diritto aborto

VETO SUL FETO - IL DIRITTO DI ABORTO NON SARÀ PIÙ GARANTITO A TUTTE LE AMERICANE: 25,5 MILIONI DI DONNE CHE VIVONO IN 20 STATI PERDERANNO LA POSSIBILITÀ DI RIVOLGERSI A UNA STRUTTURA SANITARIA ANCHE IN CASO DI UNA GRAVIDANZA INDESIDERATA, MAGARI DOVUTA A UNO STUPRO O A UN INCESTO – ORA SARANNO I SINGOLI STATI A LEGIFERARE IN MATERIA E LE NUOVE LEGGI RESTRITTIVE NEL SUD-OVEST DEL PAESE, DALLA LOUISIANA AL TEXAS, E NELL'ESTREMO NORD-OVEST, DAL IDAHO AL MONTANA, SONO PRONTE DA MESI…

Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”

 

proteste contro la decisione della corte costituzione sull aborto 6

Il diritto di aborto non sarà più garantito a tutte le donne americane. Ieri la Corte suprema ha cancellato la sentenza Roe v.Wade che dal 1973 assicurava la facoltà di scegliere se interrompere la gravidanza. È un passaggio epocale, un sisma giuridico, culturale, politico e, soprattutto sociale. L'America si prepara a vivere una nuova «Secessione», maturata sulla diversa interpretazione di uno dei diritti personali più delicati: la facoltà di decidere, oppure no, sulla propria maternità.

 

Nel giro di pochi giorni i 25,5 milioni di donne che vivono in 20 Stati perderanno la possibilità di rivolgersi a una struttura sanitaria anche in caso di una gravidanza indesiderata, perché seguita a uno stupro o a un incesto.

 

proteste contro la decisione della corte costituzione sull aborto 5

Le manifestazioni Ieri, appena si è diffusa la notizia, intorno alle 10,30, gli attivisti delle due parti si sono radunati davanti all'imponente scalinata dell'edificio bianco, con le sue colonne i suoi capitelli grecizzanti, le statue e i simboli di un potere defilato, ma talvolta, come in questo caso, immenso. Il movimento «pro life» con i cartelli stampati, gli slogan inneggianti alla «sacralità» della vita, le preghiere. E le organizzazioni «pro choice», donne e ragazze, con un sentimento impastato di rabbia, indignazione, incredulità. Tra le più scatenate, megafono tra le mani, la deputata della sinistra democratica Alexandria Ocasio Cortez.

 

proteste contro la decisione della corte costituzione sull aborto 4

È l'immagine più viva e più chiara di un Paese lacerato anche da questa sentenza. La Corte ha deciso con una maggioranza netta: 6 togati contro tre. Ha prevalso, com' era nelle attese, il blocco conservatore formato da Samuel Alito, giudice cattolico del New Jersey, che ha scritto il parere vincente fatto filtrare già il 6 maggio scorso.

 

Con lui si sono schierati Clarence Thomas e i tre nuovi arrivati Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh, Amy Coney Barrett. Le toghe nominate da Donald Trump. Ha votato a favore anche il presidente John G. Roberts, che ha aggiunto: «avrei preferito un approccio più moderato». Si sono schierati contro i giudici scelti da presidenti democratici: Sonia Sotomayor, Elena Kagan, Stephen Breyer, che si ritirerà tra breve.

proteste contro la decisione della corte costituzione sull aborto 3

 

Il ricorso L'esame della Corte aveva preso le mosse lo scorso autunno dalla causa costituzionale intentata dalla «Jackson Women's Health Organization» contro la legge varata nel 2018 dal parlamento del Mississippi, controllato dai repubblicani. La norma vieta il ricorso all'aborto dopo la quindicesima settimana di gravidanza, sfidando l'altra sentenza cardine in materia: la Planned Parenthood v. Case y del 1992 che considera l'aborto praticabile fino quando il feto non sia autosufficiente, cioè fino a circa sette mesi di gravidanza. Fino a ieri la base giuridica sembrava solida: il 14° Emendamento della Costituzione, che assicura ai cittadini le libertà politiche e civili.

 

proteste contro la decisione della corte costituzione sull aborto 2

Ma il giudice Alito scrive nel suo parere, poi confluito nella sentenza: «Quella regola è stata introdotta in un'epoca (1868, ndr ) in cui neanche si discuteva di aborto». Conclusione: non c'è alcun fondamento costituzionale per garantire su tutto il territorio nazionale il diritto di scelta in tema di gravidanza. Conseguenza immediata: la parola torna ai cittadini e ai loro rappresentanti locali, «saranno i singoli Stati a legiferare in materia».

Le nuove leggi Nel Sud-Ovest del Paese, dalla Louisiana al Texas, e l'estremo Nord-Ovest, dal Idaho al Montana, le nuove leggi sono pronte da mesi.

 

Si aspettava solo il via libera (il «trigger») della Corte di Washington. La Nazione si spacca seguendo le linee della geopolitica. L'aborto sarà ancora garantito e protetto sulle due coste, nel complesso sono 21 Stati in cui vivono 26,5 milioni di donne, dalla California a New York. Le reazioni Per i progressisti è comunque un trauma profondo. E non bastano le parole di Joe Biden per risalire dal pozzo.

proteste contro la decisione della corte costituzione sull aborto 1

 

Il presidente americano è apparso indignato davanti alle telecamere: «È un giorno triste per la Corte e per il Paese; si torna indietro di 150 anni; ora è a rischio la salute di tante donne». Ma Biden è sembrato, ancora una volta, politicamente disarmato: «Non ho i poteri per rovesciare questa situazione. E in Congresso non ci sono neanche i numeri per una legge federale». Nel frattempo, aggiunge il presidente, «l'amministrazione farà il possibile per aiutare le donne». Per esempio, mettendo a disposizione le poche strutture sanitarie di proprietà federale nei territori anti abortisti. Oppure proteggendo le persone che si metteranno in viaggio verso gli Stati «aperti».

 

joe biden 2

LA SFIDA ALLE URNE

Non c'è molto altro che la Casa Bianca possa fare, se non provare a mobilitare l'elettorato democratico in vista delle elezioni di midterm di novembre. Biden, come aveva fatto poco prima la speaker Nancy Pelosi, invita gli americani «a eleggere più senatori e più deputati in favore del diritto di scelta».

 

nancy pelosi

Nell'altro campo l'atmosfera è chiaramente diversa. Il Movimento per la Vita coglie un successo preparato da anni di lavoro sul campo e di costante pressione politica sul partito repubblicano. E Donald Trump? In mattinata gira un'indiscrezione: «non è cosa buona per noi» avrebbe detto l'ex presidente, forse temendo davvero un aumento dell'afflusso alle urne. Poi, però, parlando con Fox News , Trump, prima si dichiara «orgoglioso» per aver nominato i tre giudici che hanno capovolto cinquant' anni di giurisprudenza. Poi invoca l'intervento della Provvidenza: «Questa sentenza è voluta da Dio».

Recinzioni intorno alla Corte SupremaProteste per la decisione della Corte suprema su aborto 2Proteste per la decisione della Corte suprema su abortoIl diritto all aborto nei vari StatiI giudici della Corte Suprema

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO