TE LO DÒ IO IL MONDO LGBTQIA+ - NATALIA ASPESI: “NON VORREI ESSERE VILLANA, MA MI PARE CHE SOCIAL, PUBBLICITÀ, GIORNALI, CINEMA, FICTION, POLITICA, ARTE, MODA, NON SI OCCUPINO CHE DEGLI ACRONIMI, E CHE A ESSERE FUORI MODA, DI TROPPO, COME I PERSONAGGI DEI FILM IN BIANCO E NERO, SIANO ORMAI LE COPPIE ETERO. QUANTO ALLA “PRIMIZIA DEL FALLO”, CHE OGNI CIVILTÀ HA RIPRODOTTO COME SEGNO DI POTERE E PERSINO DI CULTO, MI PARE OGGI ABBIA PROBLEMI SUOI…’’

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Dal “Venerdì di Repubblica”

 

LGBTQIA+ LGBTQIA+

LETTERA

Non si capisce il composito mondo LGBTQIA+ se non si considera la chiusura finale (il +) di questo inflazionato acronimo, espressione del bisogno umano di catalogare per oggettivare la realtà.

 

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Quel + indica le varie possibilità di esprimere la propria sessualità individuali, possibilità che sono miliardi, perché ciascuno di noi è un microcosmo inserito nel contesto sociale di cui fa parte. Il mistero per voi "diversi" (cis - sic!) sta nel fatto che diversamente da coloro che rientrano in quella sigla, accettate inconsciamente lo "status quo", mentre noi, sfacciatamente diversi (se non ci nascondiamo, soprattutto a noi stessi), altrettanto più o meno inconsciamente NON lo facciamo.

 

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La mente ci suggerisce di adattarci al diktat sociale (come fanno più o meno tutti) ma il corpo, nella sua incompresa e infinita sapienza ci impone "no grazie, non ci sto". Perché siamo mosche cocchiere incapaci di adattarci allo schema binario fallocratico che si è probabilmente instaurato in tempi molto lontani e per noi avvolti nella nebbia (Héritier).

 

Quando, osservando le due tipologie umane (maschio più alto e forte) e la loro fisiologia, i nostri lontani antenati hanno instaurato categorie come debole e forte, attivo e passivo, che il linguaggio ha poi cristallizzato assegnando nomi declinati al maschile e al femminile alle cose e agli eventi che li circondavano, li meravigliavano o li impaurivano.

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Da qui la primazia del fallo, secondo la compianta e scomoda a tutti Ida Magli, è stato il costruttore sociale il quale ha imposto il modello binario che sorregge le molteplici culture mondiali, rafforzando il diktat biologico che impone a tutti i viventi la loro riproduzione. Due ruoli distinti: il maschio costruttore culturale e la donna relegata alla funzione riproduttiva e sottomessa alla potenza del fallo, sia durante l'atto sessuale, sia nella vita di tutti i giorni...

Franco Viviani

 

natalia aspesi 2 natalia aspesi 2

RISPOSTA DI NATALIA ASPESI:

I puntini vogliono dire che la sua lettera continua infinita, e ne ho pubblicato una piccola parte, riservandomi, se lei lo consente, di proseguire in seguito. Non ho letto nulla di Françoise Héritier allieva di Lévi-Strauss, né altro sul tema che le sta a cuore, e quindi le chiedo scusa di essere sempliciotta nei miei pensieri, stando naturalmente dalla parte di tutte le sigle dell'acronimo e oltre, ma anche di chi per viltà o piacere o ignoranza o istinto, o quel che vuole lei, si è adagiato su ciò che è scritto sull'atto di nascita e non si trova neanche male.

 

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Penso che sin dalla nostra antenata Lucy il sesso non sia stato solo binario, che in ogni società, in ogni epoca, il modo di esprimere la sessualità sia stato molteplice (le ricordo per onestà Padre Padrone): penso che la segretezza, un tempo necessaria per non essere messi al bando o peggio, facesse parte anche di una emozione, del piacere, dell'orgoglio; oggi invece, per tutto, si pretende la visibilità, la classificazione, l'applauso, la legalità.

 

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Non vorrei essere villana, ma mi pare che social, pubblicità, giornali, cinema, fiction, politica, arte, moda, non si occupino che degli acronimi, e che a essere fuori moda, di troppo, come i personaggi dei film in bianco e nero, siano ormai le coppie etero. Quanto al fallo, che ogni civiltà ha riprodotto come segno di potere e persino di culto, mi pare oggi abbia problemi suoi di cui accennare un'altra volta.

natalia aspesi con dago natalia aspesi con dago

 

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