chasiv yar donetsk ucraina guerra missili razzi

LA STRATEGIA DI PUTIN È SEMPRE LA STESSA: DISTRUGGERE TUTTO PER POI MARCIARE SULLE MACERIE – I RUSSI IERI HANNO BOMBARDATO UN EDIFICIO RESIDENZIALE A CHASIV YAR, NEL DONETSK: CI SONO 15 MORTI E MOLTI DISPERSI, TRA CUI UN BAMBINO – GLI ATTACCHI SULLA REGIONE SI SONO MOLTIPLICATI PER SOFFOCARE LE ULTIME SACCHE DI RESISTENZA DEL DONBASS – OGGI ANCORA MISSILI SU OBIETTIVI CIVILI SU KHARKIV…

 

 

 

 

 

la scuola distrutta di kharkiv

1 - MISSILI RUSSI SU KHARKIV, COLPITO CONDOMINIO DI 6 PIANI

(ANSA) - Un missile russo ha colpito nelle prime ore di oggi un edificio residenziale di sei piani nella città di Kharkiv, nell'Ucraina orientale, distruggendolo in parte: lo riportano i media del Paese, che citano il servizio di emergenza statale. Finora una donna anziana è stata estratta dalle macerie, mentre non si hanno ancora notizie di eventuali vittime.

 

2 - MISSILI RUSSI SU EDIFICI A CHASIV YAR: 15 MORTI, 23 SOTTO LE MACERIE

Da www.rainews.it

 

attacco russo a chasiv yar 6

E'arrivato a 15 il numero di morti accertati dopo che un edificio residenziale di 5 piani è stato colpito da lanciarazzi russi Uragan a Chasiv Yar, nella regione orientale

ucraina di Donetsk. Lo ha reso noto l'agenzia di stampa ucraina Unian. I soccorritori sono al lavoro fra le macerie in cerca di molti dispersi, fra cui un bambino di 9 anni: lo ha reso noto il presidente dell'amministrazione militare regionale Pavel Kirilenko.

 

Kyrylenko ha detto che la città di circa 12.000 abitanti è stata colpita da razzi Uragan, lanciati da sistemi trasportati da camion. Chasiv Yar si trova a circa 20 chilometri a sud-est di Kramatorsk, città che dovrebbe essere uno dei principali obiettivi delle forze russe mentre si spostano verso ovest.

attacco russo a chasiv yar 5

 

La Russia sta concentrando i suoi attacchi sulla regione e sull'autostrada E40 che collega Donetsk e Kharkiv, sottolinea l'intelligence militare britannica nel suo bollettino quotidiano sulla situazione in Ucraina. "Il controllo di questa strada - spiegano i militari britannici - potrebbe essere un obiettivo importante per la Russia, che sta cercando di avanzare nell'Oblast di Donetsk".

 

Più in generale, "l'artiglieria russa continua a colpire la regione di Sloviansk nel Donbass, da Izium a Nord e da Lysytchansk a Est; e le forze russe probabilmente hanno fatto ulteriori piccoli progressi territoriali intorno a Popasna".

 

 

attacco russo a chasiv yar 4

Attaccano anche le forze armate ucraine: hanno colpito aree residenziali di Donetsk con massicci bombardamenti con munizioni calibro 155 mm, che è lo standard della Nato, riferisce, citato da Tass, l'ufficio di rappresentanza dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk (Dpr), secondo cui tra le 4.20 e 4.40 ora di Mosca 22 proiettili sono stati sparati contro i distretti Voroshilovsky, Leninsky, Kalininsky, Kievsky, Proletarsky e Budyonnovsky. Inoltre, secondo l'ufficio, le forze armate ucraine hanno lanciato 6 razzi da MLRS nel villaggio di Stepano-Krynka vicino a Shakhtyorsk, a circa 50 km a est di Donetsk.

attacco russo a chasiv yar 1

 

3 - IL MASSACRO DEL CONDOMINIO

Francesca Mannocchi per “La Stampa”

 

Valeriy è appoggiato al muro, le dita ticchettano sui mattoni dietro la sua schiena, gli occhi fissi, umidi, concentrati a guardare dritto di fronte a lui i soccorritori che cercano i corpi tra le macerie.

 

Alle nove di mattina sono già sei i cadaveri estratti dall'edificio a cinque piani di cui non resta che un mucchio di detriti.

 

Erano da poco passate le nove, sabato sera, quando il primo missile russo ha colpito gli edifici residenziali di Chasiv Yar, cittadina 40 chilometri a Sud-est di Kramatorsk, nella provincia di Donetsk. Nei venti minuti successivi altri tre schianti, missili Iskander secondo i funzionari ucraini, hanno distrutto due edifici e gravemente danneggiato quelli adiacenti.

 

volodymyr zelensky a kharkiv 1

Valeriy ieri mattina prima dell'alba ha preso una torcia ed è corso lì, verso la casa dove vivevano sua sorella Iryna e suo nipote Denis di nove anni.

 

Quando è arrivato, però, la casa non c'era più. Era ancora buio, puntava la torcia verso i piloni di cemento venuti giù, verso le barre di ferro che ne costituivano l'armatura, mentre i mezzi di soccorso arrivavano uno dopo l'altro, sulle strade di campagna che congiungono questa radura alla via principale che porta a Kramatorsk, la città che dovrebbe essere uno dei principali obiettivi delle forze russe mentre si spostano verso ovest.

attacco russo a chasiv yar 7

 

È in piedi, Valeriy, gli occhi fissi al vuoto lasciato dai missili, quando arriviamo, ieri mattina.

In strada mezzi della polizia e dell'esercito, e poi le gru e le ambulanze.

 

Sua sorella Iryna aveva chiamato l'anziana madre due giorni fa, voleva sapere se avesse bisogno di cibo, di acqua, di essere evacuata.

 

Si sarebbe data da fare per trovare un'ambulanza, un mezzo di soccorso per farla andare via. Ora la madre a casa chiede notizie lei e del bambino, e Valeriy dice solo: «Andrà tutto bene».

sistemi anti missile himars

 

È di poche parole ma mette in fila le cose, elenca le ultime conversazioni, gli ultimi spostamenti, le ultime parole di sua sorella con la logica di chi cerca di scongiurare la paura della morte ricordando i gesti consuetudinari dei vivi.

 

È di poche parole ma mentre tutti intorno gridano lamenti e rabbia, dice a bassa voce: «Se la gente non avesse parlato, oggi non saremmo qui a piangere donne e bambini». Una frase, secca, che riassume la natura di questa guerra. Di fronte a lui una donna urla che il sindaco è responsabile dei morti, che non avrebbe dovuto permettere ai soldati di trasferire una base lì, che i soldati devono stare nei campi e non tra la gente.

 

Valeriy scuote la testa, le dice: «Guardati intorno, qui ci sono solo campi, ci sono basi militari dappertutto, ci proteggono, dall'altra parte ci sono i russi».

attacco russo a chasiv yar 8

 

Allora la signora grida ancora, e più forte: «Ci sono i russi lì? E allora lasciateli arrivare. Tanto ci diranno che ce lo meritiamo. Separatisti, separatisti, ci lasciano morire mentre ci chiamano separatisti».

 

Dalle macerie i soccorritori estraggono due corpi e li stendono nei sacchi bianchi prima di trasferirli vicino ai mezzi di soccorso. Uno è un civile, uno è un soldato.

Che ci fossero i soldati lì Valeriy lo sapeva, glielo aveva detto sua sorella pochi giorni prima.

 

guerra in ucraina lysychansk

Appena arrivati avevano sistemato i loro mezzi dietro il muro dell'edificio dove viveva. Un'unità arrivata a difendere la zona, gli uomini e i mezzi d'altronde si spostano man mano che si sposta la guerra. I russi puntano a Kramatorsk e le truppe di Kiev si spostano di conseguenza a difesa delle zone sotto attacco. Bakhmut, Siviersk, Sloviansk, e Chasiv Yar.

 

I soldati arrivati lì avevano cucinato nel cortile venerdì e stavano cucinando anche sabato - dicono i sopravvissuti - quando è arrivato il primo razzo senza che nessun allarme li avvertisse del pericolo. Valeriy non accusa nessuno, non fa domande, quando i soccorritori chiedono silenzio per capire se si sentano suoni da sotto le macerie, si avvicina al cordone facendosi spazio tra i giornalisti e le telecamere e fissa i vigili del fuoco che cominciano a scavare a mano, spostando un mattone dopo l'altro.

 

guerra in ucraina lysychansk

«Qualcuno vivo là sotto c'è - dicono le squadre di soccorso -, ma state indietro». Valeriy torna appoggiato al muro. Guarda un altro corpo estratto ma non vivo, e aspetta.

Alle quattro del pomeriggio i cadaveri portati via nei sacchi bianchi sono quindici e mancano all'appello ancora trenta persone. Tra loro il padre di Oleksandra. Il fidanzato la stringe ogni volta che estraggono un cadavere. E a ogni corpo tirato fuori anche Oleksandra grida che è colpa dei soldati che stazionavano in casa loro, che la guerra si combatte lontano dalla gente, che a morire sono sempre i disgraziati. Come si sentono loro, che hanno nei volti la tristezza e il realismo dei reietti. Che non sono andati via perché non possono permettersi nemmeno un destino da sfollati, perché hanno paura dello stigma che sentono macchiare la gente del Donbass, o perché aspettano i russi che, intanto, li bombardano. Come hanno già fatto altrove, alla fine di giugno in un centro commerciale a Kremenchuk - allora le vittime furono 19 - e come avevano fatto nella regione di Odessa uccidendo ventuno persone in un attacco che ha distrutto un condominio e un'area ricreativa.

 

attacco al centro commerciale di kremenchuk il video delle telecamere di sicurezza 1

Nei palazzi che circondano l'edificio dove vivevano la sorella di Valeriy e il padre di Oleksandra, gli uomini caricano elettrodomestici, qualche valigia e buste con le scorte di cibo sulle spalle. Portano via gli anziani mentre dai balconi pericolanti cadono lastre di cemento.

 

Una donna sistema una sedia nel cortile e si siede a guardare i resti di casa sua. Comincia a piovere ma non si sposta, sistema uno scialle sulla testa e parla senza curarsi che ci sia, intorno, qualcuno ad ascoltarla. «Andate via, andate via, andate via ci dicevano. Adesso andiamo via, ci cacciano via le bombe».

 

guerra in ucraina severodonetsk

Quando la battaglia si è intensificata nella provincia di Donetsk, il governatore della regione aveva chiesto ai 350 mila cittadini rimasti in zona di andare via. «Dovete salvarvi la vita», sono state le sue parole. Lo stesso ha fatto la vice primo ministro Iryna Vereshchuk pochi giorni fa quando ha esortato i civili nella regione meridionale di Kherson occupata dai russi a evacuare urgentemente per lasciare libere le forze armate ucraine di organizzare il contrattacco: «È chiaro che ci saranno combattimenti, ci saranno bombardamenti, per questo andate via subito e con ogni mezzo possibile».

 

Servono a questo gli appelli per le evacuazioni a salvare la vita dei civili e consentire all'esercito ucraino di difendere la gente e le città e non trasformarle in cimiteri. Come ieri è diventata Chasiv Yar. Lo scrittore austriaco Martin Pollack in uno dei suoi libri sulla memoria che le guerre hanno lasciato nel Vecchio Continente, descrive lo spazio come «paesaggio contaminato».

BASE RUSSA A MELITOPOL CENTRATA DAGLI UCRAINI

 

Contaminato dai carnefici che hanno seminato atrocità e le hanno poi nascoste per togliere ai morti e ai vivi ogni residuo di dignità e giustizia. Scrive Pollack: «Le autorità conoscono le zone, ma si rifiutano di localizzarle con precisione, perché temono la verità più dei fantasmi sanguinosi del passato.

 

I fantasmi, almeno sperano, si lasciano rabbonire, la verità invece non conosce misericordia». Ieri a Chasiv Yar c'era tutta la verità senza misericordia di questa guerra. Chi era pronto a tradire l'esercito di Kiev inviando le posizioni dei soldati, chi capiva che senza spostare basi e mezzi ovunque queste zone sono impossibili da difendere. C'era anche la verità più cinica, quella dell'aggressore, che non si cura delle vittime civili e usa il loro sangue per capitalizzare i rancori di una terra già spaccata. -

I CECENI FESTEGGIANO LA PRESA DI LYSYCHANSK guerra in ucraina lysychansk 2carro armato distrutto nella strada tra severodonetsk e lysychansk guerra in ucraina lysychansk

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