SE IL VOSTRO CANE E' CATTIVO, NON E' COLPA SUA - SECONDO UNA RICERCA AMERICANA, LA RAZZA DI UN CANE NON NE DETERMINA IL CARATTERE, MA INFLUISCE SOLO PER IL 9% SUL COMPORTAMENTO - UNA FALSA CONVINZIONE SPINGE MOLTI A NON ADOTTARE DAI CANILI E ACQUISTARE CUCCIOLI DAGLI ALLEVAMENTI PER TROVARE IL CANE PIÙ ADATTO ALLE PROPRIE ESIGENZE - E PERSINO A LIVELLO LEGISLATIVO SI INDICANO ALCUNE RAZZE COME PERICOLOSE, LE COMPAGNIE ASSICURATIVE IMPONGONO PREMI PIÙ ALTI…

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LA RAZZA DEI CANI NON NE DETERMINA IL COMPORTAMENTO LA RAZZA DEI CANI NON NE DETERMINA IL COMPORTAMENTO

Estratto dell’articolo di Alessia Colaianni per www.corriere.it

 

Il Golden Retriever è amichevole, intelligente e devoto; il Bullmastiff è affezionato, leale e coraggioso. Sfogliando le schede sulle razze canine dell’American Kennel Club, il registro americano di pedigree dei cani di razza, troverete tre aggettivi che ne definiscono le caratteristiche salienti. Ma sarà davvero la razza a indicarci il comportamento di un cane? C’è chi non adotta dai canili e acquista cuccioli dagli allevamenti nella speranza di trovare, sulla base della razza, il cane più adatto alle proprie esigenze.

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Persino a livello legislativo, in alcune normative locali (anche se non più a livello nazionale), si indicano alcune razze come pericolose, fino al divieto assoluto di allevamento o detenzione in alcuni Stati, mentre le compagnie assicurative impongono premi più alti ai possessori di razze considerate aggressive. Una ricerca che sta per essere pubblicata su Science sembra cambiare le carte in tavola: l’analisi genomica di numerosi cani suggerisce che razza e comportamento non siano così legati.

 

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Sappiamo bene che la storia evolutiva del cane ha origini lontane, ed è da millenni che Homo sapiens seleziona i cani, intenzionalmente o meno. Alcuni ritrovamenti archeologici attestano la presenza di cani moderni già circa 30.000 anni fa, ma è probabilmente da 2000 anni che l’uomo ha iniziato a scegliere degli esemplari per compiti specifici quali la caccia e la guardia, per cui era necessario potenziare certi comportamenti, probabilmente derivanti dalla sequenza predatoria del lupo, e limitarne altri. È solo nell’Ottocento, in epoca vittoriana, che inizia la ricerca di un ideale estetico ripetibile e della purezza di discendenza: nascono le razze moderne e l’idea che siano caratterizzate non solo da un aspetto fisico ben preciso, ma anche da particolari comportamenti.

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È realmente così? Kathleen Morrill, dottoranda di ricerca della University of Massachusetts Chan Medical School e del Broad Institute of MIT and Harvard, e le sue colleghe, coordinate da Elinor Karlsson, hanno voluto verificare queste ipotesi lavorando su un campione molto ampio. Hanno studiato i genomi di 2155 cani, combinandoli con i dati contenuti in ben 18.385 questionari sui tratti fisici e comportamentali compilati da proprietari di cani di razza e meticci, raccolti sulla piattaforma di citizen science Darwin’s Ark . Tra i tratti comportamentali presi in considerazione ci sono la socialità verso l’uomo, il livello di attività e controllo degli impulsi (arousal) e la prontezza nel rispondere alle indicazioni (biddability).

 

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Durante la conferenza stampa dedicata allo studio, Elinor Karlsson ha spiegato che inizialmente si occupava di genetica umana collegata allo sviluppo di malattie mentali, quali il disturbo ossessivo compulsivo. I cani sono spesso usati come modelli sperimentali per la ricerca su queste patologie: vivono nel nostro stesso ambiente e i loro disturbi comportamentali possono condividere le stesse cause e simili trattamenti farmacologici.

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Karlsson non ha mai avuto cani ma, non appena raccontava alle persone che li stava studiando, queste iniziavano a inondarla di foto e informazioni dei loro amici a quattro zampe. La ricercatrice e il suo team hanno capito che questo entusiasmo poteva servire a raccogliere un gran numero di dati. Così si è arrivati alla piattaforma Darwin’s Ark e alla pubblicazione su Science.

 

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Combinando i dati, solo 11 loci genetici sono risultati fortemente associati al comportamento, ma nessuno di questi poteva essere associato strettamente a una razza. Un’eccezione sembra essere rappresentata dall’obbedienza (biddability), che potrebbe essere predetta dalla razza e che varia comunque significativamente tra individui. Secondo i risultati ottenuti, la razza influisce solo per il 9% sul carattere di un cane, e in ogni caso non è stato possibile collegare un dato comportamento esclusivamente a una sola razza.

 

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La questione, in realtà, è molto più complicata di quello che potremmo pensare. Le caratteristiche comportamentali non solo dipendono dall’azione di più geni, ma sono anche influenzate dall’ambiente. Rimanendo però su un piano strettamente genetico, quello che emerge è che il comportamento dei nostri cani si è modellato nel corso di migliaia di anni di evoluzione e selezione, ben prima che venissero forgiate le razze «vittoriane». Se ci siamo illusi di avere dato origine a incroci perfetti per avere sotto controllo il carattere e il temperamento di un cane in così poco tempo, ci siamo sbagliati. Quello che siamo riusciti da

 

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