nomine partecipate

IN NOMINE PATRIS – CONTE NON RIESCE A TROVARE LA QUADRA NEMMENO CON IL PD PER LE NOMINE DELLE PARTECIPATE: OGNI PARTITO SPERA DI INFILARE IL NOME PER IL CAPO DI ENI (DESCALZI SCADE NEL 2020), E NEL FRATTEMPO SI BLOCCA TUTTO IL RESTO – COSÌ LA COMPAGINE PIU STATALISTA DEGLI ULTIMI ANNI CHIEDE L’INTERVENTO DI CDP PER QUALUNQUE COSA, MA I VERTICI DI SACE E SIMEST SONO FERMI DA QUASI UN ANNO – LO STALLO CHE BLOCCA IL PAESE

Claudio Antonelli per “la Verità”

 

I BACIONI DI GIUSEPPE CONTE

Lo scorso mercoledì ad Arezzo non era una giornata come tante. Circa un migliaio di sindaci erano riuniti per l' assemblea dell' Anci, l' associazione che convoglia le voci di tutti i Comuni. Dopo una sfilata di ministri, nel pomeriggio è arrivato pure il premier. Nel suo tour di strette di mano, Giuseppe Conte ha fatto uno stop anche allo stand di Invitalia, l' Agenzia nazionale per l' attrazione degli investimenti, che da controllata pubblica ha finanziato a leva - facendo data settembre- 5,5 miliardi di euro divisi più o meno in 150 progetti. Ha salutato e ha annunciato fiero che per il rinnovo dei vertici i giochi erano fatti e che il cdm di giovedì sarebbe stato una passeggiata. Invece, il Consiglio dei ministri si è tenuto, ma le nomine di Invitalia sono saltate. Per 13 volte. Tante quante le assemblee andate a vuoto. Un record praticamente assoluto.

 

domenico arcuri matteo del fante

L' amministratore delegato, Domenico Arcuri, è stato incaricato nel 2016 dopo varie riconferme, ma è dallo scorso aprile che Conte è impegnato nel rinnovo dell' intero cda. Il nome di Arcuri, considerato molto vicino al Pd ma anche al presidente della Repubblica visti i buoni rapporti con Bernardo Mattarella (ad della banca del Mezzogiorno), non sarebbe in discussione. I giallorossi invece prima hanno litigato sul nome del presidente, poi hanno trovato la quadra accendendo la casella collegata al nome di Andrea Viero, proveniente da Fincantieri. Manca però l' accordo per i consiglieri. Di conseguenza l' azienda resta al palo e può gestire solo l' ordinaria amministrazione. Niente nuovi contratti o affidamenti.

 

CLAUDIO TESAURO INVITALIA CON DOMENICO ARCURI

Ora, chi vede nelle partecipate la longa manus della politica potrebbe anche gioire, ma ciò che sorprende è la schizofrenia dei giallorossi. Invocano lo Stato a ogni piè sospinto e l' uso delle partecipate come deus ex machina dell' economia italiana e poi bloccano a monte tutta l' operatività, perché non sono nemmeno in grado di mettersi d' accordo e trovare figure idonee agli incarichi. All' inizio quando Conte guidava i gialloblù le nomine sono state motivo di grandi litigi tra le parti, poi negli ultimi mesi si è messo in folle.

 

 

Tutte le decisioni sono andate in proroga. Vedi Agcom e Privacy, ma anche le numerose controllate di Cassa depositi e prestiti. Con l' avvio ad agosto del nuovo governo, i giallorossi hanno cambiato strategia: niente più litigi ma inettitudine alla scelta. Il governo non nomina più nessuno e, con il fatto che ciascuno dei partiti di maggioranza ricatta l' altro, il rischio è che si voglia arrivare ad aprile senza fare nulla.

 

GIUSEPPE CONTE FABRIZIO PALERMO

Ognuno dei leader politici spera di poter infilare la nomina del capo dell' Eni, la più importante delle partecipate, e nel frattempo blocca il resto. La peggior situazione possibile. Peggiore addirittura della spartizione delle poltrone dettata dal Cencelli. Così la compagine più statalista degli ultimi anni va in tv a pontificare e chiedere l' intervento di Cdp per qualunque cose, ma il Mef non riesce a nominare gli operativi. Nel cda di Cdp manca ancora un consigliere, il nuovo presidente, Giovanni Gorno Tempini, non ha ricevuto le deleghe. Dunque i vertici di Sace e Simest sono fermi (da quasi un anno) e la cosa non è un dettaglio. Senza un cda regolare l' azienda pubblica non può assicurare le mega commesse, quelle legate a Leonardo o Fincantieri. Oppure rimanendo in Italia, come faranno le partecipate a intervenire a Taranto se non saranno pienamente operative?

GIOVANNI GORNO TEMPINI

 

ALESSANDRO DECIO SACE 1

Il governo dopo aver incontrato Arcelor Mittal è in attesa di ricevere da Cdp un piano per il rilancio infrastrutturale della città pugliese e per dare lavoro a qualche migliaio di fuoriusciti dallo stabilimento ex Ilva. Il premier ha convocato Fabrizio Palermo, ad di Cdp, e l' ha invitato a scrivere a tutti i vertici delle aziende pubbliche in modo che da ciascuna torni indietro un feedback. Ad esempio Snam, che aveva già un piano di investimento, ha confermato in settimana di avere a disposizione circa 40 milioni di euro per una pipeline.

 

BOIARDI NOMINEpatuanelli conte

Ma l' impressione è che Conte speri in una soluzione divina e non abbia la minima idea di come una macchina pubblica possa essere complicata. Basti pensare che si vive alla giornata. La crisi dell' Ilva è la più grossa e la gestione scellerata dei 5 stelle costerà ai contribuenti migliaia di euro. Il vero problema è che fa passare in secondo piano quella di Alitalia, che ormai è diventata per il popolo italiano una telenovela. Questa crisi a sua volta fa passare in secondo piano quella di Whirlpool, che a sua volta oscura quella dell' ex Embraco o di Mercatone Uno. I tavoli di crisi del Mise ormai sono diventati dei buffet miseri dove si autogiustifica la presenza di sindacati e politici. Questi ultimi nemmeno in grado di dare continuità a una partecipata come Invitalia. E la moral suasion di Sergio Mattarella non basterà a nascondere lo sfacelo che noi osserviamo dalla strada e lui dal Colle.

giovanni gorno tempinistefano patuanelliGIOVANNI GORNO TEMPINI FRANCO BASSANINI

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)