gino giulia cecchettin filippo turetta

"L'AGGRAVANTE DELLA CRUDELTÀ? PER ME C'ERA" - IL PAPA' DI GIULIA CECCHETTIN, GINO, COMMENTA L'ERGASTOLO A FILIPPO TURETTA - I GIUDICI, NONOSTANTE LE 75 COLTELLATE INFLITTE ALLA RAGAZZA, NON HANNO RICONOSCIUTO L'AGGRAVANTE DELLA CRUDELTÀ - GINO CECCHETTIN: "MI RISULTA DIFFICILE ANCHE SOLO PENSARE AL PERDONO. MI SONO SENTITO FERITO DALL'AVVOCATO DI TURETTA, CHE HA DETTO CHE L'ASSASSINO DI MIA FIGLIA NON E' PABLO ESCOBAR, MA SUO LAVORO È STATO IMPROBO..."

Estratto dell’articolo di Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera”

 

GINO CECCHETTIN

«Per me c’era anche la crudeltà e lo stalking mi sembrava fuori discussione. Se non c’è con centinaia di messaggi al giorno e 75 coltellate, non so allora cosa siano queste aggravanti».

 

Ma quella di Gino Cecchettin non è una critica ai giudici.

«No, non ho le competenze per farlo. Accetto la sentenza e lo avrei fatto anche se non fosse stato dato l’ergastolo».

 

Cambia qualcosa con questa sentenza?

GINO CECCHETTIN IN AULA

«Per me nulla, mi alzerò domani come mi sono alzato ieri, sempre con lo stesso sentimento: mi manca una parte di famiglia, un dolore che vivo tutti i giorni. La mia sensazione è che abbiamo perso tutti, una sensazione strana che ha sorpreso anche me.

 

Penso che la violenza di genere non si combatta con le sentenze, bisogna fare un salto culturale, ci vuole più formazione, più rispetto, più benevolenza. Dovremmo fare di più come essere umani, in questo senso mi sento sconfitto. Domani vedrò il ministro Valditara e con lui spero di parlare anche di questi argomenti».

 

Cosa le rimane del processo?

giulia cecchettin

«Non ero mai stato in un’aula di giustizia. Mi sembra di aver capito che il pm ha fatto un ottimo lavoro e a lui e agli inquirenti va tutta la mia riconoscenza».

 

Con l’avvocato Giovanni Caruso, difensore di Turetta, c’è stato qualche momento di tensione

«Mi sono sentito ferito da alcune parole ma posso capire che il suo lavoro è stato improbo, dovendo difendere un reo confesso che ha dimostrato una grande crudeltà».

 

Quali passaggi l’hanno ferita?

«Ha detto che Turetta non è Pablo Escobar, non ho capito perché paragonarlo a un trafficante. L’ho trovato fuori luogo, come ho trovato fuori luogo il discorso della premeditazione, su quell’incertezza di Filippo nel commettere il delitto, avrebbe detto “intanto faccio questa lista poi va come va”. Come quando esci con gli amici e non sai se vai a mangiar la pizza o al ristorante. Non mi è sembrato bello».

 

Comunque oggi vi siete stretti la mano.

l audio di filippo turetta

«Ha capito di aver urtato la mia sensibilità e ci siamo chiariti. Penso che così dovrebbero fare le persone civili che di fronte alle distanze trovano sempre un punto di convergenza. È chiaro che per me è ancora difficile accettare il fatto che Filippo abbia tolto la vita a mia figlia, non c’è giorno in cui non faccia i conti con questa realtà. E l’avvocato deve però mettere in conto che quando si difende un femminicida bisogna passare attraverso le forche caudine».

 

In aula ha scoperto qualcosa che non sapeva?

«Mi ero tenuto distante dagli atti del fascicolo per non soffrire e quindi in aula ci sono stati dei momenti duri. Mi ha colpito soprattutto l’efferatezza del gesto. Non avrei mai immaginato poi che dietro ci fosse un piano premeditato nei dettagli. Noi in quei giorni eravamo felici, sereni. Mentre lui tramava l’omicidio. È terribile scoprirlo a posteriori».

le ultime foto di giulia cecchettin scattate al centro commerciale il giorno dell'assassinio 8

 

Arriverà mai il perdono?

«La dote del perdono si acquisisce o perché te la dona madre natura o perché raggiungi un livello talmente elevato che fai un salto qualitativo come uomo. Io questo salto devo ancora farlo. E quindi mi risulta difficile anche solo pensare al perdono». [...]

 

Sensi di colpa?

«Certo, non avevo capito cosa stava succedendo. Un padre dovrebbe proteggere i figli ma quando vivi nella normalità e nella serenità certi dubbi non ti vengono. Giulia poi non mi aveva mai dato segnali di allarme anche se io le raccomandavo di dirmi se qualcosa non andava. Vedevo un po’ di assiduità da parte di Filippo ma non mi sembrava nulla di anormale. E invece era andato ben oltre il limite... Quella sera lui l’aveva accompagnata a casa e io era lì, a pochi metri... ci penso tutti i giorni» .

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