evasori evasione fiscale giuseppe conte

PAGARE MENO, PAGARE TUTTI - “GIUSEPPI” CONTE A NEW YORK ANNUNCIA UN INTERVENTO “COME MAI È STATO PENSATO IN PASSATO” SULL’EVASIONE FISCALE (CIAO CORE), MA SIAMO SICURI CHE POSSA BASTARE UNA LEGGE? – LA GABANELLI FA I CONTI: ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE MANCANO 4MILA DIPENDENTI E LE BANCHE DATI PUBBLICHE NON SI PARLANO. EVADERE 100 MILIONI O 1 MILIARDO DI TASSE, DAL PUNTO DI VISTA NORMATIVO, NON È UN REATO GRAVE, MA… – VIDEO

MILENA GABANELLI E L'EVASIONE FISCALE

Manovra, Conte: Pensiamo a intervento radicale sull'evasione

giuseppe conte con hamburger a new york

(LaPresse) - "Il vero problema oggi endemico è l'evasione", su cui "mi sto convincendo che bisogna intervenire radicalmente: non si tratta di una singola misura, stiamo davvero lavorando ad un provvedimento complessivo, come mai è stato pensato in passato". Così il premier Giuseppe Conte, parlando ai cronisti da New York, parlando a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu.

 

Manovra, Conte: Chiedo patto contro evasione, pagheremo tutti di meno

(LaPresse) - "Se riterremo una misura del genere sostenibile -nell'interesse di tutti, perché paghiamo tutti tanto- dopo aver fatto tutte le simulazioni, io chiedo un patto a tutti gli italiani, tutti i cittadini onesti. Chiedo di accettare quella che potrà sembrare una misura nuova, che potrà sembrare qualcosa di innovativo. Chiedo di accettare questa sorpresa, perché il Patto sarà che poi pagheremo tutti di meno".

giuseppe conte atreju 2019 1

 

Così il premier Giuseppe Conte, parlando ai cronisti da New York, parlando a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu, rispondendo ad una domanda che sottolineava come negli Stati Uniti si vada in galera se non si pagano le tasse. "Non vogliamo introdurre delle misure palliative, ma qualcosa di più radicale", ha detto Conte.

 

evasione fiscale in italia 2

Per lo Stato evadere 1 miliardo di euro non è un reato grave

Milena Gabanelli e Rita Querzè per “Dataroom - Corriere della Sera”

 

Per far quadrare i conti dello Stato senza tagliare i servizi, dalla sanità alla scuola, c’è un solo modo: ridurre l’evasione. Il Mef stima 107 miliardi l’anno di tasse non pagate, che diventano 191 se includiamo anche l’economia sommersa, secondo lo studio del parlamento europeo.

 

milena gabanelli e l'evasione fiscale 2

Fatturazione e scontrini elettronici stringono le maglie ai piccoli contribuenti, ma bisogna investire sugli analisti per il controllo dei dati. La lotta all’evasione di grandi imprese e multinazionali richiede invece monitoraggi mirati, e qui l’investimento nel personale è ad altissimo rendimento. I «grandi contribuenti», quelli sopra i 100 milioni di euro di fatturato, in Italia sono solo 3.320 (quelli noti): lo 0,06% dei 6 milioni di partite Iva. Ma nell’ultimo anno hanno garantito il 35% dell’evasione recuperata dal fisco.

 

Entrate da controlli sostanziali: meno 23,8%

evasione fiscale in italia 3

Nonostante ciò, la Corte dei Conti nell’ultimo rendiconto generale dello Stato dice che le entrate da accertamenti sostanziali sono in flessione di 5,6 miliardi: meno 23,8% rispetto al 2017, meno 9% rispetto al 2016. I soggetti in campo per il recupero del dovuto sono Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza, Procure, Dogane. Tutti con un problema comune: il personale. Ovvero la materia prima necessaria a una seria attività di contrasto.

 

Agenzia delle entrate: mancano 4000 dipendenti

evasione fiscale in italia 5agenzia delle entrate

L’Agenzia delle entrate ha 36.069 dipendenti. Dal 2000 a oggi ne ha persi circa 10 mila. Con quota 100 altri 1.146 sono pronti a uscire. In più 800 dirigenti, nel 2015, sono stati retrocessi a impiegati perché erano stati promossi internamente senza vincere un concorso. Una via «forzata» anche dal blocco delle assunzioni. Sta di fatto che il loro stipendio è sceso da 3.500 euro a 1.700, e così quelli che avevano prodotto i risultati migliori sono andati ad alimentare i grandi studi di consulenza fiscale che assistono la «concorrenza», e cioè le grandi imprese. E non lo avrebbero mai fatto se la risposta dello Stato non fosse: «ponti d’oro a chi se ne va». Risultato: tagliati i controlli, poiché i servizi allo sportello non possono essere certo sacrificati.

 

Tanti concorsi, tutti bloccati

milena gabanelli e l'evasione fiscale 3

Per far ripartire la macchina servono 4000 assunzioni e almeno 350 nuovi dirigenti. Il passaggio obbligato è quello dei concorsi. Nel 2010 è stato dato il via libera a una selezione per 175 dirigenti. Peccato che sia stata bloccata tre volte da altrettanti ricorsi. Ora il Consiglio di Stato ha dato ragione all’Agenzia, ma per completare l’iter i dirigenti selezionati diventeranno operativi fra due anni. Bloccato anche il concorso per mille funzionari ad alta responsabilità tecnica, e ora si va davanti al Tar. Un altro bando per 160 dirigenti è uscito a inizio 2019. Bloccato pure questo, e si aspetta la pronuncia della Corte costituzionale. Infine il concorso per 510 funzionari, rimandato per difficoltà a trovare i locali. La prima prova finalmente si terrà il 18 settembre. Solo in Lombardia, per 115 posti, le domande sono 23 mila.

 

Chi scova i grandi contribuenti

evasione fiscale in italiaevasione fiscale 1

Gli specializzati dell’Agenzia sui controlli alle banche sono, in tutto il Paese, soltanto otto. Un settore che dovrebbe essere sempre «blindato», sia di mezzi sia di personale, è quello che si occupa dei 3.200 grandi contribuenti presenti in Italia, proprio perché spesso l’evasione è di grandi dimensioni. Le Regioni che hanno un dipartimento dedicato sono nove: Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Sicilia, Puglia e Piemonte. Per controllarli tutti possono contare su circa 500 persone. La metà di questi «grandi contribuenti», cioè 1676, si trovano in Lombardia. Per monitorarli il dipartimento dell’Agenzia delle Entrate lombardo ha soltanto 179 persone, di cui 67 dedicati ai controlli sostanziali.

evasione fiscale in italia 4

 

Il modello Milano

In questo quadro emerge il modello Milano. Anche qui le risorse sono scarse, ma una pervicace attività di coordinamento fra Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e Procura, dal 2015 a oggi, ha portato all’erario 5 miliardi e 633 milioni di euro grazie a patteggiamenti e accordi firmati da 115 soggetti, e il 90% erano proprio «i grandi». La lista è nota: Apple nel 2015 ha dovuto pagare al fisco 318 milioni di euro; Google 306 milioni nel 2017. Nel 2018 Amazon ha dovuto versarne 100, altrettanti Facebook e 79 il gruppo Mediolanum. Quest’anno è toccato a Kering (gruppo Gucci), 1,2 miliardi, mentre Ubs ha «scucito» 102 milioni di euro. Anche grazie a questo risultato siamo riusciti a calmare le acque di Bruxelles sui nostri conti pubblici. Se lo Stato fosse un’azienda privata, chiederebbe a queste tre galline dalle uova d’oro: «visto che a Milano sono concentrati il 32% dei grandi contribuenti, di cosa avete bisogno per marciare a pieno regime?». Ecco cosa manca.

milena gabanelli e l'evasione fiscale 1

 

Un turbo senza carburante

Il settore dedicato dell’Agenzia delle entrate della Lombardia negli ultimi 3 anni ha perso il 13,5% dei dipendenti. Mancano 30 funzionari e i dirigenti dall’anno prossimo, per tutta la Lombardia, saranno solo 3. Guardia di Finanza Milano, un’eccellenza, ma a occuparsene ci sono 200 persone. Ne servirebbero altre 100 e un investimento in strutture informatiche. Le grandi aziende hanno un business sempre più frammentato fra vari Stati, ed è molto difficile scovare dove stanno producendo profitti. Recuperare il dovuto richiede grandi competenze e un’adeguata formazione: per preparare un investigatore servono 7-8 anni di esperienza e continui aggiornamenti. Alla Procura di Milano, fino a qualche anno fa, i magistrati dedicati ai reati societari, economici, fiscali, corruzione, erano 15. Oggi sono in 10. Vista la potenzialità del territorio, la complessità delle indagini, e la necessità di non sottrarre magistrati ad altri dipartimenti, ne servirebbero altri dieci, supportati da altrettanti amministrativi e polizia giudiziaria.

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Il paradosso

Se queste tre istituzioni fossero dotate del personale necessario, quanto denaro in più entrerebbe nelle casse dello Stato? E perché il modello Milano, che è osservato dagli inquirenti spagnoli e francesi, non viene replicato nel resto del Paese? Questo tipo di collaborazione non c’è in Emilia (anche se qualche tentativo si sta facendo), manca nel ricco Veneto, non c’è a Napoli. C’è poi un fattore indiretto a costringere la piazza di Milano a essere sempre sotto organico, e riguarda sia l’Agenzia delle Entrate, che la Gdf e la Procura: il costo della vita nel capoluogo lombardo è alto, e molti vincitori dei concorsi arrivano dal Sud, ma appena possono chiedono il trasferimento a casa, dove con uno stipendio da 1500 euro si campa meglio.

milena gabanelli e l'evasione fiscale

 

Cooperative compliance

evasometro

C’è poi la questione che riguarda la collaborazione tra il Fisco e i big dell’impresa con ricavi superiori ai 10 miliardi. Oggi le società che aprono i libri contabili al Fisco prima ancora di fare la dichiarazione dei redditi, sono in tutto una ventina, quasi tutte a partecipazione pubblica o fornitori pubblici (Enel, Ferrovie, Leonardo, Atlantia). Dal primo gennaio 2020 la «cooperative compliance» sarà allargata a tutte le aziende sopra i 100 milioni di fatturato. Ma il personale che se ne occupa non c’è.

 

evasione fiscale in italia

Il milione di italiani con 85 miliardi su conti esteri

Gli italiani che hanno depositato 85 miliardi su conti esteri superano il milione. Sono i numeri prodotti dallo scambio automatico di informazioni fra 103 Stati (CRS). Per verificare se questi soldi sono stati o meno dichiarati, e di conseguenza recuperare il dovuto, servono persone e mezzi performanti. Carenti.

 

Le banche dati che non si parlano

C’è il problema delle banche dati che non si parlano fra loro: quella dell’Agenzia delle Entrate non è a disposizione della Guardia di finanza. All’Agenzia non sono disponibili le segnalazioni operazioni sospette, che invece ha la Gdf. Perciò se l’Agenzia sta facendo un accertamento su tizio, potrebbe non sapere che quella stessa persona è stata segnalata per riciclaggio. Le Dogane invece non condividono la loro (Aida) con nessuno.

 

risparmi

Evadere non è un reato grave

Infine una domanda: lo Stato considera l’evasione un reato grave? La risposta è no. Sul piano normativo l’evasione è al pari di un reato bagatellare: se rubi un portafogli con dentro 50 euro o evadi 100 milioni la procedura è la stessa. Finisci davanti ad un giudice monocratico e l’accusa è sostenuta da un viceprocuratore onorario, mentre la difesa si porta i più grandi studi professionali. Davanti al giudice monocratico finiscono i reati meno gravi, quelli considerati «gravi» finiscono davanti ad un collegio composto da tre giudici. Lo Stato quindi considera poco grave evadere 100 milioni o un miliardo, anche quando l’evasione è fraudolenta (frutto di false fatturazioni). Una partita difficile da vincere se non cambia l’approccio dello Stato.

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