yoav gallant benjamin netanyahu

NETANYAHU SI AFFIDA AI FALCHI PER TENERE LA POLTRONA – “BIBI” HA DECISO DI LICENZIARE IL MINISTRO DELLA DIFESA, YOAV GALLANT, IL VOLTO “PRESENTABILE” DEL SUO GOVERNO. LO VUOLE SOSTITUIRE CON IGIDEON SA’AR, CAPO DEL PARTITO DI DESTRA “NUOVA SPERANZA”, CONTRARISSIMO A UN’INTESA PER LA TREGUA A GAZA (COME IL PREMIER) – L’EX MINISTRO DEL GABINETTO DI GEURRA, BENNY GANTZ, DIFENDE GALLANT: "NON È TARDI PER FERMARE QUESTA FOLLIA, LA SICUREZZA DEI CITTADINI ISRAELIANI È PIÙ IMPORTANTE DELLA POLITICA MESCHINA

'TRATTATIVE PER CACCIARE GALLANT SOSPESE, INCONTRI SU SICUREZZA'

Netanyahu Benny Gantz Yoav Gallant

(ANSA) - Le trattative per sostituire il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant con Gideon Sa'ar, presidente del partito di opposizione di destra Nuova Speranza, sono state rinviate a causa di consultazioni sulla sicurezza. Lo riporta Channel 12 riferendo che nel mentre il capo del Mossad David Barnea ha avuto un lungo incontro con il primo ministro Benyamin Netanyahu.

 

Commentando la notizia del rinvio dei colloqui per far entrare Sa'ar nel governo, il presidente di Unità Nazionale Benny Gantz si è rivolto a Netanyahu su X affermando che "non è troppo tardi per fermare questa follia: i cittadini di Israele e la loro sicurezza sono più importanti della politica meschina", ha scritto. (ANSA).

 

“BIBI” SI GETTA IN BRACCIO AI FALCHI – NETANYAHU

Estratto dell’articolo di Davide Frattini per il “Corriere della Sera”

 

yoav gallant benjamin netanyahu

Sembrano in sintonia. Amos Hochstein, inviato della Casa Bianca, incontra il premier Netanyahu che gli dice «l’unico modo per ristabilire la sicurezza al Nord è una massiccia operazione militare». Hochstein incontra Yoav Gallant, il ministro della Difesa, che gli dice «l’unico modo per ristabilire la sicurezza al Nord è una massiccia operazione militare». Eppure per tutto il giorno sono circolate le indiscrezioni sulla decisione ormai presa da Bibi, com’è soprannominato, di licenziare l’ex generale.

 

Perché il contrasto non è — come i fedelissimi del leader vogliono far credere — sulle mosse da intraprendere per fermare gli attacchi di Hezbollah e permettere agli oltre 60 mila israeliani evacuati dall’Alta Galilea di tornare a casa. La questione — spiega Anshel Pfeffer, già editorialista di Haaretz e adesso corrispondente del settimanale britannico Economist — «è politica e non militare, come sempre con Netanyahu».

 

GALLANT NETANYAHU

La vera partita sarebbe attorno alla legge per l’esenzione dal servizio obbligatorio nell’esercito di molti studenti delle scuole religiose. Gallant è contrario, i partiti ultraortodossi minacciano di andarsene, il premier non vuol perdere la coalizione e il potere. Così — rivelano i media locali — starebbe trattando con Gideon Sa’ar perché entri nel governo e prenda il posto di Gallant al ministero della Difesa.

 

Sarebbe un ritorno inaspettato e arriverebbe dopo che Sara, la moglie di Netanyahu, ha tolto il veto su di lui: Sa’ar ha lasciato il Likud in protesta contro il monarca incontrastato nel partito «che è diventato uno strumento per gli interessi personali del capo, compresi quelli nel processo per corruzione». […]

 

NETANYAHU GALLANT

È però come lui contrario a un’intesa per la tregua a Gaza e di sicuro invoca un’azione più incisiva in Libano. Al tramonto le famiglie degli ostaggi si sono trovate a protestare nella strada sotto il suo appartamento a Tel Aviv convinte che la nomina «sarebbe una sentenza di morte per i rapiti».

 

Hochstein è arrivato nella regione per tentare di trovare una soluzione diplomatica agli scontri quotidiani tra l’organizzazione sciita armata dall’Iran e Tsahal. Ha provato a convincere gli interlocutori israeliani che una guerra totale non aiuterebbe il ritorno degli abitanti nelle aree verso la frontiera e accrescerebbe il rischio di «un conflitto in tutto il Medio Oriente». Gli americani devono ancora presentare la nuova proposta per il cessate il fuoco nella Striscia e per ora le trattative sono ferme. [...]

yoav gallant benjamin netanyahu yoav gallant benjamin netanyahu

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