ada rotini filippo asero

UOMINI CHE ODIANO LE DONNE - UN 47ENNE DI AVOLA, NEL SIRACUSANO, HA UCCISO CON UNA RAFFICA DI COLTELLATE LA MOGLIE, ADA ROTINI, NEL GIORNO IN CUI AVREBBERO DOVUTO FIRMARE LA SEPARAZIONE: LA VITTIMA STAVA ANDANDO NELLA VECCHIA CASA CONIUGALE PER PRENDERE GLI ULTIMI EFFETTI PERSONALI QUANDO È STATA AFFRONTATA DALL’EX CON UN COLTELLO – L’ANZIANO, DI CUI SI PRENDEVA CURA COME BADANTE, HA TENTATO DI DIFENDERLA ED È RIMASTO FERITO: “CONTINUAVA A COLPIRLA E…”

Riccardo Lo Verso per "www.corriere.it"

 

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Una raffica di coltellate, circa una decina dal primo esame. Quella mortale ha colpito Ada Rotini alla gola. Aveva 46 anni ed era originaria di Avola, nel Siracusano. Ad ucciderla il marito, Filippo Asero, di un anno più grande di lei, che poi si è conficcato la lama nell’addome ed ora versa in gravi condizioni all’ospedale «Cannizzaro» di Catania. I due, separati da tempo, ieri mattina dovevano andare in Comune, a Bronte, per mettere nero su bianco — e in maniera consensuale — la fine del loro matrimonio. Doveva essere un nuovo inizio per la donna, è stata invece la sua fine.

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Il precedente

I contorni della vicenda sono ancora da chiarire. Di sicuro è la storia dell’ennesimo femminicidio, il secondo avvenuto di recente in provincia di Catania. Due settimane fa Antonio Sciuto aveva scaricato la sua follia omicida contro l’ex compagna, la ventiseienne Vanessa Zappalà, assassinandola a colpi di pistola mentre lei passeggiava sul lungomare di Aci Trezza con gli amici. Un intero caricatore di pistola calibro 7.65 non le ha lasciato scampo. È l’epilogo delle due vicende però ad essere diverso. Sciuto si era impiccato in un vecchio casolare di campagna di proprietà dello zio, mentre Asero è ora piantonato dai carabinieri nel reparto di Rianimazione dell’ospedale. Lotta fra la vita e la morte, ma forse se la caverà.

 

La dinamica

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Ada Rotini per vivere faceva la badante. Si prendeva cura di un anziano che abita vicino alla vecchia casa coniugale, dove la donna ieri mattina era andata, in compagnia dell’uomo, per raccogliere i suoi effetti personali. Ultima tappa di una relazione, con il marito, che era naufragata. Asero l’ha affrontata in strada con un coltello da cucina. Il vecchietto ha tentato di salvarla, frapponendo il suo corpo fra vittima e carnefice ed è stato ferito al braccio: «Continuava a colpirla», ha dichiarato disperato.

 

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Per ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio potrebbero essere utili le immagini della telecamera di un’abitazione vicina, che inquadra proprio il punto esatto della strada dove è avvenuta l’aggressione mortale. La donna che abita in quella casa con il marito ha raccontato di avere sentito delle urla femminili. Pensava che fossero le mamme che richiamavano i figli. I carabinieri hanno acquisito la registrazione che potrebbe custodire le immagini degli ultimi istanti di vita di Ada Rotini.

 

Una quindicina di anni fa Asero si era scrollato di dosso la pesantissima accusa di essere stato un killer della mafia. In primo grado era stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Sergio Gardani, freddato a colpi di pistola il 10 dicembre del 2001 mentre rientrava a casa. Il delitto fu inquadrato nella lotta fratricida all’interno del clan mafioso Montagno-Bozzone per spartirsi i soldi delle estorsioni e del traffico di droga. Alcuni giorni dopo l’esecuzione Asero fu arrestato.

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In appello, però, cadde l’accusa che aveva nel racconto di un minorenne la prova chiave. Il ragazzino aveva detto di aver sentito pronunciare da uno degli uomini del commando la frase «spara Parracia», un chiaro invito a fare fuoco. «Parracia» è il soprannome con cui è conosciuto Asero a Bronte, piccolo centro alle pendici dell’Etna e noto per la produzione di pistacchi. Così Asero fu assolto con la più piena delle formule per non avere commesso il fatto, evitando il fine pena mai.

 

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L’uomo non si era rassegnato alla separazione. Nei suoi profili Facebook, ne aveva almeno tre attivi, postava in maniera ossessiva foto con la moglie insieme (spesso abbracciati), accompagnate dai cuoricini e dalla scritta «ti amo». Fino a pochi giorni fa continuava a pubblicare sui social immagini di una vita felice che esisteva soltanto nei suoi ricordi, come se nulla fosse. E ancora una volta la scritta «Ti Amo». Nella foto copertina della pagina un’immagine del giorno del loro matrimonio, con le mani e le fedi nuziali. Ora sull’uomo pende l’accusa di omicidio. Ha scaricato la sua ferocia sulla madre dei suoi due figli, che ha reso orfani, nel giorno in cui dovevano firmare una separazione consensuale. La Procura di Catania sta per firmare una richiesta di misura cautelare nei suoi confronti.

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