bob dylan virgilio

VIRGILIO, OVIDIO, CATULLO E… BOB DYLAN! - RICHARD F. THOMAS, DOCENTE A HARVARD, SPIEGA NEL SUO NUOVO LIBRO PERCHE’ BOB DYLAN E’ PIU’ SIMILE AI POETI GRECI E LATINI CHE AI BEATLES O I ROLLING STONES - GLI ANNI SESSANTA NEGLI USA SONO STATI UN PERIODO DI FIORITURA ARTISTICA SENZA PRECEDENTI, UN PO' COME L'ATENE DEL V SECOLO - ECCO PERCHE’ DYLAN VA STUDIATO COME APPARTENENTE "AL NOVERO DEI POETI ANTICHI"...

Seba Pezzani per "il Giornale"

 

IL NUOVO LIBRO SU DYLAN

«E spero che tu muoia. E che la tua morte giunga presto. E seguirò il tuo feretro. Nella luce pallida del pomeriggio. E resterò a guardare mentre ti calano. Nel tuo giaciglio di morte. E mi fermerò accanto alla tua tomba. Finché non sarò certo che tu sia morto». Ne è passata d' acqua sotto i ponti da quel 1963, anno in cui fu incisa e pubblicata Masters of War sull' album The Freewheelin' Bob Dylan.

 

Era l' anno in cui i favolosi Beatles ancora cantavano «Love me do, you know I love you». Incredibile pensare che, sul lato opposto dell' Atlantico, un altro musicista che con i quattro di Liverpool condivideva la passione per Little Richard ed Elvis, non cantasse di amore e gioia post-adolescenziali ma di morte e rabbia vendicativa.

 

Se mai ce ne fosse stato bisogno, quelle parole, soprattutto gli ultimi due versi della strofa finale di quel brano, me le ha ricordate qualche giorno fa un amico, lagnandosi della stagnazione snervante della nostra politica. Strano pensare che un Dylan quasi imberbe abbia accumulato tutto quel veleno che, senza apparenti antidoti, si insinua tra i solchi di una canzone scritta ancora giovanissimo.

BOB DYLAN

 

Ma anche in questo stanno la grandezza e la complessità del primo premio Nobel nella storia del rock, un artista su cui il mondo accademico ha speso più parole che su qualsiasi altro esponente di ogni forma d' arte della contemporaneità.

 

Perché Bob Dylan (Edt, traduzione di Elena Cantoni e Paolo Giovanazzi, pagg. 298, euro 20) di Richard F. Thomas si annuncia come un testo di stampo quasi universitario. Quel quasi lo si deve al rock' n'roll, non uso a toghe e frac. Thomas, docente a Harvard, ha masticato per una vita poeti latini e greci e canzoni di Bob Dylan, a suo parere appartenente «al novero dei poeti antichi».

 

LA SCUOLA DI ATENE

A suo dire, fin dagli esordi, «Dylan ha operato in base a principi artistici e con un atteggiamento rispetto alla composizione, alla revisione e all' interpretazione molto simili a quelli degli antichi».

 

Peraltro, gli anni Sessanta sono stati negli Usa un periodo di instabilità politica che ha regalato al Paese una fioritura artistica senza precedenti, un po' come l' Atene del V secolo e l' Inghilterra elisabettiana.

 

Ecco che Thomas ci suggerisce una interessante chiave di lettura del pensiero dylaniano: Dylan va studiato come un classico perché di classicismo si nutre, da lettore avido quale è sempre stato, alternandosi tra le pagine della Bibbia, dei classici, dei poeti beat, dei poeti maledetti. Insomma, a giudicare dalle tematiche affrontate nei suoi testi amore, tradimento, morte, guerra, salvezza, Dio, natura l' antica Grecia e l' antica Roma non sono lontane.

VIRGILIO

 

In fondo, come sottolinea più volte Thomas, è la curiosità ad alimentare uno spirito creativo e di Dylan si può dire tutto e il contrario di tutto e in parecchi lo hanno pure fatto ma non certo che gli manchi la brama di conoscere e analizzare.

 

Se i critici latini ripetevano il mantra, «L' arte della poesia consiste nel non dire tutto», allora Dylan ne è un diretto discendente: pochi come lui sono maestri nell' eloquente arte della riserva e pure della parsimonia, persino nei testi torrenziali a cui spesso ha fatto ricorso. E la capacità di essere calato nel proprio tempo e pure di esprimere un' arte indifferente al suo incedere è un' autentica virtù dei maestri.

 

Thomas ce lo ricorda analizzando, per esempio, proprio Masters of War, probabilmente pensata in polemica con l' impegno militare americano in Vietnam e sfruttabile durante la Guerra del Golfo ma, per questo, accantonata dallo stesso Dylan.

BOB DYLAN AL PREMIO NOBEL

 

Sulla medaglia del premio Nobel sono incise le parole di Virgilio: «Gli inventori delle arti adatte a ingentilire la vita». Dylan non sfigurerebbe accanto a Virgilio e a Dante in un nuovo viaggio nell' ignoto.

 

In fondo, poesia e musica (in questo caso sfruttando la forma popolare e antica del blues, una sorta di aggiunta ideale all' olimpo del classicismo) servono per rendere più tollerabile l' intrinseca caducità umana. E Dylan ne è più che cosciente e, pur rigettando ogni investitura a sommo vate della sofferenza e della gioia, se ne inorgoglisce privatamente.

 

OVIDIO

Il suo lirismo, nell' attenta analisi di Richard F. Thomas, pesca a piene mani dal ricco patrimonio greco-romano: l' aggettivo «lirico» non a caso deriva da lyra, lo strumento a corde per eccellenza dei greci e dei romani. E, a giudicare dai testi di certe sue canzoni, Dylan pare aver fatto sua la lezione dei grandi poeti antichi.

 

Per esempio, il brano Ain' t Talkin' sembra aver saccheggiato alcuni versi di Ovidio. Ma è Catullo, il poeta dei poeti di Roma, il cantore per eccellenza dell' amore perduto, a mostrare le più strette assonanze con i tormenti lirici di Dylan, il sommo cantore del rock' n'roll, un genere musicale che solo a chi è distratto risulta privo di lirismo.

 

Perché Bob Dylan non è una biografia di Dylan, ma lo si può leggere anche se non si è stati folgorati sulla via di Hibbing, Minnesota, centro minerario da cui Dylan fuggì.

BOB DYLAN 2BOB DYLAN 3ATENE V SECOLOCATULLO

Ultimi Dagoreport

150corriere

DAGOREPORT - ALL’EVENTO-CONCERTO ALLA “SCALA” PER LA CELEBRAZIONE DEI 150 ANNI DEL “CORRIERE DELLA SERA”, PRESENTE SERGIO MATTARELLA, NON SONO PASSATE INOSSERVATE LE ASSENZE ILLUSTRI DELLA POLITICA: DA FRATELLI D’ITALIA (MELONI E MANTOVANO) A FORZA ITALIA (TAJANI) FINO ALLA LEGA (SALVINI) - HANNO INVECE TIMBRATO IL CARTELLINO I SINISTRATI ELLY SCHLEIN, BONELLI & FRATOIANNI FINO AL “GIANNILETTA” DI CAIRO, WALTER VELTRONI - MA LA LATITANZA PIÙ CHIACCHIERATA È STATA QUELLA DELL’EX PLURI-DIRETTORE DEL “CORRIERONE”, PAOLO MIELI, CHE HA GIUSTIFICATO L’ASSENZA CON L’URGENZA DI “UN CONTROLLO MEDICO” A ROMA - FORSE, DALL’ALTO DEL SUO EGO ESPANSO, PAOLINO AVEVA INTUITO IL RUOLO DI MATTATORI CHE KING URBANO (PROPRIETARIO), LUCIANO FONTANA (DIRETTORE DEL ''CORRIERE'') E FERRUCCIO DE BORTOLI (PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CORRIERE) AVREBBERO AVUTO NELL’EVENTO DEI 150 ANNI E LUI NO? AH, SAPERLO... – IN COMPENSO, CONFONDENDO L’EVENTO STORICO CON LA CONVENTION AZIENDALE, CAIRO HA FATTO SFILARE SUL PALCOSCENICO, DAVANTI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, BEN SEI BIG SPENDER PUBBLICITARI CHE FANNO LA GIOIA DEL BILANCIO RCS… - VIDEO

marina berlusconi silvio mario orfeo repubblica

DAGOREPORT - LA GUERRA È FINITA, ANDATE IN PACE… - DOPO AVER VISSUTO 20 ANNI DI ANTI-BERLUSCONISMO SENZA LIMITISMO, MARIO ORFEO DIMENTICA LA STORIA E L’IDENTITÀ DI "REPUBBLICA" E SPARA IN PRIMA PAGINA UNA LETTERA DI MARINA BERLUSCONI (+ FOTO) CHE FA UN'INSOSTENIBILE PROPAGANDA AL REFERENDUM CONTRO LA MAGISTRATURA: ‘’SE DOVESSE VINCERE IL SÌ, NON SI TRATTERÀ DI UNA VITTORIA DEL GOVERNO O DI FORZA ITALIA, NÉ DI UNA VITTORIA POSTUMA DI MIO PADRE. IO PENSO SEMPLICEMENTE CHE SARÀ UNA GRANDE VITTORIA DEGLI ITALIANI’’ – MENO SPAZIO (E NIENTE FOTO) PER LA REPLICA DEL VICEDIRETTORE CARLO BONINI, AUTORE CON D'AVANZO DI MILLE INCHIESTE CONTRO IL MARCIO DEL BERLUSCONISMO, ALLA "PADRONA" DI FORZA ITALIA CHE AL "CORRIERE DELLA SERA" DELLO SCORSO 10 FEBBRAIO AFFERMÒ, TRONFIA: "SE VINCE LA MELONI, VINCE IL PAESE" – DOPO L’INCHINO REVERENZIALE, SEMPRE IN PRIMA, ALLA MELONI (“REFERENDUM, NON È VOTO SUL GOVERNO”), L’"ORFEO NERO" OGGI DÀ IL SUO BENVENUTO AL NUOVO PROPRIETARIO DI “REPUBBLICA”, IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU - SEMPRE CON IL SOLITO GIOCHETTO PARAGURU DI CHI DÀ UN COLPO ALLA BOTTE E UNO AL CERCHIO, DI CHI METTE TUTTI SULLO STESSO PIANO, IL SOLITO VIZIO PILATESCO DI LAVARSI LE MANI CON "EQUIDISTANZA" (MA, SI SA, L’IMPORTANTE È MANTENERE LA POLTRONA SOTTO IL SEDERE…)

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...