''BERLUSCONI DOVEVA ESSERE CONDANNATO A PRIORI, HA SUBÌTO UN'INGIUSTIZIA'' - GLI AUDIO-BOMBA DEL GIUDICE DI CASSAZIONE CHE HA RESO L'EX PREMIER UN PREGIUDICATO NEL 2013, COSTRINGENDOLO POI AI SERVIZI SOCIALI E AL DECLINO DI FORZA ITALIA - ORA IL TRIBUNALE (CIVILE) DI MILANO SMONTA QUEL PROCESSO (PENALE) - MAGISTRATI COI FIGLI INDAGATI PER DROGA, COMPLOTTI POLITICI, SENTENZE GIÀ SCRITTE: LE RIVELAZIONI DEL MAGISTRATO AMEDEO FRANCO

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VIDEO/AUDIO: LE FRASI DEL GIUDICE SU BERLUSCONI DA ''QUARTA REPUBBLICA'': ''DOVEVA ESSERE CONDANNATO A PRIORI, MA HA SUBITO UNA GRANDE INGIUSTIZIA''

 

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1. L'AUDIO CHOC DEL GIUDICE: BERLUSCONI ERA INNOCENTE

Luca Fazzo per ''il Giornale''

 

amedeo franco sulla condanna berlusconi 7 amedeo franco sulla condanna berlusconi 7

Due nuove prove per riscrivere la storia dei processi a Berlusconi. Chi se lo immaginava ormai pacificato con il suo passato giudiziario, accontentato della riabilitazione che gli ha restituito lo status di incensurato, deve ricredersi. Perché il Cavaliere riparte all' improvviso all' attacco sul fronte che per vent' anni lo ha visto in prima linea, quello della persecuzione giudiziaria di cui si sente vittima.

 

Lo fa con un file audio e una sentenza inviati alla Corte europea dei diritti dell' Uomo, davanti alla quale è ancora pendente - da ben sei anni - il suo ricorso contro la condanna per la vicenda dei diritti tv. Sono, nella convinzione del Cavaliere e dello staff legale guidato da Niccolò Ghedini, documenti clamorosi, le prove fumanti della persecuzione. E i giudici di Strasburgo non potranno non tenerne conto. Entrambi dicono la stessa cosa: che la sentenza con cui la Cassazione nell' agosto 2013 rese definitiva la condanna dell' ex premier per frode fiscale fu una sentenza abnorme, senza basi sui fatti emersi durante la causa. E, dice il nastro, figlia di una manovra decisa a tavolino, prima ancora dell' udienza, per eliminare Berlusconi: «Un plotone di esecuzione».

NICCOLO' GHEDINI SILVIO BERLUSCONI NICCOLO' GHEDINI SILVIO BERLUSCONI

 

A parlare, nel nastro, è un giudice che quel giorno era in Cassazione, nella sezione chiamata a giudicare il leader azzurro: Amedeo Franco, relatore della causa, quello che di solito guida la discussione in camera di consiglio.

 

Franco non voleva la condanna di Berlusconi, non voleva firmare le motivazioni. E un anno dopo, nel processo gemello per la vicenda Mediatrade, assolse Piersilvio Berlusconi scrivendo che la condanna di Berlusconi senior era stata «contraria alla assolutamente costante e pacifica giurisprudenza di questa corte ed al vigente sistema sanzionatorio».

 

Ma ora si va ben più in là. Perché l' anno scorso Silvio Berlusconi, intervistato a Porta a Porta, rivela l' esistenza di una registrazione in cui il giudice Franco riferiva dettagli sconcertanti sul prima, il durante e il dopo dell' udienza in Cassazione. A partire dal dato che a presiedere la sezione non poteva essere il giudice Antonio Esposito: colpevolista accanito e ora divenuto editorialista del Fatto Quotidiano.

 

amedeo franco sulla condanna berlusconi 4 amedeo franco sulla condanna berlusconi 4

Amedeo Franco, purtroppo, muore nel frattempo. Dopo la trasmissione, l' ex giudice Esposito fa causa per diffamazione alla Rai e a Berlusconi chiedendo un mega risarcimento. È agli atti di quella causa che ora finirà il file con le registrazioni delle frasi di Franco, che ieri sera vengono riportate dal Riformista e poi trasmesse a Quarta Repubblica. Il giudice parlando con Silvio Berlusconi parla di una «grave ingiustizia», di una «vicenda guidata dall' alto», di una sentenza emessa da un «plotone di esecuzione» che non era la sezione destinata a celebrare il processo. Esposito, infatti, presiedeva la sezione feriale», quella chiamata a sbrigare le urgenze estive. «Hanno fatto una porcheria, che senso ha mandarla alla sezione feriale? Una questione così delicata..».

 

«Sussiste una malafede del presidente del collegio (Esposito, ndr) sicuramente». E la conclusione amara: «Non mi mettevo a fare il magistrato se questo è il modo... per colpire le persone, gli avversari politici». Chiama in causa Ernesto Lupo, allora primo presidente della Cassazione: «Gli dissi mi hanno coinvolto in questa faccenda maledetta, avessi saputo mi sarei dato malato, a questo punto ha cambiato discorso... Berlusconi deve essere condannato a priori... è stata una decisione traumatizzante, ha avuto pressioni e così via... il Presidente della Repubblica lo sa benissimo che è stata una porcheria». Franco spiega a Berlusconi di voler sgravarsi la coscienza, dice di essere stato quasi costretto a firmare.

amedeo franco sulla condanna berlusconi 3 amedeo franco sulla condanna berlusconi 3

 

E insieme alle rivelazioni di Amedeo Franco, parte per la Corte di Strasburgo anche il secondo documento. Sono le 39 pagine della recente sentenza con cui un giudice milanese, Damiano Spera, ha ribaltato completamente la ricostruzione degli affari televisivi di Mediaset compiuta dalla Procura di Milano e fatta propria dalla Cassazione presieduta da Esposito. Alla base dell' accusa di frode fiscale mossa a Berlusconi, un teorema di fondo: che Mediaset gonfiasse i prezzi dei film hollywoodiani che comprava da Frank Agrama, un intermediario americano, che in realtà sarebbe stato una specie di pupazzo, un «socio occulto» di Berlusconi. E i soldi in più fatturati da Agrama erano lo strumento di Mediaset per stornare utili dai bilanci frodando il fisco.

 

Ma una volta che le condanne sono diventate definitive, proprio sulla base di esse Mediaset ha fatto causa ad Agrama: se quelli erano soldi non dovuti, devono tornare nelle casse dell' azienda. Sui conti svizzeri del mediatore vengono sequestrati circa 110 milioni di dollari mentre parte la causa milanese.

amedeo franco amedeo franco

Ed è qui che arriva il ribaltone.

 

Nella sua sentenza il giudice Spera ripercorre i passaggi chiave della sentenza contro Berlusconi, secondo la quale «la fittizietà dell' intervento di Agrama e delle società a lui riconducibili è emersa in modo palese». Niente affatto, scrive Spera: «ritiene questo giudice che i convenuti (Agrama e gli altri, ndr) fossero effettivi acquirenti e poi rivenditori dei prodotti poi riacquistati dalle società Mediaset e Rti. Nella fattispecie concreta non è provata la interposizione fittizia, affermata invece nella sentenza Mediatrade». Secondo la Procura, la prova del delitto era che Mediaset si rivolgeva ad Agrama invece che trattare direttamente con le major, come avrebbe potuto tranquillamente fare.

 

IL GIUDICE ESPOSITO A TAVOLA CON AMEDEO FRANCO PRIMA DELLA SENTENZA SU BERLUSCONI IL GIUDICE ESPOSITO A TAVOLA CON AMEDEO FRANCO PRIMA DELLA SENTENZA SU BERLUSCONI

Invece per il tribunale di Milano «è stato provato che in più occasioni sia Paramount che Mediaset tentarono senza riuscirci di eliminare la ingombrante presenza di Agrama per poter avere mano più libera nella vendita dei prodotti». La svolta è così clamorosa che il giudice sceglie di usare il punto esclamativo: «Il fatto della interposizione fittizia contestato nei capi di imputazione non sussiste!». Agrama può tenersi i suoi soldi, dunque.

Ma per Mediaset e il suo fondatore, questa sconfitta diventa ora l' arma per una vittoria ben più importante.

 

 

2. CASSAZIONE? NO, ERA UN PLOTONE D’ESECUZIONE...

Stefano Sansonetti per ''il Riformista''

 

amedeo franco sulla condanna berlusconi 1 amedeo franco sulla condanna berlusconi 1

Ci sono le prove che la sentenza che condannò Berlusconi al carcere, nel 2013, e che diede il via al declino precipitoso di Forza Italia, era una sentenza clamorosamente sbagliata. E perdipiù c’è il forte sospetto che lo sbaglio non fu dovuto solamente a imperizia dei giudici, ma - forse: scriviamo dieci volte forse - a un disegno politico del quale è difficile stabilire con precisione gli autori. Una persecuzione in piena regola? Decidete voi.

 

Vediamo bene cosa è successo. Prima a grandi linee e poi nel dettaglio. Berlusconi, come ricorderete, è stato condannato una sola volta (negli altri 70 processi che ha subito è sempre stato o archiviato o assolto o prescritto). Questa condanna - definitiva - risale al 1 agosto del 2013 (allora Forza Italia viaggiava sopra al 21 per cento dei voti). La sezione feriale della Cassazione che emise la sentenza di condanna era presieduta dal magistrato Antonio Esposito (che oggi è un editorialista del Fatto di Travaglio). Relatore era il magistrato Amedeo Franco. A sette anni di distanza emergono delle novità molto importanti, contenute in un supplemento di ricorso alla Corte Europea (contro la sentenza della Cassazione) presentato giorni fa dagli avvocati di Berlusconi (Andrea Saccucci, Bruno Nascimbene, Franco Coppi e Niccolò Ghedini).

antonio esposito antonio esposito

 

Le novità essenzialmente sono due: una sentenza del tribunale civile di Milano che ribalta la sentenza penale; e una dichiarazione del dottor Amedeo Franco - ripeto: relatore in Cassazione - che racconta come la sentenza di condanna di Berlusconi da parte della Cassazione fu decisa a priori e probabilmente teleguidata. Per questa ragione era una sentenza molto lacunosa dal punto di vista giuridico. Partiamo dal primo punto: la sentenza del tribunale civile. È una storia paradossale.

 

Succede questo: la sentenza di condanna di Berlusconi (per frode fiscale) si basava sul presupposto che Mediaset avesse comprato dei film americani attraverso la finta mediazione di un certo Farouk Agrama, pagandoli molto meno di quello che Agrama fece risultare. La differenza tra prezzo vero e prezzo falso fu equamente spartita. La metà la usò Mediaset per abbassarsi le tasse, l’altra metà Farouk Agrama la intascò e la depositò in un conto svizzero. I magistrati sequestrarono il conto svizzero di Agrama. Berlusconi cercò di spiegare che in quel periodo, siccome faceva il presidente del Consiglio, non si occupava dell’acquisto dei film e tantomeno della dichiarazione dei redditi di Mediaset. Ma i giudici di primo, secondo e terzo grado non gli credettero.

 

FRANK AGRAMA FRANK AGRAMA

Sebbene la cifra evasa (circa 7 milioni) rappresentasse meno del 2 per cento dell’intera dichiarazione fi scale. Il processo fu rapidissimo, a smentire la tradizionale lentezza dei tribunali italiani. In primo grado, nel giugno del 2012, il Pm (quel dottor De Pasquale, noto per non aver liberato il presidente dell’Eni Cagliari ed essere partito per le ferie: nel frattempo Cagliari si suicidò; e noto per avere inseguito inutilmente l’altro presidente dell’Eni Scaroni, assolto) chiese 3 anni e otto mesi. La Corte arrotondò a quattro. L’appello si concluse nel maggio dell’anno successivo, confermando la pena, e tre mesi dopo, ad agosto, arrivò la sentenza della Cassazione. Record olimpico di velocità.

 

A quel punto - incassata la condanna e scontata ai servizi sociali, e incassata anche l’esclusione dal Senato sulla base della Legge Severino, approvata in tempi successivi all’ipotesi di reato e dunque, per la prima volta nella storia della Repubblica e anche del Regno, con l’attuazione retroattiva di una legge - incassato tutto ciò, Berlusconi (più precisamente Mediaset) si rivolse a un tribunale civile in virtù di un ragionamento molto semplice: se davvero, come dite voi, Agrama mi ha fregato tre o quattro milioni, me li ridia. C’è stata appropriazione indebita.

 

SILVIO BERLUSCONI FRANCO COPPI SILVIO BERLUSCONI FRANCO COPPI

Il tribunale civile di Milano, con una recente sentenza, dopo aver esaminato tutte le carte e ascoltato tutti i testimoni, e preso in considerazione tutti gli atti dei processi penali, compresa la sentenza della Cassazione, ha escluso che ci fosse appropriazione indebita, ha stabilito che l’intermediazione non era fittizia, che la società di Agrama (che le sentenze penali avevano dichiarato fosse un’invenzione) è una società vera e propria e ben funzionante, e ha anche stabilito che non solo non ci fu maggiorazione nelle fatture, ma che il prezzo al quale Mediaset comprò era un ottimo prezzo. Diciamo che ha smontato a pezzettini piccoli la sentenza di condanna di Berlusconi.

 

Ce n’è abbastanza per gridare allo scandalo? No: aspettate, aspettate. È successo che dopo la sentenza, il dottor Franco (cioè, ricordiamo di nuovo, il relatore in Cassazione) incontrò Berlusconi e commentò la sentenza e l’andamento del processo. Berlusconi non era solo, quando incontrò Franco, c’erano dei testimoni a questo colloquio, e uno dei testimoni registrò. Tra poche righe ricopiamo parte della trascrizione di questo colloquio. Prima vi diciamo che gli avvocati di Berlusconi sostengono che in questi anni non hanno usato la registrazione per rispetto del magistrato, che era rimasto in attività. L’ altr’anno però il dottor Franco è morto, e ora gli avvocati di Berlusconi hanno deciso di usare la registrazione e l’hanno depositata nel ricorso alla Cedu.

 

l\'aula del processo mediatrade l\'aula del processo mediatrade

Qui mi limito a trascrivere un po’ di frasi riportate nel ricorso. Sono frasi che fanno accapponare la pelle, specie se si pensa che questo magistrato non è uno qualsiasi, è stato il relatore nel processo a Berlusconi e, ragionevolmente, ne ha chiesto inutilmente l’associazione. Eccole qui. «Berlusconi deve essere condannato a priori perché è un mascalzone! Questa è la realtà... a mio parere è stato trattato ingiustamente e ha subito una grave ingiustizia… l’impressione che tutta questa vicenda sia stata guidata dall’alto... In effetti hanno fatto una porcheria perché che senso ha mandarla alla sezione feriale? ... Voglio per sgravarmi la coscienza, perché mi porto questo peso del... ci continuo a pensare. Non mi libero... Io gli stavo dicendo che la sentenza faceva schifo…».

 

Berlusconi in tribunale al processo Mediatrade Berlusconi in tribunale al processo Mediatrade

In una seconda conversazione, sempre registrata, il dottor Franco sosteneva che «sussiste una malafede del presidente del Collegio, sicuramente...». E riferiva voci secondo le quali il presidente Esposito sarebbe stato “pressato” per il fatto che il figlio, anch’egli magistrato, era indagato dalla Procura di Milano per… “essere stato beccato con droga a casa di…”. E poi diceva ancora: “I pregiudizi per forza che ci stavano... si potesse fare...si potesse scegliere... si potesse... si poteva cercare di evitare che andasse a fi nire in mano a questo plotone di esecuzione, come è capitato, perché di peggio non poteva capitare... Questo mi ha deluso profondamente, questo... perché ho trascorso tutta la mia vita in questo ambiente e mi ha fatto... schifo, le dico la verità, perché non... non... non è questo, perché io ... allora facevo il concorso universitario, vincevo il concorso e continuavo a fare il professore. Non mi mettevo a fare il magistrato se questo è il modo di fare, per... colpire le persone, gli avversari politici. Non è così. Io ho opinioni diverse della... della giustizia giuridica. Quindi... va a quel paese…».

 

Fermiamoci qui. Che vi pare? In piena magistratopoli c’è una nuova conferma che è più grande di tutte le precedenti. Spesso, molto spesso, la giustizia non ha niente a che fare con la giustizia. Le sentenze, qualche volta, o spesso - non possiamo saperlo - sono decise al di fuori dei processi e per motivi che non hanno niente a che fare con l’accertamento della verità.

 

Berlusconi e Ghedini Berlusconi e Ghedini

Talvolta in questo modo si rovinano vite. O reputazioni. Stavolta addirittura si è rovinato un partito e deviato il corso della politica nazionale. State sicuri che nessuno sarà chiamato a rispondere. Però fa rabbia. Figuratevi, Chi scrive mai ha votato per Berlusconi e mai e poi mai lo voterà. Lui è di centrodestra e io sono di sinistra, perché dovrei votarlo? Però sapere che è stata fatta con questi metodi vigliacchi la battaglia contro di lui, beh, sapere questo provoca dolore e paura.

 

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