paolo borsellino via d'amelio

LO SCRITTORE ALDO SARULLO FA L’IDENTIKIT DEL MANDANTE DELLA STRAGE DI VIA D’AMELIO: “MENTE RAFFINATISSIMA, PROBABILMENTE NON SVELÒ AD ALCUNO IL SUO PIANO, MA CONVINSE I SUOI AMICI ED ESTIMATORI A PROMUOVERE QUELL’AZIONE PENALE CHE AVREMMO CONOSCIUTO COME “TRATTATIVA STATO-MAFIA”. L’AFFONDO DI MATTIA FELTRI: “BORSELLINO È MORTO CON IL TRADIMENTO DI ALTRI PEZZI DELLO STATO, CHE STANNO ATTORNO A PROCURE E TRIBUNALI…”

Aldo Sarullo per "www.livesicilia.it"

 

PAOLO BORSELLINO

C’era una volta il mandante della strage di via D’Amelio. Era uno che, insieme con altri – portatori di altri interessi – aveva deciso anche l’attentato sull’autostrada nei pressi di Capaci. Dopo le stragi aveva vissuto qualche anno di serenità; infatti lo sguardo degli inquirenti non si era mai rivolto nella sua direzione perché era un insospettabile.

 

Poi le cose iniziarono a mutare e l’orizzonte delle indagini fu sempre più denso di quella nuvolaglia di parole ricorrenti che moltiplicavano l’interesse a cercare i mandanti seguendo un tema dominante: perché è stato ucciso Borsellino? Fu così che il mandante decise che occorreva una risposta, tale che fosse per lui e per sempre rassicurante. Certo, occorreva una risposta autorevole e, soprattutto, che non fosse diretta, ma la conseguenza di un altro interesse giudiziario, una sorta di via traversa, quella che taluno chiamerebbe depistaggio.

 

strage borsellino via d'amelio

Come dire: parlo di un fatto per definirne un altro. Il mandante, mente raffinatissima, probabilmente non svelò ad alcuno il suo piano, ma convinse i suoi amici ed estimatori a promuovere quell’azione penale che avremmo conosciuto come “trattativa Stato-mafia”. E dalle parti della Sicilia ciò si traduce nell’attivazione del 416bis e cose simili. La prima accusa nei confronti degli indagati per la “trattativa”, infatti fu, con empito donchisciottesco, di mafia; accusa suggestiva e rastrello del consenso di quei molti che, sostenendo qualunque accusa di mafia, anche palesemente infondata, si sentono titolari del bene e del meglio. Insigniti.

borsellino scorta

 

Poi arrivarono cavalieri più esperti. Avevano intuito che quell’accusa di mafia sarebbe crollata prima che la vicenda entrasse in aula e l’addebito divenne altra cosa: non mafia, ma “Violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti”. Insomma, un reato sconosciuto ai più e certamente fumoso, ottimo per frastornare la pubblica opinione. Nel frattempo, come in ogni “C’era una volta” che meriti attenzione, il Vecchio Saggio, eremita su una montagna vicina, conosciuto sia come scienziato del diritto di fama e stima nazionali ed oltre che come maestro di molti dei magistrati che si erano avventurati nell’accusa, aveva bocciato con lunghe e sapienti argomentazioni tutto l’impianto accusatorio.

 

PAOLO BORSELLINO - STRAGE DI VIA DAMELIO

Ma al mandante e ai – da lui suggestionati – suoi ignari estimatori, la cosa non importò. “Tiremm innanz” si dissero patriotticamente e così fu. Nacque il processo e l’interpretazione principale dell’Accusa fu affidata ad un pm dall’antropologia rassicurante, seducente, certamente mai sospettabile d’essere complice di operazioni avventuristiche. Insomma, un pm veramente innocente, per natura. E la scelta fu fruttuosa. Piacque molto e suscitò nei professionisti dell’informazione cartacea e televisiva un sentimento di protezione e di valorizzazione, unico a memoria di molti. Così si formò la squadra di scultori e scalpellini – forse non tutti realmente convinti – che eresse giorno dopo giorno il monumento all’eroe. E così anche quel processo, nato piccolo piccolo, andò crescendo agli occhi di tanti per importanza e credibilità.

 

falcone borsellino

In verità il mandante ebbe un pugno nello stomaco quando apprese che la Corte d’assise di Caltanissetta, l’unica competente ad esprimersi sulla morte di Paolo Borsellino, affermò che questo eroe (senza scultori né scalpellini) era caduto sul fronte del dossier mafia-appalti, quello che a Palermo sarebbe stato archiviato dopo la strage di via D’Amelio e sui cui Borsellino stava, di propria iniziativa, solitariamente studiando.

 

La Cassazione ha confermato questa sentenza. Ma quel pugno nello stomaco fu ampiamente ristorato quando la sentenza di primo grado della Corte d’assise di Palermo, chiamata a giudicare sulla “trattativa” e non sulla morte di Borsellino, sentì il dovere di esprimersi anche su questa e affermò che la strage del 19 luglio 1992 era avvenuta a protezione della prosecuzione della “trattativa”, altrimenti e sicuramente interrotta dal procuratore palermitano.

AGENDA ROSSA DI PAOLO BORSELLINO

 

In appello, la Corte d’assise di Palermo, lo sappiamo tutti, ha assolto gli imputati; e il mandante della strage di via D’Amelio – insieme con i portatori di interessi analoghi – ha perso il paracqua. Il cielo per lui è plumbeo e, salvo il diverso avviso della Cassazione, ora è tornato a temere che, come in tanti speriamo, rimanga prima o poi fottuto.

 

MATTIA FELTRI METTE IN FILA LA VERITA' GIUDIZIARIA SULLA STRAGE DI VIA D'AMELIO: "PAOLO BORSELLINO NON È MORTO CON IL TRADIMENTO DELLA POLITICA E DEI SERVIZI SEGRETI DEVIATI ...

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/mattia-feltri-mette-fila-verita-39-giudiziaria-strage-via-285176.htm

 

borsellino scortaPAOLO BORSELLINO - LA STRAGE DI VIA D AMELIOSTRAGE DI VIA D'AMELIO - I SOSPETTI CHE HANNO POTUTO TRAFUGARE L'AGENDA ROSSA DI BORSELLINOgiovanni falcone paolo borsellinoFALCONE BORSELLINOL'AGENDA ROSSA DI BORSELLINOFALCONE BORSELLINOPAOLO BORSELLINO

 

Ultimi Dagoreport

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…

antonino salerno un genocidio chiamato olocausto

FLASH – IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO” È RISOLTO! L’AUTORE, TAL ANTONINO SALERNO, NON SAREBBE UN DIRIGENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, MA UN COMPOSITORE E DIRETTORE D’ORCHESTRA CHE COLLABORA CON LA RIVISTA “HISTORIA MAGISTRA” DI TORINO, DIRETTA DAL PROFESSORE FILO-PUTINIANO ANGELO D’ORSI, CHE AVREBBE DOVUTO PRESENTARE VENERDÌ, ALL’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA, IL VOLUME, CHE PERÒ NON È STATO ANCORA PUBBLICATO (NÉ LO SARÀ MAI, SU DECISIONE DALLA CASA EDITRICE “MIMESIS”)

salvini vannacci

DAGOREPORT - MATTEO SALVINI HA DECISO: ROBERTO VANNACCI DEVE ANDARSENE DALLA LEGA. IL PROBLEMA, PER IL SEGRETARIO, È COME FAR SLOGGIARE IL GENERALE. CACCIARLO SAREBBE UN BOOMERANG: È STATO SALVINI STESSO A COCCOLARLO, NOMINANDOLO VICESEGRETARIO CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI. L’OPZIONE MIGLIORE SAREBBE CHE FOSSE L’EX MILITARE A SBATTERE IL PORTONE E ANDARSENE, MA VANNACCI HA PAURA CHE I TEMPI PER IL SUO PARTITO NON SIANO MATURI (DOVE PUÒ ANDARE CON TRE PARLAMENTARI, NON CERTO DI PRIMO PIANO, COME SASSO, ZIELLO E POZZOLO?) – ENTRAMBI SANNO CHE PIÙ ASPETTANO, PEGGIO È, ANCHE IN VISTA ELEZIONI: AVVICINARSI TROPPO AL 2027 POTREBBE ESSERE FATALE A TUTTI E DUE – LA “GIUSTA CAUSA” PER LICENZIARE IL GENERALE CI SAREBBE GIÀ, MANCA LA VOLONTÀ DI FARLO...

peter thiel donald trump

FLASH – TRUMP, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO! IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO È COMPLETAMENTE INCONTROLLABILE: DOPO AVER SFANCULATO, NELL’ORDINE, STEVE BANNON, ELON MUSK, PAM BONDI E TUTTO IL CUCUZZARO “MAGA”, ORA SAREBBE AI FERRI CORTISSIMI ANCHE CON PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, E DI CONSEGUENZA IL BURATTINO DEL MILIARDARIO DI “PALANTIR”, IL VICEPRESIDENTE JD VANCE – TRUMP SI CREDE L’UNTO DEL SIGNORE CON LA DEVOZIONE DEL POPOLO AMERICANO, ED È PRONTO A TUTTO PUR DI VINCERE LE MIDTERM DI NOVEMBRE - IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, NON HA LE PALLE DI RIBELLARSI, TERRORIZZATO DI FINIRE CACCIATO O MESSO ALLA PUBBLICA GOGNA – E CON UN TRUMP IN COMPLETA DISGREGAZIONE MENTALE, SENZA NESSUNO CHE LO FERMI E CON IL SOGNO DI DIVENTARE “IMPERATORE DEL MONDO” (COME HA DETTO ROBERT KAGAN), C’È DA AVERE DAVVERO PAURA...