magistrati viola amato gratteri lo voi

L’AUTUNNO BOLLENTE DELLE TOGHE – DOPO LA PAUSA PER IL CSM SI APRE LA GUERRA DELLE TOGHE: PER MILANO RESTANO IN LIZZA IL PROCURATORE DI FIRENZE MARCELLO VIOLA, IL PROCURATORE DI BOLOGNA GIUSEPPE AMATO, OLTRE AL MILANESE MAURIZIO ROMANELLI, UNICO “INTERNO” (MAI COME STAVOLTA SI PUNTA A UN “PAPA STRANIERO”)– UNA DECISIONE CHE SI INCASTRA CON LE DECISIONI DI ALTRI UFFICI VISTO CHE VIOLA VUOLE ANDARE A ROMA E SCALZARE LO VOI CHE INVECE PUNTA A…

Giovanni Bianconi per Il "Corriere Della Sera"

 

PAOLO STORARI

Il Consiglio superiore della magistratura è chiuso per ferie, ma le questioni che lo tormentano restano aperte. A Palazzo dei Marescialli quest' anno le vacanze assomigliano molto a una tregua, dopo mesi di polemiche e tensioni che hanno coinvolto e diviso l'organo di autogoverno dei giudici, in vista di una ripresa che si annuncia niente affatto tranquilla. Per le questioni rimaste sul tavolo e per quelle che arriveranno. Nell'ultimo giorno di lavoro prima della pausa estiva sono arrivate due decisioni di segno contrapposto. Da un lato la Sezione disciplinare ha respinto la sospensione cautelare dall'ufficio e dalle funzioni di pubblico ministero del sostituto procuratore di Milano Paolo Storari, chiesta dalla Procura generale della Cassazione; dall'altro la Corte suprema ha confermato la radiazione dall'ordine giudiziario di Luca Palamara, sancita dall'organo disciplinare del Csm nell'ottobre scorso sempre su richiesta della Procura generale.

FRANCESCO GRECO

 

Una sconfitta e una vittoria nell'arco di poche ore per l'ufficio guidato dal pg della Cassazione Giovanni Salvi, con un tempismo che proprio Palamara ha definito «perfetto», intendendo dire sospetto. Sorvolando su ciò che la Cassazione ha ribadito, al di là di ogni narrazione: la famosa cena dell'hotel Champagne non era come tutte le altre rivelate dall'ex magistrato perché in quell'occasione Palamara «ha agito sulla base di motivazioni assolutamente personali» attraverso «manovre strategiche intese a collocare, in alcuni uffici giudiziari «sensibili», magistrati programmaticamente selezionati unicamente in forza di convenienze strettamente personali».

luca palamara foto di bacco (2)

 

Un segnale che indietro non si torna, mentre la sconfessione della Procura generale sul caso Storari ha sorpreso il pg e i colleghi che con lui si occupano di procedimenti disciplinari. Convinti che se non dev' essere sospeso e trasferito un pm che diffonde all'esterno della Procura verbali segreti e poi indaga su quella diffusione illegittima, chi mai bisognerebbe sospendere e trasferire?

 

giuseppe amato

Ma il «tribunale dei giudici» ha stabilito diversamente, sembra all'unanimità, sezionando una ad una le tre contestazioni per cui era stato chiesto lo spostamento di Storari. Una riguardava la presunta scorrettezza nei confronti del procuratore Francesco Greco e dell'aggiunto Laura Pedio, accusati da Storari nel colloquio con l'ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo di «consapevole inerzia delle indagini» sulla ipotetica loggia Ungheria svelata dall'avvocato Amara, pur sapendo che c'erano attività in corso e senza comunicare ai superiori «il proprio dissenso per la mancata iscrizione nel registro di alcuni indagati». Replica la Disciplinare: dagli atti non risulta «una chiara accusa di omessa iscrizione o di inerzia investigativa», bensì solo una «preoccupazione sulle modalità di gestione del procedimento in presenza di una chiara divergenza di vedute in ordine all'iscrizione di alcune notizie di reato».

nicola gratteri 4

 

Individuare una differenza sostanziale tra le due ricostruzioni non è agevole, tuttavia s' è deciso che il comportamento di Storari non richiede un trasferimento cautelare. Forse anche per tenere un profilo basso ed evitare di surriscaldare ulteriormente il clima e gli animi. Tra i motivi non c'è la «sollevazione popolare» della Procura a sostegno del collega, ma l'ordinanza riporta quanto riferito dalla difesa dell'incolpato: «La quasi totalità dei magistrati dell'ufficio (54 magistrati su 64) ha firmato una nota in cui si afferma che "la nostra attività non è turbata dalla permanenza del collega, nell'esercizio delle funzioni, presso la Procura di Milano». Difficile immaginare che quel documento non abbia pesato sulla decisione.

 

franco lo voi

 Anche perché dopo l'estate il Csm sarà chiamato a scegliere il nuovo procuratore di Milano, e sarebbe stato impegnativo arrivarci con un provvedimento che avrebbe fatto spallucce dell'opinione del (quasi) intero ufficio. Tra l'altro lo stesso Consiglio ha approvato, prima delle ferie, un documento con non pochi rilievi al progetto organizzativo della Procura diretta da Greco, e c'è chi pensa che la ciambella di salvataggio lanciata a Storari sia anche un affondo verso il procuratore il quale, alla vigilia del giudizio cautelare, aveva ribadito le accuse di scorrettezza al suo sostituto schierandosi, di fatto, con l'accusa della Procura generale.

 

nicola gratteri 1

Così hanno perso in due, in attesa del verdetto disciplinare nel merito e delle altre partite da disputarsi al Csm. A cominciare proprio dalle nomine. Per Milano due dei candidati più accreditati - Gianni Melillo e Nicola Gratteri, procuratori di Napoli e Catanzaro - hanno rinunciato a correre. Restano in lizza il procuratore generale di Firenze Marcello Viola, il procuratore di Bologna Giuseppe Amato e altri dirigenti di Procure minori. Oltre all'attuale procuratore aggiunto milanese Maurizio Romanelli, unico aspirante «interno»; ma mai come stavolta la tradizione di un nome scelto dentro l'ufficio sembra in bilico. Tra l'altro alcune candidature si incastrano con le decisioni su altri uffici: Viola, ad esempio, insiste per prendere il posto di Michele Prestipino al vertice della Procura di Roma, dopo che il Consiglio di Stato ha accolto i suoi ricorsi; ma lì resta in lizza anche il procuratore di Palermo Franco Lo Voi, che potrebbe aspirare anche alla Procura generale di Palermo (dove Viola s' è ritirato) e per la Direzione nazionale antimafia. Alla quale sembra ambire pure Gratteri. Un difficile gioco a incastri, che renderà particolarmente caldo l'autunno del Csm.

maurizio romanellimarcello violafranco lo voi PAOLO STORARIPAOLO STORARImarcello viola 2nicola gratterimichele prestipino 1maurizio romanelli 2

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI