haftar e giuseppe conte

''REPUBBLICA'' SVELA L'INCONTRO SEGRETO TRA CONTE E GLI EMISSARI DI HAFTAR - UN JET PRIVATO LIBICO È ATTERRATO A CIAMPINO LUNEDÌ, POCO DOPO IL BOMBARDAMENTO DI TRIPOLI. ECCO COSA HA DETTO IL PREMIER AL FRONTE DI BENGASI, E COME INTENDE FARE PRESSIONI SU USA E FRANCIA SE LA SITUAZIONE DOVESSE PRECIPITARE - GLI SCONTRI CONTINUANO TRA VERE BOMBE E PROPAGANDA GONFIATA

1. L'INCONTRO SEGRETO DI CONTE CON GLI EMISSARI DI BENGASI " NON PERMETTEREMO IL MASSACRO"

Estratto dall'articolo di Gianluca Di Feo per “la Repubblica

 

Alle cinque del pomeriggio di lunedì scorso un piccolo aereo decolla dall' aeroporto di Ciampino. Proviene dall' hangar riservato ai servizi segreti. E prende una direzione sorprendente: punta verso la Libia. Lo scalo internazionale di Tripoli è stato bombardato poche ore prima, ma questo trireattore Falcon segue una rotta diversa: si dirige verso Bengasi, la capitale del generale Haftar, l' uomo forte che ha lanciato l' offensiva per conquistare la Tripolitania.

HAFTAR E GIUSEPPE CONTE

 

Sullo schermo di Flightradar, il sito che permette di monitorare i voli, l' aereo scompare subito prima di arrivare alla costa, come fanno solo i velivoli impiegati nelle missioni top secret. Ed è partendo da questa traccia che Repubblica ha ricostruito la trattativa imbastita dall' Italia per cercare di fermare l' escalation di violenza in Libia.

 

Quel lussuoso Falcon viene utilizzato solo da Haftar e dal suo stretto entourage. Lunedì ha trasportato a Roma una delegazione di alto livello che forse comprendeva - anche se mancano conferme - il figlio del generale e suo principale consigliere. Gli emissari libici si sono incontrati con Giuseppe Conte: un summit fondamentale che si è protratto a lungo, provocando due ore di ritardo nella trasferta milanese del premier.

Nonostante la gravità della situazione, l' Italia non ha rinunciato a giocare un ruolo da protagonista nella partita libica.

 

Conte in prima persona tiene contatti fisici e telefonici con i capi di governo interessati al futuro di Tripoli. A Palazzo Chigi c' è la consapevolezza che senza un accordo in tempi rapidissimi tutto potrebbe degenerare, trasformando la capitale libica in un gigantesco campo di battaglia.

 

Per questo la nostra intelligence si sta muovendo senza sosta in tutte le capitali. All' Aise il dossier è in mano al generale Giovanni Caravelli, lo stesso ufficiale che da 5 anni guida le operazioni libiche.

al serraj haftar giuseppe conte

 

Da dicembre il nuovo direttore del servizio segreto Luciano Carta gli ha delegato le iniziative sul campo, dove conosce ogni dignitario e ogni capo milizia. Il generale Carta invece sta intervenendo personalmente nei rapporti con i leader del Golfo.

Un' attività serrata per ottenere una tregua.

L' Italia resta ferma nel sostegno al presidente Serraj, l' unica autorità riconosciuta dalle Nazioni Unite.

 

Anche dopo i colloqui romani con la delegazione di Haftar, l' ambasciatore Buccino ha informato Serraj. Ma il governo di Roma cerca di sfruttare una condizione unica: veniamo considerati super partes e questo ci permette di dialogare con chiunque. Lo sforzo maggiore adesso è concentrato sui "burattinai" arabi dello scontro: Egitto, Arabia Sauditi ed Emirati sono dalla parte di Bengasi mentre al fianco di Tripoli c' è soprattutto il Qatar. Attualmente, più che le potenze occidentali, sono questi Paesi a decidere il destino della Libia.

 

(…)

conte haftar

 

Dal premier Conte è stato consegnato un messaggio chiaro: se si scatena la guerra totale, ci sarà una condanna durissima del governo italiano in tutte le sedi. Questo obbligherebbe la comunità internazionale a prendere posizione. Washington non potrebbe più rimanere alla finestra, come ha fatto in questi giorni. E anche Parigi sarebbe costretta a inasprire la linea accomodante verso il Signore della Cirenaica, suo partner consolidato.

 

Sull' altro piatto della bilancia, Roma ha messo la disponibilità a gestire la ripresa dei colloqui di pace sotto l' egida delle Nazioni Unite. (…)

 

 

2. LE MILIZIE DI HAFTAR ALL' ASSALTO DI TRIPOLI

Francesco Semprini per “la Stampa

 

I voli diretti a Tripoli possono decollare solo di notte.

giuseppe conte incontra fayez al serraj 3

Lo impongono le direttive di sicurezza imposte dopo il bombardamento di tre giorni fa compiuto dall' aviazione di Khalifa Haftar su Mitiga, unico scalo operativo della capitale libica. Il rullaggio degli aerei, dopo l' atterraggio, avviene sulla stessa pista dove, al momento del raid, era in fase di decollo l' aereo carico di fedeli diretti a Riad, in Arabia Saudita, per il pellegrinaggio alla Mecca.

 

«Una strage sfiorata», continua a ripetere il personale di terra. Il timore è che possa accadere di nuovo, visto che ieri i Mig del generale hanno ripreso a bombardare l' altro scalo di Tripoli, quello internazionale chiuso dalla seconda rivoluzione del 2014.

 

E nei pressi del quale, a Salahudine e Wadi Al Rabea, l' Esercito nazionale libico (Lna) di Haftar e le forze del Governo di accordo nazionale guidato (Gna) da Fayez al Sarraj, sono tornate a contendersi anime e territori.

 

giuseppe conte incontra fayez al serraj 2

Le forze di Haftar annunciano: «Abbiamo abbattuto un aereo da guerra che puntava su Tripoli». Ma i filo Sarraj smentiscono in serata: «Propaganda». Gli scontri più cruenti tuttavia riguardano Ain Zara, il teatro di lotta più vicino al centro di Tripoli (12 chilometri) e tra i più contesi dalle opposte fazioni. Proprio lì, ieri, le formazioni di Haftar hanno riconquistato la prigione di Ruweimi, e il campo 42 «dopo combattimenti che hanno obbligato le milizie armate a fuggire». Mentre le forze governative hanno catturato nuclei di combattenti avversari, tra questi «anche diversi minori, in alcuni casi bambini soldato», affermano fonti tripolitine.

 

Se l' autenticità delle foto circolate su Internet fosse confermata leverebbe il velo a quello che lo Statuto della Corte penale internazionale del 1998 definisce un «crimine di guerra». «È il segnale che il generale è a corto di uomini», spiegano alcuni osservatori, i quali ricordano le accuse rivolte ad alcune milizie di Tripoli di aver fatto «reclutamenti sbrigativi nei centri di detenzione di migranti, promettendo in cambio la libertà a guerra finita».

 

Luciano Carta

Al di là delle reciproche accuse da dimostrare, ieri la Croce rossa libica, proprio da Ain Zara e Wadi Al Rabea, ha evacuato 30 famiglie mentre dal centro di detenzione per migranti di Ruweimi tutte le prigioniere sono state portate nella più sicura struttura di Sekah Road, prima dell' arrivo delle truppe di Haftar. C' è preoccupazione invece per i 120 migranti rimasti nella prigione, come per tutti gli altri rinchiusi nelle strutture detentive delle zone contese.

 

Dall' inizio dell' operazione «Diluvio di Dignità», inoltre, sono salite a 4.500 le persone in fuga dalla capitale, secondo l' Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha). Alcune provengono da Gharian, la prima località occupata dalle milizie filo-haftarine e dove ieri i caccia di Sarraj hanno martellato «obiettivi militari degli invasori orientali», tra cui le piste Ghout Al-Reeh, da dove partono i Mig del generale, come spiega il portavoce militare del Gna, il colonnello Mohamed Gnounou.

 

GIOVANNI CARAVELLI

Sugli altri fronti di battaglia da ovest a sud-est di Tripoli, le ostilità proseguono a tratti come un Risiko a bassa intensità combattuto anche a colpi di comunicati. Come quelli delle fazioni governative secondo cui le forze dell' operazione «Vulcano di rabbia», «dominano su tutti i fronti e presto ristabiliranno la democrazia». E quelli del Lna che celebrano la riconquista del campo di Yarmouk e della storica base della 4/a Brigata el-Azizia, circa 45 chilometri in linea d' aria a sud-ovest dal centro della capitale.

 

Ma è la notizia dell' entrata in azione nel cuore di Tripoli delle forze speciali di Haftar (Saiqa) che potrebbe imprimere una svolta al conflitto, facendo scattare la contestuale partenza, dall' altra parte della barricata, del dispositivo bellico messo in piedi da Misurata con la potente cabina di regia militare al-Bunyan al-Marsous, gli eroi di Sirte.

 

SOLDATI IN LIBIA

E mentre Haftar continua ad ammassare uomini e mezzi su Tripoli e ad est di Sirte (controllata dalla stessa al-Marsous), un attentato kamikaze alla porta di Qawarsheh fa ripiombare su Bengasi lo spettro del terrorismo islamico, spina nel fianco del generale nel suo stesso feudo di Cirenaica.

SOLDATI IN LIBIALA SITUAZIONE IN LIBIA - aprile 2019petrolio libia

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