licenziamento

IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE - I SINDACATI SONO SUL PIEDE DI GUERRA: CON LO SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI A PARTIRE DAL PRIMO GENNAIO VERRANNO BRUCIATI ALMENO UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO. E SPINGONO PERCHÉ IL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI CONTINUI FINO ALLA FINE DELLO STATO DI EMERGENZA. CON LA SECONDA ONDATA DEL COVID, IL RISCHIO È CHE I LICENZIAMENTI FIOCCHINO. MA IL GOVERNO NON HA I FONDI PER PAGARE LA CASSA INTEGRAZIONE A OLTRANZA - PER ORA CHI PRENDE LA CIG NON POTRÀ LASCIARE A CASA NESSUNO

Gianluca Baldini per "La Verità"

 

CORONAVIRUS LICENZIAMENTI

Con la manovra alle porte e lo sblocco dei licenziamenti a partire dal primo gennaio i sindacati sono già sul piede di guerra per evitare il disastro sul piano occupazionale. Del resto, vista anche la seconda ondata del coronavirus che sta interessando il nostro Paese, il rischio è che i licenziamenti fiocchino spinti dalle difficoltà e dai timori che gli imprenditori riscontrano ogni giorno.

 

Il braccio di ferro tra sindacati e governo è purtroppo molto chiaro. Da un lato le unioni sindacali spingono perché il blocco dei licenziamenti continui fino alla fine dello stato di emergenza, dall'altro l'esecutivo non ha i fondi per pagare la cassa integrazione a oltranza. Le unioni dei lavoratori chiedono quindi di aprire al più presto un tavolo delle trattative perché stimano che, diversamente, dal 2021 verranno bruciati almeno un milione di posti di lavoro. Senza un'intesa con il governo, insomma, partiranno mobilitazioni sindacali di massa.

STEFANO PATUANELLI

 

Dal canto suo, il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha già fatto sapere che «il divieto di licenziare non può essere prorogato ancora. Non credo che rimandare significhi risolvere il problema dei disoccupati». Il ministro grillino non ha dubbi, «non c'è una data di scadenza dell'emergenza, il virus non è uno yogurt. Stiamo individuando gli strumenti per non far licenziare le aziende, ma non per obbligarle a non licenziare».

 

LICENZIAMENTI CORONAVIRUS

A Patunaelli fa eco anche il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo: «con la legge di bilancio aiuteremo le imprese a mantenere quanto più possibile i livelli occupazionali». Intanto l'iter della manovra va avanti. In arrivo oggi a Palazzo Chigi, al suo interno è previsto il rinnovo della cassa integrazione Covid per altre 18 settimane da gennaio (sarà retroattiva per chi resta scoperto dal 17 novembre in poi). La norma prevede fondi per 5 miliardi per venire in aiuto ai settori maggiormente in difficoltà, come ristorazione o turismo.

 

Resta ancora da capire come verrà erogata la misura. Molto probabilmente la Cig non avrà costi per le società che potranno dimostrare un calo del fatturato nell'ultimo anno del 20 per cento, mentre tutti gli altri dovranno sostenere dei costi. Dal punto di vista dei sindacati la buona notizia è che chi attiverà la cassa o userà l'esonero contributivo in alternativa, non potrà licenziare.

 

gualtieri conte patuanelli

La conferma arriva dal viceministro dell'Economia Antonio Misiani. Ma questo alle sigle dei lavoratori non basta. «Come Ugl, chiediamo al governo di convocare subito un tavolo con le parti sociali per discutere di politiche attive del lavoro, sgravi fiscali, incentivi alle assunzioni», ha detto ieri Paolo Capone, segretario generale Ugl. «Sono sbagliate e preoccupanti le parole del ministro Patuanelli sull'ipotesi di interrompere in ogni caso il blocco dei licenziamenti entro fine anno. Una prospettiva che la Cisl ritiene assolutamente inaccettabile», ha detto ieri Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto della Cisl.

 

LICENZIAMENTI CORONAVIRUS 1

«È urgente, fino alla fine dell'emergenza, la proroga dell'attuale sistema degli ammortizzatori sociali e della protezione dei posti di lavoro, tramite il blocco dei licenziamenti», ha aggiunto Ivana Veronese, segretaria confederale Uil .Per la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti, è il momento di «allungare gli ammortizzatori e mantenere il blocco. Sono decisioni che devono essere prese subito, fino a tutto lo stato di emergenza».

 

A dar voce al sindacato dei metalmeccanici c'è il segretario Uilm, Rocco Palombella, secondo cui stiamo per andare incontro a «un disastro sociale che mette a rischio oltre un milione di persone». Tanto da proporre: «Le aziende ci garantiscano che per tre anni non licenziano nessuno e noi rinunciamo agli aumenti salariali».

antonio misiani

 

Ma non c'è solo il nodo dei licenziamenti a impensierire gli italiani. La manovra che il governo approverà vale circa 40 miliardi e 17 verranno utilizzati per contenere gli effetti negativi della pandemia. Ci sono ad esempio 4,5 miliardi che serviranno per la decontribuzione del 30 per cento in favore delle imprese che assumono al Sud e altri 3 miliardi per l'assunzione di lavoratori al di sotto dei 35 anni.

 

Previsti anche 3 miliardi per i ristoranti e le attività a rischio di chiusura, 2 miliardi per il fondo sanitario nazionale e 350 milioni per il trasporto pubblico locale. Via anche allo stanziamento di 3 miliardi (in totale ne serviranno circa 5) per le famiglie con figli al di sotto dei 21 anni.

GIUSEPPE CONTE MAURIZIO LANDINI

 

Sempre in tema di risorse finanziarie, ieri il collegio dei probiviri ha annunciato l'espulsione dal Movimento 5 stelle di due parlamentari: la senatrice Marinella Pacifico e il deputato Paolo Nicolò Romano. Il motivo? Mancate restituzioni da parte dello stipendio. Nel caso della senatrice laziale dal maggio 2019, mentre per il deputato piemontese da agosto dello stesso anno.

 

coronavirus poverta' 9

A tutto questo si aggiunga la totale incertezza che regna a Bruxelles, situazione che di certo non agevola l'Italia. Mentre in italia si lavora alla manovra, il negoziato sul budget europeo tra Parlamento e Consiglio continua a non decollare. Il presidente David Sassoli ieri ha invitato i Paesi membri a trovare un accordo al più presto, ma l'accordo che al momento non si trova.

coronavirus poverta' 18

coronavirus poverta' 8LICENZIAMENTOcoronavirus poverta' 3coronavirus poverta' 2antonio misiani giuseppe conte

Ultimi Dagoreport

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…

theodore kyriakou la repubblica mario orfeo gedi

FLASH! – PROCEDE A PASSO SPEDITO L’OPERA DEI DUE EMISSARI DEL GRUPPO ANTENNA SPEDITI IN ITALIA A SPULCIARE I BILANCI DEI GIORNALI E RADIO DEL GRUPPO GEDI (IL CLOSING È PREVISTO PER FINE GENNAIO 2026) - INTANTO, CON UN PO’ DI RITARDO, IL MAGNATE GRECO KYRIAKOU HA COMMISSIONATO A UN ISTITUTO DEMOSCOPICO DI CONDURRE UN’INDAGINE SUL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ TRICOLORE E SULLO SPAZIO POLITICO LASCIATO ANCORA PRIVO DI COPERTURA DAI MEDIA ITALIANI – SONO ALTE LE PREVISIONI CHE DANNO, COME SEGNO DI CONTINUITÀ EDITORIALE, MARIO ORFEO SALDO SUL POSTO DI COMANDO DI ‘’REPUBBLICA’’. DEL RESTO, ALTRA VIA NON C’È PER CONTENERE IL MONTANTE ‘’NERVOSISMO’’ DEI GIORNALISTI…