASA RIFORMISTA? - E POI: SI VOTERÀ IN UN TURNO UNICO O CI SARÀ UN BALLOTTAGGIO? - SE NEL PD, IL SOVIET DI ELLY, I VARI CARNEADI BONAFONI, TARUFFI, FURFARO, SI PERMETTONO ORMAI DI BULLIZZARE SULLA CHAT DEL PARTITO PINA PICIERNO ("UNA ‘ROMPICOJONI IN MENO’’), LA VERA ANIMA NERA DEL SOVIET PD, DOVE SPADRONEGGIANO "PIPPE E MART-ELLY", E' L'UNO-E-TRINO FRANCESCO BOCCIA: IL "RASPUTIN DI BISCEGLIE" FA E DISFA PER LA DUCETTA DEL NAZARENO...

thiel olah papa leone xiv prevost

DAGOREPORT - COME MAI PETER THIEL TORNA A CIANCIARE DI ANTI CRISTO A ROMA? - A FAR GIRARE I NEURONI DEL CAVALIERE DELLA TECNODESTRA AMERICANA È STATA LA SCELTA DI PAPA LEONE XIV DI INVITARE IL CO-FONDATORE DI ANTHROPIC, CHRISTOPHER OLAH, ALLA PRESENTAZIONE DELL’ENCICLICA “MAGNIFICA HUMANITAS” -PER QUESTO, L'ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA HA DECISO DI FAR ORGANIZZARE UNA NUOVA "CROCIATA" A ROMA (APPUNTAMENTO PER L’11 GIUGNO ALLE 14:30, AL SALONE BORROMINI ALLA BIBLIOTECA VALLICELLIANA) - THIEL TORNA NELLA CITTA' ETERNA DOPO CHE, LO SCORSO MARZO, IL SUO CICLO DI CONFERENZE ERA STATO SNOBBATO SIA DAL GOVERNO MELONI, SIA DAI QUATTRO SCAPPATI DI CASA DELL’EGEMONIA CULTURALE DI DESTRA...

palantir papa leone xiv enciclica magnifica humanitas peter thiel

PALANTIR SBARCA A ROMA! – PETER THIEL, L’ESEGETA DELL’ANTICRISTO, TORNA NELLA CAPITALE PER SFIDARE L’ENCICLICA “MAGNIFICA HUMANITAS” DI PAPA LEONE XIV SUI PERICOLI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: L’APPUNTAMENTO È FISSATO PER L’11 GIUGNO ALLE 14:30, AL SALONE BORROMINI ALLA BIBLIOTECA VALLICELLIANA – TRA I SELEZIONATISSIMI ORATORI C’È IL GURU DELLA TECNODESTRA AMERICANA ANDREA VENANZONI, IL “TECNOEVANGELISTA”  DAN CALINESCU, IL COSTITUZIONALISTA ALESSANDRO STERPA – L’EVENTO, DAL TITOLO “MAGNIFICA HUMANITAS. LO SGUARDO DELLA CHIESA SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE”, È ORCHESTRATO DALL’ASSOCIAZIONE CULTURALE VINCENZO GIOBERTI, CHE AVEVA GIÀ PORTATO A ROMA LO SCORSO MARZO THIEL A SPROLOQUIARE SULL'ANTICRISTO – SARÀ IL PRIMO SCONTRO FRONTALE TRA LA TECNODESTRA AMERICANA, CONVINTA CHE LA PACE SI OTTENGA A COLPI DI DRONI E SORVEGLIANZA PREDITTIVA, E LA CHIESA CHE VUOLE DISARMARE GLI ALGORITMI – LA SILICON VALLEY PROVERÀ A SPIEGARE A DIO COME SI GESTISCE IL PARADISO DEI DATI... (PENSA TU CHE COJONI: SE LA CHIESA ESISTE DA DUEMILA ANNI, CI SARA' UN MOTIVO...)