ilva taranto spioni equalize enrico pazzali carmine gallo

SPIONI D’ACCIAIO – TRA I CLIENTI DELL’EQUALIZE C'ERANO DIVERSI MANAGER DELL’EX ILVA COMMISSARIATA, CHE VOLEVANO NOTIZIE RISERVATE, PREZIOSE PER I PROCESSI IN CORSO RELATIVI ALLO STABILIMENTO DI TARANTO – LE INTERCETTAZIONI TRA ENRICO PAZZALI E L’EX SUPERPOLIZIOTTO CARMINE GALLO: “ILVA VUOLE UNA PIATTAFORMA PER 500 INTERROGAZIONI, GLIELA POSSIAMO FARE PER 80- 89K... E POI VUOLE UN PREVENTIVO SUGLI APPROFONDIMENTI, QUELLI SULL’ASPETTO REPUTAZIONALE...”

Estratto dell’articolo di Chiara Spagnolo per “la Repubblica - edizione Bari”

 

stabilimenti ex ilva a taranto

«Ilva vuole una piattaforma per 500 interrogazioni, gliela possiamo fare per 80- 89K... E poi vuole un preventivo sugli approfondimenti, quelli sull’aspetto reputazionale. Questo pensavo di farglielo a 2K...». Era il 17 dicembre 2022. E a prendere accordi sull’affare tarantino erano Enrico Pazzali e Carmine Gallo, i presunti burattinai di uno dei poderosi sistemi di spionaggio nazionale messi in atto negli ultimi anni.

 

Sistema inventato dal gruppo milanese di via Pattari, che in Puglia aveva vittime e carnefici, spioni e spiati. In quest’ultima categoria c’era fra gli altri Gianluca Jacobini, ex condirettore della Banca Popolare di Bari, pedinato persino durante una trasferta milanese, così come la moglie Amalia Alicino. E poi imprenditori e professionisti, sorvegliati per conto di società concorrenti.

 

ENRICO PAZZALI

I loro dati sensibili (giudiziari ma anche fiscali) finivano nella piattaforma Beyond della società Equalize di Pazzali e Gallo, nei cui report compariva il simbolo di un semaforo verde, giallo o rosso, in base alle criticità riscontrate. Il rosso poteva significare che i soggetti avevano indagini in corso. E in qualche caso – come un paio sui quali avrebbe chiesto approfondimenti proprio Ilva – la notizia era ancora più preziosa perché si trattava di indagini ancora segrete.

 

[…]

 

carmine gallo samuele calamucci

I legami tra manager che hanno avuto un ruolo nell’acciaieria e esponenti del “gruppo di via Patteri” sono stati molteplici. Nell’Ilva nessuno è indagato, è bene precisarlo, ma i carabinieri hanno ricostruito una fitta rete di relazioni per dimostrare come funzionasse il sistema di spionaggio.

 

Uno dei contatti fra la società e gli hacker sarebbe stato l’avvocato (originario di Oria) Pasquale Annichiarico, annotano gli investigatori, che nel processo “Ambiente svenduto” si è battuto per l’incompetenza territoriale dei giudici tarantini e in questa indagine viene definito «attivo con Carmine Gallo per le vicende Ilva».

 

In un’intercettazione tra altri due del gruppo si parla invece di Ermenegildo Costabile, avvocato anche lui come la persona da cui «arriva il contatto di Ilva». E poi ci sono i rapporti di amicizia di Pazzali con Claudio Picucci e Vincenzo Falzarano e contatti avuti dai milanesi con Vincenzo Meles ( tutti hanno avuto ruoli in Ilva in amministrazione straordinaria).

 

sede della Equalize a milano

Proprio leggendo le mail di Meles, la Dda ha scoperto alcuni dei report chiesti da Ilva, sulle società Elios, Bussatori e Fava. E poi su Engea, della quale da Milano spiegavano: « C’è una criticità legata a un’indagine ancora in corso, di cui non ci sono notizie pubblicate ma noi abbiamo contezza». […]

spionaggio - banche dati

ex ilva di taranto - acciaierie d italia

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