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IL ''NEW YORK TIMES'' HA ALZATO LA PALLA A JOE BIDEN, PUBBLICANDO LE DICHIARAZIONI DEI REDDITI DI TRUMP A DUE GIORNI DAL PRIMO E PIÙ IMPORTANTE DIBATTITO. RIUSCIRÀ IL CANDIDATO DEM A SCHIACCIARE IN TESTA AL PRESIDENTE? L'AZIONE ERA COSI' COORDINATA CHE SUL SITO DELLA CAMPAGNA BIDEN-HARRIS C'E' UNA NUOVA FUNZIONE: ''CALCOLA QUANTO HAI PAGATO PIU' DI TASSE RISPETTO A TRUMP'' 

LA PAGINA DELLA CAMPAGNA BIDEN-HARRIS: CALCOLA QUANTO HAI PAGATO PIU' DI TASSE RISPETTO A TRUMP

https://joebiden.com/trumptaxes/ 

 

Francesco Semprini per ''la Stampa''

 

IL CALCOLATORE TASSE DI TRUMP SUL SITO DELLA CAMPAGNA BIDEN HARRIS

È una spaccatura che appare sempre più profonda e insanabile quella che tiene in ostaggio l'America all'indomani delle rivelazioni sulle ingenerose dichiarazioni dei redditi di Donald Trump. Pochi denari versati all'erario negli ultimi tre lustri da parte del presidente degli Stati Uniti, il quale si trincera dietro legittime procedure contabili, mentre i detrattori ne definiscono il comportamento come una sorta di vilipendio allo Stato e insulto ai lavoratori, se non addirittura una minaccia alla sicurezza nazionale. Scontro che andrà a incidere sulla campagna elettorale in vista del voto del 3 novembre, a partire dal primo dibattito presidenziale che attende stasera Trump e il rivale Joe Biden sul ring della Case Western Reserve University di Cleveland, Ohio.

 

Il quotidiano newyorkese rivela che il presidente non ha pagato tasse federali sul reddito per almeno 10 degli ultimi 15 anni in virtù della superiorità delle perdite rispetto agli introiti. E nel 2016 e 2017 avrebbe versato all'erario solo 750 dollari per ciascun anno. Dalle informazioni sulle dichiarazioni dei redditi fatte negli ultimi 20 anni - spiega il Times - emerge che l'ex tycoon ha centinaia di milioni di debiti legati in gran parte alla gestione delle proprietà della Trump Organization, l'impero di famiglia. In particolare, sarebbe personalmente responsabile di prestiti e altri debiti per 421 milioni di dollari, di cui la gran parte sarebbero da rimborsare entro quattro anni.

 

joe biden a pittsburgh

«È una notizia falsa, completamente inventata», commenta l'inquilino della Casa Bianca: «I media da fake news, proprio come nel periodo elettorale del 2016, sollevano contro di me la questione delle tasse e ogni sorta di assurdità con informazioni ottenute illegalmente». «Ho pagato molti milioni di dollari in tasse, ma avevo diritto, come chiunque altro, ad ammortamenti e crediti fiscali», precisa poi su Twitter.

 

Immediate le bordate dell'opposizione: «Gli insegnanti hanno pagato 7.239 dollari, i pompieri 5.283, le infermiere 10.216 dollari. Donald Trump ha pagato 750 dollari», afferma Joe Biden ritwittando un post del suo team. A rincarare la dose c'è poi la dura e pura Alexandria Ocasio-Cortez: «Nel 2016 e nel 2017 ho pagato migliaia di dollari all'anno come barista, Trump 750 dollari», dice, sottolineando come il presidente abbia sborsato «70 mila dollari di acconciature per la tv». «Trump ama il socialismo aziendale per sé, l'aspro capitalismo per tutti gli altri», chiosa infine Bernie Sanders.

LE TASSE DI TRUMP

 

L'inchiesta è «inaccurata e piena di grossolane inesattezze», afferma Alan Garten, legale della Trump Organization, sottolineando che l'inquilino della Casa Bianca ha pagato «decine di milioni di dollari in tasse personali al governo federale, compresi milioni di dollari da quando ha annunciato la sua candidatura nel 2015». «Ovviamente - aggiunge - tutto ciò è parte di una puntuale campagna diffamatoria che precede le elezioni».

 

«I cittadini devono sapere il più possibile dei loro leader» è la contro replica del direttore esecutivo del Times, Dean Baquet, il quale ricorda, come finora Trump si è sempre rifiutato di rendere pubbliche le proprie dichiarazioni dei redditi, rompendo di fatto una consuetudine propria dei suoi predecessori.

joe biden a pittsburgh 1

 

L'argomento sarà al centro de dibattito di oggi in Ohio: appare non casuale del resto, la tempistica dello scoop del New York Times che conferma come gli autunni elettorali riservino sempre sorprese e colpi di scena destinati a influire sul voto, ovviamente con magnitudo e direzione talvolta imprevedibile. Era successo nel 2016 con l'audio in cui Trump, in un colloquio confidenziale, formulava affermazioni sessiste nei confronti di una donna, mentre nel 2000 venne a galla l'arresto di George W. Bush di 24 anni prima per guida in stato ebrezza. In entrambe i casi furono i protagonisti del presunto scandalo a vincere nel voto di novembre.

 

 

 

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