regina elisabetta funerale diana

QUANDO ELISABETTA CHINÒ IL CAPO DAVANTI ALLA BARA DI DIANA E SALVÒ LA CORONA – AL FUNERALE DI LADY D, 25 ANNI FA, LA REGINA VISSE UNO DEI MOMENTI PIÙ UMILIANTI DEL SUO LUNGO REGNO. L'UNICO IN CUI LA MONARCHIA ABBIA DAVVERO RISCHIATO: QUEL GIORNO UN INGLESE SU QUATTRO SI DICHIARAVA PRONTO A LIBERARSI DEI WINDSOR, DISGUSTATO DAL TRATTAMENTO CHE ERA STATO RISERVATO A DIANA – ALLA FINE ELISABETTA FECE L'UNICA COSA CHE POTEVA FARE, SI UMILIÒ… – VIDEO

 

Antonio Polito per il “Corriere della Sera”

 

elisabetta funerale diana

Quando lunedì sfilerà di fronte a milioni di cittadini britannici adoranti, Elisabetta avrà un sorriso sulle labbra. Non beffardo, né compiaciuto. Un sorriso di sollievo. Le verrà in mente un altro funerale, in un altro settembre di venticinque anni fa, un glorious day di sole e luce come solo Londra sa regalare. Nella bara quella volta c'era Diana.

 

E per lei, Elisabetta, fu il momento più umiliante della sua vita di regina. L'unico nei settant' anni di regno in cui la monarchia abbia davvero rischiato: quel giorno un inglese su quattro si dichiarava pronto a liberarsi dei Windsor.

 

funerale diana

La regina aveva perso il suo «magic touch», la proverbiale empatia con i sentimenti del suo popolo. Solo un'altra volta le era accaduto qualcosa di analogo: nel 1966, quando tardò ad accorrere personalmente ad Aberfan, un piccolo centro del Galles travolto dal crollo di una miniera, che seppellì nel fango 116 bambini e 28 adulti. Titubò troppo a lungo, incerta se la dignità regale dovesse oppure no smuoversi per un incidente, per quanto terribile fosse stato. In fin dei conti lo stesso errore che commise nel 1997, quando a morire, non in miniera ma all'uscita dal Ritz di Parigi, fu Diana.

 

elisabetta funerale diana 1

Sulla base del fatto che l'ex moglie di Carlo non faceva ormai più parte della famiglia reale, e con la scusa che intendeva tenere i suoi allora giovanissimi nipoti, orfani della mamma, lontani dalle emozioni di Londra, la regina rimase a Balmoral alla notizia della morte di Diana. In quella stessa amata residenza scozzese dove si era manifestata, subito dopo il viaggio di nozze, la prima e radicale incompatibilità tra la giovane, sensibile, moderna sposa e gli strani gusti rustico-aristocratici dei Windsor, appassionati di caccia al cervo, cavalli e cani, pesca e passeggiate nel fango.

 

Comportarsi «business as usual», come se le questioni di cuore non dovessero interferire con i doveri regali, e restare in Scozia senza profferire parola, fu l'inizio di una tragica incomprensione con il suo popolo; che invece di adottare la abituale compostezza britannica di fronte al dolore, sembrava all'improvviso essere diventato argentino, e trattava Diana come una nuova Evita, travolgendo con una carica mai vista di passione e sentimento ogni pretesa regale di compassato decoro.

 

elisanetta funerale diana 2

Cominciavo proprio in quei giorni il mio lavoro di corrispondente da Londra. E ricordo gli eventi dei giorni che si susseguirono, dalla notte dell'Alma a Parigi fino al funerale di Diana, come una vera e propria rivoluzione popolare.

Uno di quei momenti in cui la piazza prende la guida della nazione, e decide per lei. Forse la data di nascita in Europa della democrazia dell'opinione, o se volete del populismo.

 

Una specie di Geist, di spirito del tempo, cominciò a soffiare nelle orecchie della gente comune. Il Tube di Londra, che trasportava donne, uomini, mazzi di fiori e pupazzi di peluche verso la residenza di Kensington Palace, funzionò come sistema nervoso della rivolta contro la Casa Reale. Nessuno sa chi fu il primo londinese a notare che su Buckingham Palace non sventolava una bandiera a mezz' asta, scandalizzandosene. Ma sappiamo che al mattino dopo la nazione intera esecrava all'unisono l'affronto a Diana nei titoli cubitali della stampa popolare. La Bbc, che si era fin lì trastullata con l'ufficialità dei comunicati del Palazzo, se ne stupiva autorevolmente a sua volta. I non più tanto sudditi alzarono la voce per chiedere a Elisabetta: perché non torni?

 

elisanetta funerale diana 3

Perché te ne resti in Scozia e non sei qui a Londra a soffrire con noi? Dopo tutto quello che avete fatto a quella povera ragazza, oltretutto. E perché non parli, perché non esprimi il tuo cordoglio, perché non mostri affetto e rispetto per la «principessa del popolo»? Ecco, niente come questo slogan, figlio del genio giornalistico del portavoce di Blair, Alastair Campbell, un uomo che aveva imparato in una lunga militanza nei tabloid come si coltiva l'umore popolare, cristallizzò il confronto tra Diana ed Elisabetta: la prima, eroina nazionale, capace di amare; la seconda, per la prima volta, regina cattiva, fredda e cinica.

 

elisanetta funerale diana 4

Alla fine Elisabetta fece l'unica cosa che poteva fare, il genere di cosa che Maria Antonietta, duecento anni prima a Parigi, non avrebbe mai fatto. Si umiliò. Obbedì a ogni ordine dei tabloid e per conto loro dell'opinione pubblica (e di Downing Street, dove il giovane laburista Blair salvò la Corona con i suoi rispettosi ma decisi «consigli»). Tornò a Londra con la famiglia al completo.

 

Passeggiò tra i fiori deposti davanti al Palazzo, fermandosi a leggere bigliettini spesso intrisi di rabbia contro i reali. Issò la bandiera a mezz' asta su Buckingham Palace, rompendo una tradizione secolare. Concesse i funerali solenni. Parlò alla nazione in diretta tv, vestita di nero. E di Diana disse: «Un essere umano eccezionale..., capace di ispirare gli altri con il suo calore e la sua gentilezza... l'ho ammirata e rispettata per la sua energia e il suo impegno...».

 

elisabetta ii e diana

Poi, una scena a sorpresa che non dimenticheremo mai: al passaggio del feretro, a piedi tra la folla, davanti al cancello di Buckingham Palace, piegò il capo. Lunedì, tornando in quei luoghi, si congratulerà certamente con sé stessa per averlo fatto, riaprendo quel canale con la nazione senza il quale oggi nessuno è sovrano. Fu grazie a quel gesto se oggi, anche lei, è la «regina del popolo». Poi, nella serenità del suo addio, un'ultima ombra fugace: ma Carlo saprà mai diventare un «re del popolo»?

la regina elisabetta e diana

 

regina elisabettaelisabetta e filippo osservano i fiori per diana image m 49 1439595142552elisabetta e diana 3 image a 19 1439588098253elisabetta e diana 3 image a 22 1439588428214elisabetta e diana 3 image m 33 1439589497590elisabetta e diana intimate princess diana is seen holding five year old clementine a 59 1439594921317regina elisabetta funerale diana

 

Ultimi Dagoreport

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...

claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – MENTRE IL MINISTRO PIANTEDOSI È INDAFFARATO A QUERELARE DAGOSPIA, LA SUA (EX?) AMANTE, CLAUDIA CONTE, CONTINUA A TORTURARE GLI ASCOLTATORI DI RADIO1 CON LA SUA TRASMISSIONE, “LA MEZZ’ORA LEGALE”. IERI, OSPITE AI MICROFONI DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI, IN QUOTA FDI, ANTONIO IANNONE, SUL TEMA DELLA SICUREZZA STRADALE - IL PROGRAMMA, DEDICATO ALLA GRANDE PASSIONE DI CLAUDIA (LA “LEGALITÀ”), INCLUDE UNA RUBRICA FISSA DEDICATA ALLA POLIZIA DI STATO, FORZA DELL’ORDINE DI CUI PIANTEDOSI È IL CAPO...

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)