mohammed bin salman joe biden

BIDEN VA IN MEDIO ORIENTE CON IL CAPPELLO IN MANO – “SLEEPY JOE” FARÀ TAPPA IN ISRAELE E POI IN ARABIA SAUDITA DA BIN SALMAN: PRIMA DELLA GUERRA IN UCRAINA LO CONSIDERAVA UN ASSASSINO E VOLEVA FARLO DIVENTARE UN “PARIA”. MA ORA HA BISOGNO DEI SUOI BARILI DI PETROLIO PER ABBASSARE IL PREZZO DEL GREGGIO. I DUE SI STRINGERANNO LA MANO? – LA LOTTA CONTRO L’IRAN, LA NORMALIZZAZIONE DEI RAPPORTI TRA GERUSALEMME E RIAD E L’ENERGIA: COSA C’È IN BALLO

joe biden conferenza stampa vertice nato madrid 2

1 - IRAN, LA VISITA DI BIDEN NON PORTERÀ SICUREZZA A ISRAELE

(ANSA-AFP) - La visita di Joe Biden non porterà sicurezza per Israele. Lo afferma il presidente iraniano Ebrahim Raisi nel giorno in cui il presidente Usa arriva nello Stato ebraico, prima tappa di una missione nella regione che lo porterà anche in Arabia Saudita. La minaccia iraniana è uno dei temi di cui il capo della Casa Bianca parlerà sia in Israele che a Riad.

 

2 - BIDEN IN MEDIO ORIENTE MISSIONE PER L'ENERGIA

Alberto Simoni per “la Stampa”

 

mohammed bin salman

Gerusalemme è agghindata con bandiere americane lungo le strade attorno all'hotel King David. Si alternano a quelle israeliane. Segno dell'amicizia che da decenni segna il legame fra Stati Uniti e Israele.

 

Eppure, quando questo pomeriggio l'Air Force One toccherà il suolo all'aeroporto Ben Gurion, la sensazione sarà quella che la tappa israeliana - domani il meeting con premier Lapid e presidente Herzog e visita allo Yad Vashem - sia un passaggio obbligato sulla strada di Gedda, Arabia Saudita, dove da venerdì Biden si confronterà nel Council of Golf Cooperation con i leader di Egitto, Giordania, Iraq e soprattutto vedrà gli esponenti della famiglia reale saudita, su tutti il principe ereditario Mohammed Bin Salman.

joe biden 1

 

È sul Mar Rosso che Biden è atteso alla partita più delicata in un gioco di equilibri fra la difesa dei diritti umani, invocata in ogni discorso, e il realismo che oggi gli impone scelte scomode e impopolari.

 

Biden ha lasciato gli Usa ieri sera leggendo un editoriale cesellato dall'editore stesso del Washington Post che accusa la Casa Bianca di mettere in pericolo «l'autorità morale» dell'America facendo questo viaggio. Tre giorni prima sempre sulle colonne del giornale della capitale, Biden aveva illustrato le ragioni della sua missione. Riannodare i fili con i sauditi, confermare l'impegno Usa alla sicurezza della regione, tornata cerniera in un mondo dalle tendenze multicentriche.

benjamin netanyahu, donald trump e i ministri degli esteri di barhein e emirati arabi uniti

 

La parola che a Washington pronunciano distrattamente e senza entrare troppo nei dettagli è "energia". Ma è lo snodo chiave. L'invasione della Ucraina ha rimescolato le carte e una fonte vicina al Dipartimento di Stato spiega che senza quell'azzardo «oggi Biden non sarebbe qui, il Medio Oriente era fuori dai radar».

 

Ma se Washington ha raggiunto l'indipendenza energetica grazie al fracking e a nuove trivellazioni diventando il primo produttore di greggio, gli alleati europei sono deboli in materia. Garantire quindi al mercato il flusso del petrolio saudita ha una doppia valenza, spiegano le fonti.

 

donald trump firma per spostare l ambasciata a gerusalemme

La prima è quella di provare a rallentare l'inflazione negli Usa, tallone d'Achille dell'Amministrazione; la seconda è quella di mantenere le forniture ad un livello globale tale da poter sostituire (almeno parzialmente) i combustibili russi. Eppure Biden ha detto che non chiederà ai sauditi di aumentare la produzione. Almeno non direttamente.

 

Quel a cui Washington punta però è che alla prossima riunione dell'Opec, i sauditi riescano a convincere gli altri Paesi del cartello petrolifero ad aumentare l'output. Proprio ieri è uscito il primo studio legato al 2023 fatto dall'Opec: esso delinea un divario fra produzione e richiesta di 3,2 milioni di barili. Non sarà facile, ci sono diversi Paesi che dicono di non aver proprio le capacità di aumentare.

recep tayyip erdogan joe biden boris johnson

 

Ayham Kamelof, consulente di Eurasia Group, ha spiegato che la missione di Biden serve «per aggiustare le relazioni sotto quattro punti di vista che sono tutti intrecciati: energia, Cina, influenza regionale e Ucraina». Presentando il viaggio il consigliere per la Sicurezza nazionale, Jake Sullivan, ha sottolineato che l'America deve «restare impegnata in Medio Oriente» perché la regione è interconnessa con tutto e la mancanza di stabilità qui avrebbe ripercussioni enormi.

 

mohammed bin salman

Gli occhi sono puntati sull'incontro con Bin Salman, che nel 2019 Biden voleva ridurre a un "paria" poiché mandante - secondo la Cia - dell'omicidio di Khashoggi. Il presidente Usa ripete che il suo viaggio in Arabia è per il summit internazionale, ma Sullivan ha detto che il bilaterale con il re e con Mbs ci sarà, sorvolando sulla domanda se contempla una stretta di mano, anche lontano dai fotografi.

 

I terreni su cui Washington vuole misurare la sua presa e spostare i riflettori sono - oltre al citato dossier economico energetico - la tregua nello Yemen e le influenze iraniane. Sul primo tema c'è stato in aprile un avvicinamento dopo mesi di frizioni fra Biden e i sauditi dopo il sì alla tregua dell'Onu. Teheran - ha detto Sullivan - fornisce droni armati ai russi per l'Ucraina.

ali khamenei ebrahim raisi

 

I sauditi hanno avviato dei colloqui sotterranei con gli sciiti iraniani dopo cinque anni di rottura. Biden sulla questione Iran invece rischia di scottarsi. Perché già stasera (e ancora più domani) sentirà dagli israeliani le preoccupazioni per il programma nucleare che Teheran sta mandando avanti spedito.

 

Restano invece in secondo piano la questione della normalizzazione dei rapporti fra Arabia e Israele: Riad ha accettato e approvato gli accordi di Abramo dei tempi di Trump, ma ritiene prematuro normalizzare le relazioni con Gerusalemme.

G7 IN GERMANIA - BORIS JOHNSON - JOE BIDEN - OLAF SCHOLZ - EMMANUEL MACRON - MARIO DRAGHI

 

Pone come condizione il sostegno e la realizzazione dei due Stati, Biden è un sostenitore di questa antica idea saudita (giugno 2002). Lo ribadirà venerdì vedendo Abu Mazen a Ramallah. Ma con un piede e la testa sarà già sull'Air Force One che lo catapulterà a Gedda a dividersi fra energia e Mbs.

 

3 - GLI OBIETTIVI DI BIDEN IN ISRAELE E ARABIA SAUDITA

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”

 

Il presidente americano, Joe Biden, arriva oggi in Israele e sarà la prima tappa di un viaggio organizzato per rimodellare il medio oriente e lavorare alla normalizzazione delle relazioni tra Israele e Arabia Saudita.

Ebrahim Raisi, presidente Iran

 

Il processo sarà lungo, ha avvertito l’Amministrazione americana, e il viaggio di Biden è un passo importante anche perché, senza l’invasione russa contro l’Ucraina, gli obiettivi sarebbero potuti essere molto diversi, meno ambiziosi. E la tappa saudita avrebbe potuto non esserci affatto.

 

[…] Uno degli argomenti principali del viaggio di Biden  sarà proprio l’Iran: le sue attività malevole nell’area e l’accordo sul nucleare. Non è quindi un caso se l’informazione della vendita di droni è arrivata prima della partenza di Biden: l’Iran è considerato una minaccia regionale sia da Gerusalemme sia da Riad.

 

joe biden nel 1991

Sono due i motivi per i quali senza la guerra questo viaggio non sarebbe stato possibile: Biden aveva dichiarato che avrebbe trattato l’Arabia Saudita come uno stato “paria” dopo l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi e la situazione dei diritti umani. E invece gli Stati Uniti potrebbero essere pronti a riprendere la vendita di armi offensive all’Arabia Saudita.

 

In cambio Biden si aspetta un aumento della produzione di petrolio: lo scopo è penalizzare la Russia senza che la crisi energetica ricada sulle economie occidentali. Una richiesta che sarebbe stata impensabile senza la guerra contro l’Ucraina.

TRUMP FIRMA IL DOCUMENTO CHE RICONOSCE GERUSALEMME CAPITALE DI ISRAELE

 

[…] Per Gil Troy, storico e saggista, “questo viaggio ha il potenziale di una svolta. Ora Biden può segnare un passo ulteriore, mettere la sua impronta sugli accordi e renderli bipartisan. Può farlo spingendo i sauditi ad aderire e rendendoli più vasti.

 

Potrebbero anche  essere rinominati in Accordi di Abramo e di Sarah: più pace abbiamo coinvolgendo più vicini, più ogni uomo e donna nel medio oriente ne trarrà vantaggio”. Gli accordi vanno dal turismo alla difesa, ma il collante principale è uno: l’Iran. “Tutto quello che gli Accordi di Abramo contengono è importante, parlano di scambi veri ed essenziali, ma si basano sull’assunto che il nemico del mio nemico è il mio amico”. […]

 

ARTICOLO INTEGRALE

https://www.ilfoglio.it/esteri/2022/07/13/news/gli-obiettivi-di-biden-in-israele-e-arabia-saudita-4210241/

 

trump con netanyahu con i ministri degli esteri di bahrein e emirati arabi unitiBENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP

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