aleksandr nevskij feliks dzerzinskij

LA STORIA NON RUSSA – MOSCA RISPOLVERA IL “PADRE DEL KGB” E LANCIA UN REFERENDUM PER RIPORTARE LA STATUA DI FELIKS DZERZINSKIJ, RIMOSSA DURANTE IL FALLITO GOLPE COMUNISTA NEL 1991, NELLA PIAZZA DELLA LUBJANKA, DAVANTI ALLA STORICA SEDE DEI SERVIZI SEGRETI RUSSI – MA NON È L’UNICO CONTENDENTE PER IL PIEDISTALLO: SE LA GIOCA CON IL PRINCIPICE ALEKSANDR NEVSKIJ. IL VOTO DIRÀ A QUALE MEMORIA STORICA LA CAPITALE DELLA RUSSIA DI PUTIN VOGLIA RICOLLEGARSI. LO ZAR TACE ANCHE SE…

Paolo Valentino per il “Corriere della Sera”

 

feliks dzerzinskij 3 copia

Il 23 agosto 1991, sulla Piazza della Lubjanka a Mosca, si consumò uno degli atti più simbolici della rivoluzione d' agosto, iniziata con il fallito golpe comunista e poi sfociata in una successione di colpi di scena ed eventi drammatici. Durò pochi giorni il putsch, con l' arresto di Gorbaciov in Crimea, i carri armati sulla Prospettiva Kutuzovsky, lo stato d' assedio, l' appello di Boris Eltsin dalla torretta di un carro armato al popolo di Mosca perché scendesse in piazza a difesa del Parlamento, la folla per strada, le barricate, la morte accidentale di tre giovani dimostranti. E poi la svolta, il ritorno di Gorbaciov eroe solo per una notte, la sua umiliazione davanti al Parlamento russo, il trionfo di Corvo Bianco Eltsin e la fine del Pcus, il partito comunista sovietico, preludio all' agonia che in soli quattro messi avrebbe portato in dicembre alla fine dell' Urss.

vladimir putin

 

Ma quella sera, nello slargo da sempre identificato con la sede del Kgb, avvenne l' impensabile: vedemmo la gigantesca statua di Feliks Dzerzinskij, fondatore della Ceka, la prima polizia segreta dell' Urss e antesignana del Kgb, rimossa dal piedistallo al centro della Piazza, tra gli applausi di una folla di oltre 20 mila persone. Pesava 11 tonnellate, ci vollero ore per tirarla giù, collegandola a dei cavi d' acciaio che furono tirati da un camion. Il simulacro di «Feliks di ferro», com' era conosciuto nella leggenda della Rivoluzione d' Ottobre per l' incorruttibilità ma anche per la spietatezza, venne trasportato in un parco insieme ad altre statue del pantheon comunista.

 

la rimozione della statua di la statua di feliks dzerzinskij a mosca 1

Sono passati 30 anni. Ma Dzerzinskij potrebbe tornare al suo posto, nel cuore della capitale della Russia, al centro della piazza dove tutto è cambiato tranne una cosa: la sede del servizio segreto russo, ora ribattezzato Fsb, è sempre nell' imponente palazzo che domina lo slargo.

Da ieri e fino al 5 marzo infatti, i cittadini di Mosca possono votare online sulla proposta del Comune di dare un nuovo look alla piazza della Lubjanka. Dei molti progetti presentati, tra i quali quello di una fontana come ai tempi dello zar, quando il palazzo era la sede di una grande assicurazione, è quello di una statua ad avere ricevuto il placet della delle autorità municipali.

 

Già, ma la statua di chi? I nomi in ballo sono due.

la rimozione della statua di la statua di feliks dzerzinskij a mosca 5

Quello di Dzerzinskij, appunto, lanciato in dicembre dall' organizzazione «Ufficiali della Russia» fiancheggiata da molti blogger e da diversi scrittori. Ma lo zio Feliks, spietato giacobino proletario di Lenin, deve vedersela con un formidabile concorrente: l' altro nome è infatti niente di meno che Aleksandr Nevskij, principe di Novgorod e di Vladimir, l' eroe che nel XIII secolo difese la Russia dagli invasori svedesi e dai cavalieri teutonici. Nevskij è stato a suo tempo votato come il «più grande russo di ogni tempo» davanti perfino al sommo poeta Aleksandr Puskin.

aleksandr nevskij 8

 

Il dibattito infuria e non è solo una questione di gusti.

In gioco è a quale memoria storica la capitale della Russia di Putin voglia ricollegarsi. La Chiesa ortodossa, uno dei pilastri del regime, non ha dubbi: «La propaganda a favore di Dzerzinskij significa un' amnesia storica», ha detto il numero due del patriarcato, il vescovo Savva Tutunov. Riportare in auge una delle figure più brutali dell' epoca sovietica sarebbe anche uno schiaffo in faccia alle nuove generazioni liberali.

 

vla vs

Il Cremlino però tace, dicendo che è un affare delle autorità moscovite. Anche se è noto che Vladimir Putin sia un ammiratore del principe Nevskij, del quale nel 2020 ricorrevano gli 800 anni della nascita. Costretto a rinviarle per la pandemia, Putin con un decreto ha disposto le celebrazioni per quest' anno. Ma il suo predecessore alla guida del servizio segreto potrebbe rovinargli la festa. Alla domanda se il ritorno della statua di Dzerzinskij fosse una questione patriottica, il portavoce del Cremlino ha risposto che era una «questione provocatoria».

la rimozione della statua di la statua di feliks dzerzinskij a mosca 4vladimir putinregnum picture 1478589593902789 normalla statua di feliks dzerzinskij 3vladimir putinimagesaleksandr nevskij 9la rimozione della statua di la statua di feliks dzerzinskij a mosca 6la rimozione della statua di la statua di feliks dzerzinskij a mosca 3la rimozione della statua di la statua di feliks dzerzinskij a mosca 2feliks dzerzinskij 3feliks dzerzinskij 3

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")