pronto soccorso cosenza

"QUI È UNA GUERRA MA I MIEI COLLEGHI SONO IN VACANZA" - IL PRONTO SOCCORSO DI COSENZA E' AL COLLASSO, MEDICI E INFERMIERI DENUNCIANO CARENZA DI PERSONALE - 44 PAZIENTI IN ATTESA DI COLLOCAZIONE. “SONO IN CONDIZIONI PESSIME DAL PUNTO DI VISTA ASSISTENZIALE E SANITARIO. AL LIMITE DELL'INDECENZA” – E L’UNICO APPARECCHIO CHE HA IL COMPITO DI PROCESSARE I TAMPONI DI TUTTA LA PROVINCIA È GUASTO… - VIDEO

 

Valeria D'Autilia per “la Stampa”

 

pronto soccorso cosenza

«Pazienti accatastati uno sull' altro e barelle attaccate. Così non riusciamo neanche a visitarli». È lo sfogo che arriva dalla prima linea dell' ospedale Annunziata di Cosenza. «Il pronto soccorso è allo stremo- dice la dottoressa Federica Messineo- e si è trasformato in reparto Covid. Qui c' è gente che ha perso la dignità. I malati non possono essere curati come meritano e noi non possiamo lavorare in queste condizioni».

 

La voce di medici, infermieri e operatori socio sanitari arriva dal presidio all' ingresso della direzione dell' azienda ospedaliera. Chiedono di spostare i pazienti positivi che, da giorni, stazionano al pronto soccorso. Al momento 44 in attesa di collocazione. «Sono in condizioni pessime dal punto di vista assistenziale e sanitario. Al limite dell' indecenza».

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Dovrebbero esserci 19 medici, ma sono la metà. E così per infermieri e personale: ne servirebbero una ventina.

«Siamo molto provati. Il Covid fa danni e fa morti e, da soli, non siamo in grado di far fronte a tutto questo». La situazione è peggiorata nelle ultime 48 ore. A separare positivi e non, c' è solo una porta. Si teme un focolaio: alcuni sanitari si sono già infettati. Nel frattempo, la direzione sanitaria ha annunciato l' arrivo di 8 nuovi medici. Ma la rabbia è tanta.

 

«Chirurgia generale ha 18 unità in esubero- dice ancora la dottoressa Messineo- e non capisco perché non vengano spostati, mentre personale di altri reparti è in ferie. Siamo in guerra, nelle guerre bisogna richiamare al fronte».

 

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Allo stremo anche anestesia e rianimazione. Con turni di 38 ore settimanali che invece stanno superando le 50. Senza riposi. Gli stessi virologi sono in affanno. «Ore e ore rinchiusi nelle stanze a processare i tamponi e caricare anche le schede dei pazienti, togliendo tempo al resto. In queste condizioni l' errore è dietro l' angolo».

 

La protesta nel giorno in cui l' Asp di Cosenza finisce al centro di un' indagine conoscitiva della Procura sui tempi dei tamponi e l' adozione dei piani Covid con un' ispezione dei Nas. E arriva la sorpresa: la Cisl Medici denuncia un guasto all' unico apparecchio che ha il compito di processare i tamponi di tutta la provincia. Qui si riversano 700mila abitanti, il 36% dell' intera Calabria.

 

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«Siamo serviti da un solo laboratorio di virologia- commenta per il sindacato Rodolfo Gualtieri - che è andato in blocco, con tutti gli accumuli di esami. Si è fermato tutto. Questo vorrà dire che nei prossimi giorni a Cosenza non ci sarà nessun positivo. Perché non lo sapremo». Da circa un mese e mezzo si attende l' apertura di un altro laboratorio a Rossano, ma resta un miraggio.

 

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«Come al solito, continuiamo ad inseguire le emergenze, in Calabria non si riesce a programmare nulla». Anche quando si prova a pianificare, la situazione non cambia. «Prima di questa nuova ondata, hanno smantellato i posti letto attivati in primavera anziché acquisire personale». Gualtieri è anche il direttore della Terapia intensiva pediatrica. In scadenza, perché sabato quel reparto- l' unico di tutta la Calabria- verrà chiuso. «I bambini verranno curati con gli adulti o trasferiti nei posti più vicini. Napoli e Messina».

 

Poi guarda alle percentuali di ricoverati in gravi condizioni, inferiori ad altre regioni. «Il paradosso è che la struttura sta collassando su numeri neanche così disastrosi. Questo fa capire quanto la situazione sia drammatica. Ormai ci sono rimasti solo i santi e tra poco neanche loro ce la faranno più».

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