marco tronchetti provera - carlo messina - alberto nagel diego della valle piergaetano marecheeti - urbano cairo - luciano fontana -leonardo del vecchio - elisabetta sgarbi - claudio descalzi - teatro

OH MACBETH, IL POTERE DOV’È? (MILANO DA BARE) – DOVE SONO ELKANN E DEL VECCHIO, CAIRO E NAGEL, TRONCHETTI E DELLA VALLE, MORATTI E MICHELI, MESSINA E DESCALZI? TUTTI TIMOROSI DI OMICRON? - UNA VOLTA LA PRIMA DELLA SCALA CALAMITAVA LA CULTURA INDUSTRIALE, LA NOMENKLATURA PRODUTTIVA, LO SLANCIO DELL'EFFICIENZA DELLA MILANESITÀ. LA LAPIDE È SCESA CON IL PESSIMO “MACBETTO” DI LIVERMORE-CHAILLY. CON ARMANI CHE NON È RIUSCITO A PORTARE ALLA SCALA CATE BLANCHETT O SOPHIA LOREN E SI È DOVUTO ACCONTENTARE DELLA MODELLA UNGHERESE BARBARA PALVIN, EX ANGELO SBIKINATO DI VICTORIA’S SECRET (ARIDATECE VALERIA MARINI!)

DAGOREPORT

 

IL MACBETH DI VERDI ALLA SCALA BY GIANNELLI

Oh Macbeth, il potere dov’è? Solo ieri i palchi della Scala alloggiavano i Faraoni di Milano: sul fondo c'era Arnoldo Mondadori, ed aveva come custodi a destra Angelo Rizzoli e a sinistra Edilio Rusconi. Da quest'altra parte si poteva ammirare Giovambattista Falk e Giovanni Pirelli, là al centro Angelo ed Erminia Moratti, e accanto i Borghi e i Radice Fossati; davanti a tutti troneggiava Annibale Brivio Sforza nel suo ruolo di intercettatore dell'aristocrazia lombarda. Il palco, poi, diventava proscenio all'arrivo dei Crespi, proprietari del Corriere della Sera.

 

All'inizio del Novecento la città più amata da Stendhal era il "luogo del fare". La vecchia Milano era una Chiesa, tutto era sacro, intoccabile, serio e paziente: la cultura industriale, la nevrosi produttiva, lo slancio dell'efficienza, di nuove energie letterarie, nuove ambizioni artistiche. E la prima della Scala era passerella di una Milano che aveva un grande sogno: essere la "Grande Mela" d'Italia, la New York sui Navigli, la capitale della cultura europea.

 

BARBARA PALVIN GIORGIO ARMANI

Oh Macbeth, il potere dov’è? Dove sono finiti gli Archinto, i Rusca Tofanelli, i Brion? Quella Grande Borghesia che, tra economia e finanza, incarnava i valori assoluti della cosiddetta capitale morale, luogo extra-territoriale di un paese strappato dalle grinfie dei magliari della politica romanesca.

 

Una volta la prima della Scala calamitava una nomenklatura di stile, selezione, buon gusto formata e capitanata dal patron Ghiringhelli, Camilla Cederna, Wally Toscanini, Ileana De Sabata, Giovanna Lomazzi, Alberto Arbasino e Giovanni Testori; e bastava che la divina Callas, durante una "Traviata" diretta da Visconti, perdesse una scarpetta per far ruggire il vecchio industriale: "La Scala l'è diventata el Circo Togni".

 

riccardo chailly e sergio mattarella 3

Quella che era la scala santa della milanesità, quindi perdersi nel girone dei palchi scaligeri, scrutare la lista degli abbonati, da sempre simbolo di successo spasimato e di agiatezza realizzata, è definitivamente scomparsa. La lapide è scesa con il pessimo “Macbetto” di Livermore-Chailly, salvato dalla catastrofe solo dalla presenza carismatica di Mattarella al suo ultimo atto.

 

A troneggiare c’è solo Armani (ma con le nipoti e un grottesco ‘’ombrellino’’ cancellarughe per le foto) e tutti vestono Armani, compresi i fiori, e siccome Armani è tornato quest’anno non avremo l’albero di Natale Dolce e Gabbana. Invidia del pene? Ingiuria dell’uomo superbo? Ma quali sogni possano venire se nemmeno Re Giorgio, il Vetrinista Supremo è riuscito a portare Cate Blanchett o a convincere la diva di riserva Sophia Loren a venire alla Scala? Si è dovuto accontentare di farsi fotografare con l'ignorata modella ungherese Barbara Palvin, ex angelo sbikinato di Victoria’s Secret.

BEPPE SALA CHIARA BAZOLI

 

Niente Loren trattenuta nella Valle dei Templi a Luxor e la Vanoni è caduta in treno per colpa di un labrador. Per carità, non si dice Angelina Jolie, ma almeno una Marini chiappona de’ noantri, una Parietti rifatta di seconda mano. Niente. Bisogna sopportare i colpi di fionda che ha voluto Muti, proprio in questi stessi giorni, protagonista nella periferica maison Prada by Koolhaas, e così pure Miuccia era assente nel sottoScala del fiorista Armani.

 

Non si chiede la presenza del sire di Hardcore, ormai a rischio decomposizione, ma almeno della figlia Marina, editrice della Mondadori-Rizzoli, cioè la più grande casa editrice italica ospite di quel di Segrate. Al solito ha timbrato il cartellino il solito Fedele Confalonieri mangiaregisti. Non si pretende una platea con il Conte Appulo in smoking e il truce meneghino Salvini in lungo, l’Enrico Letta addormentato e le labbra rossettate di Maria Elena Boschi con toy-boy al guinzaglio, ma non si è visto nemmeno un Gianniletta da Roma con signora Margherita, insomma un qualcuno di quelli che frequentavano il potente salotto della Angelillo.

maurizio cattelan

 

Oh Macbeth, il potere dov’è? Se ci fosse almeno il presidente di Confindustria Bonomi ci si potrebbe dare quietanza; ma dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio di finanzieri dove sono i Descalzi – che è consigliere – i Tronchetti Provera, i Della Valle, i Carlo Messina, la Mediobanca di Nagel, il notaio de Milan Piergaetano Marchetti? E il più importante legale d’affari d’Italia, Sergio Erede? Sono già a Sankt Moritz i Palenzona e gli Abatatessa, padroni del mattone milanese?

 

E i Moratti, sono tutti a vedere Inter-Real, compresa l’assessora alla Regione Letizia? Qualcuno ha avvistato in platea gli arzilli vecchietti Leonardo Del Vecchio e Franco Caltagirone che sognano ogni notte Mediobanca e Generali? E il “Generale” Donnet? Non pervenuti John Elkann con la Borromeo. Non è lui il potere globale? Non sono i Borromeo che comandavano a Milano? Non è lui che deve comprare Armani? Non è lui la plusvalenza?

 

luca argentero cristina marino

Tutti timorosi di Omicron, caro Macbeth? Magari aver cassato la cena del dopo-Scala al Giardino, da sempre climax e status della mondanità meneghina, ha fatto passare la voglia a Urbanetto Cairo con il suo direttor Luciano Fontana. C’è solo il direttore Molinari di “Repubblica”, nemmeno Chiara Beria che è già andata a Courmayeur, senza Elisabetta Sgarbi ci fosse almeno una Greta Beccaglia che, con la ressa che c’è nel foyer lì la mano scappa involontaria… Niente: solo le statue di Vespa e della Carlucci a fianco di quella di Rossini scolpita da Pietro Magni nell’Ottocento.

 

Il ritardo della Legge è evidente, caro Macbeth: c’erano solo Francesco Greco e la Pomodoro, due ex senza il grande ex melomane Borrelli, che ha superato la linea del Piave. Sarà la pandemia che fa stare la farmaceutica Diana Bracco un po’ discosta, forse per non farsi vedere da quel Burioni quando dice “Vorrei essere presto dimenticato”. Sarà fatto.

roberto bolle

 

C’è il nasone di Maurizio Cattelan, quello del dito medio alzato davanti a tutti lor signori davanti alla Borsa, ma non c’è nemmeno un Manfredi Catella con moglie amerikana tra i tanti grattacieli, proprio lui che ottiene cubature che Livermore manco se le sogna! E’ Milano la città distopica; ci fosse ancora quell’Arbasino direbbe una “città senza…”.

 

Non possiamo, Macbeth, accontentarci di un Bolle bollito o di un Luca Argentero notato solo per le tette sopraelevate della moglie, o di un Arturo Artom qualunque, che dà alla sventura una vita così lunga, perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo, il torto dell'oppressore senza nemmeno uno Sgarbi maschio e femmina a rappresentare la cultura?

 

Morire, dormire, dormire, forse sognare che ci siano ancora Arbasino e Calasso e poi Daverio e almeno un Gregotti un qualcuno che non “sembran”, come dici nel libretto, altro che “orfanelli”. Ma se non c’è più nemmeno la cena alla Società del Giardino, chi può sopportare i fardelli della musica?

arturo artom

 

Se Livermore va da Cracco in Galleria attovagliato dal grillozzo Artom, anche le imprese di grande altezza deviano dal loro corso e precipitano come nel sonnabulismo. Con un sonno, allora, poniamo fine al dolore del cuore, Macbeth: è Milano il paese inesplorato dalla cui frontiera nessun viaggiatore ha mai fatto ritorno.

fedele confalonieri

 

Ultimi Dagoreport

federico freni antonio tajani giorgia meloni francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT - DAVVERO BASTA UN MEZZO TAJANI PER BOCCIARE LA NOMINA ALLA GUIDA DELLA CONSOB DEL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA FEDERICO FRENI, IN QUOTA LEGA? - DAVVERO DOBBIAMO CREDERE CHE, DOPO QUATTRO ANNI DI IMPECCABILE SERVIZIO, IL “MAGGIORDOMO” DI CASA MELONI, CAMUFFATO DA LEADER DI FORZA ITALIA, SI TOGLIE IL TOVAGLIOLO DAL BRACCIO E SI TRASFORMA IN RAMBO? DAVVERO, IL "VAFFA" A FRENI E' ACCADUTO ALL’INSAPUTA DEI FRATELLINI DI MELONI? – IL GOVERNO HA MOTIVATO IL RINVIO CON UN SIBILLINO: “ULTERIORI APPROFONDIMENTI” - SCUSATE: DA PARTE DI CHI? FORSE QUELLI ATTESI DALLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUL “CONCERTO” TRA I SOCI (LOVAGLIO, CALTAGIRONE, MILLERI) NELLA SCALATA A MEDIOBANCA-GENERALI ATTRAVERSO MPS? - MAGARI, PRIMA DI FAR TRASLOCARE FRENI DAL MEF ALLA CONSOB, E' PIU' SAGGIO ATTENDERE GLI ‘’ULTERIORI APPROFONDIMENTI’’ CHE NEI PROSSIMI MESI, CON GLI INTERROGATORI DELLE ‘’PERSONE INFORMATE DEI FATTI” E DEI TRE INDAGATI (LOVAGLIO-CALTAGIRONE-MILLERI), POTREBBERO EMERGERE DALLA PROCURA DI MILANO…

donald trump padrone del mondo

DAGOREPORT – TRUMP HA UCCISO LA POLITICA, COSI’ COME LA CONOSCEVAMO: CON LUI VALE IL DIRITTO DEL PIU’ FORTE (LE TRADIZIONALI CATEGORIE DI DESTRA E SINISTRA IN QUESTO SFACELO, HANNO ANCORA SENSO?) - DIPLOMAZIA, DIRITTO INTERNAZIONALE, MULTILATERALISMO E DIALOGO SONO STATI ROTTAMATI IN NOME DEL “SI FA COME DICO IO” - UN BRUTALE RITORNO ALLA POLITICA DI POTENZA DELL’OTTOCENTO E TANTI SALUTI A ONU, NATO, UE E ORGANISMI SOVRANAZIONALI – GODONO SOLO PUTIN E XI JINPING, CHE INFATTI DAVANTI AL BLITZ IN VENEZUELA E ALLA MINACCIA DI TRUMP DI OCCUPARE LA GROENLANDIA TACCIONO – SI DIRA’: MA TANTO TRUMP NEL 2028 SARA’ FUORI DALLA CASA BIANCA. SICURI? GIA’ NEL 2021 NON ACCETTO’ LA SCONFITTA E MANDO’ I SUOI SCAGNOZZI AD ASSALTARE IL CONGRESSO – ORA STA IMPRIMENDO AGLI USA UNA LENTA SVOLTA AUTORITARIA E I SEGNALI NON MANCANO…

antonio di pietro raul gardini

FLASH – PERCHÉ TONINO DI PIETRO HA ASPETTATO 33 ANNI PER RIVELARE LA VERITÀ SULLA PISTOLA RITROVATA LONTANO DAL CADAVERE DI RAUL GARDINI IL 23 LUGLIO 1993? SOLO ORA, IN UN’INTERVISTA AD ALDO CAZZULLO CHE ANDRÀ IN ONDA DOMANI SU LA7, DURANTE “UNA GIORNATA PARTICOLARE”, DI PIETRO AMMETTE: “L’HO PRESA IO STESSO CON IL FAZZOLETTO QUANDO SONO ARRIVATO E ABBIAMO PRESO ATTO CHE SI ERA UCCISO”. POI PRECISA: “NON FUI IO IL PRIMO A INTERVENIRE, MA L’EX MAGGIORDOMO”. NON CAMBIA IL SUCCO DEL DISCORSO: PERCHÉ NE PARLA PUBBLICAMENTE SOLO ADESSO, DOPO TRE DECENNI IN CUI SI È SUSSEGUITO OGNI TIPO DI IPOTESI SU QUELLA PISTOLA…

roberto vannacci matteo salvini

FLASH – ROBERTO VANNACCI BATTERÀ I TACCHI E ANDRÀ ALLA KERMESSE LEGHISTA “IDEE IN MOVIMENTO”, DAL 23 AL 25 GENNAIO A ROCCARASO? PER L'ADNKRONOS, IL GENERALE NON CI SARA' MA I RUMORS SOSTENGONO CHE IL GENERALE E SALVINI AVRANNO UN FACCIA A FACCIA, PROPRIO IN ABRUZZO - IL MILITARE ABBASSERÀ I TONI, RIALLINEANDOSI ALLA VECCHIA BASE LEGHISTA, O SALUTERÀ INAUGURANDO UN PARTITO SUO? - UNA FORMAZIONE “VANNACCIANA” POTREBBE VALERE TRA IL 2-3%. POCHINO MA IN GRADO DI ROMPERE LE UOVA ALLA LEGA E AL CENTRODESTRA...

rocco eleonora andreatta fabrizio corona

FLASH! – COME SI CAMBIA, PER FATTURARE! - ELEONORA "TINNY" ANDREATTA, FIGLIA DEL DEMOCRISTIANO BENIAMINO, ERA CONSIDERATA UNA BIGOTTONA D’ALTRI TEMPI QUANDO ERA IN RAI - ALL'EPOCA, DA DIRETTRICE DI RAI FICTION, PROMUOVEVA SOLO SCENEGGIATI SU PRETI, SUORE E FORZE DELL'ORDINE, PER NON TURBARE IL SONNO DEGLI ANZIANI TELESPETTATORI - UNA VOLTA PASSATA A NETFLIX, HA ROTTO GLI INDUGI: È DIVENTATA AUDACE! SOLO SESSO, DROGA E STORIE “MALEDETTE”, COME LE SERIE SU ROCCO SIFFREDI, I FESTINI DI “TERRAZZA SENTIMENTO” E ORA IL DOCUMENTARIO SUL PREGIUDICATO FABRIZIO CORONA...

luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone mps mediobanca

FLASH! - E SE SU MPS STESSE ANDANDO IN SCENA UN BEL TEATRINO? NON SARA' CHE LE LITI TRA LOVAGLIO E CALTAGIRONE, RACCONTATE IN QUESTI GIORNI DAI QUOTIDIANI, FANNO PARTE DI UNA "NARRAZIONE" UTILE A DIMOSTRARE CHE TRA L'AD DI MONTEPASCHI E IL COSTRUTTORE NON CI FU ALCUN "CONCERTO" PER L'ACQUISTO DI MEDIOBANCA? - A TAL PROPOSITO, VALE SEMPRE LA PENA RICORDARE LE GUSTOSE INTERCETTAZIONI TRA I DUE, IL 18 APRILE, ALL’INDOMANI DELL’ASSEMBLEA MPS CON CUI VENNERO SUPERATE LE RESISTENZE ALL’AUMENTO DI CAPITALE DELLA BANCA AL SERVIZIO DELLA SCALATA DI MEDIOBANCA: “MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE? COME STA?”; “MOLTO BENE! ABBIAMO FATTO UNA BELLA OPERAZIONE. IL VERO INGEGNERE È STATO LEI, IO HO ESEGUITO SOLO L’INCARICO”