bergoglio george pell

UN PELL SOSPETTO – PERCHÉ DAL VATICANO SONO STATI INVIATI OLTRE UN MILIARDO DI EURO IN AUSTRALIA? ALMENO 400.000 BONIFICI DAL 2014 IN CONCOMITANZA DELL’ARRIVO DEL CARDINALE PELL COME PREFETTO DELLA SEGRETERIA PER L’ECONOMIA DELLA SANTA SEDE NEL 2014 E IL SUCCESSIVO RITORNO IN AUSTRALIA NEL 2017 PER AFFRONTARE IL PROCESSO PER ACCUSE DI ABUSI SESSUALI – CHI HA FATTO QUEI BONIFICI E DOVE SONO FINITI I SOLDI? E, SOPRATTUTTO, DA DOVE SONO USCITI?

Vik van Brantegem per "www.korazym.org"

 

GEORGE PELL PAPA FRANCESCO BERGOGLIO

Le informazioni che continuano ad arrivare dall’Australia, circa i bonifici vaticani verso l’Australia sono inquietanti, a dir poco. Non solo nel 2017 e 2018, ma dal 2014 fino ad oggi. E non “solo” alcuni centinaia di migliaia di euro, ma addirittura superebbero il miliardo di Euro, in più di 400.000 transazioni. Questo si apprende dalla stampa australiana, il tutto nel silenzio assoluto della comunicazione istituzionale della Santa Sede.

 

giovanni angelo becciu

“Le domande sui bonifici dal Vaticano in Australia durante il processo Pell sono cruciali”, abbiamo scritto il 4 dicembre scorso, nell’ambito del caso Becciu, diventato il caso L’Espresso (del Gruppo Gedi): “Comunque, alla redazione di CNA ci si dovrebbero impegnare di più. Soprattutto devono impegnarsi a trovare chi ha fatto i bonifici australiani (perché l’unica cosa che si sa è che i soldi sono partiti dallo Stato della Città del Vaticano e sono giunti in Australia. Tutti sono stati a chiedere la motivazione (e in molti hanno anche indicato il perché, ma senza fornire prove documentale) di questi trasferimenti di denari. Però, più importante delle ragioni di tali bonifici: nessuno ha detto ancora da quali fondi sono stati presi, chi li ha mandati e chi li ha ricevuti in Australia. Il meglio deve ancora avvenire. E mentre Coccia e Damilano restano muti come pesci, il Commonwealth dell’Australia – a parte di essere un continente e una monarchia parlamentare federale – resta pur sempre un’isola, come la Sardegna. Quindi, intorno hanno un mare, e in particolare l’Australia è circondato dagli Oceani Indiano e Pacifico, dove nuotano gli squali in attesa della preda da sbranare”.

 

papa francesco riceve george pell 1

Poi, ieri sul National Catholic Register (testata del Gruppo EWTN, a cui appartiene anche la CNA-Catholic News Agency), Edward Pentin è tornato sulla questione dei bonifici dal Vaticano in Australia, Pentin riferisce delle rivelazioni – a dir poco inquietanti – fatte da The Australian, il quotidiano più venduto in assoluto il Australia. L’entità dei bonifici non sarebbe “solo” 700 mila euro (o dollari, secondo chi scrive), come avrebbe detto Mons. Alberto Perlasca agli inquirenti giudiziari vaticani. Non si tratterebbe neanche di solo 2 milioni di dollari australiani, trasferiti nel 2017 e 2018, come ha fatto sapere il Cardinale George Pell in un’intervista a Huffingtonpost.it. Ma sarebbero addirittura 2,3 miliardi di dollari australiani (1,7 miliardi di dollari USA, 1,4 miliardi di euro) e a partire del 2014, in più di 400.000 bonifici.

 

giovanni angelo becciu papa francesco bergoglio

Questo è quanto ha riferito Denis Shanahan sul sito online di The Australian, citando come fonte l’Audizione di una Commissione del Senato australiano: “The Vatican and its associated entities have transferred $2.3bn to Australia since 2014 without the knowledge of senior Australian Catholic Church leaders” (Il Vaticano e le sue entità associate hanno trasferito 2,3 miliardi di dollari in Australia dal 2014 all’insaputa degli alti dirigenti della Chiesa cattolica australiana).

 

ALBERTO PERLASCA

Il Corriere della Sera aveva riferito per la prima volta il 2 ottobre scorso, che il caso dei bonifici dal Vaticano in Australia farebbe parte di un faldone di prove raccolte dagli investigatori giudiziari e promotori di giustizia vaticani contro il Cardinale Becciu, che fu costretto a rinunciare ai diritti connessi al cardinalato e a dimettersi da Papa Francesco il 24 settembre scorso. Secondo Il Messaggero, le accuse di trasferimento dei fondi in Australia sarebbero state mosse da Mons. Albert Perlasca, ex Capo dell’Ufficio Amministrativo della Prima Sezione per gli Affari Generali (che gestisce i fondi della cassaforte) della Segreteria di Stato. Il Cardinale Becciu – che era Sostituto per gli Affari Generale della Prima Sezione della Segreteria di Stato (diretto superiore di Perlasca) – ha ripetutamente negato qualsiasi illecito o tentativo di influenzare il processo del Cardinale Pell in Australi. Lo stesso Pell, finché era in Australia, non ha affrontato pubblicamente le accuse, sebbene l’ex capo del suo team di difesa legale in Australia, Robert Richter QC, abbia chiesto un’indagine pubblica sulle accuse. Il 6 ottobre Papa Francesco ha incontrato l’Arcivescovo Adolfo Tito Yllana, Nunzio Apostolico in Australia, per discutere del caso.

 

george pell papa francesco

Fine ottobre scorsi si è svolta in Commissione al Senato australiano un’Audizione da cui è emerso che i bonifici dal Vaticano all’Australia nel periodo del processo del Cardinale George Pell sono stati trasmessi dall’Agenzia di intelligence finanziaria australiana alla Polizia federale e di Victoria. I dettagli non furono resi noti. Quindi, era rimasto sconosciuto l’origine, il perché e a chi questi fondi erano stati destinati (e questa è ancora la situazione in data di oggi).

 

PAPA BERGOGLIO - DOCUMENTO SU PELL

Poi, il 15 dicembre scorso il Cardinale George Pell, in un’intervista rilasciata a Maria Antonietta Calabrò per Huffingtonpost.it, alla domanda: “Lei ha affermato che spera che non ci siano soldi del Vaticano, dietro le accuse contro di lei…”, Pell ha risposto: “Si, ma certamente scopriremo qualcosa. La mia stessa famiglia mi ha detto che se hanno cercato di incastrarmi la mafia, la massoneria, eccetera, è grave ma si comprende per l’opera di pulizia che stavo facendo, quello che sarebbe davvero gravissimo, è se nel complotto c’è qualcuno del Vaticano. Vede, molti soldi sono stati trasferiti dal Vaticano in Australia in due occasioni nel 2017 e nel 2018, in coincidenza con alcuni passaggi del mio processo: questi soldi sono già stati trovati. Il loro punto di arrivo in Australia è già stato trovato. E adesso sono in corso indagini della Polizia federale australiana per rintracciare dove sono finiti. Sono molti soldi: 2 milioni di dollari australiani, non solo i 700 mila dollari di cui ha riferito un quotidiano italiano, in base alle dichiarazioni rese agli inquirenti da monsignor Perlasca. Le indagini dovranno accertare se sono stati usati per scopi illegali. Certo, è un po’ anomalo. Normalmente i soldi partono dall’Australia e arrivano in Vaticano e non viceversa”.

 

ALBERTO PERLASCA

Abbiamo già sottolineato più volte in passato, che le domande sui bonifici dal Vaticano in Australia durante il processo Pell sono cruciali. L’unica cosa che si sa finora è che i soldi sono partiti dallo Stato della Città del Vaticano e sono giunti in Australia. Tutti sono stati a chiedere la motivazione (e in molti hanno anche indicato il perché, ma senza fornire prove documentali) di questi trasferimenti di denari. Però, più importante delle ragioni di tali bonifici: nessuno ha detto ancora da quali fondi sono stati presi, chi li ha mandati e chi li ha ricevuti in Australia. Non è difficile capire che il Cardinale George Pell sa molto di più di quello che dice. Il meglio deve ancora avvenire. Lui parlava di bonifici fatti nel 2017 e nel 2018: nessuno aveva definito questi parametri temporali finora. Adesso The Australian parla di almeno 400.000 bonifici dal 2014. Chi ha spedito i bonifici era sicuro a chi li mandava. Quindi, è logico presumere che chi riceveva era “complice” (nel caso fossero dei transazioni illeciti o illegali) di chi inviava. I bonifici vengono tracciati e la giustizia australiana non è quella vaticana. Gli australiani tireranno fuori dal loro marsupio chi ha inviato e chi ha ricevuto i bonifici. Questo è sicuro. È solo questione di tempo… tic tac tic tac… ed era il 4 dicembre 2020, quando l’abbiamo scritto.

vaticano

Quindi, ritorniamo a quanto riferito da The Australian, come riportato da Edward Pentin sul National Catholic Register di ieri. l Vaticano e le sue entità finanziarie associate hanno trasferito un totale di 2,3 miliardi di dollari australiani (1,7 miliardi di dollari USA, 1,4 miliardi di euro) in Australia dal 2014, apparentemente all’insaputa dei dirigenti della Chiesa in Australia, ha riferito il primo quotidiano australiano ieri. I trasferimenti sono aumentati da 54,1 milioni di dollari nel 2014 a 103,6 milioni di dollari nel 2015 prima di raddoppiare di nuovo a 223 milioni di dollari nel 2016 e raggiungere un picco di 439,3 milioni di dollari nel 2017, ha rivelato The Australian. L’articolo si ispira ai documenti ufficiali dell’Austrac, l’autorità di regolamentazione della criminalità finanziaria australiana, che erano stati condivisi con il Senato australiano. The Australian ha aggiunto che più di 319 milioni di dollari sono stati trasferiti nel 2018, 371,7 milioni di dollari nel 2019 e 222,7 milioni di dollari quest’anno finanziario fino ad oggi. I trasferimenti sono stati effettuati in più di 400.000 transazioni.

vaticano

 

Nonostante l’enormità dell’importo totale dei trasferimenti, diversi dirigenti di alto rango della Chiesa Cattolica Romana in Australia, parlando in condizione di anonimato, hanno detto a The Australian di essere rimasti sorpresi dalla notizia e di non essere a conoscenza dei trasferimenti di fondi. Le cifre mostrano anche che alcuni fondi, circa il 5% del totale, avrebbero potuto far parte di un fondo annuale di beneficenza. Ma Austrac non ha rivelato alcun destinatario dei fondi in Australia, e alcune fonti della Chiesa Cattolica Romana in Australia hanno affermato che i trasferimenti potrebbero essere stati investimenti del Vaticano nel mercato obbligazionario e azionario australiano, ha riferito The Australian. La scorsa settimana la polizia federale australiana ha confermato a The Australian che stava continuando a indagare sulle informazioni che aveva ricevuto dall’Austrac sui trasferimenti in Australia dal Vaticano.

vaticano

 

 I tempi dei trasferimenti di fondi e il loro aumento degli importi coincidono con l’arrivo del Cardinale australiano George Pell come Prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede nel 2014 e il suo successivo ritorno in Australia nel 2017 per affrontare un processo per accuse di abusi sessuali. Pell è stato processato nel 2018, condannato e incarcerato nel 2019 e poi ha trascorso 404 giorni in prigione, prima che tutte le accuse contro di lui fossero annullate dall’Alta Corte australiana nell’aprile 2020. In autunno sono state avanzate accuse secondo cui centinaia di migliaia di euro sarebbero stati inviati dalla Segreteria di Stato in Australia durante il processo del Cardinale Pell. Fonti hanno riferito al National Catholic Register, che la documentazione a sostegno delle accuse di sospetti trasferimenti bancari dal Vaticano in Australia fa ora parte dell’indagine del tribunale dello Stato della Città del Vaticano che sta indagando sulla questione, così come altre accuse di corruzione.

 

papa francesco

The Australian ha chiesto alla Sala Stampa della Santa Sede e alla Nunziatura Apostolica a Canberra un commento sui risultati dell’Austrac, ma nessuno dei due ha risposto. Il National Catholic Register ha chiesto ieri anche al Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ma non ha ancora ricevuto risposta.

 

I dettagli dei trasferimenti sono venuti alla luce dopo che un Senatore australiano, la Signora Concetta Fierravanti-Wells, a ottobre aveva posto delle domande al governo australiano circa le accuse di tali trasferimenti di fondi. Fierravanti-Wells aveva richiesto “tutti i dettagli delle transazioni” ricevuti da un “ente o individuo vaticano”, dettagli su come quei fondi sono stati erogati e chi li ha ricevuti, nonché “la data della transazione, l’importo sborsato e qualsiasi annotazione allegato a tale trasferimento”.

 

papa francesco

Rispondendo alla divulgazione di ieri, il Senatore ha detto al The Australian, che si trattava di “una quantità di denaro sorprendentemente elevata” e alla luce degli scandali finanziari in corso in Vaticano, era importante “sapere dove sono finiti i soldi”. “Vale anche la pena notare che i trasferimenti hanno subito un’accelerazione durante il periodo in cui il Cardinale Pell stava affrontando le indagini in Australia e hanno raggiunto il picco quando è stato messo da parte dal controllo finanziario del Vaticano mentre stava affrontando accuse e processi in Australia”, ha detto.

papa francescopapa francesco

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO