steve della casa roberto crescenzio

C’ERA PROPRIO BISOGNO CHE IL DIRETTORE DEL "TORINO FILM FESTIVAL", STEFANO DELLA CASA, IN ARTE STEVE, TIRASSE FUORI PER LA RASSEGNA UN DOCUMENTARIO RAI SU LOTTA CONTINUA A DIR POCO DI PARTE (VEDI L’OMICIDIO CALABRESI, NON PROPRIO TRATTATO)? PROPRIO LUI, EX MEMBRO DI LC, CHE E’ STATO IN CARCERE UN ANNO PER CONCORSO MORALE NELLA MORTE DELLO STUDENTE ROBERTO CRESCENZO, RIDOTTO A UNA TORCIA UMANA A COLPI DI MOLOTOV IL 1 OTTOBRE 1977 A TORINO NEL ROGO DEL BAR “ANGELO AZZURRO”? – EPPURE IL LIBRO DI CAZZULLO, DA CUI E' TRATTO IL DOC, NE PARLAVA ECCOME...

1 – MAIL DI UN LETTORE A DAGOSPIA

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Egregio direttore,

STEVE DELLA CASA - TORINO FILM FESTIVAL 2022

in attesa di vedere su RaiPlay la docu-serie in quattro puntate "Lotta Continua" di tale Tony Saccucci, che ha chiuso il Torino film festival, vorrei ricordare alla Sua redazione e ai lettori di Dagospia che cosa è stata Lotta Continua.

 

Una organizzazione movimentista con finalità eversive attraverso l'utilizzo della violenza di gruppo durante le manifestazioni e con un braccio armato per le azioni mirate (vedi omicidio Calabresi). I vertici dell'organizzazione hanno, inoltre, la responsabilità morale della nascita dell'organizzazione terroristica denominata Prima Linea (19 omicidi). Chi afferma il contrario è in malafede o non vuole conoscere la verità.

 

lotta continua 2

Al riguardo ricordo che a Torino, un corteo di Lotta Continua, dopo un tentativo, fallito, di incendiare con le molotov la sede del Movimento Sociale in corso Francia si diresse in centro dove, una quindicina di manifestanti, armati e con i passamontagna sul volto assalirono il bar Angelo Azzurro in via Po, lanciando una molotov all'interno del locale.

 

Nell'incendio arse vivo lo studente/lavoratore Roberto Crescenzio di 22 anni (guardate le fotografie) e rimasero intossicate dai fumi le persone che abitavano negli alloggi soprastanti il bar. Rischiarono di morire una bambina di tre anni con la nonna e la babysitter.

steve della casa

 

L'organizzatore del corteo era l'attuale presidente del Torino Film Festival, Stefano Della Casa, condannato in via definitiva a tre anni e tre mesi per concorso nell'omicidio di Roberto Crescenzio unitamente ad altri, dei quali potrei raccontare gli interessanti percorsi di vita, ma dovrei dilungarmi troppo.

 

Mi auguro che nel docufilm ci siano anche queste vicende e che non si riduca il tutto ad una santificazione del diritto dei giovani a voler fare la rivoluzione perché sarebbe veramente disastroso.

Roberto Crescenzio

 

Penso abbiate capito che sono stato soggetto attivo nella storia dell'eversione in quegli anni e che non scrivo per sentito dire. Troppe volte ho letto e ascoltato versioni di parte prive di autocritica. L'unica persona che rispetto e con la quale potrei confrontarmi è il Dott. Mughini, perché è una voce critica in mezzo a tanti nostalgici mascherati da pseudo intellettuali.

Non ho problemi a firmarmi.

Enrico Rossi

Torino

 

2 - «ANGELO AZZURRO», CONDANNE RIDOTTE PER IL ROGO IN CUI MORÌ UN GIOVANE

Claudio Giacchino per “La Stampa” – 27 marzo 1984

 

steve della casa francesco montanari foto di bacco (2)

Al grido: «E' un covo di fascisti, bruciamolo» il gruppo di extraparlamentari assaltò il bar «Angelo Azzurro», un piccolo, elegante locale di via Po, nel cuore della città. «Fuori, fuori tutti» urlarono i dimostranti col volto coperto da calzemaglie e In mano spranghe e molotov. Fuggi fuggi dei pochi clienti e del proprietario: solo un lavoratore-studente di 22 anni, Roberto Crescenzio, non usci. Sorseggiava tranquillo un aperitivo, l'irruzione lo ghermì di panico e l'indusse a cercare riparo nella toeletta.

aldo cazzullo i ragazzi che volevano cambiare il mondo

 

 

 

 

Povero Roberto: andò incontro ad una morte orribile. Le molotov incendiarono l’«Angelo Azzurro», dalle macerie il lavoratore-studente fu estratto ancora vivo ma ridotto a torcia umana. Era il 1° ottobre 1977. Spirò dopo un'agonia di tre giorni.

 

Dopo quasi sei anni e mezzo la vicenda giudiziaria di questa tragedia che segnò anche la fine dei gruppi extraparlamentari si è conclusa Ieri nell'aula della prima Corte d'appello con la condanna di cinque del sei giovani accusati di quel dissennato assalto: 3 anni e mezzo sono stati inflitti ad Angelo Luparia, ex leader del circolo giovanile proletario «O' Cangaceiro», a Alberto Bonvicini e Angelo De Stefano, ex militante di Lotta continua; 3 anni e 3 mesi a Stefano della Casa, anch'egli ex di Lotta continua, 3 anni e 10 mesi a Francesco D'Ursi («soldato» di Prima linea già condannato all'ergastolo ed a decine di anni di galera per numerosi crimini).

steve della casa franco nero luca rea a venezia

 

Assolto invece Peter Freeman per insufficienza di prove. Questa assoluzione e la condanna di De Stefano costituiscono le sorprese della sentenza. In primo grado Freeman, che era accusato dal superpentlto di Prima linea Roberto Sandalo («Peter stesso mi confessò di aver lanciato nel bar due sedie»), era stato condannato a 4 anni e 5 mesi.

 

De Stefano, al contrarlo, accusato dall'altro pentito di PI Daniele Sacco-Lanzonl («Lo sentii dire che bisognava distruggere il bar»), era stato assolto per Insufficienza di prove, A Luparia, Bonvicini Della Casa e D'Ursi i giudici hanno ridotto mediamente la pena di un anno. Nessuno dei responsabili del rogo dell’«Angelo Azzurro» è ancora in carcere. E nessuno dovrà tornarci, avendo la Corte condonato le residue pene da scontare. Per tutti il verdetto parla di omicidio colposo.

 

erri de luca nel documentario lotta continua

La tragedia di Roberto Crescenzio — la terribile fotografia del giovane appena soccorso fu pubblicata dal giornali di tutto il mondo — segnò un momento di ripensamento delle lotte degli extraparlamentari e la fine dei gruppuscoli. Scomparvero i circoli giovanili del proletarlato «O' Cangaceiro», «Barabba» e «Montonero», molti suoi militanti diventeranno nomi tristemente famosi del terrorismo.

 

Lotta continua scrisse: «La morte di Crescenzio ci pesa come un macigno». Il corteo dal quale si dipartì la frangia che bruciò il bar di via Po fu l'ultimò organizzato dagli estremisti a Torino: dopo di esso non ci furono più manifestazioni di piazza, solo il delirio di sangue di Brigate rosse e Prima linea.

steve della casa luc merenda foto di bacco

 

3 - DELLA CASA FU COINVOLTO NELLA TRAGEDIA DELL'«ANGELO AZZURRO»

Claudio Laugeri per “La Stampa” – 31 marzo 2006

 

Riabilitazione. Dopo 29 anni. Chiesta da Stefano Della Casa, per tutti Steve, 52 anni, che fu condannato (due anni con la condizionale) per concorso morale nella morte dello studente Roberto Crescenzo, 22 anni, il 1 ottobre 1977, nel rogo del bar «Angelo Azzurro» in via Po appiccato dalle bottiglie molotov lanciate da un gruppo di giovani usciti dal corteo di una manifestazione dell'ultrasinistra.

lotta continua

 

All'altezza di via Sant'Ottavio, i manifestanti avevano deciso di svoltare verso Palazzo Nuovo, anche allora sede delle facolta' umanistiche. Poco prima, un gruppetto aveva deciso: avvicinarsi, colpire e fuggire. Bersaglio, l'«Angelo Azzurro». Cosi' ando'. La violenza contro gli oggetti fini' per stroncare una vita. Catena di eventi prevedibile, ma non voluta in partenza secondo i giudici che condannarono il gruppo di «attentatori»: Peter Freeman, Angelo Luparia, Francesco D'Ursi, Silvio Viale e Steve Della Casa.

 

lotta continua 3

«Ero lontano dal punto dove avvenne la tragedia, mi ritengo pero' politicamente responsabile per quella morte, come tutti coloro che scesero in piazza in quel periodo» dice Steve a distanza di quasi 30 anni. All'epoca ne aveva 24. Ha chiesto soltanto nel 2005 la riabilitazione, nonostante le legge preveda questa possibilita' 5 anni dopo l'esecuzione della pena (10 per i recidivi).

 

LA MORTE DI ROBERTO CRESCENZIO

«Ho ritardato per ignavia - aggiunge -. Lo so, sono passati tanti anni, quella vicenda e' ormai lontana nel tempo. E vorrei marcare proprio questa lontananza da un periodo terribile della mia vita». Steve fece un anno di carcerazione preventiva a «Le Nuove». Era il 1980. Cella 601. Con lui c'erano Luparia, Viale (soltanto per 6 mesi) e un altro «detenuto comune, lui non c'entrava con la politica» ricorda l'ex ragazzo di Lotta Continua, oggi noto critico cinematografico.

 

«Quel giorno cambio' molte cose - aggiunge -. Rappresento' la tragica presa d'atto che bisognava cambiare punto di vista sul modo di stare insieme. Apri' un dibattito. Un'intera generazione di torinesi si rese conto che la violenza non serviva a cambiare il Mondo in meglio, semmai in peggio».

steve della casa shel shapiro

 

Per qualcuno non fu cosi'. Un compagno di quel 1 ottobre prese una decisione di segno opposto: Francesco D'Ursi passo' alla lotta armata con Prima Linea. Con ogni probabilita' (e senza volere), fu proprio lui a far scoprire la dinamica di quel rogo all'«Angelo Azzurro».

 

«Ci arrestarono nel 1980 sulla scorta delle dichiarazioni del pentito Roberto Sandalo, di Prima Linea - ricorda Steve -. Lui riferi' dichiarazioni di altri».

lotta continua pisa

 

D'Urso era presente al «lancio» e divento' compagno di lotta di Sandalo. Per il critico cinematografico, la pietra giudiziaria su quella vicenda potrebbe arrivare presto con la riabilitazione. Resta la tragedia umana. «Parlai con la madre di Roberto in una pausa del processo. Poi, le scrissi una lettera, ben sapendo che non potevo restituirle la vita del figlio. Ma sentivo di doverlo fare» aggiunge Steve. L'ultima parola spetta ai parenti di Roberto.

i ragazzi che volevano fare la rivoluzione, 1968 1978: storia di lotta continua aldo cazzullo 2I ragazzi che volevano fare la rivoluzione, 1968-1978: storia di Lotta Continua

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