salvini di maio

ALLACCIATEVI LE CINTURE: GOVERNO SULLE MONTAGNE RUSSE – SALVINI PRIMA VA ALLO SCONTRO CON CONTE E DI MAIO (“È FINITA LA FIDUCIA, ANCHE PERSONALE”), MINACCIA LA CRISI, POI IN SERATA FRENA: “IL GOVERNO NON CADE, LUIGI E’ UNA BRAVA PERSONA” – DI MAIO MENA DURO SUL CASO RUSSIA POI AGGIUSTA IL TIRO: "CON SALVINI LA SOLUZIONE SI TROVA" (LUIGINO PENSA CHE IL LEADER LEGHISTA STIA BLUFFANDO E NON ABBIA L’INTERESSE A FAR CADERE IL GOVERNO…) – LA PREOCCUPAZIONE DEL QUIRINALE CHE VUOLE METTERE IN SICUREZZA LA MANOVRA

Monica Guerzoni per corriere.it

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI

L’unico sorriso di una giornata nera Matteo Salvini lo dispensa affidando le sorti del governo a una metafora meteorologica: «Guardate che bel cielo... La finestra è sempre aperta, se non si lavora ne trarremo le conseguenze». La finestra è quella elettorale, che consentirebbe di votare a settembre: «Se dovessero prevalere i no, non ci sono altri governi possibili. In caso di crisi, l’unica strada è il voto». E ancora, per stoppare ribaltoni: «Sperando che non ci siano maggioranze raccolte sul marciapiedi perché qualcuno non vuole mollare la poltrona».

 

Helsinki, primo pomeriggio. Quando Salvini incontra i giornalisti sulla terrazza della Finlandia Hall, si vede che è «arrabbiato davvero». Se Di Maio si sente pugnalato alle spalle, lui si sente tradito: «La fiducia è finita anche sul piano personale, perché mi sono fidato per mesi e mesi». Un torrente, gelido e dirompente. Denuncia il «numero infinito di insulti ricevuti» da Di Maio, Fico, Di Battista, Toninelli, Grillo e non risparmia Conte: «Non ho apprezzato la sua intervista (la lettera a «Repubblica», ndr) in cui parla di un mio presunto tradimento. Solo insulti. Io avrei danneggiato l’Italia? E loro, passando con Merkel e Macron?».

 

matteo salvini vladimir putin luigi di maio

 

È l’orgoglio ferito di fronte all’Europa, è il «cambio di passo epocale» con cui Di Maio e Conte avrebbero «tradito il voto degli italiani» per eleggere con le nemiche Francia e Germania «insieme a Renzi e Berlusconi» Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione: «Scelta gravissima. Io non potevo votare la tedesca, dopo che ha fatto un discorso di ultrasinistra e ci ha schifato». Ma è sul caso Russia che lo sfogo si fa più aspro. Salvini spiega la «fiducia rotta» nei confronti di Di Maio con l’accusa di voler insabbiare i presunti finanziamenti alla Lega: «Io avevo creduto in questo rapporto». E poi, alludendo anche a Di Battista: «Quando hanno avuto problemi padri o fratelli dei miei alleati, io ho sempre taciuto. Cosa c’è da insabbiare poi? Andrò presto in Parlamento». Convinto che Pd e 5 Stelle siano «già al governo insieme, per ora a Bruxelles», guarda dritto alle urne.

 

MATTEO SALVINI VLADIMIR PUTIN GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO

Ma qualora la crisi dovesse deflagrare, Sergio Mattarella accetterà di chiudere la legislatura o lascerà che si formino altre maggioranze, magari per non mettere a rischio la sessione di bilancio? È l’enigma che arrovella il ministro dell’Interno: «Votare in autunno? Non lo decido io, la crisi la decide il presidente della Repubblica, che grazie al cielo e fino a prova contraria è il garante del fatto che questo rimanga un Paese democratico».

 

Tanti «big» leghisti lo spronano a rompere, eppure lui accelera e rallenta. Afferma di non avere «scadenze come lo yogurt», ma intanto rimprovera alcuni ministri 5 Stelle di «non avere fatto nulla» e chiede il via libera su Sicurezza bis, autonomia, giustizia e cantieri. La tentazione di mandare tutti al diavolo non è mai stata così forte, prova ne sia la decisione di disertare il Consiglio dei ministri di oggi e, «per altri impegni», il vertice sull’autonomia. Da Palazzo Chigi, Conte minaccia la fine se lui e Di Maio non faranno la pace, ma a chi tocca comporre il numero? «Il mio telefonino è sempre acceso» assicura Salvini. E a sera il vicepremier fa capire che si cerca il dialogo: «Mi correggo, Luigi è una brava persona».

matteo salvini luigi di maio

 

 

DI MAIO FURIBONDO CON SALVINI: «MI DEVE CHIAMARE E CHIEDERE SCUSA»

Alessandro Trocino per corriere.it

 

«Non era mai successo che Salvini mi attaccasse in questo modo, non può passare sotto silenzio una cosa del genere: Salvini mi deve chiamare e chiedere scusa». Luigi Di Maio è furibondo con l’alleato e con quella che percepisce come una strategia di destabilizzazione, un modo per uscire dall’accerchiamento mediatico. Per questo, riunisce i suoi di primo mattino, per fare il punto di una situazione che si fa di ora in ora più esplosiva e che rischia di portare a una crisi di governo.

 

 

matteo salvini luigi di maio

Il leader dei 5 Stelle interviene pubblicamente con un video su Facebook: «Siamo stati colpiti alle spalle, le offese e le falsità dette nelle ultime 48 ore non hanno precedenti. Un mare di fake news solo per screditarci. Quello che è accaduto è gravissimo». E con il giro dei collaboratori rincara la dose: «Neanche con Renzi Salvini si era mai spinto ad attacchi tanto duri». Il motivo della «pugnalata alle spalle», Di Maio lo rintraccia nel tentativo di Salvini di cambiare l’agenda mediatica: «Mi pare chiaro che voglia sviare l’attenzione dalla faccenda dei fondi russi.

 

Ma se facesse cadere ora il governo, sarebbe una chiara ammissione di colpevolezza sulla questione dei finanziamenti». L’unico modo per allontanare i sospetti — dice Di Maio su Facebook — sarebbe riferire in Parlamento: «Se da giorni sto dicendo che il ministro dell’Interno è meglio che vada a riferire in Parlamento non è per la colpevolezza. Anzi, sono stato vicepresidente della Camera per cinque anni e so bene che quando si hanno le proprie ragioni si spegne tutto un’ora dopo. Se non ci si va, invece, si alimentano i sospetti. Se avessi il sospetto che la Lega ha preso soldi dai russi non ci starei al governo. Però devono metterci in condizione di difenderli».

matteo salvini luigi di maio

 

Il voto

Di Maio ribadisce la sua lealtà e spiega di non avere alcuna intenzione di far cadere il governo. I pontieri lavorano dietro le quinte per far sapere alla Lega che il Movimento vuole andare avanti. Anche perché, spiega Di Maio, le continue voci messe in giro da Salvini non fanno altro che spaventare gli investitori e creare problemi all’economia: «Se Salvini davvero vuole il voto, che lo chieda apertamente». Di Maio è convinto che Salvini stia bluffando, che non abbia l’intenzione, e l’interesse, ad andare fino in fondo e far cadere il governo. E’ il gioco del cerino, che va avanti ormai da mesi e che si basa sul fatto che chi si assumerà la responsabilità di far cadere il governo, sarà svantaggiato nella campagna elettorale successiva.

 

GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO CHERNOBYL BY LUGHINO

Di Maio cerca conforto con i suoi, vede Riccardo Fraccaro, Stefano Buffagni, i capigruppo. Nessuno lo consiglia a rompere, non è il momento opportuno, né dal punto di vista dei sondaggi, né dal punto di vista degli obiettivi che ancora si devono realizzare. Ma andare avanti in questo modo è difficile e il leader non si capacita delle reazioni di Salvini, che ai suoi occhi sembra aver perso la trebisonda: «Mi pare che stia nello stesso stato d’animo dei giorni della vicenda Siri, quando andava nelle piazze e invocava la Madonna».

luigi di maio matteo salvini

 

L’affaire russo

C’è chi nel gruppo accusa Salvini di comportamenti «dittatoriali». «Ci manca di rispetto», dicono in molti. Non solo con le parole ma anche non presentandosi al consiglio dei ministri al vertice delle Autonomie e rifiutandosi di riferire in Parlamento dell’affaire russo. Ed è quest’ultima questione quella centrale, secondo i 5 Stelle. È evidente, secondo alcuni esponenti del Movimento, che il cerchio si stia stringendo e che altri elementi stiano per emergere. Elementi che rischiano di travolgere Salvini. Che per questo, si dice, vuole svincolarsi, prima si essere travolto dalla valanga.

 

luigi di maio matteo salvini giuseppe conteMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO COME BUD SPENCER E TERENCE HILL

Di Maio prova a resistere sulla tolda, rispondendo punto su punto. Del resto non ha molto da perdere. Nel caso tutto finisca per precipitare, fa sapere, «non andremo con il Pd». Sarebbe difficile, d’altronde, visto che ancora ieri lo ha definito «il partito di Bibbiano», riferendosi alla brutta storia di bambini che sarebbero stati manipolati e sottratti alle famiglie. Molto meglio rilanciare e spiegare che molto resta da fare. «Noi continuiamo a lavorare — annuncia sui social — e lo dimostrano i fatti: la confisca immediata delle navi delle Ong che violano le nostre leggi è nel decreto sicurezza bis, grazie al Movimento 5 Stelle».

CONTE SALVINI DI MAIO MOAVERO MATTARELLA

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”