manuela petrangeli gianluca molinaro

"DOVEVAMO UCCIDERLO PRIMA, MI FARÒ GIUSTIZIA DA SOLA" - LA RABBIA DELLA MAMMA DI MANUELA PETRANGELI, LA DONNA UCCISA A ROMA A FUCILATE, PER STRADA, DALL'EX COMPAGNO 52ENNE, GIANLUCA MOLINARO: "NON MERITA UN PROCESSO" - L'UOMO ERA GIA' STATO DENUNCIATO PER MALTRATTAMENTI DALLA SUA PRIMA COMPAGNA, CHE HA CHIAMATO DOPO AVER COMMESSO L'OMICIDIO: "ERA UBRIACO. MI DICEVA 'SPERO SIA MORTA'. MIA FIGLIA NON SA NIENTE, CON LUI AVEVA RAPPORTI NON BUONI, UN CONTO È UN PADRE STRONZO, UN ALTRO UN PADRE ASSASSINO..."

1.MANUELA PETRANGELI, LO SFOGO DELLA MAMMA: “DOVEVAMO UCCIDERLO PRIMA, MI FARÒ GIUSTIZIA DA SOLA”

Estratto dell’articolo di Romina Marceca per www.repubblica.it

 

MANUELA PETRANGELI

Lo strazio di una mamma arriva dalle finestre dei lotti popolari della borgata di Primavalle, a nord ovest della capitale: “Dovevamo ucciderlo prima, mi farò giustizia da sola”. Patrizia è la madre di Manuela Petrangeli, è rimasta chiusa nella sua casa, attorno i parenti più stretti. Non è andata in via degli Orsoleo a vedere il corpo straziato della figlia, uccisa con due fucilate al petto dal suo ex compagno Gianluca Molinaro. Non ce l’ha fatta.

 

“Fucilata, fucilata”, sono le urla che arrivano dall’abitazione al primo piano. E quel “dovevamo ucciderlo prima” rivela che forse la famiglia qualcosa aveva intuito o addirittura a qualcosa aveva assistito. Mentre Gianluca Molinaro continua a rimanere muto davanti ai magistrati e non spiega il perché del delitto e gli investigatori non rintracciano alcuna denuncia da parte della ex nei suoi confronti.

 

MANUELA PETRANGELI - 2

Il quartiere è attonito, gonfio di rabbia per la “dolce Manuela” strappata al suo bambino e alla sua famiglia. “Sia maledetto da Dio, maledetto”, è ancora la mamma a gridare. “Lo facciano a pezzi”, è il ritorno di un’altra donna della famiglia. Una nenia, raccolta dal quotidiano Il Messaggero, in cui ritornano le parole “bastardo”, “bestia”.

 

Un canto funebre rabbioso che riempie la piccola via Angelo Mai, una traversa stretta e corta, dove spesso Gianluca Molinaro arrivava per prendere il figlio. “Non merita nemmeno un processo”, è un altro ritornello che si alterna a singhiozzi e abbracci tra chi è arrivato per offrire una consolazione che è troppo precoce per scaldare il cuore di una madre disperata. […]

 

2. DONNA UCCISA A ROMA, L'EX DELL'OMICIDA: "VOLEVA AMMAZZARSI, L'HO CONVINTO A COSTITUIRSI"

Silvia Mancinelli per Adnkronos

 

Gianluca Molinaro

"Gianluca mi ha telefonato poco dopo le 14. Biascicava, mi ha detto ‘le ho sparato’ e quando ho capito ho pensato di essere finita in un incubo”. A parlare all’Adnkronos è Debora Notari, ex compagna di Gianluca Molinaro, l’operatore socio sanitario reo confesso dell’omicidio di Manuela Petrangeli, fisioterapista 51enne.

 

È stata la ex, anche lei operatrice socio sanitaria e madre della prima figlia dell’uomo, a convincere Molinaro a costituirsi alla stazione dei carabinieri di Casalotti. E qui, davanti alla Smart con la quale l’uomo ha raggiunto la vittima prima, in via degli Orseolo, e la caserma poi, racconta: “L’ho convinto io a venire dai carabinieri, lui voleva ammazzarsi. Ma ora non so che fare, mia figlia non sa niente, con lui aveva rapporti non buoni, ma un conto è un padre str… che non paga gli alimenti, un altro un padre assassino”.

 

OMICIDIO A ROMA - 1

“Quando ha squillato il telefono e ho visto che era lui, ho creduto avesse discusso con nostra figlia - continua Debora - Anche noi avevamo pessimi rapporti, lo denunciai per maltrattamenti quando nostra figlia andava alle elementari, mi picchiava e lo feci arrestare. Poi però, dopo un paio di mesi in carcere, aveva fatto dei percorsi. Io sapevo che con questa donna si era lasciato ormai tre anni fa”.

 

E poi la telefonata: “Ho risposto e lui era ubriaco, biascicava - dice Debora - Mi ha detto che aveva sparato, che l’aveva uccisa. Non capivo, non ci volevo credere. Non riuscivo ad alzarmi. Quindi gli ho chiesto dove fosse, ha detto che era in macchina a Selva Candida, che voleva ammazzarsi.

 

Ma io sapevo che non lo avrebbe mai fatto. A quel punto ho fatto quello che avrebbero fatto tutti: gli ho detto di andare dai carabinieri, che tutto si sarebbe risolto, che tanto lo avrebbero preso e che sarei andata a trovarlo con nostra figlia, anche se non lo pensavo. Non so nemmeno come ho fatto a convincerlo, ma ci sono riuscita.

OMICIDIO A ROMA - 2

 

L’ho tenuto al telefono per tutto il tempo, fino a quando non è arrivato dai carabinieri e mi ha chiesto ‘Che ci faccio col fucile?’. Voleva portarselo dietro. Gli ho detto di lasciarlo in macchina e ho attaccato solo quando mi ha passato un carabiniere e ho capito che ce l’avevo fatta”.

 

“Mi tremavano le gambe. Potevo esserci io lì, ho pensato - va avanti Debora - Forse la famiglia di lei aveva sottovalutato il suo passato. Adesso riesco solo a pensare a quella povera creatura rimasta sola”. 

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