mohammed ben sulayem macchine

SCEICCO AL VOLANTE - L'EX RALLYSTA MOHAMMED BEN SULAYEM È STATO ELETTO DOPO JEAN TODT AL VERTICE DELLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DELL’AUTOMOBILE E NON SI PUÒ DIRE CHE NON ABBIA UN DEBOLE PER I MACCHINONI: NEL SUO GARAGE AFFOLLATO SONO PARCHEGGIATE FERRARI F40, F50 ED ENZO, VETTURE RARISSIME COME LA PORSCHE CARRERA GT (OLTRE 1,5 MILIONI), BUGATTI VERYON E CHIRON, FORD GT 40, PAGANI ZONDA… PER UN VALORE TOTALE DI 150 MILIONI - FOTO

Daniele Sparisci per www.corriere.it

 

Pluricampione di rally

mohammed ben sulayem

Da dicembre Mohammed Ben Sulayem è il nuovo presidente della Fia, è il primo non europeo a guidare l’organizzazione più importante del motorsport mondiale. Succede a Jean Todt: 60 anni, nato in una ricchissima famiglia di Dubai (dalla gestione del porto all’immobiliare, interessi ovunque), da sempre molto vicino all’Emiro di Dubai, Rashid Al Maktum, è stato un pilota di rally di grande successo.

 

MOHAMMED BEN SULAYEM 2

Per quattordici volte campione del Medio Oriente, ha partecipato a tappe del Wrc. Dopo il ritiro dalle corse ha iniziato la carriera «politica» nell’automobilismo fino a scalare tutti i gradini della piramide.

 

MOHAMMED BEN SULAYEM 1

Si trasferirà a Parigi negli uffici di Place de la Concorde, ha già detto che per spostarsi userà il suo jet privato, sarà però difficile trasportare l’incredibile collezione di supercar che custodisce negli Emirati Arabi.

 

Un patrimonio di fuoriserie che alcuni valutano in 150 milioni di dollari: hypercar Ferrari di ogni età e prezzo a cominciare dalla F40, passando per F50 ed Enzo, vetture rarissime come la Porsche Carrera GT (oltre 1,5 milioni), Bugatti Veryon e Chiron, Ford Gt 40, Pagani Zonda.

 

Auto d’epoca come la Mercedes 300 SL «ali di gabbiano», e ancora la mitica Porsche 959 (cult anni ‘80, rivale della F40), Rolls-Royce e McLaren P1. Solo per citare le più importanti.

 

mohammed ben sulayem con la ferrari

La Ferrari F50 e la sfida contro i «ragazzini»

In rete si trovano ancora spezzoni di una vecchia intervista rilasciata da Ben Sulayem a un giovane Jeremy Clarkson, star di Top Gear e poi di The Grand Tour. Il presentatore britannico gli chiede di scegliere una macchina fra le quattro rarissime in mostra in cortile: Ferrari F40 ed F50, Porsche 959 e Jaguar Xj220.

 

Ben Sulayem le mette a disposizione tutte, racconta di usarle sempre. «Mi ricordo quando dei ragazzini con le loro Nissan Skyline venne qui fuori per sfidarmi. Io non rispondevo, poi un giorno ho tirato fuori una di queste e gli ho fatto capire che non avevano alcuna possibilità di competere. Il rombo del V12 Ferrari li ha lasciati di sasso».

 

Proseguendo nella conversazione diceva di preferire la F50 «perché ideale per il clima di Dubai»: erede della F40, costruita fra il 1995 e il 1997 per celebrare i 50 anni della nascita del Cavallino, monta un dodici cilindri da 520 cavalli derivato dalla F1 di Nigel Mansell del 1989, la prima F1 con cambio elettroattuato.

 

Telaio realizzato interamente in carbonio , è stata prodotta in 350 esemplari. Copriva lo 0-100 in 3,87 secondi per raggiungere la velocità massima di 325 orari.

 

La Ferrari Enzo: omaggio al Drake

Altro pallino del neopresidente della Fia è la Ferrari Enzo, che usa spesso. Le quotazioni sul mercato dell’usato viaggiano fra i 2.5 milioni e i 3,5 a seconda delle condizioni e del «pedigree».

 

mohammed ben sulayem in ferrari

È considerata una delle Rosse più importanti della storia e segue il filone inaugurato da F40 ed F50. Trecentonovantanove gli esemplari realizzati fra il 2002 e il 2004, per comprarla bisognava essere clienti fedeli della Ferrari.

 

Prestazioni mostruose: V12 aspirato di 660 cavalli, telaio e scocca in fibra di carbonio, la linea inconfondibile uscita dalla matita di Pininfarina. Meno di dieci secondi per accelerare da 0 a 200 km/h, 350 km/ di punta massima.

 

Porsche Carrera GT: belva estrema

Supercar da ultra-intenditori, potentissima e difficile da guidare (Paul Walker, l’attore di Fast & Furious è morto in uno schianto nel novembre del 2013), è un’auto da corsa omologata per la strada. Prodotta in 1.270 pezzi dal 2003, montava un V10 di 5,7 litri da 612 cavalli collocato in posizione centrale, un motore pensato per essere utilizzato nella categoria regina di Le Mans.

 

mohammed ben sulayem e la porsche

Ma non debuttò mai in pista a causa di una revisione delle politiche industriali a Stoccarda: si puntò tutto sul Suv Cayenne. Telaio e carrozzeria in fibra di carbonio, pesava appena 1.335 kg ed era lunga appena 4.6 metri (poco più di una Ford Focus).

 

Ci vuole manico per portarla al limite, lo suggeriscono non solo le prestazioni: 0-100 in 3’’3, 330 orari di velocità massima. Negli sviluppi fu coinvolto anche l’ex campione di rally Walter Rohrl che nei collaudi al Nurburgring manifestò più di qualche preoccupazione per il carattere della belva.

 

Resta però una delle più belle e rare Porsche mai realizzate (e anche costose, 1,5 milioni di euro è la valutazione sul mercato delle aste).

 

Mercedes Clk Gtr, l’introvabile

Impossibile da vedere in strada, le 26costruite (20 coupé e sei roadster) sono considerate dei «Modigliani» dell’automobilismo, ne possiede una anche il sultano del Brunei. La scorsa estate un esemplare è passato di mano per 8 milioni di dollari circa.

 

mohammed ben sulayem e la mercedes clk gtr

Era la versione stradale della macchina utilizzata per correre il campionato Fia Gt negli anni 90. Quindi carrozzeria in fibra di carbonio, e un mostruoso V12 aspirato di 6.9 litri capace di sviluppare 631 cavalli (esisteva anche la variante da 7.3 litri) montato dietro ai sedili: da fermo a 200 km/h scattava in 9’’8, dentro aveva gli optional ridotti all’osso (aria condizionata e impianto stereo), non c’erano pannelli fonoassorbenti per attutire il rumore, mentre da fuori era impossibile non notarla per le enormi appendici aerodinamiche che servivano a schiacciarla a terra.

 

Porsche 911 GT1: da Le Mans alla strada

Anche in questo caso parliamo di una rarità estrema. La Porsche 911 GT1 nasce per correre la 24 Ore di Le Mans, il regolamento di metà anni novanta prevede che almeno 25 esemplari venissero omologati per l’uso stradale.

 

mohammed ben sulayem e la porsche 911 gt1

Era un «ibrido» fra la 911 stradale e il prototipo da competizione, con il sei cilindri boxer biturbo a benzina portato fino all’incredibile potenza di 600 cavalli (544 sulla versione stradale per una velocità massima di 310 orari).

 

Per migliorare la maneggevolezza e il comportamento il motore era stato montato in posizione centrale, grazie all’uso di materiali leggeri per la scocca (kevlar e altre fibre leggere) il peso era di appena 1150 kg.

 

McLaren P1: ibrida da 2 milioni

L’anti-Ferrari inglese, un gioiello di altissima tecnologica però viene considerata un po’ troppo «fredda» dagli appassionati. Il motore ibrido mischiava esperienze della F1: al V8 biturbo da 738 cavalli è stato abbinato un Kers da 179 cavalli per una potenza complessiva combinata di oltre 900 Cv.

 

mohammed ben sulayem e la mclaren p1

Senza limitatore di velocità la P1 è in grado di raggiungere i 400 orari, scattando da 0 a 200 in 6’’8. Prestazioni esagerate per un prezzo altrettanto monstre di 1,8 milioni. Tuttavia sul mercato dell’usato si segnalano richieste per 890 mila euro. Del resto, per quanto affascinante, la nuova generazione di McLaren stradali non ha mai retto il confronto con le Ferrari.

 

Jaguar XJ220

Erano i primi anni novanta, di esagerazioni e di caccia ai record. Anche la Jaguar si unì alla corsa con la XJ220, per breve tempo l’auto più veloce del mondo con i suoi 350 orari. L’idea era battere F40 e Porsche 959, non nacque dai dirigenti del marchio britannico ma dagli operai e dai tecnici nelle riunioni del dopolavoro.

 

mohammed ben sulayem e la jaguar xj220

Il mostruoso motore V12 fu commissionato alla Tom Walkinshaw Racing, la Twr. A curarlo era una divisione specializzata in prototipi per le gare Gt e di durata. Sulla versione stradale il dodici cilindri lasciò il posto a un V6 biturbo comunque in grado di sprigionare 550 cavalli, e di superare il propulsore originario: al posto della trazione integrale c’era quella posteriore, cosa che la rendeva molto difficile da domare.

 

Chi aveva già dato la caparra chiese i soldi indietro a causa della decisione di cambiare in corsa del progetto, non piacevano né il suono del V6 né il ritardo nella risposta dell’acceleratore dovuto alla maxi-sovralimentazione.

 

Per la Jaguar la XJ220 si rivelò un bagno di sangue economico, ne vennero prodotte 281 sulle 350 inizialmente previste. Per averne una adesso servono circa 350 mila euro e qualcuno disposto a venderla.

 

Porsche 959

porsche 959

Altra gemma preziosissima da Stoccarda. La Porsche 959 sfruttava la base della 911 ma era una vettura laboratorio (tiratura di 292 esemplari) pensata per ottenere l’omologazione nel Gruppo B di rally.

 

Aveva infatti un complesso sistema di trazione integrale, un motore boxer biturbo di 2.8 litri da 450 cavalli, sospensioni a controllo elettronico, sulla carrozzeria era stato fatto ampio uso di materiali leggeri. Prestazioni monstre: 314 orari la velocità massima, da 0-100 km/h in 3’’14. Oggi vale almeno un milione e mezzo.

 

la f1 distrutta

La F1 distrutta in un’esibizione

Di Ben Sulayem si contano trionfi a raffica nei rally, ma anche un clamoroso incidente durante un’esibizione a Dubai. Era alla guida di una Renault F1 del 2009, in pieno rettilineo gareggiando contro una Ford Gt40, si girò poco dopo la partenza finendo contro il muro. Danni per centinaia di migliaia di euro, ma questo per uno come lui era l’ultimo dei problemi.

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)