TUTTI I NODI VENGONO AL DEF - NEL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA (DEF) IN ARRIVO NON CI SARÀ NESSUNO DEGLI INTERVENTI PROMESSI SU FISCO, FAMIGLIA, PENSIONI. ALTRO CHE FLAT TAX, QUOZIENTE FAMILIARE O QUOTA 41: MANCANO LE COPERTURE – IL GOVERNO SCOMMETTE SUL PIL A +1% E SUL DEFICIT SOTTO IL 5%, NONOSTANTE IL “BUCO” DEL SUPERBONUS STROMBAZZATO DA GIORGETTI – ATTRAVERSO ESCAMOTAGE E VIRTUOSISMI CONTABILI, NEL DEF IL DEBITO NON SUPERERA’ IL 140%. E COSI’ MELONI POTRA’ GRIDARE VITTORIA...

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Estratto dell’articolo di Valentina Conte per “la Repubblica”

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI

Un Def delle promesse mancate. È quello che arriverà tra dieci giorni sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il documento più importante dell’anno sarà anche tra i più difficili per il governo Meloni. Per quanti sforzi possa fare per piegare i numeri – e le prime ipotesi che circolano vanno oltre ogni più ottimistica previsione, con il Pil all’1% trainato da un Pnrr quasi fantasma – la realtà per ora non sembra contemplare interventi importanti su fisco, famiglia, pensioni. Riforme neanche l’ombra. Altro che flat tax, quoziente famigliare, flessibilità in uscita o Quota 41.

 

PACCO A SORPRESA - VIGNETTA BY MACONDO PACCO A SORPRESA - VIGNETTA BY MACONDO

La narrazione che Palazzo Chigi e ministero dell’Economia si apprestano a fare è quella di un Paese che va meglio degli altri in Europa. Cresce meno di quanto atteso – l’1% anziché l’1,2 preventivato a settembre – ma sempre oltre il livello dello scorso anno (0,9). E più di quanto i grandi previsori hanno messo nero su bianco: 0,7% per Commissione Ue, Ocse, Fmi e addirittura 0,6% per Bankitalia, praticamente crescita dimezzata. Un cielo grigio. Non per il governo Meloni.

 

Ma la vera sorpresa sarà su deficit e debito. Gli allarmi lanciati a più riprese dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sul Superbonus che ha gonfiato a dismisura i conti pubblici («Voi non vi rendete conto», dice ai parlamentari che lo tirano per la giacchetta, chiedendo deroghe all’ultima stretta) sembrano già rientrati.

 

maurizio leo giorgia meloni giancarlo giorgetti maurizio leo giorgia meloni giancarlo giorgetti

Le ultime ipotesi sul quadro tendenziale – l’andamento delle principali variabili economiche senza interventi “programmatici” del governo – vedono un deficit poco sopra quanto preventivato per quest’anno, tra due e quattro decimi in più. Significa che anziché il 4,3% avremo 4,5-4,7%. In ogni caso sotto il 5%. Un risultato sorprendente, visto che nel 2023 siamo schizzati al 7,2% per via del bonus edilizio.

 

La spiegazione cozza con le recenti lamentazioni: «L’onda del Superbonus è alle spalle, ora lo sconteremo a rate sul debito, non più sul deficit», dice un tecnico al lavoro sulle tabelle. [...]

 

GIORGIA MELONI GIANCARLO GIORGETTI GIORGIA MELONI GIANCARLO GIORGETTI

Il governo nel frattempo tira dritto. E anzi sarebbe orientato a mettere nel Def del 10 aprile un livello di debito un filo più basso del previsto, quindi poco sotto il 140,1%. Sfruttando così il ricalcolo Istat molto favorevole che nei primi di marzo aveva abbassato di quasi tre punti il debito del 2023 (anche grazie all’inflazione) al 137,3% del Pil. Il debito quindi di fatto salirà, ma senza superare la soglia prevista del 140%.

 

Tanto basta al governo per gridare vittoria. Escamotage contabili, virtuosismi, effetti ottici: si possono chiamare in mille modi. Ma alla fine l’esecutivo Meloni brinderà: Pil a gonfie vele, deficit e debito in discesa (seppur da un livello previsto elevatissimo). C’è poco da festeggiare, però. Solo le elezioni europee di inizio giugno salvano l’Italia da una manovra correttiva già ora, in primavera. Prima o poi Bruxelles aprirà la procedura per deficit eccessivo contro l’Italia. Atto dovuto visto che il disavanzo dello scorso anno era sopra il 7%. Ma grazie alle urne, nessun sacrificio alle viste. Non ora.

 

giorgia meloni matteo salvini meme by edoardo baraldi giorgia meloni matteo salvini meme by edoardo baraldi

Appuntamento a fine settembre con la Nadef, la nota che rivede e aggiorna il Def, attualmente in preparazione. E poi la manovra per il 2025, a metà ottobre con due mine enormi: 15 miliardi da trovare per non alzare le tasse (taglio del cuneo e dell’Irpef da rinnovare) e nuovo Patto di stabilità europeo che ci impone la dieta al deficit (verso il 3%) e al debito.

 

Snodi decisivi per il Paese. Ma anche per il governo e la sua tenuta politica che entrerà in fibrillazione già nel dopo urne di giugno. Non è un mistero che la premier Giorgia Meloni guarda a un rimpasto nella compagine ministeriale che rispecchi il risultato elettorale. Lo stesso ministro dell’Economia Giorgetti potrebbe firmare il Def di aprile, ma non la Nadef di settembre e la manovra di ottobre. Lui stesso avrebbe chiesto alla premier un passaggio in Europa, da commissario. [...]

matteo salvini giorgia meloni. antonio tajani matteo salvini giorgia meloni. antonio tajani GIANCARLO GIORGETTI E GIORGIA MELONI GIANCARLO GIORGETTI E GIORGIA MELONI TITANIC D'ITALIA - VIGNETTA BY MACONDO TITANIC D'ITALIA - VIGNETTA BY MACONDO

 

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