giancarlo giorgetti mario draghi ilva taranto

TARANTO APPESA AI GIUDICI – IL DESTINO DI DECINE DI MIGLIAIA DI LAVORATORI DELL’EX ILVA È APPESO A UNA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO: SE NON SARANNO ACCOLTE LE RICHIESTE DEI COMMISSARI E DI ARCELORMITTAL SI RISCHIA IL FERMO DI TUTTA L’AREA A CALDO. E DI CONSEGUENZA LO STATO NON ENTRERÀ NEL CAPITALE DELLA SOCIETÀ E IL SALVATAGGIO DEGLI IMPIANTI SALTERÀ...

Paolo Baroni per “La Stampa”

 

ILVA DI TARANTO

I destini dell' ex Ilva, e di decine di migliaia di lavoratori, sono ancora una volta appesi ad una decisione della magistratura. Il pericolo, questa volta, nel caso il Consiglio di Stato non accolga le richieste avanzate ArcelorMittal e dai commissari dell' Ilva in amministrazione straordinaria, è il fermo di tutta l' area a caldo. E a seguire la possibile rinuncia dello Stato ad entrare nel capitale della società al fianco di Mittal.

 

GIANCARLO GIORGETTI E MARIO DRAGHI LEGGONO DAGOSPIA

Un passo questo che aprirebbe però scenari difficili da immaginare e che, probabilmente, per l' ennesima volta, obbligherebbe in governo ad intervenire in extremis con un nuovo decreto salva-Ilva.

 

«Se non fosse data la sospensiva alla sentenza del Tar Lecce che ha ordinato lo spegnimento, in 60 giorni, degli impianti Ilva a Taranto, il progetto di investimento in ArcelorMittal che vede partecipe lo Stato, rischia di saltare» avrebbero prospettato ieri mattina gli avvocati di Invitalia durante l' udienza davanti al massimo organo della giustizia amministrativa.

ilva taranto 10

 

L' ordinanza del Comune Il Consiglio di Stato era chiamato a decidere se sospendere o meno la sentenza dei giudici amministrativi di primo grado che a febbraio avevano confermato l' ordinanza con cui a inizio 2020 il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, dava 60 giorni di tempo al gruppo per eliminare le criticità della mega-fabbrica sul fronte delle emissioni inquinanti.

 

mario draghi e giancarlo giorgetti

L' udienza davanti alla Quarta commissione del Consiglio di Stato (presidente Greco, relatore Conforti) è durata un paio d' ore. La decisione dei giudici, attesa con una certa apprensione a Taranto come a Roma, è attesa per oggi.

 

Con ricorsi diversi, sia ArcelorMittal Italia, ovvero la società che da due anni gestisce Taranto, sia Ilva in As (la società proprietaria degli impianti), avevano chiesto di bloccare la sentenza con la quale lo scorso 13 ottobre il Tar Lecce ha ordinato ad ArcelorMittal di spegnere entro 60 giorni gli impianti ritenuti inquinanti.

 

arcelor mittal genova 2

Al loro fianco anche Invitalia, la società del Tesoro che in base agli accordi siglati a dicembre effettuerà l' investimento per conto dello Stato sottoscrivendo un aumento di capitale a favore di ArcelorMittal (400 milioni in cambio del 50%) entrando così nella governance per favorire anche garantire) la tanto attesa riconversione del gigante siderurgico.

 

Contro la richiesta di sospensiva, oltre al Comune di Taranto, si sono invece schierati la Regione Puglia ed il Codacons. A loro giudizio la richiesta andava respinta in quanto «inammissibile», perché «il diritto a fare impresa non può avvenire mai sulla pelle, sulla salute e sulla vita delle persone».

 

incendio all'ilva di taranto 1

Cosa può succedere

A questo punto, quindi, se la richiesta di sospensiva venisse accolta (come pare probabile, in attesa della sentenza di merito attesa per i 13 maggio) il conto alla rovescia per lo spegnimento degli impianti verrebbe fermato.

 

In caso contrario ArcelorMittal e Ilva in As sarebbero costrette ad approntare a procedere con la fermata degli altiforni. Inutile dire che per la tipologia di questi impianti lo spegnimento dell' area a caldo equivarrebbe alla chiusura, alla morte dell' ex Ilva, con tutto quello che ne consegue sul piano sociale ed occupazionale.

 

ilva taranto 2

Ed il governo, oltre a tenere ancora in sospeso l' aumento di capitale (Arcelor, tra l' altro, avrebbe già chiesto la messa in mora di Invitalia per il mancato rispetto d elle scadenze fissate), dovrebbe decidere se e come rimediare all' ennesima impasse. Nei giorni scorsi il ministro dello Sviluppo Giorgetti era arrivato ad evitare l' uso della golden power per difendere un asset che il governo ritiene «assolutamente strategico». Vedremo.

protesta operai contro arcelorLUCIA MORSELLI

ilva taranto 5incendio all'ilva di tarantoincendio all'ilva di taranto 4incendio all'ilva di taranto 5incendio all'ilva di taranto 2

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?