marina berlusconi draghi meloni

IL BERLUSCONISMO 2.0 PARTE DALLA CAV IN GONNELLA – L’INCONTRO CON DRAGHI FA PARTE DELLA STRATEGIA DI MARINA BERLUSCONI DI RIACCREDITARSI IN ITALIA E IN EUROPA PER RILANCIARE FORZA ITALIA E MEDIASET (E MARCARE UNA DISTANZA CON I TONI FURIOSI DELLA MELONI) - DURANTE IL FACCIA A FACCIA CON "MARIOPIO", "LA CAVALIERA" GLI AVREBBE ILLUSTRATO LE ATTIVITÀ TRANSNAZIONALI DI FININVEST: MEDIASET È A CAPO DI UNO DEI PRINCIPALI NETWORK SOVRANAZIONALI, “MFE” (MEDIA FOR EUROPE) - IL NO ALLA TASSA SUGLI EXTRAPROFITTI DELLE BANCHE, IL SÌ ALLO IUS SCHOLAE, L’APERTURA SUI DIRITTI CIVILI E QUELLE PROVE SALOTTIERE PER UN GOVERNO PD/FORZA ITALIA, CHE RIMANDI A CASA I "DESTRONZI" DEL COLLE OPPIO

 

Stefano Iannaccone per editorialedomani.it - Estratti

 

MARINA SILVIO BERLUSCONI

Il berlusconismo 2.0 riparte da Marina, la primogenita che non pensa a «scendere in campo», ma vuole ridefinire i connotati della famiglia con lo sguardo agli affari.

 

(...)

 

Vero che da un lato Forza Italia si sta collocando nell’area del centro, liberale, come nemmeno negli anni di Silvio Berlusconi è davvero accaduto. A oggi è l’effettiva emanazione del Partito popolare europeo, considerato affidabile a Bruxelles. Con un obiettivo: marcare la distanza da Giorgia Meloni, legata alla rivendicazione del passato missino e connotata dalla mancata volontà di fare professione di antifascismo.

silvio marina berlusconi

 

Ma il principale obiettivo di Marina e Pier Silvio Berlusconi è quello di imprimere una nuova direzione al partito che finanziano e a quello delle loro tv per instaurare un dialogo proficuo con i poteri e i salotti buoni nazionali e soprattutto internazionali, che per decenni hanno visto il padre come ricco parvenu con cui dover fare i conti ma mai sdoganato davvero. E che oggi vedono ancora in Meloni un’estremista schiacciata da paure e psicosi da complotto che non riesce a trasformarsi in vera leader.

 

All’ordine del giorno non c’è e non ci sarà mai alcuna abiura dell’alleanza con Meloni e la Lega di Salvini, né un’abiura «dell’amato padre» che ha fondato il centrodestra. Ma è un fatto che la morte del capostipite abbia cancellato gli elementi divisivi e ingombranti legati alla storia personale dell’ex presidente del Consiglio. Il conflitto di interessi, core business per decenni dell’antiberlusconismo, non è più centrale: i Berlusconi hanno un partito di riferimento, Forza Italia appunto, ma nessuno degli eredi ha ruoli esecutivi e ufficiali. Sono imprenditori con un interesse in politica e non leader politici con interessi imprenditoriali come veniva rinfacciato a Berlusconi.

 

MARIO DRAGHI AL TEMPO DELLE DONNE

Marina e Piersilvio non hanno sentenze definitive a carico, nessun rapporto con stallieri mafiosi, né patti con dirigenti (come Marcello Dell’Utri) condannati per concorso esterno. Si punta ancora il dito, come ha fatto a sorpresa il presidente del Senato Ignazio La Russa («Tajani difende qualche banca?», ha detto) su possibili conflitti di interessi su Medionanum, ma agli eredi del Cavaliere interessa - più che la benevolenza degli alleati - essere considerati affidabili dall’establishment imprenditoriale europeo.

 

L’acquisizione delle quote di maggioranza del canale tedesco ProsiebenSat, attraverso la società Media for Europe, è infatti indicatore di una strategia di respiro europeo. Pier Silvio è stato chiaro: «Il progetto a cui lavoriamo è quello di creare il primo vero broadcaster continentale che abbia un’impronta tale sul pubblico da poter competere con i giganti, con le multinazionali del web e di Internet».

marina berlusconi 1 prima del film ennio doris a roma

 

L’obiettivo è ambizioso, perciò complicato, e richiede una capacità di mostrarsi solidi economicamente e sobri nell’approccio culturale. Si torna al punto di partenza: i toni furiosi meloniani e il vittimismo della destra ai fratelli Berlusconi può solo creare problemi.

 

 

Sigillo Draghi

In questo contesto l’incontro tra Marina e Mario Draghi è il sigillo alla metamorfosi. La presidente di Fininvest si è accreditata ulteriormente in ambienti europei, mostrandosi un’interlocutrice dell’ex numero uno della Bce, riconosciuto come l’italiano più autorevole del mondo. Al petto può appuntarsi la stelletta di averlo ricevuto nella sua abitazione.

 

Del resto il rapporto tra la famiglia di Arcore e il banchiere è di vecchia data: Silvio Berlusconi ha sempre rivendicato la battaglia per portarlo (era già governatore della Banca d’Italia) alla guida della Bce, nel lontano 2011, litigando con l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in pessimi rapporti (per usare un eufemismo) con il banchiere. Una stima che ha superato addirittura le accuse di complotto europeo per far cadere l’ultimo governo Berlusconi.

pier silvio marina berlusconi

 

Il canale di comunicazione è stato facile da individuare, grazie all’ambasciatore Gianni Letta. Draghi si è prestato per plurimi motivi. In primis perché tiene a mantenere un ruolo super partes, senza casacche specifiche.

 

Meloni ha cercato di tirarlo per la giacchetta con la telefonata e l’invito a palazzo Chigi subito dopo la presentazione del rapporto a Bruxelles (l’incontro è in programma domani). Per evitare di apparire “schierato” con una parte, Draghi ha “annacquato” il faccia a faccia decidendo di vedere prima Marina.

 

GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGI

In secondo luogo secondo qualche osservatore attento per Draghi potrebbe esserci un ragionamento di prospettiva, che guarda a un orizzonte lunghissimo: il Quirinale. Certo il mandato di Sergio Mattarella scade nel 2029.

 

Ma la sponsorizzazione dei Berlusconi può essere un valore aggiunto, sebbene sia difficile conoscere la composizione del quadro politico tra qualche anno. Insomma, una mossa all’insegna del “non si sa mai”.

(...)

marina berlusconi 2MARIO DRAGHI - RAPPORTO COMPETITIVITA UE MARIO DRAGHI AL TEMPO DELLE DONNEmarina berlusconi 1

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...