1- C’E’ UNO SHOW NELLO SHOW, A MARGINE DEL RUBY-GATE. E’ QUELLO DELLE RICOSTRUZIONI FILO-POLIZIA (\"CORRIERE\") OPPOSTE A QUELLE FILO-MAGISTRATURA (\"REPUBBLICA\") - 2- SONO DUE GIORNI CHE IL COMMISSARIO DAVANZONI SCARICA L’ABUSO DI POTERE BERLUSCONIANO TUTTO SULLE SPALLE DI MARONI & MAGANELLI. TESI: \"TRE RIGHE E DUE BALLE\". CIOè: L’IDENTIFICAZIONE CORRETTA DI RUBY (AVVENUTA SENZA DOCUMENTI) E L’ACCORDO CON LA PROCURA MINORILE PER IL RILASCIO DELLA CUBISTA MAROCCHINA - 3- INVECE LA MARESCIALLA SARZANINI SI AFFANNA DA GIORNI A DIRE CHE TUTTO VA BENE A CASA MANGANELLI: \"SE SONO STATI COMMESSI ABUSI NON SONO IMPUTABILI ALLA POLIZIA\" - 4- DUE VERSIONI TOTALMENTE INCONCILIABILI. MA QUEL CHE COLPISCE È COME SI RIPETA ALL’INFINITO LO SCHEMA DELLE OPPOSTE FAZIONI CARTACEE CHE CI AVEVA AMMORBATO AI TEMPI DELLA GUERRA POLLARI-DE GENNARO. NELL’INTERESSE DEI LETTORI, PER CARITÀ

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1- DAGOREPORT
C\'e\' uno spettacolo nello spettacolo, a margine del Ruby-Gate. E\' quello delle ricostruzioni filo-polizia opposte a quelle filo-magistratura che si fronteggiano tra le righe dei due principali quotidiani italiani. Su Repubblica, sono due giorni che l\'abuso di potere berlusconiano è scaricato tutto sulle spalle del Viminale.

GiuseppeGiuseppe D\'avanzo

Oggi Pietro Colaprico dà voce al magistrato minorile le cui indicazioni sarebbero state bellamente ignorate dalla questura di Milano: \"Il pm truffato non ci sta: \"Basta con le bugie, non ho mai dato l\'ok all\'affido di Ruby\" (Repubblica, p. 1). Siamo sulla stessa linea tracciata due giorni fa dal commissario Davanzoni, che chiosando una nota della Questura mandata a Maroni per le sue repliche ufficiali scriveva: \"tre righe e due balle\". Le due balle sarebbero queste: l\'identificazione corretta di Ruby (avvenuta senza documenti) e l\'accordo con la procura minorile per il rilascio della ragazza.

FIORENZAFIORENZA SARZANINI

Invece il Corriere si affanna da giorni a dire che tutto va bene a casa Manganelli. Anche oggi, Fiorenza Sarzanini indaga sul caso milanese saldamente ancorata a Roma. E il risultato è questo pezzo: \"Se sono stati commessi abusi non sono imputabili alla polizia\".
La funzionaria interrogata: il pm sapeva, pronta a un confronto\". Dentro, si possono leggere toccanti dichiarazioni autoassolutorie del Grande Capo Manganelli (Corriere, p.2).

Come si vede, si tratta di due versioni totalmente inconciliabili. Ma quel che colpisce è come si ripeta all\'infinito lo schema delle opposte fazioni giornalistiche che ci aveva ammorbato ai tempi della guerra Pollari-De Gennaro. Nell\'interesse dei lettori, per carità.

MaroniMaroni visto da Frassetto

2- «SE SONO STATI COMMESSI ABUSI NON SONO IMPUTABILI ALLA POLIZIA»
Fiorenza Sarzanini per Corriere Della Sera

«Ogni mossa è stata con-cordata con il pubblico ministero di turno, sfido chiunque a dimostrare il contrario. Sono pronta anche ad un faccia a faccia». È in questa frase pronunciata dal commissario Giorgia Iafrate davanti ai magistrati durante l\'interrogatorio avvenuto sabato mattina che si snoda la linea di difesa della questura di Milano. Perché la sera del 27 maggio 2010 fu lei ad occuparsi della procedura di identificazione di Ruby. E ai colleghi disse che bisognava lasciarla libera perché così aveva chiesto Palazzo Chigi.

ANTONIOANTONIO MANGANELLI

L\'inchiesta penale sul favoreggiamento della prostituzione - contestato a Emilio Fede, a Lele Mora e al consigliere regionale Nicole Minetti sospettati di aver reclutato ragazze da portare alle feste organizzate nelle residenze del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - si trasforma dunque anche in un accertamento mirato sull\'operato della polizia.

Obiettivo: verificare quanta influenza ebbero le telefonate dello stesso Berlusconi che, prima parlando direttamente con il capo di gabinetto Pietro Ostuni e poi facendo richiamare il suo caposcorta, sollecitò l\'immediato rilascio della ragazza «perché la conosciamo, è la nipote del presidente Mubarak».

VINCENZOVINCENZO INDOLFI

LA PROCEDURA E IL MINISTRO
La «procedura è stata rispettata», ripete pubblicamente il ministro dell\'Interno Roberto Maroni. Ma qualche dubbio comincia a insinuarsi, tanto che il prefetto Antonio Manganelli ha comunicato al procuratore del capoluogo lombardo di non aver avviato un\'ispezione soltanto per evitare sovrapposizioni proprio con l\'attività dei pubblici ministeri.

La circostanza principale da chiarire rimane il rispetto delle disposizioni impartite dal magistrato di turno al tribunale dei minori Anna Maria Fiorillo, che ora sostiene di non aver mai autorizzato l\'affidamento al consigliere regionale Nicole Minetti perché aveva stabilito che Ruby dovesse invece andare in una comunità, così come prescrive la legge quando non è possibile la consegna a un genitore o ad un parente stretto.

ROBERTOROBERTO MARONI

E allora la difesa dei poliziotti diventa la linea del Viminale e ci si chiede come mai, se davvero c\'erano state irregolarità, non siano state segnalate subito. Manganelli lo ha spiegato al ministro quando ha ricordato che «il 14 giugno 2010, dunque circa due settimane dopo, è stata trasmessa al tribunale dei minori una relazione finale che ricostruiva l\'accaduto ed evidenziava la decisione presa quella notte di far andare via Ruby in compagnia del consigliere Minetti.

RUBYRUBY

All\'informativa fu allegato il verbale di «affidamento conseguente» che dava conto dell\'assenso della stessa Minetti e della minore a procedere in questo modo, dunque i magistrati avevano tutti gli elementi per poter procedere qualora avessero rilevato che la loro volontà non era stata rispettata».

«EVIDENZE CONTRARIE»
La posizione di Manganelli appare chiara, almeno fino a che non ci saranno «evidenze contrarie»: se sono stati commessi abusi non possono essere imputati ai poliziotti perché, nonostante i «solleciti» ricevuti dal presidente del Consiglio, hanno terminato la procedura di identificazione in maniera corretta e hanno concordato con il magistrato la linea da seguire.

RUBYRUBY

«Se così non fosse stato - dice Manganelli - il fascicolo doveva essere trasmesso alla procura della Repubblica con una denuncia per abuso d\'ufficio e per falso. Sono trascorsi quattro mesi e mezzo da quella notte, come mai soltanto adesso il pubblico ministero dice che le sue disposizioni sono state disattese?».

Si torna dunque al vero nodo della vicenda: le due telefonate del capo del governo, la bugia raccontata per convincere il capo di gabinetto a rilasciare subito la ragazza. Una «pressione» raccontata dai due poliziotti della Volante che avevano fermato Ruby nel pomeriggio e l\'avevano trasferita in questura.

rubyruby

Nella relazione di servizio gli agenti dicono che «durante tutta la fase degli accertamenti e dei contatti con il pubblico ministero dei minori, la dottoressa Iafrate continuava a ricevere continue telefonate da parte del capo di gabinetto il quale chiedeva perché la ragazza non fosse stata ancora rilasciata e sollecitava a provvedervi perché aveva già dato comunicazione al personale presso la presidenza del Consiglio dei Ministri dell\'avvenuto rilascio».

Una versione che contrasta con quanto il questore Vincenzo Indolfi ha dichiarato nella relazione inviata al Viminale il 28 ottobre scorso. In quel documento l\'alto funzionario sostiene infatti che «alle 24 circa, quando l\'addetto alla sicurezza del presidente del Consiglio richiamava di nuovo sul cellulare il dottor Ostuni chiedendo ulteriori chiarimenti sulla vicenda. Gli veniva risposto che gli accertamenti erano ancora in corso, come da indicazioni provenienti dal pubblico ministero del tribunale dei minori».

berlusconi_fedeberlusconi_fede - ruby

Ostuni è stato interrogato sabato mattina subito dopo la Iafrate. Gli è stato chiesto di ricostruire nei dettagli i contatti con Berlusconi e con il suo caposcorta e dunque le pressioni ricevute per ottenere il rilascio della giovane.

RubyRuby minorenne marocchina Berlusconi - Nonleggerlo

LE PRESSIONI DEL CAPOSCORTA
Un atteggiamento che si ricava comunque già dalle circostanze acquisite visto che dopo la telefonata delle 23 durante la quale il premier decise di spiegare personalmente quale fosse il motivo di tanto interesse e inventò la bugia della nipote di Mubarak, un\'ora dopo ritenne di dover far effettuare un sollecito dal suo caposcorta. E due ore dopo ebbe la certezza che Ruby aveva lasciato la questura perché fu la stessa Minetti ad informarlo che la sua missione era stata compiuta.

EdmondoEdmondo Bruti Liberati

3- IL PM TRUFFATO NON CI STA: \"BASTA CON LE BUGIE\"
Piero Colaprico per La Repubblica

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In via Leopardi, sede del palazzo giudiziario dei Minori, il fastidio è palese: \"Ma quale accordo? Accordo? E con chi? Non è prevista la parola \"accordo\". Quando si parla di minori, non è come al mercato\".
\"Il pm dà delle \"disposizioni\". La polizia \"esegue\" - si continua - Questa è la prassi, punto e basta. Ma di che cosa stanno parlando in questura?\".

Il procuratore capo, Monica Frediani, ha mandato una ricca e riservatissima ricostruzione dei fatti al collega del palazzo di giustizia, Edmondo Bruti Liberati. La telefonata con la \"truffa diplomatica\" di Silvio Berlusconi - il 27 maggio spacciò la minorenne marocchina Ruby per la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak, imponendo la liberazione in poche ore - è stata ammessa dai poliziotti. Il problema successivo, però, è stato un altro. Berlusconi sarà Berlusconi, ma come evitare di subire le possibili conseguenze penali e di carriera per il favore fatto al premier? Unica risposta. Si aggiustano le carte.

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Per un po\' regge, poi ecco le crepe. Da fonti giudiziarie qualificate piomba un\'altra autorevole, forse definitiva mazzata sulle \"carte\". Il pm dei minori Annamaria Fiorillo, che era di turno nel giorno del fermo di Ruby, ci ha tenuto a far sapere che \"non diede l\'autorizzazione all\'affido della ragazza\" alla consigliera regionale con incarico alla Presidenza del Consiglio Nicole Minetti, 25 anni, Pdl.

MinettiMinetti

E, a differenza di quanto sostenuto nelle varie \"note\" poliziesche, Fiorillo non raggiunse mai alcun \"accordo\" (parola che innervosisce un po\') per l\'affido della giovane frequentatrice delle feste di Arcore all\'altrettanto festaiola consigliera regionale: \"E non lo avrebbe raggiunto nemmeno nel caso fosse arrivata negli uffici di via Fatebenefratelli una copia dei documenti di identità\" di Ruby, che - va sottolineato - non c\'erano.

La sostituto procuratore Fiorillo aveva chiesto di accertare se la ragazza era \"quello che dice di essere\" (e Ruby, sia chiaro, non ha mai osato inventarsi la parentela né con un egiziano, né con un capo di Stato straniero). Di verificare la sua storia e le sue fughe dalla comunità, che c\'erano. E che cosa le avevano suggerito di disporre? Chiunque di noi che cosa avrebbe fatto? \"Trovarle una comunità e, se non si trova, trattenerla per la notte in questura\", cosa che gli agenti, nonostante le comprensibili titubanze (Ruby è una minorenne), si apprestavano a fare.

NicoleNicole Minetti

E che cosa scopre il magistrato, settimane dopo? Che Ruby non era rimasta in questura, ma era stata lasciata - usiamo bene questa parola - alla strada, perché la tanto premurosa Minetti, l\'inviata dell\'altrettanto premuroso Berlusconi dal \"buon cuore\", l\'aveva scaricata immediatamente a un\'amica \"brasileira\".

NicoleNicole Minetti - Scorie

Nella casa della trentacinquenne \"brasileira\" Ruby prenderà un po\' di mazzate e si farà due giorni d\'ospedale. Bell\'affido, sarebbe stato, se disposto dalla procura dei minori. Il sostituto Fiorillo, infatti, non l\'aveva ordinato. Non è comprensibile che in via Leopardi, tra i magistrati dei Minori, ci sia stato parecchio fermento?

Il \"corto circuito\" è sempre più evidente, ma è stato lo stesso Silvio Berlusconi a innescarlo, è lui che interpella personalmente Pietro Ostuni, capo di gabinetto e soffia la frottola egiziana, che inietta frenesia e imbarazzi per salvare la sua \"protetta\": che è marocchina, e in questura lo sanno bene. Inutile ripetere che il caposcorta richiama anche per ringraziare i vertici di via Fatebenefratelli, a \"operazione\" conclusa.

Più utile \"razionalizzare\" uno schema. Per mesi e mesi, sembrava tutto ok: la raccomandazione aveva funzionato. La notte elettrica e lo stile di vita (che Berlusconi rivendica con orgoglio) non avevano avuto ulteriore pubblicità. Sono stati nebulizzati in una retrovia giudiziaria. Dalla quale però - siamo sempre in Italia - si levano bisbigli. Intimoriti. E anche preoccupati.

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Più d\'uno, tra detective e magistrati, raccoglie questi sussurri e non se ne sta con le mani in mano. Indaga. Non dimentica. Il fascicolo sulla minorenne cresce, inquadra le sliding doors, le porte girevoli che hanno fatta entrare e uscire dalla questura la cubista partita da Letojanni, Messina. Aggiunge i nomi di altre ragazze che, tra feste e discoteche, non sembrano artiste di varietà in cerca di ingaggio. I bisbigli diventano rapporti, i rapporti indagine: sfruttamento della prostituzione il titolo di reato. Tutto, però, taceva. Sino alla scorsa settimana.

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Se più di qualcuno in via Fatebenefratelli rischia l\'incriminazione, è perché tre cose sono certe. La dottoressa Giorgia Iafrate, commissario di turno, sommersa dalle telefonate del capo di gabinetto, \"non firma\" (e non è un dettaglio da poco) l\'affido di Ruby alla bella neo-politica regionale.

Due. Altri poliziotti mettono nero su bianco le varie anomalie alle quali hanno assistito e la loro relazione arriva in Procura, dove però sono già al lavoro per le segnalazioni sul caso ricevute dalla procura dei minorenni.

VINCINO-BUNGAVINCINO-BUNGA

Tre. Solo giovedì scorso, il questore manda una relazione al Ministero dell\'Interno. Sino allora, né il vertice della polizia, né il ministro leghista Roberto Maroni sapevano qualche cosa di Ruby, Mubarak e Berlusconi. E nella relazione, si sostiene - sia detto in estrema sintesi - che \"tutto è in regola\".

Si fa finta di non vedere: l\'estrema autotutela è - ancora oggi - \"giocare a nascondino\" con chiunque, anche con il sostituto procuratore dei Minori, che però non ci sta. E tutti, tutti si ostinano a dire di non avere fatto nulla di male, a cominciare da Silvio Berlusconi. Quanto piace il mantra di ogni burocrazia: \"Leggete le carte, le carte sono a posto\".
Le carte? Forse. La storia concreta, no di certo.

 

 

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