riccardo gotti long covid

SE PENSATE ANCORA CHE SIA UNA BANALE INFLUENZA ASCOLTATE I PRIGIONIERI DEL LONG COVID - STANCHEZZA CRONICA, DEBOLEZZA DIFFUSA, DOLORI MUSCOLARI, DIFFICOLTÀ RESPIRATORIE, PERDITA PROTRATTA DELL'OLFATTO, ANSIA, ASSENZA DEL SONNO, "NEBBIA DELLA MENTE": SONO I SINTOMI DI CHI HA AVUTO IL CORONAVIRUS E NON RIESCE PIÙ A TORNARE "LA PERSONA DI PRIMA" - LA STORIA DEL CHIRURGO VASCOLARE RICCARDO GOTTI, CHE OGGI SI MUOVE CON UNA STAMPELLA...

Marco Imarisio per il "Corriere della Sera"

riccardo gotti 2

 

La nebbia che circonda il Long Covid si dirada già nell'atrio dell'ospedale. «Ogni parte di me ha dovuto recuperare la propria funzione, dai muscoli al cervello. E purtroppo non è ancora finita».

 

Nel febbraio 2020 il chirurgo vascolare Riccardo Gotti cura un anziano che si scoprirà poi essere positivo. Due giorni dopo, anche a lui vengono febbre alta e difficoltà respiratorie. A marzo il ricovero, la terapia intensiva, 55 giorni attaccato alla macchina per la circolazione extracorporea, un incubo descritto in un bel libro intitolato Danze di sguardi, ma che non è finito con il ritorno a casa e la riabilitazione.

 

il libro di riccardo gotti

Oggi è al lavoro. Si muove reggendosi a una stampella. «Quando si parla di strascichi del Covid credo di rappresentare un caso limite, ma per molti dimissioni dall'ospedale e negatività non sono la fine della sofferenza».

 

Non esiste neppure una definizione precisa per quell'insieme di malesseri, dolori e difficoltà di tornare come prima che costituiscono il lascito del coronavirus, e secondo studi recenti colpiscono almeno il 35% delle persone dopo la loro guarigione ufficiale.

 

Quando si parla di Long Covid, è come muoversi su un terreno sconosciuto. «Nonostante gli esami sulla funzione degli organi vadano quasi sempre bene, c'è un numero significativo di ex pazienti che anche a distanza di molti mesi continua a presentare sintomi invalidanti e debilitanti» dice il professor Fabiano Di Marco, direttore del reparto di pneumologia del Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

 

riccardo gotti 3

I numeri

L'ultima volta che ci avevamo parlato era durante la notte più buia del primo lockdown, quando l'ospedale della città più colpita dalla pandemia sembrava l'ultimo avamposto contro l'avanzata di questo male invisibile.

 

Era quasi asserragliato nel suo ufficio al quarto piano della Torre 4, dove viveva, dormiva e lottava assieme a colleghi e infermieri. Tra il 23 febbraio e il 7 aprile 2020, furono ricoverati 1.328 pazienti. Il 33,7%, 448 persone, morì in ospedale, altri 38 entro un anno dalla dimissione.

 

long covid

A distanza di mesi dalla guarigione, oltre un terzo dei 918 superstiti di quella prima ondata presentava o lamentava conseguenze. Con una vasta gamma di sintomi che vanno dalla debolezza diffusa ai dolori muscolari, difficoltà respiratorie, e poi perdita protratta dell'olfatto, ansia, assenza del sonno, fino allo stato che in termini medici è definito brain fog, nebbia della mente.

 

long covid 7

Sono fenomeni che possono essere riassunti in una frase. «Dottore, non sono più la persona di prima». Era quasi inevitabile tornare qui, dove tutto è cominciato, per parlare di questo enigma chiamato Long Covid.

 

riccardo gotti 1

Oggi il professor Di Marco coordina con altri suoi colleghi il programma di assistenza lanciato dalla Lombardia, una serie di ambulatori all'interno dell'ospedale dedicati a pazienti in teoria guariti, ma che non si sentono tali. Radiografie al torace, spirometria e l'esame che tramite la diffusione di uno 0,3% di monossido di carbonio consente di capire eventuali alterazioni polmonari.

 

long covid 6

È quasi la replica del vecchio protocollo usato per le conseguenze delle epidemie di Sars e Mers. «Spesso troviamo cicatrici polmonari che ci aspetteremmo poco rilevanti dal punto di vista clinico, ma che sono accompagnate da a uno stato di spossatezza che risulta essere il detonatore di questo malessere».

 

long covid 5

A poca distanza dal suo ufficio è ricoverato un pensionato bergamasco che si ammalò durante la scorsa primavera. Ci ha provato in ogni modo, a ricominciare una vita normale. Ma non è riuscito a superare i danni permanenti ai polmoni uniti a un forte disturbo da stress post traumatico.

 

long covid 4

I medici stanno cercando di convincerlo ad accettare un intervento giudicato necessario che lui rifiuta con forza. «La maggior parte dei casi di Long Covid - spiega Di Marco - si risolvono con una nuova riabilitazione in strutture che quasi sempre riescono a cancellare gli effetti a lungo termine. A rendere più complicato un nuovo processo di cure è la paura di non riuscire mai a guarire in maniera adeguata».

 

long covid 3

Il punto nevralgico di questo nuovo percorso di cure è un ambulatorio situato in un'altra ala del Papa Giovanni XXIII. Per raggiungerlo occorre fare un piccolo viaggio in un passato doloroso e recente attraversando il blocco centrale dell'ospedale, la cosiddetta «piastra», adibita a magazzino pieno di pallet e pannelli dismessi.

 

long covid 2

Nel momento peggiore della pandemia fu trasformata in un ulteriore reparto di terapia intensiva, grazie alla generosità delle imprese locali, che lavorarono giorno e notte per fornire i caschi respiratori necessari a salvare vite umane. Era appena venti mesi fa. «A volte ho la sensazione che ci si sia dimenticati in fretta di quel che è stato» sussurra Di Marco.

 

Il male invisibile

Alla fine di una giornata di visite nell'ambulatorio Long Covid la direttrice del reparto di neurologia Maria Sessa e le sue collaboratrici hanno visto e sentito di tutto. Un operaio di mezza età che non trova più l'olfatto e ha rischiato l'avvelenamento mangiando una confezione di minestrone avariato e scaduto da mesi.

 

long covid 1

Una casalinga che piange perché non riesce più a preparare pranzo e cena alla famiglia. Una manager che confessa di non riuscire a esprimere concetti articolati per un problema di concentrazione.

 

Ma ogni tanto ci sono le buone notizie. «Nella prima ondata molti pazienti svilupparono complicanze neurologiche acute. In quelle successive meno, ma i medici di base continuano a segnalare nuovi casi di disturbi cronici».

 

LONG COVID

Studi recenti mostrano una tendenza al miglioramento di questi sintomi immateriali, per i quali non ci sono test diagnostici che tengano. «A oggi non abbiamo gli strumenti per definire un disturbo neurologico da Long Covid. Anche perché non sembra esservi alcuna correlazione con la gravità del contagio iniziale».

 

stanchezza cronica 2

In Italia non esistono linee-guida sulla gestione del dopo. La dottoressa Sessa si affida al protocollo in vigore nel Regno Unito, che suggerisce una riabilitazione fisico-cognitiva. «L'unica certezza è l'estremo disagio, talvolta la disperazione, di chi subisce questi effetti così subdoli. Sottostimiamo il ruolo degli odori nella nostra vita, e quanto sia destabilizzante rendersi conto di aver perso alcune facoltà mentali. Ma da questi effetti collaterali se ne esce. La prima cosa da fare è non perdere la speranza».

 

stanchezza cronica 1

In fondo al corridoio dell'ambulatorio post Covid c'è la stanza degli infermieri, tra i quali sta montando l'insofferenza. Reparti che da mesi erano «puliti», secondo il gergo ospedaliero, si stanno riempiendo di nuovo con pazienti contagiati. Dalla porta socchiusa si intravede una scritta sulla lavagna. «Altro che banale influenza, vaccinatevi c...».

 

perdita di memoriaeffetti long covidsintomi da long covidLONG COVIDlong covid 2long covidcon il long covid i sintomi non passanoeffetti da long covid long covidmalati covid 3

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani pier silvio berlusconi marina

DAGOREPORT – A VOLTE NON DIRE NULLA È LA MIGLIORE RISPOSTA. GIORGIA MELONI NON S’È FILATO DI PEZZA SALVINI, RELEGATO SULLO SFONDO DELLA CONFERENZA STAMPA, LIMITANDOSI A MOLLARE UN PAIO DI SILURI XMAS NEL FONDOSCHIENA DEL VICE SEGRETARIO DEL CARROCCIO, ROBERTINO VANNACCI – MA NEL SUO ATTUALE CORSO ACCELERATO DI DEMOCRISTIANERIA APPLICATO ALLA REALPOLITIK, LA DUCETTA HA FATTO UN MONUMENTO DI SALIVA A QUEL ‘’MIRACOLO’’ BIPEDE DI ANTONIO TAJANI – UN MESSAGGIO DIRETTO ALLA FAMIGLIA BERLUSCONI CHE, UN GIORNO SÌ E L’ALTRO PURE, ANNUNCIA IL “LARGO AI GIOVANI”: CARA MARINA, DOLCE PIER SILVIO SU, FATE I CARINI, NON MI FATE FUORI L’UNICO SEGRETARIO DI PARTITO ORGOGLIOSO DI ENTRARE A PALAZZO CHIGI CON IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO… MA DOVE LO TROVO UN ALTRO MAGGIORDOMO COSÌ? GIÀ HO TRA I PIEDI QUEL ROMPICOJONI NON-STOP DI SALVINI…”

funerali crans montana

DAGOREPORT - ANCHE NOI, COME TUTTI, CI STRINGIAMO AL DOLORE PER I RAGAZZI ITALIANI MORTI A CRANS-MONTANA. LO STATO SI È IMMEDESIMATO NEL RUOLO DI MADRE E DI PADRE, CON SINCERA VICINANZA, MA O SI IMMEDESIMA PER TUTTI E SEMPRE (OGNI TRE GIORNI CI SONO DUE MORTI SUL LAVORO) O È MEGLIO CHE RESTI IL GARANTE DELLE REGOLE. NON ERANO SOLDATI DI VENT’ANNI CADUTI NELLA DIFESA DELLA PATRIA PER I QUALI È OBBLIGO MORALE CHINARSI SULLA BARA E I FUNERALI DI STATO…SONO STATI DEI RAGAZZINI DANNATAMENTE SFORTUNATI, COSÌ COME QUELLI SVIZZERI E FRANCESI, LE CUI SALME SONO RIMASTE O RIENTRATE IN SILENZIO - IN QUESTA TRAGEDIA LA COMPASSIONE PER IMMEDESIMAZIONE È RISULTATA PLASTICA NELLE NOSTRE DUE POLITICHE PIÙ NOTE: MELONI, CHE SI È PRESENTATA SULLA SCENA POLITICA AL GRIDO DI “SONO UNA MADRE” SI È COMPORTATA DA MADRE, MA È PRIMO MINISTRO. ELLY SCHLEIN, NON MADRE E DI PASSAPORTO SVIZZERO, SI È COMPORTATA DA SVIZZERA, IN SILENZIO SULLE REGOLE DI QUESTO SUO ALTRO PAESE. TROPPO MAMMA E TROPPI PASSAPORTI PER TROPPO DOLORE?

khamenei damad iran proteste

DAGOREPORT – È FINALMENTE SCOCCATA L’ORA DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE IN IRAN? GLI OTTIMISTI LO SPERANO, IL REGIME TEOCRATICO LO TEME: AL DODICESIMO GIORNO DI PROTESTA, LE VIOLENZE SI MOLTIPLICANO E IL POTERE DI KHAMENEI È SEMPRE PIÙ FRAGILE – LA PRESA DELLA DITTATURA REPRESSIVA SI STA INDEBOLENDO AL PUNTO CHE SI INIZIA A PARLARE DI TRANSIZIONE, E CRESCONO LE QUOTAZIONI DELL’AYATOLLAH MOSTAFA MOHAGHEGH DAMAD, CHE IN UN DISCORSO RECENTE HA ATTACCATO NIENTEPOPODIMENO CHE LA GUIDA SUPREMA – IL FALLIMENTO DEL REGIME È TOTALE: DALL’ECONOMIA ALLA POLITICA ESTERA. ESSERSI LEGATO MANI E PIEDI A RUSSIA E CINA HA ELIMINATO POSSIBILI ACCORDI ECONOMICI CON L’OCCIDENTE, E I TERRORISTI FORAGGIATI PER ANNI (HAMAS, HEZBOLLAH, HOUTHI) SONO STATI SPAZZATI VIA FACILMENTE DA ISRAELE…

matteo salvini giorgia meloni donald trump

IN QUESTI TEMPI SPIETATI, C’È SEMPRE UNA CERTEZZA: MELONI DA UNA PARTE, SALVINI DALL’ALTRA. L'UNO CONTRO L'ALTRO ARMATI, PRONTI A GIRARE NELLE SALE DI PALAZZO CHIGI, "LA SORA CECIONI CONTRO MACISTE" - PER AVERE UN’IDEA DI QUANTO STIANO GIRANDO I MELONI AL SEGRETARIO DELLA LEGA, BASTA DARE UNA SBIRCIATINA AL VIDEO POSTATO DURANTE LE SUE VACANZE A NEW YORK. MANCO MEZZA PAROLA SULLO SCONCIO BLITZ DI TRUMP A CARACAS. ALTRIMENTI, SAREBBE STATA UNA PAROLACCIA: DURANTE IL SOGGIORNO NEWYORKESE, IL POVERINO LE AVREBBE PROVATE TUTTE PUR DI AVERE INCONTRI CON QUALCHE TIRAPIEDI DELL’ENTOURAGE DELLA CASA BIANCA, INUTILMENTE - AL DI LÀ DELLA GEOPOLITICA, IL PIÙ BOMBASTICO CAMPO DI BATTAGLIA SARÀ LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE. E QUI LO SFRENATISSIMO SALVINI POTREBBE FINIRE DI NUOVO SOTTO L'INFLUSSO DEL "PIANETA PAPEETE" SFANCULANDO L'ARMATA BRANCA-MELONI (PER INFORMAZIONI, CHIEDERE A GIUSEPPE CONTE)

trump putin macron starmer

DAGOREPORT – I BOMBARDAMENTI FRANCO-BRITANNICI IN SIRIA, PIÙ CHE A COLPIRE L’ISIS, SERVIVANO A MANDARE UN MESSAGGIO A TRUMP E PUTIN: GUARDATECI, CI SIAMO ANCHE NOI. LONDRA E PARIGI, UNICHE POTENZE NUCLEARI EUROPEE E MEMBRI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU, MA SONO STATI BEN ATTENTI A NON CONDANNARE IL BLITZ AMERICANO IN VENEZUELA. IL MOTIVO? ABBIAMO TROPPO BISOGNO DI TRUMP SULL’UCRAINA PER SFANCULARLO. IL TOYBOY DELL'ELISEO CI HA RIPENSATO SOLO QUANDO QUELLO L'HA PRESO PER IL CULO IMITANDOLO MENTRE LO PREGA DI NON FARGLI TROPPO MALE CON I DAZI – LA SIRIA A UN PASSO DALLA NORMALIZZAZIONE CON ISRAELE: MA AL JOLANI PREPARA LA RESA DEI CONTI CON I CURDI…

marco rubio donald trump jd vance

DAGOREPORT – DONALD TRUMP STA “IMPEACHATO” PER LE MIDTERM: RISCHIA UNA BATOSTA CLAMOROSA ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO E PER FOMENTARE LA BASE PROVA A INCITARE I DEPUTATI USANDO LO SPAURACCHIO DELL’IMPEACHMENT. DELLA SERIE: SE MI METTONO SOTTO ACCUSA, FINITE SENZA POLTRONA ANCHE VOI – L’ISOLAMENTO DI VANCE È UN CONTENTINO ALLA BASE DEL “VECCHIO” PARTITO REPUBBLICANO, CHE PUNTA TUTTO SU QUEL VOLPONE DI MARCO RUBIO. MA ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO HA UNA GROSSA MACCHIA SUL CURRICULUM: DA FIGLIO DI ESULI CUBANI, PER FARE CARRIERA SI ERA INVENTATO CHE IL PADRE ERA FUGGITO DALL’ISOLA PERCHÉ ANTI-CASTRISTA (ERA UNA BALLA) – LA LOTTA PER LA CANDIDATURA NEL 2028 E I PRECEDENTI: SOLO DUE VOLTE NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI IL PARTITO DEL PRESIDENTE HA GUADAGNATO SEGGI ALLE MIDTERM…