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L’AMAZZONIA BRUCIA? È COLPA DELLA BRESAOLA DELLA VALTELLINA – MILENA GABANELLI: “DIETRO LE IMMAGINI DELL’AMAZZONIA CHE BRUCIA SI NASCONDE ANCHE L’IMPORT EUROPEO. E L’ITALIA È IL MASSIMO IMPORTATORE DI CARNE BOVINA CONGELATA DAL BRASILE. IL 50% DI QUESTA CARNE È UTILIZZATA PER PRODURRE LA BRESAOLA DELLA VALTELLINA IGP” - LA REPLICA DEL CONSORZIO DI TUTELA BRESAOLA DELLA VALTELLINA – VIDEO

MILENA GABANELLI, IL CIBO E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

 

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Gentile Direttore,
leggendo l’articolo dal titolo “L’Amazzonia brucia? Colpa della bresaola” siamo rimasti molto colpiti non dal ragionamento che si fa, ma dalle conclusioni alle quali si arriva.


Si cita la Bresaola IGP della Valtellina indicandola in maniera esplicita come uno dei prodotti corresponsabili della deforestazione, spiegando che il settore utilizza la meta della carne bovina importata dal Brasile, pari a 13.000 tonnellate nel 2018. E poi si fornisce una soluzione che dovrebbero adottare i consumatori: scegliere chi puo certificare (tramite enti terzi) che i prodotti non contribuiscono alla deforestazione, come fatto precedentemente con l’olio di palma.


Peccato pero che e vero esattamente il contrario di quello che si lascia credere.

1)  I volumi di carne che i produttori del Consorzio importano dal Brasile, anche se la cifra di 13.000 tonnellate potrebbe sembrare ingente, corrispondono allo 0,2% del totale dei bovini da carne prodotti dal Paese sudamericano. E un quantitativo irrisorio, lungi dall’essere rappresentativo. Anche i dati Trase (trase.earth), che registrano il peso dei singoli Paesi in termini di rischio/opportunita e in relazione alla sostenibilita della carne brasiliana, attribuiscono al nostro Paese un punteggio estremamente basso (2,2%). Detto in altro modo, l’Italia, solo teoricamente e potenzialmente, potrebbe incidere sul problema, in base ai volumi importati, al massimo per il 2,2%.

 

2)  Non esiste alcuna prova che la carne utilizzata per realizzare la Bresaola della Valtellina IGP provenga da allevamenti che pascolano in aree sotto l’embargo dell’Ibama. L’equazione, carne importata dal Brasile uguale contributo alla deforestazione, e una generalizzazione che non fa onore al livello approfondito e accurato delle inchieste. Se non lo si puo dimostrare, non va detto e non va scritto.

 

3) Ma soprattutto,elemento piu rilevante del nostro ragionamento, non si spiega che circa la meta della carne che i produttori del Consorzio importano dal Brasile in effetti, gia oggi, e certificata, proprio come viene richiesto, come proveniente da aree non deforestate dell’Amazzonia. A partire dal 2015 e stato avviato un programma di accurata selezione dei fornitori che prevede visite sul campo da parte di ispettori qualita delle nostre aziende e di un ente indipendente quale il CSQA (tra i piu autorevoli in fatto di certificazione) con l’obiettivo di offrire garanzie, innanzitutto a noi e poi al consumatore, su qualita della carne, impatto sul territorio e benessere animale.

 

Siamo certi che ci sia buona fede nella ricostruzione non corretta che e stata fatta e che, probabilmente, non conoscevate le informazioni che ora abbiamo fornito, ma va tenuto conto anche che un’informazione distorta comporta un danno d’immagine con ricadute negative sul comparto produttivo e quindi sul territorio di cui esso e diretta espressione.

 

Per questa ragione siamo anche certi che vorrete dare spazio a questa nostra richiesta di rettifica delle informazioni contenute nell’articolo, nell’interesse stesso della rubrica e della testata che la ospita.

 

Il Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina

 

 

Milena Gabanelli e Simona Ravizza per “Dataroom - Corriere della Sera”

 

milena gabanelli e l'import che uccide l'amazzonia 8

Oltre 361 milioni di ettari di alberi dati alle fiamme negli ultimi 18 anni. Dopo i combustibili fossili, oggi la deforestazione è la seconda causa dell’emergenza climatica: da una parte le foreste che bruciano immettono in atmosfera enormi quantità di anidride carbonica, dall’altra scompaiono i principali polmoni del pianeta che assorbono i gas serra.

 

le cause della deforestazione

Dal 2001 al 2018 la copertura arborea mondiale si è ridotta del 9%. I numeri: meno 53,8 milioni di ettari per il Brasile (10%), 25,6 per l’Indonesia (16%), 5,77 per l’Argentina (15%), 7,73 per la Malesia (26%), 5,75 mila (24%) per il Paraguay. Complessivamente solo nel 2018: riduzione di 24,8 milioni di ettari.

 

Perché le foreste vengono date alle fiamme

milena gabanelli e l'import che uccide l'amazzonia 4bresaola della valtellina igp 3

È un fenomeno che appare lontano, ma in realtà è direttamente collegato alla produzione di materie prime destinate all’esportazione: l’80 per cento della deforestazione è dovuta alla necessità di fare posto ai pascoli per la produzione di carne, soia e olio di palma, richiesti dai Paesi occidentali che consumano e anche sprecano sempre di più. Va poi aggiunta l’industria del legno che spesso fa da apripista al taglio delle foreste. Ecco perché dietro le immagini dell’Amazzonia che brucia (e non solo) si nasconde anche l’import europeo.

gli incendi in amazzonia 6

 

Il ruolo dell’Italia: che cosa importiamo

L’Italia è il massimo importatore europeo di carne bovina congelata dal Brasile (25,4 mila tonnellate per 134,7 milioni di euro nel 2018). Il 50 per cento di questa carne è utilizzata per produrre la Bresaola della Valtellina Igp (13 mila tonnellate di Bresaola nel 2018). Nel 2018 l’Italia ha importato 267 mila tonnellate di soia (per 92,5 milioni di euro) dal Brasile e 114 mila tonnellate (per 37,4 milioni di euro) dal Paraguay (da cui è primo importatore europeo). Questa soia è usata per il 90 per cento per la produzione di mangimi, destinati ai nostri allevamenti intensivi.

import italiano

 

Per quanto riguarda l’olio di palma, quasi un terzo delle importazioni Ue dall’Indonesia arrivano nel nostro Paese (902 mila tonnellate per 530 milioni di euro nel 2018) e siamo il secondo importatore dalla Malesia (357 mila tonnellate per 233 milioni di euro nel 2018). Infine il legno: l’Italia è il terzo importatore dell’Unione europea (14,9 milioni di tonnellate di prodotti legati al legno importati nel 2017, di cui 1,2 milioni dal Brasile). I dati sono stati raccolti in collaborazione con il progetto «Deforestazione Made in Italy», realizzato dal giornalista Francesco De Augustinis che, in un lavoro durato due anni, ha indagato il rapporto diretto tra le eccellenze del Made in Italy e la deforestazione tropicale.

milena gabanelli e l'import che uccide l'amazzonia 9

 

Il paradosso

Tutto questo assicura almeno lavoro e migliori condizioni di vita dei Paesi esportatori? Forse non come dovrebbe. La multinazionale brasiliana JBS, dopo aver preso dall’Amazzonia 46 milioni di ettari per pascoli, fattura 50 miliardi di dollari l’anno. Ma le popolazioni più deforestate continuano a essere le più povere del Brasile come nel Pará dove il reddito medio è di 4,3 mila dollari l’anno contro una media in Brasile di 8,7 mila, e il livello di povertà raggiunge oltre il 20% della popolazione. Nel Parà solo nel 2017 sono stati denunciati 71 casi di schiavitù negli allevamenti. Mentre in tutta la regione amazzonica per fare spazio ai pascoli le terre, le riserve delle popolazioni indigene sono occupate con la forza, e si conta un morto ogni 6 giorni.

milena gabanelli e l'import che uccide l'amazzonia 1

 

 

Le contromisure dell’Unione europea

bresaola della valtellina igp 1

L’Europa si interroga su come contrastare la deforestazione dietro la quale c’è la domanda di alimenti, mangimi, legname e altri prodotti. La convinzione è che proteggere le foreste, oltre a combattere l’emergenza climatica, preservi i mezzi di sostentamento delle comunità locali e ne aumenti il reddito. Frans Timmermans, primo vicepresidente responsabile per lo Sviluppo sostenibile della Commissione europea, dopo l’adozione di nuove linee di indirizzo della Ue, lo scorso 24 Luglio ha dichiarato: «Se non proteggiamo le foreste sarà impossibile raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati in materia di clima. Benché le più grandi foreste primarie al mondo non si trovino sul territorio dell’Unione, il comportamento di ciascuno di noi e le nostre scelte politiche possono fare la differenza. Siamo pronti ad assumerci un ruolo di primo piano».

la deforestazione nel mondo 1

 

bresaola della valtellina igp 2

Ovvero come? La volontà è di incoraggiare l’uso di prodotti provenienti da catene di approvvigionamento che non incidono su aree dove sono state bruciate le foreste e potenziare i sistemi di certificazione riservati ai prodotti eco-sostenibili. Per fine dicembre è atteso un documento di indirizzo del Consiglio Europeo proprio su questo tema. A livello di singoli Stati, la Germania sta discutendo una «tassa» per ridurre la domanda interna di carne, portando l’Iva dal 7 al 19 per cento.

gli incendi in amazzonia 4

 

olio di palma

Secondo uno studio dell’Università di Oxford, una tassa (progressiva) di 1,45 dollari al chilo sulla carne lavorata ridurrebbe del 16% il consumo mondiale (previsto in forte crescita nei prossimi anni). Mentre la Francia ha approvato un pacchetto di misure di 60 milioni di euro l’anno fino al 2030 in aiuti allo sviluppo ai Paesi esportatori che garantiscono filiere pulite; indicazioni per inserire il tema negli accordi commerciali; un piano per sostituire con raccolti nazionali gli 1,5 milioni di tonnellate di soia importate ogni anno.

 

Cosa fa l’Italia

olio di palma 5le contromisure sull'import europeo dal brasile

Siamo uno dei sette Paesi (insieme a Francia, Germania, Danimarca, Norvegia, Olanda e Regno Unito) che hanno sottoscritto la Dichiarazione di Amsterdam , che impegna i firmatari a contrastare l’importazione di soia, olio di palma e cacao provenienti da aree deforestate. Finora l’unico impegno preso è stata la costituzione dell’Unione Italiana dell’Olio di Palma Sostenibile, un organismo di certificazione e tracciabilità, mentre ai capitoli «soia» e «cacao» per l’Italia non risulta nessuna azione nazionale prevista.

gli incendi in amazzonia 2

 

Le scelte dei consumatori

bresaola della valtellina igp

Se l’azione politica è imprescindibile, la vicenda dell’olio di palma dimostra quanto può essere determinante anche la consapevolezza dei consumatori: dopo una serie di inchieste giornalistiche che ne hanno denunciato l’impatto su ambiente e salute, oggi le informazioni sulla presenza o assenza di olio di palma campeggiano sulle etichette tra gli scaffali del supermercato e l’import italiano di olio di palma si è contratto sensibilmente negli ultimi anni, passando da 1,66 milioni di tonnellate nel 2014 a 1,29 nel 2018. Alla fine l’atto «politico» più incisivo avviene proprio quando si va a fare la spesa. Più il consumatore è informato, meglio sceglierà come e cosa consumare…e il mercato si dovrà adeguare.

milena gabanelli e l'import che uccide l'amazzonia 2PAPA BERGOGLIO E IL SINODO PER L AMAZZONIAmilena gabanelli e l'import che uccide l'amazzonial'economia brasilianamilena gabanelli e l'import che uccide l'amazzonia 6milena gabanelli e l'import che uccide l'amazzonia 5milena gabanelli e l'import che uccide l'amazzonia 7milena gabanelli e l'import che uccide l'amazzonia 3la deforestazione nel mondoolio di palma calo del consumo

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