davide casaleggio luigi di maio vito crimi

ALLEANZA E MAL DI PANZA - CRIMI HA MESSO AL VOTO SU ROUSSEAU L’IPOTESI DI UN’ALLEANZA NAZIONALE TRA PD E M5S - IL SOSPETTO È CHE DIETRO LA SCELTA DEI TEMPI (IL VOTO A FERRAGOSTO) CI SIA LO ZAMPINO DI DAVIDE CASALEGGIO CHE, OLTRE AD AMARE POCO LA RAGGI, POTREBBE AVER COSTRETTO CRIMI AD ACCELERARE PER SBARRARE LE PORTE AD INTESE FUTURE CON IL PD, CON DUE SONORI “NO” - LE CONSEGUENZE SUL GOVERNO SAREBBERO DEVASTANTI MA UNA DOPPIA BOCCIATURA PERMETTEREBBE A CASALEGGIO DI RIPRENDERE UN RUOLO NEL M5S

Marco Conti per “il Messaggero”

DAVIDE CASALEGGIO LUIGI DI MAIO VITO CRIMI

 

Stavolta a tremare per l'esito del voto sulla piattaforma Rousseau non sono solo i grillini. Non è tanto la fine della regola dei due mandati a preoccupare l'ala governativa del Movimento, il Pd e lo stesso presidente del Consiglio, quanto il via libera alle alleanze che il reggente Vito Crimi ha messo sul piatto in vista di un'intesa nazionale tra dem e grillini.

 

DAVIDE CASALEGGIO

LA TRAPPOLA

Una scelta che ha scatenato il dibattito interno con il reggente messo sotto accusa. Il sospetto è che dietro la scelta dei tempi ci sia lo zampino di Davide Casaleggio che, oltre ad amare poco la Raggi, potrebbe aver costretto Crimi ad accelerare nel tentativo di sbarrare le porte ad intese future con il Pd, non solo sul piano locale, con due sonori no. Le conseguenze sul governo sarebbero devastanti, ma una doppia bocciatura permetterebbe a Casaleggio di riprendere un ruolo nel Movimento proprio attraverso la scelta delle candidature che, invece, con l'abolizione del tetto e la corposa pattuglia di ministri e sottosegretari, diventerebbero quasi scontate.

 

DAVIDE CASALEGGIO VIRGINIA RAGGI

Non a caso ieri più di un parlamentare dem, preoccupati per i risvolti della consultazione su Rousseau, ha chiesto lumi ai colleghi pentastellati sull'andamento della votazione che terminerà alle 12 di oggi. L'affluenza non sembra essere travolgente e comunque sarà ben lontana da quell'ottanta per cento di votanti che lo scorso settembre ha salutato con favore la nascita del Conte2.

 

Votare a ferragosto, anche se online, svela da un lato la fretta di coloro che intendono bilanciare la ricandidatura della sindaca di Roma Virginia Raggi con un'intesa a tutto campo con i dem, ma anche un braccio di ferro interno tra Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Tutto ciò agita ancor più le acque nel Movimento con i parlamentari che se la prendono con Crimi che ha firmato il post sul Blog delle Stelle. Fiutata l'aria, ieri il reggente del Movimento e promotore del referendum online, si è guardato bene dal dare indicazioni di voto. E così hanno fatto molti big del Movimento.

DAVIDE CASALEGGIO HUAWEI

 

A metà pomeriggio è stata la sindaca di Roma a lanciare un appello al voto seguita dalla pattuglia romana che supporta il terzo mandato in consiglio comunale della Raggi. Poco dopo, mentre Nicola Morra si inerpica sulla questione delle preferenze, arriva l'ex ministra Lezzi che dichiara di aver dato un sì ed un no. Il primo voto per porre fine delle regole dei due mandati per i consiglieri comunali, mentre il no è alle alleanze.

 

ZINGARETTI - CONTE - DI MAIO

«Queste decisioni - scrive la Lezzi sui social - non dovrebbero essere calate dal Capo Politico sentito il comitato di garanzia ma dovrebbero essere rimesse alle responsabilità dei diversi territori per non cadere, in primis, preda di lontane dinamiche romane». Il problema sta tutto qui. Ed infatti una bocciatura sulle alleanze sarebbe un bello schiaffo al governo che si regge proprio sull'intesa con il Pd che quest' ultimi vorrebbero «più organica» e riproducibile su scala locale.

 

Il primo tra i big a cogliere il rischio di una bocciatura e a venire allo scoperto è nella tarda sera di ieri il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che vota con due sì e sulle alleanze capovolge il ragionamento della Lezzi rimettendo ogni scelta ai territori. «Voterò sì perchè innanzitutto ho fiducia nei nostri gruppi comunali», scrive Di Maio sui social riservando anche un passaggio del suo post al presidente del Consiglio al quale ricorda chi lo ha portato a palazzo Chigi per ben due volte.

 

nicola zingaretti giuseppe conte

«Il Movimento 5 Stelle senza molta ma molta elasticità e contro molta ma molta rigidità, non avrebbe mai portato Giuseppe Conte alla presidenza del Consiglio». In attesa di conoscere i risultati e il numero dei votanti, la consultazione, destinata a cambiare il dna del Movimento perché apre alle alleanze con gli odiati partiti e fa cadere il tabù del limite ai due mandati trasformando i portavoce in professionisti della politica, rischia di passare sotto traccia e poco sostenuta anche da coloro che l'hanno voluta.

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