profughi al confine con la polonia 3

ODISSEA AL CONFINE POLACCO - MENTRE IL PRESIDENTE BIELORUSSO LUKASHENKO GIOCA SULLA PELLE DEI MIGRANTI, TRA I RICHIEDENTI ASILO CI SONO DISPERATI COME UN PADRE 38ENNE PARTITO DAL LIBANO CON I FIGLI DI 12 E 14 ANNI: “ABBIAMO PAGATO QUANTO PATTUITO SU TELEGRAM, 5 MILA DOLLARI A TESTA. MA IN BIELORUSSA LA POLIZIA CI HA ARRESTATI E MI HANNO PICCHIATO CON I BASTONI ELETTRICI. VOLEVANO I SOLDI. QUELLE NOTTI PASSATE AL GELO…”

Andrea Nicastro per il "Corriere della Sera"

 

profughi al confine con la polonia 7

Questa storia aveva tutto per essere a lieto fine. E invece la disperazione tocca il fondo e scava con un uomo che urla rauco contro una donna. Attorno c'è un bosco di nebbia e una notte gelida in arrivo.

 

Lui è un ragioniere che sbatte i piedi sulle foglie morte, si tira i capelli bagnati, strozza il tronco sottile di una betulla. I figli si accucciano contro la ruota davanti dell'auto che partirà senza di loro. Lei è una volontaria: ha un termos di tè zuccherato, biscotti, aspirina.

 

profughi al confine con la polonia 4

Già questa sera potrebbero essere da un avvocato, ufficialmente richiedenti asilo. Vorrebbe dire un tetto, pasti caldi, un dottore. Lei, polacca, guarda i ragazzi tremare e le si bagnano gli occhi. Lui, libanese, è esausto, affamato, con due figli che stanno peggio del padre. È una famiglia di giacche, pantaloni e scarpe fradice. I capillari rotti negli occhi. Le spalle scosse dai brividi.

 

profughi al confine con la polonia 6

Ma il ragioniere grida che c'è l'Accordo di Dublino e non vuole l'avvocato, non vuole le foto, non vuole essere registrato qui. Grida più a se stesso che a lei. Vuole la Germania e se deve annegare nella nebbia congelata, annegherà. Non era così quando sono partiti, due settimane fa, alle 3.30 dall'aeroporto di Beirut. C'era la mamma a salutarli con la sorellina, i nonni.

 

profughi al confine con la polonia 5

Faceva caldo, le giacche erano nella borsa a mano. In tasca un cellulare per uno, i dollari cuciti nei pantaloni. Credevano di aver pensato a tutto. Avevano una power bank e, a memoria, i codici della banca online, i numeri dei cugini in Germania e dei «passatori» in Polonia.

 

Il ragioniere ha 38 anni, i figli 12 e 14. Ha sempre lavorato in banca come la moglie, ma sono 13 mesi che la filiale è chiusa e i risparmi scendono a vista d'occhio. «Restare a Beirut significa precipitare nella povertà. In Germania, invece, posso farcela, non farò il ragioniere, ma sarò un imbianchino migliore di tanti altri. Loro avranno una vita».

 

profughi al confine con la polonia 1

«Prima lo scalo a Istanbul, quindi accolti a Minsk dall'agenzia che ci ha procurato i visti. Sul pullmino con altri arabi dall'Iraq, dalla Siria, dal Kurdistan abbiamo versato quanto pattuito su Telegram. Cinquemila dollari a testa. Sconto famiglia. Altri pagavano anche 7 mila.

 

Era compresa un albergo e il trasporto al confine dell'Unione Europea. Si va in Lituania, hanno detto. Ma noi preferiamo la Polonia, dobbiamo raggiungere la Germania. Volevano buttarci fuori, ma ho pagato. Mille dollari. Il secondo giorno l'agenzia ci ha portato a un autobus. Scendete al capolinea, ci sarà qualcuno ad aspettarvi. Non c'era nessuno».

 

profughi al confine con la polonia 2

Hanno vagato, telefonato, chiesto aiuto fino a che è arrivata la polizia. Due notti in prigione, poi rilasciati, ma senza soldi né telefoni. «Era settimana scorsa. Da allora siamo passati in Polonia tre volte, sempre presi e rimandati indietro. Ho pagato online un albergo in Bielorussia, ma la polizia ci ha arrestati e quella volta mi hanno picchiato con i bastoni elettrici. Volevano i soldi.

 

Hanno minacciato di togliermi i figli, di mandarci in Siria. Ho resistito. Il giorno dopo eravamo ancora al confine con molta più gente. Capivo di essere al limite, non potevo più sbagliare. La gente premeva sul filo spinato, ma di là i polacchi erano troppi e con gli spray urticanti. Tre notti al gelo, senza riparo. Non sapevo che le mani gonfie di freddo bruciassero. Abbiamo lasciato il gruppo e ci siamo incamminati lungo il confine».

 

profughi al confine con la polonia 3

Eccoli in Polonia, oltre la zona militarizzata, segnalati alla volontaria da un contadino. Con lei davanti possono chiedere asilo in Polonia, ma la speranza è più forte dei brividi e della paura. L'auto di lei riparte. Il trafficante di uomini, l'ha giurato al cellulare, arriverà oggi. Ospitarli o trasportarli è illegale, lasciare delle coperte no.

 

profughi al confine con la polonia 16

L'uomo e i suoi figli restano, una notte ancora, al gelo. Come i migliaia ancora al di là del filo spinato. Nel rispetto delle leggi. È su vite come la loro che la politica continua a giocare. Il presidente bielorusso Lukashenko minaccia di chiudere il gasdotto che «scalda l'Europa». «Pensino bene prima di imporci altre sanzioni». Vero. Lui e noi, però, abbiamo dormito al caldo.

 

profughi al confine con la polonia 15profughi al confine con la polonia 9profughi al confine con la polonia 8profughi al confine con la polonia 13profughi al confine con la polonia 12profughi al confine con la polonia 10profughi al confine con la polonia 11profughi al confine con la polonia 14

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)