il quadro rubato a viale mazzini

TRAFUGA L'ARTE E METTILA DA PARTE - ALLA RAI SI SONO ACCORTI PER CASO CHE UN QUADRO DEL PITTORE OTTONE ROSAI APPESO, NEI CORRIDOI DI VIALE MAZZINI, ERA STATO SOSTITUITO CON UNA COPIA - INDAGANDO, SI È SCOPERTO CHE IL FURTO RISALE AGLI ANNI SETTANTA, PER MANO DI UN EX DIPENDENTE CHE INCASSÒ DALLA VENDITA 25 MILIONI DI LIRE: HA CONFESSATO MA PER LA PRESCRIZIONE NON È PERSEGUIBILE. ALTRI DIPINTI SONO STATI SOTTRATTI COSÌ?

Giuseppe Scarpa per "Il Messaggero"

 

viale mazzini

È accaduto tutto per caso. La scoperta di un quadro che si pensava essere originale e invece originale non era. Il rinvenimento della patacca nei corridoi della sede Rai di viale Mazzini è avvenuto qualche mese fa, subito denunciato dagli attuali vertici.

 

Un pezzo di notevole valore economico del celebre pittore Ottone Rosai, artista fiorentino del Novecento, che qualcuno aveva rubato e sostituito con una copia perfetta.

 

architettura di ottone rosai

Quel qualcuno che nella televisione pubblica, si è scoperto ieri dopo una delicata indagine, aveva lavorato per decenni. Un Lupin che candidamente ha ammesso, di fronte agli inquirenti, di essere stato lui il protagonista della ruberia.

 

Un ladro che però l'ha fatta franca, poiché i reati contestati, furto e ricettazione, sono tutti prescritti, visto che il colpo sarebbe stato messo a segno nei lontani anni Settanta.

 

NUOVE ISPEZIONI

La scoperta dell'identità del furbastro però, più che tranquillizzare gli inquirenti, li ha ulteriormente insospettiti. Questo l'interrogativo che si sono posti: e se qualcun altro in passato avesse emulato le gesta del ladro di viale Mazzini?

 

ottone rosai

Perciò i carabinieri del tutela patrimonio culturale, guidati dal generale Roberto Riccardi, stanno passando al setaccio l'immenso patrimonio di opere esposte e custodite in diversi sedi della televisione pubblica.

 

Gli investigatori si chiedono se il caso del dipendente infedele che ha rubato, sostituito e rivenduto il quadro sia un episodio isolato oppure anche altri colleghi, per arrotondare lo stipendio, si siano dedicati alla stessa audace pratica.

 

LA STORIA

Tutto sarebbe avvenuto fortuitamente. Un'accidentale caduta del quadro Architettura, di Ottone Rosai, avrebbe permesso di comprendere, a un occhio esperto, che l'opera incorniciata e conservata in viale Mazzini non era il dipinto realizzato dall'artista fiorentino scomparso nel 1957.

 

il pittore ottone rosai

Un mistero che non ha lasciato indifferenti il management della Rai che ha denunciato a piazzale Clodio, sede della procura di Roma, il singolare episodio. Subito il pubblico ministero titolare del fascicolo, Paolo Francesco Marinaro, ha coinvolto gli esperti carabinieri del Tpc.

 

I militari dell'Arma hanno quindi iniziato una delicata inchiesta. Hanno sentito a sommarie informazioni decine di persone che nella televisione di Stato hanno lavorato per anni e che per vari motivi erano entrati a contatto con l'opera.

 

Alla fine sono arrivati ad un uomo che negli anni Settanta prestava servizio in Rai. Il furbastro, sentito dagli investigatori, ha spiegato di aver compiuto il colpo, sostituendo l'originale opera con una copia uguale perfettamente sovrapponibile.

 

viale mazzini

Una patacca che ha occupato nella cornice del quadro, passando inosservata per decenni, il dipinto autentico di Rosai. Una replica di cui nessuno si è accorto sino ai nostri giorni.

 

LA VENDITA

Dopodiché il ladro - sempre negli anni Settanta - mosso non tanto dall'amore per l'arte quanto dalla voglia di incassare un piccolo tesoro, ha venduto Architettura per 25 milioni delle vecchie lire. Insomma una bella somma per quel periodo.

 

carabinieri

Un colpo a regola d'arte, perché da un punto di vista penale, considerato il periodo in cui si è compiuto (tra i quaranta e cinquant'anni fa) lascia pochi spazi di manovra. Diverso invece quello che potrà accadere per quanto concerne un'ipotetica causa civile.

 

C'è infine un altro avvenimento imprevisto che riguarda tutta la vicenda. Alla fine l'originale dell'opera, dopo mille peripezie e una vecchia indagine per una sospetta truffa, è custodito da anni nel caveau dei carabinieri tutela patrimonio culturale. Gli stessi investigatori che hanno indagato sul caso Rai e che adesso sanno, dopo la denuncia, chi è il legittimo proprietario di quel prezioso dipinto.

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