mario monti

''PIÙ EUROPA E PIÙ AUSTERITÀ''. ABBIAMO CAPITO IL SEGRETO DI MONTI: HA LA STESSA RISPOSTA PER TUTTO! PURE CONTRO IL VIRUS, SECONDO IL SENATORE A VITA, CI VUOLE MAGGIOR COINVOLGIMENTO DI BRUXELLES, ANCHE SE RICONOSCE CHE SULLA SANITÀ HA POCHE COMPETENZE. MENTRE SUL LATO AUSTERITÀ, L'ITALIA HA FATTO LA CICALA DANDO ''MANCE DA 80 EURO E ASSEGNI DI CITTADINANZA'' NEGLI ANNI DEL QUANTITATIVE EASING E ORA NON HA MARGINI PER FARE DEFICIT

 

Marco Zatterin per ''la Stampa''

 

il senatore mario monti foto di bacco

E allora, con questo dannato virus fra di noi, andiamo verso la recessione? Mario Monti non ci pensa più del giusto. «Non è automatico - risponde -, ma l’epidemia determina un effetto recessivo per l’economia mondiale, la cui misura dipenderà dai singoli paesi e dalla loro situazione iniziale». La caduta dell’Italia gli pare accelerata dal Covid-19 e il rammarico del professore è che tutto si sarebbe potuto evitare con più sviluppo e meno mance. «Se nella politica di questi anni si fosse fatto uso di un po’ più di Amuchina, senza nascondersi dietro tante mascherine - concede -, il virus dell’antipolitica sarebbe oggi meno diffuso».

 

L’ex presidente del Consiglio ammette di aver avuto qualche timore in queste ore, «come si fa a non averne, il virus è reale, certamente negativo e pericoloso». Invita gli Stati a usare i margini disponibili e a ragionare sul fatto che qui, come per i migranti, l’”Europa è la risposta”: «Quando si arriva a questioni che hanno rilievo immediato al di là delle frontiere, come è per la salute pubblica - assicura - questo dovrebbe vedere l’Europa impegnata con chiari poteri e risorse».

 

Tira aria di gelata economica. Cosa ci attende?

GIUSEPPE CONTE MARIO MONTI

«Viviamo una crisi che incide sia sull’offerta e che sulla domanda. Se in Cina o in Lombardia non si produce e non si lavora, la crescita frena. Al contempo, ansia e incertezza riducono i consumi».

 

Effetti sui prezzi?

«È da vedere. C’è chi pensa a una situazione che non si vede da tempo: la stagflazione. Pil fermo o in calo; accelerazione dei listini al dettaglio».

Perché mai potrebbe esserci un rialzo dell’inflazione?

«Sia per il calo dell’offerta, sia per un effetto di de-globalizzazione indotto da questa crisi. Quando ci si chiedeva per anni come mai l’inflazione non salisse nonostante la forte crescita, spiegavamo che una delle cause era l’integrazione planetaria, la maggiore concorrenza portata dalla globalizzazione. Se il virus, riducendo gli scambi e i movimenti, avesse effetti deglobalizzanti, diminuirebbe anche il fattore disinflazionistico».

 

Che spazio di intervento c’è per i governi?

«I margini della politica monetaria sono limitati dopo anni di Quantitative Easing della Bce e delle altre maggiori banche centrali. Gli spazi della politica di bilancio variano da paese a paese. Sarebbe utile fare più deficit per contrastare l’effetto recessivo del virus, ma non tutti potranno permetterselo nella stessa misura.».

emma bonino mario monti foto di bacco (1)

 

L’Italia chiede flessibilità a Bruxelles. Di nuovo.

«Come ricorda Gentiloni, questa del virus è una circostanza eccezionale che consentirebbe una deroga e l’autorizzazione a fare un poco più deficit. Tuttavia, i maggiori disavanzi sarebbero ancora una volta per spesa corrente, non per investimenti. Agli italiani di domani lasceremmo maggiore debito non coperto da un maggiore capitale.

L’Italia cresceva meno degli altri, ora col virus frenerà ancora. Recessione scontata?

«L’ha detto lei».

 

Era evitabile?

«Certo che lo era! L’Italia - dopo due anni di pesanti sacrifici purtroppo non evitabili - era uscita dalla crisi finanziaria nel 2013. Gran parte dei sette (dico 7!) anni successivi hanno goduto di un contesto internazionale molto favorevole, che gli altri paesi hanno saputo trasformare in crescita. L’Italia no. I vari governi, anche se non li metto tutti sullo stesso piano, hanno fatto riforme strutturali insufficienti, qualche contro-riforma, come sulle pensioni, e una serie di interventi con l’occhio più attento ai voti che alla crescita.

 

Con i tassi tenuti così bassi dalla Bce, si sarebbe dovuto spingere di più per la crescita che non sui sussidi elargiti in disavanzo (dagli 80 euro all’assegno di cittadinanza). È prevalsa la ricerca del pronto ritorno elettorale. Intanto molti politici, populisti e non, cercano riparo dall’ira dei cittadini con il solito alibi: "Perché l’Italia non cresce? Ma è ovvio, per colpa delle misure proposte da chi ha governato per poco più di un anno, oltre sette anni fa, e approvate in Parlamento da quasi tutti i nostri partiti”»

 

Si alternano le accuse e le critiche all’Europa. Al solito.

mario monti

«A volte capita che Commissione e Parlamento facciano poco o male nelle politiche di loro competenza e, per questo, vadano criticati. In realtà, il più delle volte in cui ci lamentiamo dell’Europa è perché non può esercitare competenze che gli Stati Membri non le hanno attribuito. Ogni crisi impone di valutare l’adeguatezza o meno della divisione delle competenze rispetto all’esigenza di soddisfare i bisogni manifestati dai cittadini».

 

Come la Sanità?

«Una cosa sono gli aspetti sociali del sistema sanitario, ad esempio quanto pubblico e quanto privato. Sono questioni in cui la sensibilità politica nazionale deve restare prevalente. Quando si arriva a questioni che hanno rilievo immediato al di là delle frontiere, come è per la salute pubblica, questo dovrebbe vedere l’Europa impegnata con chiari poteri e risorse».

 

Vale anche per le politiche per la sicurezza dei consumatori, no?

«A livello differente, i virus hanno un impatto enorme perché diffondono le preoccupazioni sulla sanità veterinaria e, di lì, sulla sicurezza dei consumatori. Ad esempio, qualche tempo fa Ilaria Capua e io abbiamo segnalato, in una lettera a "Nature", il rischio di frammentazione del mercato unico dei prodotti agricoli quando si diffondono preoccupazioni in un contesto di sfiducia tra gli Stati. Oggi e, temo, nei prossimi anni vivremo una torsione tra due tendenze antitetiche: l’esigenza di integrazione delle decisioni cresce e la disponibilità dei singoli stati a farlo diminuisce».

 

codogno – panico coronavirus 1

Lei ha governato in una fase di "contagio" finanziario. Vede analogie tra quel contagio e quello di oggi?

«Forse sì, c’è un parallelismo tra contagio finanziario e contagio da epidemia, tra il 2011 e il 2020. In entrambi i casi, curiosamente, uno dei paesi più esposti al focolaio è stata l’Italia. Allora il focolaio era la Grecia e l’Italia veniva vista come il prossimo, e ben maggiore, incendio finanziario. Oggi il focolaio è stato la Cina, però il contagio è arrivato rapido e grave in Italia. Come allora, anche oggi gli altri paesi temono a loro volta che italiani possano contagiarli».

 

 E poi?

«Trump ha stanziato 2,5 miliardi di dollari anche perché non vuole che la rielezione in autunno sia turbata dal virus. Ricordo bene il terrore di Obama che la crisi finanziaria nell’Eurozona determinasse un crac nell’economia mondiale alla vigilia del voto per la sua rielezione; "sistemata" la Grecia, il paese che gli faceva più paura era l’Italia».

 

Oggi come allora, lo spread ha ripreso a salire.

«Parola interessante, "spread". È la larghezza della curva fra i tassi italiani e tedeschi, ma come verbo significa "spargere". C’è il differenziale e la diffusione. Comunque, emerge un problema di credibilità del paese. Allora era lampante, mercati e indicatori. Oggi è più nebuloso. Ma la situazione non è poi così diversa».

 

codogno – panico coronavirus 2

L’ultima analogia è la richiesta di un governo di Salute nazionale.

«Mi sono annotato le dichiarazioni di Salvini: "Prendere per mano il paese prima che affondi e riportarlo al galleggiamento". L’altra volta, nel 2011, l’unico partito che volle rimanere fuori fu proprio la Lega, che aveva appena provocato la caduta di Berlusconi. E poi c’era il M5s, non ancora in Parlamento, ma che strillava contro le misure dalla gola di Grillo e dalle piazze. Sono favorevole a grandi coalizioni in situazioni di emergenza. Ma è essenziale che chi ne fa parte agisca in buona fede e accetti la piena leadership del presidente del consiglio».

 

Il dibattito per una coalizione è riaperto. Sta in piedi?

«Se guardo alle dichiarazioni molto politicizzate che già si susseguono, ne dubito. Il presidente del consiglio dovrebbe blindare il patto con condizioni ferree e dovrebbe essere chiaro a tutti che sono i partiti a chiedere a lui di gestire una situazione di emergenza nazionale e che si deve comportare di conseguenza. Non so quanto sia verosimile».

 

 

Ultimi Dagoreport

elezioni giorgia meloni

DAGOREPORT – QUANDO SI VOTA? SARÀ ANCHE UNA “FISSAZIONE”, COME HA DETTO OGGI GIORGIA MELONI AI GIORNALISTI, MA ORMAI È CHIARO A TUTTI CHE LE ELEZIONI SI TERRANNO A MAGGIO. SARÀ UN ELECTION DAY, PERCHÉ CON QUESTI CHIARI DI LUNA (CRISI ENERGETICA, ZERO SOLDI) SAREBBE UNO SCHIAFFO NON RAGGRUPPARE LE COMUNALI ALLE POLITICHE – LA DUCETTA SA CHE LA CRISI PUÒ TRASFORMARSI RAPIDAMENTE IN DISORDINE SOCIALE. SPOSTARE IL VOTO DI QUALCHE MESI POTREBBE TRASFORMARE UN QUASI PAREGGIO IN UNA SCONFITTA CERTA (LA STORIA DI RENZI, SALVINI, M5S, INSEGNA: A PASSARE DALL’ALTARE ALLA POLVERE CI VUOLE UN ATTIMO) – PER LA GRAVITÀ DELLA SITUAZIONE, MELONI DOVREBBE INCOLPARE SOPRATTUTTO SE STESSA: INVECE CHE USARE I 200 MILIARDI DEL PNRR A MODINO, PER INVESTIMENTI STRUTTURALI E RIFORME, LI HA BUTTATI NEL CESSO PER MANCETTE ELETTORALI – LA “CONFESSIONE” A FAZZOLARI (“HAI SEMPRE RAGIONE, ERA MEGLIO VOTARE SUBITO”) E QUEI TIMBRI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA CHE SEGNALANO “ELEZIONI IMMINENTI”

ssica serfaty benedetta frucci leonardo maria del vecchio quotidiano nazionale

FLASH! - A "QN" SERVONO PIU' DESKISTI E MENO BELLE PENNE – CHE CI FACEVA L’EX DI LEONARDINO DEL VECCHIO, LA BONISSIMA MODELLA JESSICA SERFATY, CHE HA ACCUSATO "LENNY" DI VIOLENZE (POI RITRATTATE) E DI UNA CAMPAGNA D’ODIO E DISCREDITO ONLINE, ALLA PRESENTAZIONE DEL “QN”, ALLA GNAM DI ROMA? E INFATTI NON C'ERA: L'HANNO VISTA SOLO GLI INCAUTI REDATTORI DEL "QUOTIDIANO NAZIONALE" - NELLA PAGINA DEDICATA ALL'EVENTO, SPUNTA UN LAPSUS FREUDIANO: IN UNA DIDASCALIA, SPUNTA IL NOME DELLA SERFATY, MA NELLA FOTO C'È BENEDETTA FRUCCI, LA GIOVANE ARETINA PORTAVOCE DI MATTEO RENZI (ANCHE LEI DI BELLA PRESENZA) - È SOLO UNO DEI "REFUSI" SULL'EDIZIONE DI OGGI: NELLA DOPPIA PAGINA DEL CARTACEO SULL'EVENTO DI PRESENTAZIONE ALLA GNAM TUTTE LE IMMAGINI ERANO FUORI FUOCO, TRANNE QUELLE CON DEL VECCHIO, ORFEO, MELONI E PIANTEDOSI - UN BEL PROBLEMA DI STAMPA, DOPO DUE MESI DI PREPARAZIONE. EVIDENTEMENTE C'È ANCORA TANTO DA LAVORARE...

trump susie wiles hegseth

DAGOREPORT – TRUMP È IMBALLATO E IMBAMBOLATO MA UN ANIMALE FERITO È ANCORA PIÙ PERICOLOSO. LA SCONFITTA ALLE MIDTERM ALTERA ANCORA DI PIÙ IL DECLINO COGNITIVO DEL TYCOON, E TUTTI, COMPRESO PUTIN, SI CHIEDONO: CHE SI INVENTERÀ QUEL PAZZO SCATENATO? – SOLO, ISOLATO, INCAZZATO, TRUMP È ALLA RICERCA DI UN CAPRONE ESPIATORIO. l’INDIZIATO NUMERO UNO (NONOSTANTE LE SMENTITE), È IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH. A VOLER CACCIARE IL BELLIMBUSTO EX ANCHORMAN DI “FOX NEWS” È SOPRATTUTTO LA CAPA DI GABINETTO DELLA CASA BIANCA, SUSIE WILES. LA NOTIZIA PIÙ CLAMOROSA È CHE È UN REPUBBLICANO, THOMAS MASSIE, A VOLER PRESENTARE L’IMPEACHMENT PER HEGSETH, LA PROSSIMA SETTIMANA ALLA CAMERA…

schlein conte boschi renzi

DAGOREPORT - PER IL CAMPO LARGO C’E’ UNA STRADA TRA…I BOSCHI - AL TEATRO BRANCACCIO, INSIEME A SCHLEIN, CONTE, BONELLI E FRATOIANNI, C'ERA MARIA ELENA BOSCHI - PER NON PERDERE IL 2% DEI VOTI DI ITALIA VIVA SENZA FAR INCAZZARE GLI ELETTORI DEL M5S, SI PROVA A "NASCONDERE" RENZI - BOSCHI E CONTE, CHE SI SONO TROVATI D’ACCORDO SUL “NO” ALLA PATRIMONIALE, SI CONOSCONO DA MOLTI ANNI - DOMANI AL TAVOLO PER IL PROGRAMMA CI SARANNO GLI ALTRI CESPUGLI DI CENTRO - LE TANTO TEMUTE PRIMARIE SI FARANNO DAVVERO? BALLA ANCORA L'IPOTESI FEDERATORE...

renzo ulivieri

DAGOREPORT - AIAC, CHE MALE PER ULIVIERI! NELLA BATTAGLIA MALAGÒ-GALLIANI PER LA GUIDA DELLA FIGC, SCOPPIA UN BUBBONE NELL’ASSOALLENATORI, GUIDATA DA 20 ANNI DALL'85ENNE “COMPAGNO” ULIVIERI: DOPO 20 ANNI DI PUGNO DI FERRO STALINIANO ALL'AIAC, IL "MATUSA" DELLA PANCHINA E' DIVENTATO SPONSOR DEL FORZISTA GALLIANI – IL CASO LOZZI, OPPOSITORE DI ULIVIERI, E IL COMMISSARIAMENTO DEL GRUPPO REGIONALE DEL LAZIO (SCONFESSATO DA UNA SENTENZA DEL TRIBUNALE) PONGONO QUESTIONI DI TRASPARENZA E SULLA GESTIONE DEL DISSENSO INTERNO - COME PUÒ LA FIGC ACCETTARE UNA SIMILE SITUAZIONE?

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...