bruti liberati

I BRUTI VUOLE CHE SIANO LIBERATI - L'EX PROCURATORE DI MILANO: ''BISOGNA SCARCERARE SUBITO I DETENUTI NON PERICOLOSI. SE LE PRIGIONI VANNO FUORI CONTROLLO PER IL CORONAVIRUS, È A RISCHIO LA SICUREZZA PUBBLICA. COVID-19 HA MUTATO IL NOSTRO MODO DI VITA, HA DETERMINATO SOFFERENZE E LUTTI, CONSEGUENZE DRAMMATICHE SULL'OCCUPAZIONE E SULL'ECONOMIA. NULLA SARÀ PIÙ COME PRIMA, SI DICE. IL PIANETA CARCERE È FORSE IN UN ALTRO SISTEMA SOLARE?''

Liana Milella per www.repubblica.it

 

edmondo bruti liberati

"Si sente dire che nulla è e sarà più come prima dopo il Covid-19. È possibile pensare forse che il pianeta carcere sia in un altro sistema solare?". È questo il fil rouge che segue l'ex procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati nella sua riflessione con Repubblica sulle conseguenze del coronavirus sulla giustizia e sul carcere. Se nulla è e sarà più come prima, anche l'approccio alle scarcerazioni dovrà essere differente, perché "se il carcere va fuori controllo, sarà di conseguenza a rischio la sicurezza pubblica".

 

Quindi "è nell'interesse generale della collettività, se si vuole, delle persone "per bene", che il carcere sia gestibile, facendo uscire un numero significativo di detenuti, con esclusione delle categorie di pericolosi". I braccialetti? "Adesso lasciamoli perché comunque è fuori del mondo la sicurezza matematica che nessuno di coloro che usciranno dal carcere commetta nuovi reati".

 

Carcere, giustizia, coronavirus. Un'emergenza quotidiana come questa diventa inevitabilmente dramma. Con 58mila detenuti coinvolti e migliaia di cittadini alle prese con una giustizia online. Che impressione le fa tutto questo?

"Nell'Ottocento i grandi carceri venivano costruiti in città come Regina Coeli a Roma e San Vittore a Milano come ammonimento della sorte che spetta a chi viola la legge. Oggi queste strutture, ormai al centro delle città, ci ammoniscono che non si tratta di un altro mondo, del tutto separato.

 

Da qualche decennio in carcere sono andate anche persone diverse dalla malavita tradizionale: tossicodipendenti provenienti da famiglie che hanno vissuto il dramma di non essere riusciti a sottrarre i loro figli da quella spirale e anche, per reati economici o di corruzione, persone di ambienti "per bene".  Questa, molto parziale, "livella" ha costretto molte persone "per bene" che sarebbero state chiuse nell'ideologia "legge e ordine" e del "buttare la chiave delle celle" a fare esperienza di quanto provvidenziali siano le misure alternative al carcere". 

 

EDMONDO BRUTI LIBERATI

Lei la vede così? Io scorgo soprattutto interpretazioni e sensibilità diverse a seconda delle appartenenze ideologiche...

"Le mura di cinta del carcere non tracciano la linea tra i buoni e i cattivi. In carcere sono legittimamente detenute persone condannate per aver commesso un reato o in custodia cautelare, quando il sistema di giustizia ha ritenuto questa misura indispensabile.  Per tutta la mia carriera, come giudice e come pubblico ministero, mi sono occupato di penale e per diversi anni sono stato magistrato di sorveglianza. In carcere ho conosciuto sia molti violenti e sopraffattori, sia persone, anche tra condannati per reati non lievi, che non potevo liquidare nella categoria dei "cattivi"". 

 

Giusto il primo aprile, anche il Pg della Cassazione Giovanni Salvi ha ribadito che "il carcere è sempre l'estrema ratio", quindi se lo è in condizioni normali, adesso più che mai è necessario evitarlo...

"Il Procuratore Generale, prima di indicare  possibili interpretazioni, ha posto in modo netto la seguente questione: "L'emergenza coronavirus costituisce un elemento valutativo nell'applicazione di tutti gli istituti normativi vigenti".  Covid-19 ha mutato il nostro modo di vita, ha determinato sofferenze e lutti, conseguenze drammatiche sull'occupazione e sull'economia. Nulla è e sarà più come prima, si dice. E possibile pensare forse che il pianeta carcere sia in un altro sistema solare?"

 

Giovanna Di Rosa, presidente del tribunale di sorveglianza di Milano, ha inviato una lettera ufficiale agli altri capi degli uffici per chiedere uno stop alle carcerazioni. Misura giusta, inevitabile, oppure eccessiva? 

"I magistrati di sorveglianza sono impegnati, in condizioni difficilissime, nell'applicazione degli istituti che consentono misure alternative al carcere, ma sulla base della loro esperienza ne hanno indicato l'assoluta insufficienza a far fronte a una situazione eccezionale". 

 

EDMONDO BRUTI LIBERATI - Magistratura e societa nell Italia repubblicana

Anche lei è stato magistrato di sorveglianza a Milano negli anni Settanta e ha vissuto le rivolte di quel periodo...

"Il carcere è relativamente isolato rispetto all'esterno, ma non è impermeabile. Oltre all'ingresso dei nuovi arrestati, vi è una serie di contatti con l'esterno che passano per gli agenti penitenziari e anche per tutte le persone che contribuiscono alla gestione della struttura. In caso di epidemia la situazione rischia di andare fuori controllo; sarebbe difficile garantire protezioni adeguate agli stessi agenti penitenziari. Tra i detenuti il timore per l'infezione, eventualmente anche sollecitato e sfruttato da quei, pochi ma di peso, detenuti pericolosi, potrebbe rendere la situazione ingestibile. Le prime vittime delle rivolte in carcere sono i detenuti non pericolosi (la grande maggioranza), assoggettati alle sopraffazioni dei, pochi, pericolosi, quando il controllo non è più assicurato dalla polizia penitenziaria. Le ricadute di una situazione fuori controllo sull'ordine e la sicurezza pubblica sarebbero disastrose".

 

Ci spiega con semplicità che si può fare per alleggerire (e non "svuotare" termine orribile) le carceri?

"Ridurre il sovraffollamento del carcere è oggi necessario e urgente. Senza aspettare situazioni che potrebbe divenire ingestibili. Tutti gli argomenti "umanitari" sono già stati messi in campo. Ma a chi fosse insensibile propongo un messaggio in termini utilitaristici. È nell'interesse generale della collettività, se si vuole, delle persone "per bene", che il carcere sia gestibile, facendo uscire un numero significativo di detenuti, con esclusione delle categorie di pericolosi. Nell'interesse dell'ordine e della sicurezza pubblica. Nessuno, ovviamente, può garantire che per i detenuti che dovessero uscire vi sia "recidiva zero".  Ma la situazione di quasi-coprifuoco che è in atto di fatto riduce di molto la concreta possibilità di mettere in atto quei reati predatori che più possono preoccupare". 

carcere bologna

 

Lei ritiene che un'ipotesi di indulto o amnistia, come sollecitano i Radicali e le Camere penali, sia praticabile? 

"Vi è un ruolo oggi per gli intellettuali: personaggi pubblici autorevoli, non solo giuristi, di diverse tendenze, compresi sostenitori di "legge e ordine", di "tough on crime", ma consapevoli dell'eccezionalità della situazione si impegnino a far passare un messaggio di razionalità, che possa far breccia nell'opinione pubblica e indurre tutte le forze politiche, anche della attuale opposizione, a un'assunzione di responsabilità". 

 

Il suo è un sì a misure di clemenza? 

"No, affatto. Oggi un indulto è impraticabile, ma  vi sono misure che possono portare a una limitata, ma significativa e immediata diminuzione dei detenuti.  Le disposizioni del decreto legge n.18 del 17 marzo 2020 sono del tutto insufficienti. La prossima sede parlamentare della conversione del decreto legge apre due astratte possibilità; quella, perniciosa, di emendamenti che restringano le pur limitate disposizioni finora introdotte e quella, virtuosa, di emendamenti che coraggiosamente amplino l'ambito di operatività delle misure già introdotte e vi aggiungano altre misure deflattive". 

rivolta al carcere santa maria maggiore di venezia 3

 

A cosa sta pensando?

"Le proposte tecniche non mancano, dall'ampliamento della detenzione domiciliare, a quello delle riduzioni di pena per la cosiddetta "liberazione anticipata per buona condotta", alla sospensione degli ordini di esecuzione per i reati non gravi. Si veda, da ultimo, il documento del 23 marzo dell'Associazione italiana dei professori di diritto penale. Per i semiliberi si ipotizza che non rientrino in carcere la sera e così dovrà essere per un periodo non breve. Ma altrettanto si deve fare per gli ammessi al "lavoro all'esterno", una condizione giuridica diversa, ma nella pratica assimilabile alla semilibertà. Aggiungo un aspetto che può apparire minore, ma non lo è". 

 

E sarebbe? 

RIVOLTA AL CARCERE DI SAN VITTORE - DETENUTI SUL TETTO

"L'inevitabile riduzione dei colloqui ha creato situazioni di tensione e molti detenuti comunque possono avere contatti solo telefonici con le loro famiglie. Sia questa l'occasione di un cambio di filosofia. Il 90% delle persone presenti in carcere non fa parte della criminalità organizzata: smettiamo di considerare le telefonate un "premio" da centellinare. Nei limiti delle possibilità pratiche consentiamo - ripeto, ai detenuti non di criminalità organizzata - la massima possibilità di telefonate, che possono comunque essere soggette a controllo. Consentire di mantenere i contatti con le famiglie non è solo, oggi, un gesto di umanità , ma è anche un investimento sulla futura risocializzazione del detenuto".

 

I braccialetti elettronici. Il Guardasigilli Alfonso Bonafede li sta cercando disperatamente. Teme l'effetto boomerang di possibili fughe. Ma questi braccialetti servono o no? Soprattutto, adesso, non rallentano le scarcerazioni?

il carcere di san vittore in fiamme

"Non riusciamo a produrre in numero sufficiente mascherine, camici e apparecchi di respirazione. Pensa qualcuno, il Ministro o altri, che oggi vi possa essere una bacchetta magica che faccia comparire quei braccialetti che ieri non c'erano?  Ho già detto che è fuori del mondo la sicurezza matematica che nessuno di coloro che usciranno dal carcere commetta nuovi reati. Ma indiscusse statistiche di lungo periodo hanno dimostrato che la percentuale di recidiva è enormemente più bassa per coloro che sono stati ammessi a misure alternative alla detenzione. Lasciamo realisticamente perdere ora i braccialetti e pensiamoci per il futuro quando potranno contribuire a ridurre gli ingressi in carcere di persone non pericolose. Oggi, con una Italia bloccata, le stesse possibilità di fuga sono ridotte. Piuttosto potrebbe essere necessario pensare a strutture essenziali dove far alloggiare e quindi poter controllare coloro che un domicilio non l'hanno". 

 

Un'ultima riflessione sulla giustizia e sui processi civili e penali via web: come li giudica? C'è una possibile lesione del diritto alla difesa? Manca il faccia a faccia tra il giudice che condanna guardando negli occhi  il suo prossimo condannato? È una via costituzionalmente lecita? O stiamo infrangendo i pilastri del diritto creando un precedente pericoloso? 

CARRI ARMATI A PALERMO PER SEDARE LA RIVOLTA AL CARCERE

"L'emergenza è stata l'occasione che ha "costretto" molte sedi  giudiziarie a recuperare il gap informatico allineandosi alle esperienze degli uffici più avanzati. Molte di queste prassi di emergenza, finora sottoutilizzate per pigrizia di alcuni e mancanza di iniziative del Ministero della Giustizia, dovranno andare a regime. Il modulo del lavoro dal domicilio, soprattutto per il personale amministrativo, consentirà di affrontare anche in futuro situazioni particolari con vantaggio anche per l'efficienza del sistema giudiziario"

 

Davvero il suo è un giudizio totalmente positivo?

"No, perché alla fine la macchina della giustizia si regge anche sul contatto quotidiano faccia a faccia (magari a distanza di un metro), sul parlarsi di persona tra tutti coloro che operano nei palazzi di giustizia: magistrati, avvocati, amministrativi, forze di polizia. Questo mi ha insegnato un'esperienza di quasi mezzo secolo: una parola di sostegno a un collega in difficoltà, uno scambio franco con un avvocato, un incoraggiamento a un amministrativo sopraffatto dai numeri, un confronto  con la polizia giudiziaria, un atteggiamento reciprocamente  rispettoso  con l'imputato (e per me il saluto, lo sguardo di conforto di chi mi incontrava nel palazzo di giustizia in un momento tragico della mia vita privata). Diverso il discorso per il processo: anche qui molto si può e si dovrà fare in via telematica; in questa situazione di emergenza, con strumenti di presenza a distanza, si sono potute fare le udienze per direttissima ed evitare il collasso del sistema. Ma poi giudici, pubblici ministeri, avvocati e imputati nei momenti salienti del processo dovranno vedersi in faccia, sempre a distanza di un metro".

detenuti evadono dal carcere di foggia 4gli effetti della rivolta al carcere di sant'anna a modena 10gli effetti della rivolta al carcere di sant'anna a modena 9gli effetti della rivolta al carcere di sant'anna a modena 11

 

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