stipendi bassi in italia

QUANDO CAPIRANNO GLI IM-PRENDITORI CHE DEVONO PAGARE DI PIÙ? - IL CENSIS INDIVIDUA IL (SOLITO) PROBLEMA NEL MERCATO DEL LAVORO: "NON SI TROVANO DIPENDENTI? L'ITALIA È L'UNICO TRA I PAESI OCSE CHE NEGLI ULTIMI 30 ANNI HA AVUTO UNA RIDUZIONE DEL 2,9 PER CENTO DEI SALARI. GLI STIPENDI IN GERMANIA SONO AUMENTATI DEL 33,7 PER CENTO E IN FRANCIA DEL 33,1. IL REDDITO DI CITTADINANZA NON FUNZIONA COME STIMOLO PER LA RICERCA DI OCCUPAZIONE PER UN MOTIVO MOLTO SEMPLICE: IL DIFFERENZIALE TRA SUSSIDIO E RETRIBUZIONI È TALMENTE SOTTILE CHE NON C'È MOTIVO PER SPOSTARSI SUL LAVORO…"

Massimo Sanvito per “Libero Quotidiano

 

stipendi

Le imprese che cercano lavoratori ma non li trovano nonostante il dieci per cento della popolazione sia disoccupata. I giovani che sono sempre meno e gli anziani che sono sempre di più. Gli stipendi tra i più bassi d'Europa e la percentuale di occupazione femminile idem.

 

MASSIMILIANO VALERII 1

La crescita esponenziale dei lavoratori che si licenziano per cambiare aria. La fuga dei cervelli ma anche della manovalanza. La denatalità galoppante che rischia di avere effetti devastanti nel nostro paese.

 

«In Italia manca una grande narrazione, ovvero una promessa di benessere per instillare fiducia nell'immaginario collettivo. Questo aspetto non è secondario: solo così si può contrastare la dimensione dell'ignoto che destabilizza», spiega Massimiliano Valerii, direttore del Censis, il Centro Studi Investimenti Sociali che dal '64 coglie e approfondisce i temi fondamentali della società.

 

MASSIMILIANO VALERII 3

Le prospettive non sono così rosee se si guarda il Def approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso aprile: i dati della crescita programmatica prevedono un incremento del Pil nel 2022 del 3,1 per cento, nel 2023 del 2,4, nel 2024 dell'1,8 e via a scendere. «Di questo passo torneremo all'Italia dello 0, che tante insoddisfazioni ha lasciato», sottolinea il direttore.

 

Valerii, Federalberghi ha lanciato un allarme non da poco: all'appello mancano quasi 390mila lavoratori tra cuochi, camerieri e receptionist. Il turismo è in emergenza perché non si trovano gli stagionali. Eppure abbiamo oltre due milioni di disoccupati in Italia...

«Esiste un mismatch tra offerte e domande di lavoro e a pesare è l'effetto demografico. Infatti, se pensiamo che al primo censimento del '51 i giovani under 35 erano il 57 per cento della popolazione e oggi sono il 33 si spiega tutto.

 

STIPENDI BASSI IN ITALIA

Non solo: di questo passo nel 2040 i giovani saranno superati dagli over 65. Il secondo motivo che incide è rappresentato dalle retribuzioni: l'Italia è l'unico tra i paesi Ocse che negli ultimi trent'anni ha avuto una riduzione in termini reali del 2,9 per cento. Giusto per fare qualche esempio, gli stipendi in Germania sono aumentati del 33,7 per cento e in Francia del 33,1 per cento.

 

stipendio

Infine manca appeal nel lavoro: che identità può dare un impiego a termine che non è più garanzia di promessa che lavorando potrò migliorare le mie condizioni reddituali ed esistenziali?».

 

Il reddito di cittadinanza quanto influisce in questo processo?

«Questo è uno strumento dovuto e doveroso per chi si trova in difficoltà. Non dimentichiamo, infatti, che la pandemia, tra il 2020 e il 2021, ha prodotto un milione di nuovi poveri in più rispetto al 2019.

 

MASSIMILIANO VALERII 2

Il sussidio, però, non funziona come stimolo per la ricerca di occupazione per un motivo molto semplice: il differenziale tra reddito di cittadinanza e retribuzioni è talmente sottile che non c'è motivo per spostarsi sul lavoro.

 

Il vero problema, però, è che se abbiamo meno persone che lavorano, queste devono produrre molto di più e solo con una nuova rivoluzione tecnologica possiamo avere un sistema sostenibile. Bisogna investire al massimo nella ricerca e nell'innovazione. Alla fine del 2021, rispetto al 2019 pre-pandemia, non avevamo ancora recuperato tutti i posti di lavori nonostante il balzo del Pil del 6.6 per cento. Anche le ore lavorate sono diminuite, del 3 per cento, con un aumento del part time».

 

In Lombardia, nel 2021, 400.000 persone hanno cambiato lavoro. In Veneto, tra gennaio e aprile, in 66.000. Come si spiega un fenomeno del genere?

«Cercano una qualità di vita migliore: se l'occupazione non garantisce più benessere si crea disaffezione, è inevitabile. È anche l'effetto del covid che ha incentivato lo smart working: questo, per molti lavoratori, può significare scarsa identificazione con l'azienda. In ogni caso, va detto che la tendenza alle dimissioni volontarie è antecedente alla pandemia».

 

stipendio

Anche i consumi delle famiglie si erano ridotti già prima del Covid rispetto al 2008. Che effetti ha questa grande depressione?

«Nel 2021 il rimbalzo del Pil è stato del 6,6 per cento e nonostante ciò i consumi interni sono stati bassissimi, del 4,1 per cento. Stiamo perpetrando una situazione in cui non riparte la domanda interna e allo stesso tempo stanno aumentando i depositi bancari: parliamo di mille miliardi.

 

E continuiamo a vivere nell'illusione di crescere attraverso l'export che però pesa per meno del 30 per cento del Pil. Il 60 per cento del prodotto interno lordo lo fanno i consumi interni, eppure la gente vive attanagliata nell'incertezza e anche chi ha potere d'acquisto tiene i soldi fermi. Così, però, si pregiudica la ripresa».

 

giuseppe conte e luigi di maio con la card del reddito di cittadinanza

Un altro grosso problema è quello della denatalità. Si interviene coi bonus: bastano o servono interventi strutturali?

«Questa è la transizione che peserà di più sul futuro del Paese. Il problema non è solo la denatalità ma il fatto che questa si accoppi a un invecchiamento demografico: la piramide demografica è completamente invertita.

 

I paesi che in Europa non hanno problemi di denatalità sono caratterizzati da due aspetti: un tasso di attività femminile più alto e meccanismi strutturali di sostegno alla genitoralità, il che significa risorse economiche ma anche una conciliazione famiglia-lavoro a 360 gradi».

 

reddito di cittadinanza

Spesso le donne, in Italia, devono scegliere tra carriera e figli...

«Un dato su tutti riguarda l'occupazione femminile nel nostro paese: il 57 per cento, contro il 75 per cento della Germania e l'81 per cento della Svezia. Se le donne lavorano fanno più figli ma vanno messe nelle condizioni di farlo. In Italia, anche se aumentasse il numero di figli per donna, saremo sempre destinati a un'accentuazione del processo di denatalità per il semplice fatto che ci sono sempre meno donne in età fertile.

 

card del reddito di cittadinanza

Le donne, per conciliare famiglia-lavoro, ricorrono per oltre il 30 per cento al part time, contro l'8 per cento degli uomini. Aggiungiamoci anche il -25 per cento del valore dello stipendio ed ecco squilibri che non si giustificano in alcun modo. Il problema è della società, non dell'individuo. Stando così le cose, che senso ha parlare di quote rosa per i cda delle aziende?».

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