sfilate show

LA MODA DEL TEMPO - ARCHIVIATA L’ERA DELLE TOP MODEL E DELLE RAGAZZE ANORESSICHE DALLE FACCE INCAZZATE, LE MAISON NON SANNO CHE INVENTARSI PER VENDERE MOLTA FUFFA E POCHE IDEE: LE SFILATE SONO EVENTI IN CUI GLI ABITI FINISCONO IN SECONDO PIANO LASCIANDO SPAZIO A BALLETTI E SPETTACOLI – LE RAGAZZE SONO INVITATE AD AMMICCARE, A FLIRTARE CON IL PUBBLICO E A RIDERE MENTRE SI FA SEMPRE PIU' STRADA LO “STREET CASTING”...

Anna Franco per "il Messaggero"

 

i simpson sfilano per balenciaga

Perché le modelle non sorridono mai?. Classica domanda che potrebbe non aver più senso, perché le ragazze in pedana ora ridono, danzano e non sono più caratterizzate da una glaciale perfezione estetica. Non basta incedere sul tacco 12: le modelle sono performer e interpretano un ruolo che non è più quello della gruccia che mostra gli abiti. «È stata una fatica far capire cosa volessi.

 

marni

Le indossatrici sono solite camminare con la faccia arrabbiata e, invece, io desideravo vederle felici», ha spiegato Giorgio Armani. Anche da Chanel l'allegria era ben studiata e a favore degli obiettivi di falsi fotografi. L'intenzione era ricreare l'atmosfera opulenta degli anni Novanta, tra le mosse delle top model di allora. Da Balenciaga i modelli si sono finti star da red carpet, accanto a celebrity vere e alla famiglia Simpsons, emblema della classe media. Da Marni si è assistito a una sorta di rito pagano, tra cori, letture e coreografie.

dries van noten

 

LINGUAGGI UNIVERSALI Da Dries Van Noten e da Alessandro Vigilante la sfilata si è trasformata in ballo. «Nasco come ballerino - racconta quest' ultimo - la moda e la danza sono le mie passioni e le ho unite. Ho dato vita agli abiti coi movimenti degli indossatori, diversi per età, fisici, sessualità, etnia. I vestiti non si vedono benissimo, ma ci sono tanti altri momenti per mostrarli».

modella

 

Nell'organizzazione Vigilante è stato aiutato da Laccio, cofondatore di Modulo Academy, che progetta show, direttore creativo di X-Factor e mente artistica dietro eventi di Intimissimi, Gucci, Louis Vuitton e Vogue: «Con la rivalutazione dei corpi normali il fashion system si è aperto anche a chi da quel mondo era escluso. La performance è un linguaggio universale, come lo è la moda».

naomi campbell

 

Della rappresentazione ironica, onirica e cinematografica ha fatto la sua firma Gherardo Felloni, direttore creativo di Roger Vivier: «Per me è necessario utilizzare modelle con talento e performer: le donne vanno a cercare le movenze e lo stile. Nel mio ultimo progetto, Flooded, che vede protagonista Isabella Rossellini con un cast variegato, ho sperimentato il video musicale.

 

È il divertimento che veicola il fascino». Un coinvolgimento del pubblico passa anche per lo street casting. Sulla passerella di Valentino, tra i bistrot del Marais, c'erano tanti ragazzi e ragazze dall'estetica forte, come se ne incontrano spesso. «Ho voluto sporcare Valentino di vita», ha detto il direttore creativo Pierpaolo Piccioli.

 

street casting

STREET CASTING E, di fatto, lo street casting è richiestissimo. Camilla Tisi se ne occupa dal 2016, quando, a Parigi, ha fondato l'agenzia To the Moon Studio, lavorando poi a Los Angeles e, ora, a Milano. «Ci domandano sempre più persone non tradizionali, con una storia da raccontare - spiega - Una delle prime esperienze fu con Nike Lab 5 anni fa e col video #WeBelieveInThePowerOfLove, che ha ricevuto molti premi. Da lì è nata la ricerca di volti particolari con qualcosa da dire». E ora la sua azienda si occupa di talent casting: «Si cerca empatia col pubblico, che si identifica coi modelli non più irraggiungibili e continua a sognare gli abiti».

street casting 3

 

Lo conferma Elena Mansueto, head of women division all'agenzia Elite di Milano: «La bellezza classica non basta più. Servono capacità d'interpretazione e di comunicazione. Interessi, saper recitare o cantare sono centrali nella scelta di una modella e, ultimamente, sono richieste foto in cui le ragazze sorridono. Prima era vietato: dovevano sembrare inaccessibili».

 

alessandro vigilante

«Post pandemia le case di moda si sono lanciate in nuovi modi di comunicare - spiega Antonella Mascio, professoressa associata di moda e media digitali all'Università di Bologna - come già Armani col suo show in tv o Prada col talk-show. I designer cercano il contatto che è mancato e la performance crea incontro e vitalità. Sono rappresentazioni simili allo storytelling dei social, con l'emozione del ritorno in presenza».

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