THE GODFATHER IS COMING HOME - LE FAMIGLIE MAFIOSE AMERICANE STANNO TORNANDO IN SICILIA PER RISOLVERE DUE PROBLEMI: LA MANCANZA DI EREDI NEGLI USA (I FIGLI DEI BOSS PREFERISCONO ENTRARE IN ATTIVITÀ LEGALI) E LA NECESSITÀ DI CAMBIARE IL MODELLO DI BUSINESS - IL RITORNO DEI GAMBINO DIMOSTRA LA LORO DEBOLEZZA E LA VOLONTÀ DI RILANCIARSI CON IL TRAFFICO INTERNAZIONALE DELLA DROGA…

1 - DALL'ESILIO NEGLI STATI UNITI AL RITORNO LA RIVINCITA DEI PADRINI PALERMITANI

Francesco La Licata per “la Stampa”

 

Morto un Papa, se ne fa un altro. La logica mafiosa è sbrigativa e cinica, non può certo lasciarsi impantanare nella palude dei sentimentalismi. E quindi, così come avviene per i meccanismi della società civile, dove spesso comanda la "ragion politica", prevale il principio dell' andare avanti a qualunque costo, anche mettendo da parte i torti fatti e subiti o, peggio, il sentimento della vendetta.

mafia arresti inzerillo

 

D'altra parte non c' è momento, nella storia cruenta di Cosa nostra, in cui una parte non abbia dovuto abbozzare alla propria controparte in nome degli affari e dei soldi. Di fronte al "bene comune" (il raggiungimento del business) non esistono argomenti e così ci si adegua seguendo l'antico adagio: "Il morto è morto, pensiamo ai vivi".

 

Questa è la logica che trionfa nel "racconto" che emerge dalle ultimissime indagini sulla cosiddetta ricostituzione dell' organismo dirigente della mafia palermitana. Una storia che affonda le proprie radici in quarant' anni di faide e guerre sanguinarie culminati nella "dittatura" della mafia corleonese di Totò Riina.

mafiosi gommone inzerillo gambino

 

Ed è proprio la scomparsa del capo dei capi, morto nel carcere di Opera, che ha riaperto la possibilità di ricostituire la catena di comando rimasta immutata per decenni proprio per la impossibilità di convocare la dirigenza a causa della lunga detenzione di Salvatore Riina. Ora che il re è morto, gli ex sudditi possono pensare alla successione. Ed avviene anche che il gruppo uscito perdente dalla "guerra" degli Anni Ottanta, possa rialzare la testa e provare a rientrare in gioco.

 

Carlo Gambino

Sconfitta era uscita la mafia palermitana di Stefano Bontade e Totuccio Inzerillo, una mafia raffinata e boriosa che non capì l'efficienza dei sistemi sbrigativi dei nemici corleonesi, dagli altri chiamati con disprezzo "viddani", cioè contadini. Ma furono proprio i "viddani" a fare terra bruciata con una carneficina senza precedenti, anche se Bontade e Inzerillo potevano contare sui rapporti solidi dei "cugini" di Brooklyn, i paisà emigrati all' inizio del secolo scorso.

 

Stefano Bontade jpeg

Ma mentre imperversava la mattanza, i cugini americani non misero becco nelle vicende siciliane. Ci fu il tentativo di inviare qualche ambasciatore, ma subito fu fatto intendere che non era il caso. Morì Bontade e una miriade dei suoi uomini, morì Inzerillo, morirono i fratelli di Totuccio, Pietro e Santino, quest'ultimo strangolato con le corde di un pianoforte, sfregiato con una banconota da 10 dollari ficcata in bocca e rispedito in Italia dagli States, dov' era andato a rifugiarsi.

 

TOTO RIINA

Tuttavia qualcuno capì che la mattanza doveva in qualche modo essere sospesa. Venne ancora un ambasciatore da New York che prospettò una soluzione: ai perdenti sarebbe stato concesso di emigrare negli Usa a patto che non avrebbero più messo piede in Sicilia e, ovviamente, si sarebbero astenuti da ogni tentazione di vendetta. Era "pesante" la soluzione per i perdenti: il sangue versato era sangue di figli e fratelli, non sarebbe stato facile che gli Inzerillo dimenticassero, per esempio, l'assassinio del piccolo Giuseppe, figlio di Totuccio, strangolato dal killer di Riina Pino Greco "scarpuzzedda", ma dopo aver subito l'amputazione della mano destra, quella con cui voleva vendicare la morte del padre.

carlo gambino

 

E poi, potevano gli Inzerillo, eredi diretti di Rosario Di Maggio "patriarca" della borgata di Passo di Rigano, la stessa che aveva dato i natali al mitico capo dei capi delle cinque famiglie di New York, don Carlo Gambino, potevano, i detentori di tanto lignaggio scomparire completamente?

 

Così, pian piano sono tornati, alla spicciolata, complice la scomparsa di Riina, malgrado l'avversione di boss dello stampo di Nino Rotolo e Leoluca Bagarella e la sostanziale "astensione" di Bernardo Provenzano. Ed eccoli, allora, di nuovo nelle loro borgate a comandare, addirittura a determinare l'elezione del sindaco, per meglio operare tra affari, appalti ed economia illegale.

 

leoluca bagarella

E pensare che il nuovo garante dell'operazione "rientro degli scappati" e "nuova commissione provinciale" è quel Settimo Mineo, arrestato, sopravvissuto alla mattanza degli Ottanta, per l' intervento del corleonese di ferro Nino Rotolo che gli risparmiò la fine riservata a tutti gli altri. Ma, come dice il saggio, il passato è passato, pensiamo al futuro.

 

2 - FIGLI DEI BOSS SENZA VOCAZIONE LE COSCHE AMERICANE CERCANO I SUCCESSORI IN ITALIA

Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

 

Le famiglie mafiose americane stanno tornando in Sicilia per risolvere due problemi: la mancanza di "talenti" negli Usa, e la necessità di cambiare il modello di business. Il ritorno dei Gambino però è un fatto relativamente nuovo, che dimostra insieme la loro debolezza, e la volontà di rilanciarsi con il traffico internazionale della droga. Lo rivelano fonti investigative direttamente coinvolte nelle indagini.

JOHN GOTTI

 

Secondo queste fonti, i mafiosi americani sono in declino da anni per due motivi. Il primo è la mancanza di nuove reclute: i figli dei boss non vogliono seguire i padri, ma cercano di entrare in attività legittime, e ciò fa mancare tanto le menti organizzative, quanto la manodopera più violenta. Il secondo motivo è economico: il modello che si reggeva sul racket dei sindacati, il gioco d'azzardo e le estorsioni non regge più.

 

L'adesione ai sindacati è in costante calo, le scommesse si fanno su internet, mentre le estorsioni fruttano poco a fronte di enormi rischi, per le dure sentenze che portano. Le famiglie americane quindi sono tornate in Sicilia per cercare la soluzione a questi problemi. In Italia trovano ancora reclute affidabili, disposte a compiere i lavori più violenti, senza cadere nella tentazione di collaborare con gli investigatori di entrambi i Paesi.

 

In termini di "business model", poi, la Sicilia offre l' opportunità di rilanciarsi nel campo del narcotraffico, che è molto più profittevole. Le famiglie americane non lo avevano abbandonato, ma avevano perso peso, mentre quelle italiane sono rimaste forti.

In più il traffico internazionale offre il vantaggio di essere più difficile da scoprire per le forze dell' ordine, che devono recuperare le prove in vari paesi.

 

john gotti

Le fonti sono colpite anche dal ruolo dei Gambino, che rappresenta una svolta. La famiglia guidata da John Gotti dopo l' omicidio di Paul Castellano non era quella con le radici più forti in Italia. I Bonanno erano più presenti, e nel decennio scorso il gruppo in più legato alla Sicilia era quello dei DeCavalcante del New Jersey, in particolare attraverso la loro connessione con Agrigento.

 

Le cose sono cambiate soprattutto con l' avvento del nuovo boss, Francesco "Franky boy" Cali, figlio di prima generazione di immigrati siciliani, e imparentato attraverso il matrimonio con gli Inzerillo. Lui aveva preso il posto appartenuto a Gotti, e insieme a Thomas Gambino aveva gestito il rilancio dei rapporti con Palermo. Il problema è che il 13 marzo scorso Cali è stato ammazzato davanti alla sua casa di Staten Island, dopo una lite con un ragazzo di nome Anthony Comello. All' inizio si era pensato a un regolamento di conti, come quello che proprio Gotti aveva gestito nel 1985, quando aveva fatto ammazzare Paul Castellano davanti alla steakhouse Sparks nel cuore di Midtown Manhattan, per prendere il controllo della famiglia.

FRANK CALI

 

Poi si è capito che non era così: Comello era un ragazzo mentalmente instabile, che aveva sparato a "Franky boy" per una disputa romantica. Questo omicidio ha dimostrato la debolezza delle nuove famiglie e creato il caos al loro interno. In passato un boss come Cali non si sarebbe mai coinvolto in una questione del genere, o un suo tirapiedi avrebbe sistemato Comello prima che si potesse avvicinare. La morte di "Franky boy" ha poi creato un vuoto di potere e qualche disputa per la successione. In questi momenti di tensione i mafiosi possono litigare, esporsi e commettere errori, di cui le forze dell' ordine hanno approfittato per lanciare l' operazione "New Connection". Ora naturalmente l' incognita diventa come reagiranno le famiglie di Cosa Nostra.

ANTHONY COMELLO

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni magistratura giudici

DAGOREPORT – MALEDETTO IL GIORNO CHE E' STATO PROMOSSO 'STO CAZZO DI REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA! - GIORGIA MELONI E' FINITA IN UN CUL DE SAC, ATTANAGLIATA DALL'AMLETICO DUBBIO: METTERCI O NON METTERCI LA FACCIA? - DAVANTI ALLA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", LA DUCETTA SA DI ESSERE L’UNICA A POTER TRASCINARE AL VOTO GLI INDECISI, MA TEME IL CONTRACCOLPO. SE L'ELETTORATO MODERATO, CHE HA GONFIATO DI VOTI FDI FINO AL 30%, NON PARE GRADIRE PER NIENTE LA RISSA INSCENATA DAI NORDIO E APPLAUDE LA SAGGEZZA DEL CAPO DELLO STATO, SERGIO MATTARELLA, LA DESTRA EX MISSINA, GIUSTIZIALISTA PER DNA, STA CON I MAGISTRATI - E POI NON CONTERÀ SOLO CHI LA VINCE, MA SOPRATTUTTO IN QUALE MISURA SARA' LA VITTORIA: 40%? 50%? 60% - COMUNQUE VADA, IL RAPPORTO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI CON LA CASTA DEI MAGISTRATI SARA' PER SEMPRE COMPROMESSO - NORDIO E MANTOVANO POSSONO INVENTARSI TUTTE LE SEPARAZIONI DELLE CARRIERE E I CSM A SORTEGGIO CHE VOGLIONO MA FINCHE' SARA' IN VIGORE L'ART. 112 DELLA COSTITUZIONE, CHE IMPONE L’OBBLIGATORIETA' DELL’AZIONE PENALE, SARA' IMPOSSIBILE METTERE LA GIUSTIZIA SOTTO IL TALLONE DELLA POLITICA...

bettini schlein conte fratoianni bonelli meloni

DAGOREPORT – A UN MESE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, INEVITABILMENTE DIVENTATO IL GIORNO DEL GIUDIZIO PER L’ARMATA BRANCA-MELONI, AVETE NOTIZIE SULLO STATO DELL’OPPOSIZIONE? - A UN ANNO DALLE POLITICHE CHE AVRANNO IL SUPREMO COMPITO DI ELEGGERE NEL 2029 IL SUCCESSORE DI MATTARELLA, CHE FINE HA FATTO IL FATIDICO “CAMPOLARGO” CHE DOVEVA FEDERARE LE VARIE E LITIGIOSE ANIME DEL CENTROSINISTRA? - DOMANI A ROMA, PER PROMUOVERE IL NUOVO NUMERO DI ‘’RINASCITA’’, GOFFREDONE BETTINI CI RIPROVA A FAR DIVENTARE REALTÀ IL SOGNO DI UN CENTROSINISTRA UNITO IN UNA COALIZIONE: “E’ L’ORA DELL’ALTERNATIVA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI” – AD AFFIANCARE IL BUDDHA DELLE STRATEGIE DEM, SONO ATTESI ELLY SCHLEIN, ROBERTO GUALTIERI, MASSIMO D’ALEMA, ALESSANDRO ONORATO E, COME POTEVA MANCARE PER GOFFREDONE, GIUSEPPE CONTE IN VIDEO - L’ATTESA È TANTA. MA VISTO CHE L’EGO DI OGNI LEADER DELL’OPPOSIZIONE È TALMENTE PIENO DI SÉ CHE POTREBBE STARE TRE MESI SENZA MANGIARE, RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A CEMENTARE LE LORO FORZE PER RISPEDIRE A VIA DELLA SCROFA I “CAMERATI D’ITALIA” CHE DA 3 ANNI E MEZZO SPADRONEGGIANO DA PALAZZO CHIGI?

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO