maria paola merloni vittorio aristide

"IL FRIGORIFERO È STATO IL MIO FRATELLO MAGGIORE. PAPÀ CI HA AMATO, MA LA PASSIONE PER I FRIGORIFERI ERA PARI" - MEMORIES DI MARIA PAOLA MERLONI, FIGLIA DI VITTORIO E NIPOTE DI ARISTIDE, INDUSTRIALI DI FABRIANO: "MIO PAPA' SCAMPÒ DI POCO IL SEQUESTRO. UN UOMO DELLA SUA SCORTA ERA UN BASISTA DELLE BR. A GENOVA GLI ADDETTI DI POLIZIA GLI DISSERO: 'NON SI PREOCCUPI SIAMO ORGANIZZATI, ABBIAMO ANCHE IL LACCIO EMOSTATICO!'" - L'ANTICAMERA CON MATTEI; LA SOMIGLIANZA CON PRODI; L’ALZHEIMER E...

Estratto dell’articolo di Andrea Ducci per il “Corriere della Sera”

 

maria paola merloni 2

Suo padre Vittorio Merloni prima di avere successo con gli elettrodomestici ci prova fabbricando gabbie per polli.

«Si mette a fabbricare gabbie per polli durante gli studi universitari. Ma — racconta la figlia Maria Paola — è un’iniziativa per pagarsi le corse in auto, dato che mio nonno Aristide non lo finanziava. Finita l’università entra nell’azienda paterna a Fabriano, che all’epoca costruiva bilance per il bestiame».

 

All’inizio tutto rischia di saltare per colpa di un altro grande marchigiano, il presidente di Eni Enrico Mattei.

«Mio nonno aveva ottenuto da Mattei un importante ordine per la fabbricazione di bombole del gas. Ma ad un certo punto interviene il sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, che chiede a Mattei di dirottare l’ordine sulla Nuova Pignone. Mio nonno si era indebitato e vedendo sfumare l’accordo gioca l’ultima carta: invia mio padre da Mattei».

maria paola merloni 3

 

Come finisce?

«Papà fa anticamera per ore e non ottiene niente. Il confronto è tra il figlio di un piccolo imprenditore di provincia e Mattei, all’epoca già figura mitologica. Si aggiunga la frustrazione di tornare con la coda tra le gambe e dire al padre che non c’era stato nulla da fare. Il colpo di genio per evitare il fallimento è di mio nonno, che converte la produzione e realizza con i fusti delle bombole degli scaldabagni. È l’avvio dell’attività nel settore degli elettrodomestici, prima gli scaldabagni, poi, le cucine a gas, e a seguire i frigoriferi, le lavatrici e così via».

 

Vittorio Merloni e Paolo Baratta

Da giovane somigliava a Romano Prodi, è vero che faceva scherzi, lasciando credere di essere il professore bolognese e viceversa?

«Si divertivano a creare piccoli inganni. Il professore è stato, insieme a Luigi Abete, uno dei migliori amici di papà. Hanno fatto tanti viaggi insieme con le mogli, ma dedicavano anche intere giornate all’analisi delle strategie aziendali da adottare. Quando a papà venne proposta la guida di Confindustria chiamò Prodi per valutarne i pro e i contro. Era consapevole che avrebbe sottratto tanto tempo alla sua attività».

 

maria paola merloni 1

Nel 1980 diventa presidente di Confindustria dopo Gianni Agnelli e Guido Carli. Per molti è uno sconosciuto imprenditore di provincia.

«Papà viene eletto e rappresenta la nuova generazione di medi imprenditori che non aveva niente a che fare con il triangolo industriale Torino-Milano-Genova. L’inizio del mandato è titubante, nel giorno dell’assemblea da neo eletto indossa, addirittura, un vestito sbagliato perché il sarto gli ha consegnato i pantaloni di un altro cliente. […]».

 

Massimo Franco e Vittorio Merloni

La sua Confindustria disdetta l’accordo sulla scala mobile e diventa un obiettivo delle Br. Aveva paura?

«Un giorno a Genova appena sbarcato dall’aereo gli addetti di polizia, pensando di rassicurarlo, gli dicono: “Non si preoccupi siamo organizzati, abbiamo anche il laccio emostatico!”. Questo era il clima.

 

Scampò di poco il sequestro: un uomo della sua scorta era un basista delle Br. Mio padre aveva un’agenda che cambiava di continuo, ma fu insospettito dalla richiesta di condividere i suoi spostamenti. La polizia scoprì che le Br avevano un basista e che volevano sequestrarlo».

 

Il presidente del Consiglio Spadolini non gli perdonò la mossa sulla scala mobile e di averlo messo in difficoltà con sindacati e Pci. Fecero pace?

«Dopo qualche tempo Spadolini venne ospite da noi in Sardegna e si riconciliarono, ma sul momento la prese come un affronto personale. Mio padre ha sempre ripetuto che la scala mobile generava inflazione e nessun beneficio per lavoratori e imprese».

maria paola merloni 4

 

[…] Conosceva Berlusconi dagli anni 70. Ne fu deluso politicamente?

«All’inizio ne riconobbe i meriti e il coraggio di scendere in politica, dopo ne rimase deluso. Una caratteristica di papà era fare le cose e poi, nel caso, raccontarle».

 

Nel 1997 si decide a passare il testimone in azienda, prima tocca a Francesco Caio, dopo ad Andrea Guerra. Con chi aveva più in sintonia?

«Piccola premessa: per lui fare un passo indietro e cedere le deleghe è stato molto difficile. Di Caio aveva grande considerazione. Con Guerra aveva più confidenza, era in azienda fin da giovanissimo, lo ha nominato amministratore delegato trentenne».

 

Quando Guerra se ne andò in Luxottica la prese male?

«Mio padre seppe che stava trattando con Del Vecchio e per lui fu una delusione. Non si riappacificarono».

ARISTIDE MERLONI

 

Un elettrodomestico preferito da suo padre?

«Scherzando ho sempre detto che il frigorifero è stato il mio fratello maggiore. Papà ha amato moltissimo noi quattro figli, ma la passione per i frigoriferi era pari». […]

 

Una grande delusione?

«Un suo rammarico è coinciso con la triste fase della sua malattia. Aveva capito che l’azienda doveva affrontare un ulteriore passaggio di crescita e stava trattando con Whirlpool per acquisirne la divisione elettrodomestici. In quel momento non aveva più la forza e la tenacia necessarie, questo è stato forse il suo rammarico. Poi nel 2013 abbiamo noi venduto a Whirlpool».

 

Se non si fosse ammalato Indesit Company avrebbe avuto un destino diverso?

«Sì, assolutamente».

 

Chi erano i suoi amici?

«Ha avuto grande sintonia con un gruppo di amici composto da Diego Della Valle, Enrico Mentana, Luca Montezemolo, Peppino Turani e, come detto, Abete, che gli è stato vicino fino all’ultimo». […]

 

ARISTIDE MERLONI

Aveva preferenze?

«Era un po’ maschilista. Io ho avuto con lui un rapporto unico: ci siamo voluti tanto bene e ci siamo molto divertiti insieme. Aveva grande ammirazione per la capacità di guardare i numeri di mia sorella Antonella, ma poi si divertiva davvero molto con i due maschi. L’unico rimprovero che gli si può muovere è di avere rifuggito il passaggio generazionale. Credo non volesse scegliere uno di noi».

 

L’Alzheimer è stato il suo grande nemico finale.

«Un neurologo gli diagnosticò la malattia, ma all’inizio non disse niente. Ci ha convissuto dieci anni. Nella prima fase di debolezza girava intorno ai concetti, mascherando così i suoi inciampi. Come stratagemma ricorreva a un taccuino nella giacca e obbligava i suoi manager a fare lo stesso dicendo: “Poi vi dimenticate, quindi scrivete”. […]

enrico mentanaluca cordero di montezemolo foto di bacco (2)luigi abetepeppino turani 1diego della valle

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…