torta di mele

DI QUESTO PASSO CI GIOCHEREMO IL CULATELLO – L’ULTIMA VITTIMA DEL POLITICALLY CORRECT: LA TORTA DI MELE! IL “GUARDIAN” LE HA DEDICATO UN PEZZO SCRIVENDO CHE IL DOLCE È IL SIMBOLO DEL COLONIALISMO AMERICANO E CHE AVREBBE CONTRIBUITO AL “VASTO GENOCIDIO DI POPOLAZIONI INDIANE” – MA NON SOLO LA TORTA: ANCHE LA TRADIZIONALE TOVAGLIA DI COTONE A QUADRETTI SOPRA LA QUALE SI DEPOSITA IL DOLCE SAREBBE UN ELEMENTO “SCHIAVISTA” – DAI “MORETTI” DI LIQUIRIZIA AL NEGRETTINO, LA TORTA DI MELE È SOLO L’ULTIMA DELLA LISTA DEI CIBI BOLLATI COME RAZZISTI…

Torta di mele

Morello PecchioliI per “La Verità”

 

No racistcake colpiscono ancora. L'ultimo dolce a cadere sotto gli strali dell'antirazzismo dolciario, del politically correct alimentare, è la torta di mele. Raj Patel, giornalista gastronomico del Guardian, l'ha bollata come razzista. Patel, inglese di origini indiane, l'accusa di essere un simbolo del colonialismo yankee: le mele di origini europee, portate in America dai coloni post colombiani, avrebbero contribuito al «vasto genocidio di popolazioni indigene». 

 

Come? Favorendo la colonizzazione di nuovi territori a scapito degli indiani. Il mitico pioniere John Chapman, conosciuto in Italia grazie a Disney come Giovannino Semedimela per aver speso la sua vita a piantare migliaia e migliaia di semi di mela in tutto il West, considerato dalla storia americana il profeta dell'ambientalismo e del naturismo, è visto da Patel come una sorta di John Chivington, il massacratore di pellerossa a Sand Creek.

 

torta di mele nonna papera

Il gastrogiornalista del Guardian, dato che c'è, scomunica oltre alle mele anche la deliziosa crostina di zucchero sulla apple pie e perfino la tradizionale tovaglia di cotone a quadretti sopra la quale le nonne d'America (la più famosa è Nonna Papera che la prepara per Qui, Quo, Qua) depositano il dolce caldo di forno. 

 

Entrambi, zucchero e telo quadrettato, sono condannati come elementi «schiavisti» dallo scatenato no racistcake perché, a suo dire, simboleggiano la tratta degli schiavi e il genocidio di milioni di indiani e africani sradicati dalle loro terre e costretti a lavorare in condizioni disumane nelle piantagioni di canna da zucchero e di cotone.

torta di mele 2

 

La torta di mele è solo l'ultimo dei dolci e dolcetti finiti nella lista di proscrizione degli estremisti del politicamente corretto, dolcetti colpevoli secondo il fariseismo linguistico di avere un nome, sia pure storico, razzista. Come i «moretti», figurine antropomorfe di liquirizia che ben ricorda chi, bambino negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, li comperava dalla grassa lattaia prima di andare al cinema dei preti. 

 

moretti 2

Con 5 lire la donna pescava con la sessola dal vaso di vetro un cartoccino di «moretti» che durava un tempo del film, con 10 lire ci si riempiva la tasca e si succhiava liquirizia per tutta la pellicola.Una sorta di «moretti» li faceva fino a poco tempo fa l'Haribo, l'azienda di dolciumi tedesca che solo in Italia fattura più di 50 milioni di euro. 

 

Erano caramelle gommose nere che riproducevano maschere tribali africane e delle antiche civiltà precolombiane. Usiamo i verbi al passato perché nonostante la potenza del fatturato o forse proprio per quello, l'Haribo non le ha più prodotte da quando sono finite nel mirino dei no racistcake svedesi e danesi che puntarono il dito contro la ditta di Bonn accusandola di razzismo e minacciando il boicottaggio dei suoi prodotti.

negrettino 1

 

Una sorte simile è toccata ad Agostino Bulgari, il re italiano dei marshmellow. Fatto bersaglio di pesanti ingiurie, ha dovuto piegare la testa e cambiare nome al celeberrimo Negrettino. Bulgari, che ha trasformato la pasticceria fondata dal nonno nel 1880 a Pavone Mella, in provincia di Brescia, in una azienda di fama europea, aveva ideato negli anni Settanta, prendendo ispirazione da dolci simili assaggiati durante un tour nel vecchio continente, questo panciuto bonbon di crema bianca d'albume d'uovo, ricoperto di cioccolato nero con una base di cialda croccante.

negrettino 2

 

Un dolcetto semplice che piace un sacco ai bambini e ancor di più ai loro golosi genitori. Agostino è morto ottantasettenne nel gennaio di quest' anno. Gli ultimi anni della sua vita sono stati amareggiati dai violenti attacchi da parte dei sostenitori del politically correct. Gli davano del razzista per aver chiamato Negrettino il Negrettino. 

 

Dare del razzista a Bulgari è stato come darlo a San Nicola, Santa Lucia, Babbo Natale, alla Befana e perfino a Gesù Bambino. A tutti quei santi e personaggi, cioè, che nel periodo delle feste natalizie portano giocattoli e dolci ai bimbi buoni. Nel piatto o nella calza dei dolciumi non manca mai il tradizionale Negrettino, dolce stagionale.

 

negrettino 3

«Alla fine abbiamo dovuto cambiare nome al Negrettino», racconta il figlio di Agostino, Roberto, che adesso conduce l'azienda con il fratello Riccardo. «Lo abbiamo chiamato Bulgarino. Il papà che lo amava come un terzo figlio non riusciva a concepire il perché di tanta cattiveria e il fatto di doverlo ribattezzare. Ne ha sofferto tantissimo». A vendicare Agostino Bulgari ci pensano gli affezionati consumatori che continuano a chiamarlo col vecchio nome, ma anche Amazon ed Ebay che vendono ancora lo spumoso dolcetto dei Bulgari col nome di Negrettino.

 

L'anno scorso toccò alla Migros, catena svizzera di supermercati (da non confondere con la catena italiana Migross, con due esse), togliere dagli scaffali, in seguito alle proteste antirazziste, i «mohrenköpfe», teste di moro, dolcetti simili al Negrettino di Bulgari. 

mohrenkopf 1

 

«Abbiamo deciso di togliere il prodotto dal nostro assortimento», precisò Migros sui social, «perché il nome non corrisponde ai nostri valori». Quali valori siano, se etici od economici, si lascia l'interpretazione ai lettori. Valori, comunque, subito condivisi da altre catene della grande distribuzione svizzera che si affrettarono ad eliminare le teste di moro dal reparto dolciumi. 

 

La vicenda dei «mohrenköpfe» svizzeri non è ancora finita. L'azienda che li produce, la Richterich, non vuole cambiare il nome storico che, assicura sul suo sito (www.richterich-ag.ch) «non ha nulla a che fare con le persone dalla pelle scura, ma che deriva da moor che in tedesco antico significa cinghiale». Testa di cinghiale, dunque. Niente male come capriola. I primi «moretti» risalgono ai primi del secolo XIX, inventati, pare, in Danimarca. Si diffusero presto in tutta Europa. 

 

mohrenkopf 2

I francesi li chiamarono, e li chiamano tuttora, «tête de nègre», testa di negro. Uguale significato hanno i «negerinnentet» belgi e i «negerzoen» olandesi. Ci si chiede cosa succederà alle Morositas, giuggioloni neri, morbidi come la modella di colore Cannelle che negli anni Ottanta, nel periodo del suo maggior splendore, li pubblicizzò in una serie di spot.

 

Anche Roberto Zottar, membro del Centro studi Franco Marenghi dell'Accademia italiana della cucina, in un articolo pubblicato su Civiltà della Tavola, la rivista dell'Accademia, si pone interrogativi sull'eventuale cambio di nome di prodotti e piatti italiani, tra i quali cita il vino Negroamaro, il budino Moretto, la birra Moretti, l'amaro Montenegro, l'aperitivo Negroni, il salame Negronetto del salumificio Negroni di proprietà del gruppo Veronesi. 

 

negroamaro

«Credo che il politicamente corretto», scrive Zottar, «rischi di essere talvolta una forma di censura che condanna ciò che non appare in linea con le tendenze culturali attuali. Personalmente tremo al pensiero che simili dibattiti possano innescarsi nell'Italia gastronomica perché metteremmo a rischio molte specialità dai nomi politicamente scorretti. Capita infatti di imbattersi spesso in pietanze dai nomi curiosi e forse poco invitanti».

 

Molto poco invitante è, tra i formaggi, il puzzone di Moena. Tra i salumi non sono da proporre a persone con la puzzetta al naso i coglioni di mulo, le palle del nonno e nemmeno sua maestà il culatello di Zibello. Ricordano i postriboli napoletani gli spaghetti alla puttanesca. Nomi nati in passato dalla cultura contadina, codificati da secoli di storia. 

culatello

 

Come gli strangolapreti trentini che alcuni storici della tavola sostengono nati all'epoca del Concilio di Trento (1545-1563) e così chiamati per la voracità con cui venivano divorati da certi panciuti cardinali. Avrebbero lo stesso buon sapore se il Vaticano in nome del politicamente corretto chiedesse di cambiare il loro nome in «gnocchetti di pane raffermo e spinaci alla trentina»?

negronetto 2moretti 1coglioni di mulo torta di mele 3torta di mele fatta da stefano crialesiTorta di mele 2negronetto 1

Ultimi Dagoreport

giovambattista fazzolari francesco filini gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT – FREGATO UNA VOLTA DAL CERCHIO MAGICO DI “PA-FAZZO CHIGI”, ORA CHIOCCI E’ PRONTO PER DIVENTARE PORTAVOCE DI GIORGIA MELONI – A FINE AGOSTO, LA SUA PROMOZIONE FU BRUCIATA DA UNO SCOOP DEL “FOGLIO” SU MANDATO DEI CAMERATI INSOFFERENTI PER IL SUO CARATTERINO, POCO INCLINE ALL’OBBEDIENZA - ORA PERO’ ALLA DUCETTA, CON UN 2026 IN SALITA, SERVE UN MASTINO PER GESTIRE IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE, LE NOMINE DELLE PARTECIPATE, CON LO SGUARDO ALLE POLITICHE DEL 2027 E AGLI SCAZZI QUOTIDIANI CON LEGA E FORZA ITALIA – SENZA CONTARE LA MINA VAGANTE VANNACCI – CHIOCCI, CHE DOVREBBE LASCIARE LA RAI A MARZO, ASPETTA DA PALAZZO CHIGI UNA PROPOSTA DI CONTRATTO BLINDATA (VUOLE CHIAREZZA SULLA RIPARTIZIONE DELLE DELEGHE PER EVITARE INVASIONI DI CAMPO DI FAZZOLARI E FILINI) – AL SUO POSTO, ALLA GUIDA DEL TG1, IN POLE C’E’…

fabrizio corona pier silvio berlusconi giampaolo rossi

FLASH – TENETEVI FORTE: ORA INIZIA UNA VERA GUERRA TRA MEDIASET E RAI! – NON SOLO GLI UFFICI LEGALI DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI STANNO RIVEDENDO, FOTOGRAMMA PER FOTOGRAMMA, L’OSPITATA DI FABRIZIO CORONA A “LO STATO DELLE COSE”, ORA PIER SILVIO BERLUSCONI HA DECISO CHE LA RAI LA PAGHERA’ DURAMENTE PER TUTTO LO SPAZIO CONCESSO AI DELIRI DI “FURBIZIO” (CHE E’ STATO ACCOLTO IN PASSATO A “BELVE”, A “CIAO MASCHIO”, A “DOMENICA IN” E PIU’ RECENTEMENTE DA GILETTI ED E’ STATO VIDEOCHIAMATA DA FIORELLO A “LA PENNICANZA”) – LA VENDETTA DI “PIER DUDI” SI CONSUMERA’ NELLA SETTIMANA DI SANREMO, VERA CASSAFORTE DELLE CASSE RAI: CONTROPROGRAMMAZIONE AGGRESSIVA DA PARTE DI MEDIASET E, NEL SABATO DEL FESTIVAL, POTREBBE ANDARE IN ONDA MARIA DE FILIPPI - DALLA RAI SI CERCA UN ACCOMODAMENTO: LA SETTIMANA PROSSIMA, MASSIMO GILETTI DOVREBBE ANDARE IN ONDA CON UNA PUNTATA "RIPARATRICE" DOPO AVER DATO SPAZIO ALLE ESONDAZIONI DI CORONA...

john elkann andrea agnelli ardoino devasini juventus

FLASH – VOCI DA TORINO: JOHN ELKANN POTREBBE PRENDERE IN CONSIDERAZIONE L’IDEA DI VENDERE LA JUVENTUS PER UNA CIFRA VICINA AI 2 MILIARDI DI EURO (DEVASINI E ARDOINO, I DUE PAPERONI A CAPO DI TETHER, IL COLOSSO DELLE STABLECOIN, AVEVANO OFFERTO 1 MILIARDO) - NEL CASO IN CUI L’AFFARE ANDASSE IN PORTO E I DUE CRIPTO-RICCONI RIUSCISSERO A PAPPARSI LA SOCIETA’, ANDREA AGNELLI POTREBBE ENTRARE NEL CAPITALE CON UNA PICCOLA QUOTA E AIUTARE NELLA GESTIONE DELLA SQUADRA: SAREBBE IL LINK CON LA FAMIGLIA AGNELLI E CON IL PASSATO "GOBBO”…

matteo salvini tedofori milano cortina

A PROPOSITO DI… SALVINI – IL CAPOSTAZIONE DELLA LEGA È ARRIVATO PUNTUALE NEL DIRE LA SUA SUI TEDOFORI DI MILANO CORTINA. UN CASO CHE HA PRESO “A CUORE” - PER LA CARNEVALATA ORGANIZZATA DA MALAGÒ, LO SPONSOR HA REALIZZATO ALTRETTANTE TUTE TERMICHE, BEN PRESTO FINITE IN VENDITA PER MIGLIAIA DI EURO NEI SITI DI “SECONDA MANO”. SE LA MORALE SPESSO NON URTASSE LE COSCIENZE, VERREBBE DA CHIEDERE AL MINISTRO SALVINI CON IL “CUORE IN MANO” SE QUELLE TUTE TERMICHE DATE AI TEDOFORI NON AVREBBERO POTUTO SALVARE LA VITA DEL VIGILANTE MORTO DAL FREDDO IN UN CANTIERE OLIMPICO A CORTINA…

donald trump free iran

DAGOREPORT – CHE CE FAMO CON KHAMENEI? TRUMP MINACCIA TEHERAN MA L’INIZIATIVA MILITARE SI ALLONTANA: GLI ALLEATI ARABI DEGLI USA (ARABIA SAUDITA E QATAR) SONO CONTRARI AL BOMBARDAMENTO E LE PORTAEREI AMERICANE SONO LONTANE DAL MEDIO ORIENTE – PIÙ PROBABILE, PER ORA, CHE GLI “AIUTI” PROMESSI DA WASHINGTON SIANO ATTACCHI CYBER E SABOTAGGI ENERGETICI, IN GRADO DI INDEBOLIRE IL REGIME DI KHAMENEI – IL PIANO “PSYOPS” DI GUERRA PSICOLOGICA, LE MOSSE SUL CAMPO DI CIA E MOSSAD E LA DURA REALTÀ: BUTTATO GIÙ KHAMENEI, NON C’È UN'OPPOSIZIONE PRONTA A PRENDERE IL POTERE O UNA FIGURA FANTOCCIO (COME IN VENEZUELA) PER LA SUCCESSIONE -RIMUOVERE L'AYATOLLAH PROVOCHEREBBE PIÙ INSTABILITÀ. E TANTI SALUTI AL FIGLIO DELLO SCIÀ, REZA PAHLAVI, E AI MANIFESTANTI CHE INVOCANO LIBERTÀ E VENGONO TRUCIDATI DAL REGIME - VIDEO

gio scotti

COME MAI LA BELLISSIMA GIO SCOTTI, MODELLA E INFLUENCER ITALIANA DI 19 ANNI, È DIVENTATA SUO MALGRADO UN’ICONA DELL’ALT-RIGHT AMERICANA? – LA RAGAZZA, CHE HA QUASI 3 MILIONI DI FOLLOWER SUI SOCIAL E A QUANTO PARE NON HA MAI ESPRESSO PUBBLICAMENTE OPINIONI POLITICHE, GRAZIE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, È STATA PRESA IN PRESTITO DA SUPREMATISTI, “INCEL” E “GROYPERS” COME SIMBOLO DELLA BELLEZZA “ARIANA” E OCCIDENTALE - A SUA INSAPUTA, LA RAGAZZA E' DIVENTATA STRUMENTO DI UNA "GUERRA CULTURALE" CHE DIFFONDE IDEE ESTREMISTE E INQUINA IL DIBATTITO FOMENTANDO ODIO