mieli

''LA SECONDA REPUBBLICA È NATA CON “LA DISTRUZIONE VIOLENTA, PER VIA GIUDIZIARIA, DI UN’INTERA CLASSE POLITICA”: DOPO DAGOSPIA, ANCHE IL POLITOLOGO PANEBIANCO SUL CORRIERE SPARA:“E’ SOLO UNA TRUFFA, UN IMBROGLIO. BASTA FAR FINTA DI DIMENTICARE" - UNA “RIVOLUZIONE ITALIANA” ORFANA DEI SUOI GIUDICI-SEMIDEI E ABIURATA NEL SILENZIO (COMPLICE) DAI GIORNALI DEI POTERI MARCI CHE L’AVEVANO AUSPICATA (E FORAGGIATA) - DA MIELI A SANTORO, QUANDO IL BOIA DA NEMICO DIVENTA FINTO-AMICO – ALDO MORO SECONDO IL PCI DI VELTRONI: DA VIVO ERA ANTILOPE COBBLER, IL TANGENTARO; DA MORTO, DIVENTA UNO STATISTA LUNGIMIRANTE – IL RISCHIO DI UNA ITALIA MALATA DI ALZHEIMER

        DAGONOTA

ANGELO PANEBIANCO

“Se facevi notare che l’anomalia Berlusconi era a sua volta il frutto di un’altra anomalia, ossia la distruzione violenta, per via giudiziaria, di un’intera classe politica (quella della Prima Repubblica), ti davano subito del berlusconiano. C’era insomma un clima di evidente isteria”.

 

A quasi trent’anni dalla tonnara di Tangentopoli, sul “Corriere della Sera” si può leggere, a firma di Angelo Panebianco, un editoriale che - questo sì fa davvero giustizia dopo averlo taciuto per anni ai suoi lettori -, su cosa è stata la “rivoluzione italiana” di cui il giornale manettaro dei Poteri marci è stato uno dei portabandiera.

GHERARDO COLOMBO - ANTONIO DI PIETRO - PIERCAMILLO DAVIGO

 

La rivoluzione fallita, che dai giornali sappiamo quando è iniziata ma non quando è stata chiusa. Una rivolta mancata, anche per il giudice Gherardo Colombo. Uno degli “eroi” di carta del pool di Mani pulite insieme a Davigo che ammette: “A 25 anni di Mani pulite, l’Italia è ancora più corrotta”. Bontà sua.

 

IL RUOLO COMPLICE DEI MEDIA CODINI

L’onesto politologo del “Mulino”, da lunghi anni stimato collaboratore del Corriere, sollecita, “per il bene del Paese”, di sciogliere i nodi del grande “imbroglio e della truffa” (animati dall’odio politico) - vittime prima Craxi e poi Berlusconi che “incarnavano il Male”.

bettino craxi silvio berlusconi

 

Ma l’oblio non può calare, voltandosi dall’altra parte, neppure sul ruolo parziale, disumano e di supplenza ai giudici - tutto in nome e per conto dei Poteri marci, ovviamente -, sulla parte in commedia avuto dai media nel linciaggio senza uno straccio di processo di una intera classe politica (e dirigenziale).

 

paolo mieli. -corriere-della-sera-

IL TEOREMA DEL POOL: CREARE IL FATTO-REATO

Come ciò sia potuto accadere grazie ai teoremi dei giudici di Mani pulite tenta di spiegarlo nel suo saggio “Il diritto penale totale” (il Mulino) il giurista Filippo Sgubbi. “Con il processo volto non ad accertare un fatto storico da ricondurre a una norma di legge, bensì a creare il fatto-reato”, osserva lo studioso.

 

PAOLO MIELI MICHELE SANTORO

E ancora: ”Una giustizia che si avvale dell’apparato provvedimentale tipico dell’efficace decision making della magistratura per mirare a precisi scopi”. Quanto alla gogna che ha seguito i teoremi del pool, essa non ha precedenti in nessun Paese democratico. E nell’innalzare forche, in primis c’è il quotidiano dove Panebianco tiene cattedra. Cioè il “Corriere della Sera” diretto allora da Paolo Mieli.

 

IL PENTIMENTO PELOSO DI MIELI

Già, lo storico (senza storia), pentitosi (a babbo morto) di aver firmato l’appello contro il commissario Mario Calabresi assassinato dai terroristi rossi. Di ben altro dovrebbe cospargersi le ceneri sulla testa il nostro Paolino Mieli.

 

Espresso colpo di Stato

Negli stessi Anni di Piombo, andrebbe riesaminato anche il ruolo di Mieli (ex Potere operaio) e della redazione dell’”Espresso” che ha combattuto degnamente tutte le sue battaglie sul fronte laico e di sinistra. Un ruolo, appunto, sul quale andrebbero sfoltite tutte le ombre che ancora permangono. Pur convinti che, alla fine, l’Espresso abbia operato correttamente su quel crinale pericoloso.

 

IL CASO MORO E L’ESPRESSO

Già. Qual è stato il limite considerato invalicabile tra prassi professionale corretta e una larga zona grigia - contiguità con l’Autonomia e il brigatismo rosso assai diffusa - da parte del settimanale di Caracciolo & Scalfari? E, soprattutto, se nel corso della trattativa sottobanco per la liberazione di Moro non si è andati oltre quel confine: dagli incontri al buio tra il socialista Signorile e Piperno nella redazione di via Po e in via del Babuino.

EUGENIO SCALFARI - CARLO CARACCIOLO - MARIO FORMENTON

 

Racconta Enzo Forcella in un volumetto edito dall’Espresso su trent’anni di terrorismo: “Tutto partì da una conversazione tra Signorile e il direttore Zanetti (contrario alla trattativa): “Non potresti mettermi in contatto con uno di quelli dell’Autonomia che ogni tanto intervistate? Zanetti girò la richiesta a Mario Scialoja, che seguiva per il settimanale il settore del terrorismo (…)”.

federico umberto d'amato

 

D’AMATO, UNO “SPIONE” IN REDAZIONE A VIA PO

L’incontro Signorile-Piperno-Scialoja si svolse nella casa di Zanetti: “Quasi subito – annota Forcella -, la conversazione scivolò su Moro. “Dimmi Piperno, hai un’entratura nelle Br?”, chiede Signorile. Piperno rispose di no, “comunque - aggiunse -, non dovrebbe essere impossibile far loro arrivare qualche messaggio basta mettere in moto un tam tam attraverso il quale il messaggio arriva dove deve arrivare…”.

 

Senza mai mettere in discussione l’etica professionale dei suoi eccellenti redattori, rimane nell’ombra pure la presenza all’Espresso dell’editore Carlo Caracciolo di Federico Umberto D’Amato.  Il capo dell’Ufficio affari riservati dal Viminale che dal 1977 al 1995 occupò, con lo pseudonimo Federico Godio, la rubrica di cucina. Si occupò di solo di mettere le stellette ai ristoranti?

 

COME TI CUCINO IL “PIANO SOLO”

GIACOMO PACINI - LA SPIA INTOCCABILE

Nel suo scrupoloso libro “La spia intoccabile” (Einaudi) dedicato al maestro del depistaggio, Giacomo Pacini si pone anche lui la domanda sul perché “Caracciolo ritenne di affidare incarichi di questo tipo proprio a D’Amato (che non era uno chef) non è dato sapere. Appare tuttavia legittimo chiedersi – aggiunge - se fu solo un caso che a far emergere lo scandalo Piano Solo (che portò alla delegittimazione del Sifar, con di fatto l’ascesa di D’Amato ai vertici degli apparati di sicurezza) fosse stato proprio quel settimanale”.

 

E quale contributo ha dato il Re degli spioni nello scandalo Lockheed con la caccia all’Antilope Cobbler che sfiorò Aldo Moro e portò alle dimissioni del presidente della Repubblica, Giovanni Leone? Ah saperlo.

Cederna Leone

 

WATERLOO VELTRONI SUL DELITTO MORO

Dell’affaire Moro forse non ci libereremo mai se a truccare la verità sono i suoi stessi testimoni immemori. Il libricino di Walter Veltroni sul sequestro Moro attraverso alcuni testimoni, sembra più il tentativo di chiudere una finestra anziché spalancarla per far entrare aria fresca.

 

Si tratta di un chiaro esempio, secondo il professor Panebianco, del nemico che diventa amico. Così, nel tentativo postumo di santificare il leader Dc delle “convergenze parallele”, il Letta-Letta di Urbano Cairo dimentica che in parlamento sia Moro sia Ugo La Malfa difesero i propri partiti dalle accuse sul finanziamento illecito ai partiti rivoltegli dai banchi dell’opposizione di sinistra.

ENRICO BERLINGUER ALDO MORO 1

 

E davvero Moro pagò con la vita, come si narra non senza ragione e logica politica (magari complice la Cia) per la sua idea di portare i comunisti a governo dopo averlo messa alla berlina in parlamento? O, come sostengono i socialisti di fede craxiana, fu la linea della fermezza imposta dall’asse Dc-Pci a segnare la fine di Moro?

 

IL PCI CONTRO MORO-COBLER

Quel Pci di Berlinguer, va ricordato ancora, legato a doppio filo all’Urss guidata da Breznev con la sua ferrea dottrina anti atlantica, che un anno prima, appunto, aveva crocifisso Moro alle Camere per aver difeso (perdendo al momento della conta in aula) i ministri Gui e Tanassi dall’accusa di aver beneficiato di tangenti nello scandalo Lockheed.

walter veltroni paolo gentiloni e paolo mieli

 

E Moro, accusato di essere Antilope Cobler da una fonte Usa, rivolto ai suoi avversari – quelli storici sì -, gridò: “Non ci faremo processare nelle piazze”. E se nel 1977 i giudici (già a conoscenza dei finanziamenti illegali ma resilienti) avessero raccolto il j’accuse di Berlinguer sulla “questione morale” che toccava i partiti, Aldo Moro sarebbero finito davanti a un tribunale un anno prima della sua uccisione. E se Veltroni andasse a sfogliare le collezioni del suo ex quotidiano, l’Unità, scoprirà che per il Pci Moro diventerà uno statista soltanto dopo il suo martirio nella prigione delle Br.

 

L’ASSALTO AL QUIRINALE: DC-PCI SILURANO LEONE

lockheed l 1011

Tre date segnano in profondità il rapporto all’epoca a dir poco conflittuale tra lo statista Dc - che nel partito occupava il posto ritenuto quasi rappresentativo di presidente del Consiglio nazionale della Dc (come i suoi predecessori) -, e il Pci. Un anno marcato dallo scandalo Lockheed che alla fine vide - stavolta sì - la convergenza parallela (e perversa) tra Dc e Pci per far dimettere il capo dello Stato.

 

aldo moro

Un’intentona supportata dalla violenta e martellante campagna dell’Espresso-Repubblica che punta dritto all’onorabilità dell’inquilino Quirinale. Ecco le date memorabili: 3 marzo 1978 la Corte costituzionale archivia le accuse contro Moro; 16 marzo 1978 sequestro Moro e uccisione della scorta da parte delle Br; 9 maggio 1978 ritrovamento del cadavere di Moro in via Caetani; 15 giugno 1978 dimissioni di Giovanni Leone. Sulla versione veltroniana del caso Moro, l’ex diccì Paolo Pomicino ha osservato su il Foglio: ”Affidare ai vinti la storia di questo Paese più che un errore è una tragica comicità”.

 

BR E MANI PULITE LE AMNESIE DEI MEDIA

FRANCO DI BELLA, BARBIELLINI AMIDEI E BERLUSCONI

Com’è accaduto per gli Anni di Piombo, anche sulla stagione di Mani pulite poco (o nulla) e con rare eccezioni, è stato esplorato sulla parte in commedia avuta dalla stampa in questi due passaggi controversi della nostra storia. Sugli anni del terrorismo basta ricordare, a titolo di esempio il diktat delle Rizzoli-P2, con la decisione del “Corriere” di non pubblicare i messaggi dei terroristi e il licenziamento di Giuliano Zincone dal “Lavoro” di Genova che non si piegò a quella scelta del gruppo. Avevano ragione Di Bella-Barbiellini Amidei o Zincone? E da chi arrivava l’ordine di togliere la parola alle Br? Senza evocare golpe e manine degli apparati deviati. Certe verità si ritrovano facilmente nelle stesse redazioni dei giornali.

 

giuliano zincone

BORRELLI E MIELI AZZOPPANO SILVIO

Due momenti della storia recente entro i quali Paolo Mieli (e non soltanto lui) avrebbe molto da spiegare per averla vissuta da testimone privilegiato con scaltrezza e capacità professionali. A proposito dell’Uomo Nero evocato da Panebianco e della sua demonizzazione, si potrebbe partire dall’avviso di garanzia al premier Berlusconi nel novembre 1994 alla vigilia di un convegno promosso a Napoli dall’Onu sulla criminalità organizzata. Una accusa grave di corruzione di finanzieri da cui il Cavaliere uscirà assolto nel 2001.

FRANCESCO SAVERIO BORRELLI

 

UNO SCOOP-TRAPPOLA PER IL CAV DI ARCORE

Chi passò al “Corriere” le carte del Cavaliere indagato? Quale era la fonte di quello scoop che provocò la caduta del governo e che oggi nessuno rivendica pur avendoci guadagnato i galloni d’inviato o di corrispondente all’estero. In America al cronista Mieli avrebbero dato il premio Pulitzer (o quantomeno un Premiolino meneghino) e un suo libro di memorie avrebbe scalato le classifiche in libreria.

OSCAR LUIGI SCALFARO

 

Ma in realtà il suo non era stato un nuovo Watergate per passare alla storia del giornalismo d’inchiesta, ma soltanto un Watercloset per nascondere le sue vergogne da cui tenersi poi lontano per le puzze che emanava.

 

È stato il capo dello Stato dell’epoca, Oscar Luigi Scalfaro – magari via Gianni Agnelli -, che a dare ascolto al ministro dell’Interno Roberto Maroni sapeva da giorni dell’avviso? Oppure, come appare più credibile, Mieli e il giornale di via Solferino si sono resi complici (o partecipi) della “trappola” ordita dal pool di Mani pulite che - facendo uscire la notizia sul Corriere -, avrebbero conservato la competenza territoriale sul procedimento a carico di Berlusconi. Cioè a Milano e non a Roma.

eugenio cefis e gianni agnelli

 

SE A RICORDARE È IL NEMICO-AMICO

Dunque, come suggerisce Panebianco, “è meglio sforzarsi di ricordare” senza che sia “il nemico diventato amico”, riferendosi indirettamente all’ultima conversione di Michele (chi?) Santoro su Berlusconi. Un agit-prop dei media impegnato a recitare tutte le parti nel commedione tragico e cinico di quest’ultimo quarto di secolo.

 

Con il boia che abbandona la garrota per raccogliere la testa del mozzato da esporre in tempi di pace e di rivoluzioni mancate. Un gran brutto spettacolo. Intanto, dopo otto anni la Corte europea dei diritti di Strasburgo chiede all’Italia se il Cavaliere abbia avuto un processo equo nel giudizio della Cassazione per frode fiscale che costò la sua decadenza dalla carica di senatore. Non è tempo di necrologi per l’Uomo nero Berlusconi al quale auguriamo resista-resista-resista alle intemperie della vita.

 

Silvio Berlusconi

L’ITALIA AMNESICA CHE CANCELLA I FATTI

Ma siamo curiosi di leggere cosa sarà consegnato di lui dalla stampa dopo una lunga gogna mediatica. Nel suo “Giustizia politica”, il saggista Otto Kirchheimer, non a caso, dedica il suo lavoro proprio “alle vittime passate, presenti e future della giustizia politica”. Anche perché non vorremmo, come ammonisce lo storico Jean Tulard paventando una “nazione amnesica”, che “a forza di voler cancellare le macchie della storia, verrà un giorno in cui non sapremo più perché il ponte si chiama Austerlitz e il viale Jena”.

 

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…