berlusconi salvini villa grande

BUSTI, XANAX E PERE COTTE: VILLA GRANDE, RESIDENZA ROMANA DI BERLUSCONI, TORNA CROCEVIA DELLA CRISI - FILIPPO CECCARELLI - "LA STORIA POLITICA NON POTRÀ FARE A MENO DI RICORDARE CHE LO SPINTONE A DRAGHI FU DECRETATO IN UNA VILLA DEL CAV, ESTREMO LASCITO DI UN POTERE CHE CONTINUA A SENTIRSI MONARCHICO, ANCHE SE IL SOVRANO È SEMPRE PIÙ VECCHIO, I CORTIGIANI SEMPRE PIÙ TORVI O IMMALINCONITI E IL GASTRO-CLOU DEL NUOVO CUOCO ADELMO SONO LE PERE COTTE" – "RISPETTO AD ARCORE E A VILLA CERTOSA, LA MAGIONE SULL'APPIA E’ ASSAI MODESTA: NON SI SA SE VI È MAI ARRIVATO IL LETTONE PUTINIANO E NEL BAGNO…" - VIDEO

 

Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”

 

VILLA GRANDE 2

Eppure c'è sempre una villa di Berlusconi al crocevia e all'epilogo della prolungatissima crisi italiana. Brevi ed edulcoratissimi videoclip trasmettono su milioni di schermi le immagini dei notabili del centrodestra che attorniano il padrone di casa, prima in piedi, poi seduti in circolo sotto il portico, sedie da giardino, qualche ombrellone, pini e ulivi sullo sfondo, qualche volta si vede la camminata di gruppo sul prato.

berlusconi incontra alleati di centrodestra a villa grande

 

Manca l'audio, effetto acquario. In questo fine stagione segnato dalla canicola la regia della Real Casa è ben attenta a nascondere sgocciolii di sudore sui volti e pezze sui vestiti; in compenso gli addetti alla comunicazione hanno cominciato a metterci la colonna sonora, ieri una musica elettronica fra il rilassante il satisfying, l'app del telefonino l'attribuisce a un gruppo che si chiama "We Deserve This", ce lo meritiamo.

VILLA GRANDE SALVINI BERLUSCONI RIUNIONE CENTRODESTRA

 

Loro senz' altro, se lo meritano, altri meno. Villa Grande, in realtà, non è poi così grande.

Niente di paragonabile ai fasti urbanistici di Villa La Certosa, compiuto incrocio di Versailles e Wonderland, Luigi XIV più Michael Jackson con tanto di planimetria, sembra, mutuata del Tempio di Re Salomone. Dotata di pizzeria, gelateria (con finti scontrini), giostrina, casa delle farfalle, eccetera.

VILLA GRANDE 5

 

Nei primi anni 2000 venne "coperta" dal segreto di Stato, ciò che forse impedì si venisse a sapere che al termine di una cena con Putin, durante un sontuoso spettacolo pirotecnico, un maldestro razzo bruciò i pantaloni all'autocrate d'onore.

 

Nessuno lo dice anche perché l'Appia antica è splendida, specie al tramonto, ma Villa Grande è scomoda e, anche al confronto di Arcore, assai modesta.

 

VILLA GRANDE VERTICE CENTRODESTRA

Con qualche azzardo documentario, ma conoscendo i ribaldi ghiribizzi del berlusconismo megaloide, si può sospettare che l'altisonante denominazione sia frutto del nuovo proprietario. Invano cercano di avvalorarne la fama il busto dell'imperatore Ottaviano all'ingresso, gli immancabili e pesanti drappeggi & damaschi, lo studio con le bandiere; ci sono "appena" cinque camere da letto, non si sa se vi è mai arrivato il lettone putiniano e cadendo nel bagno, appena arrivato, Silvione si fece malissimo.

 

Detta per negazione: non è affatto una reggia; sta dentro una specie di comprensorio nel quale i vicini di casa sono lo stilista Valentino, la spericolata cantante Ana Bettz, gli studi di Franco Nero e il produttore Raparelli; non lontano abita Christian De Sica.

 

VILLA GRANDE SALVINI BERLUSCONI

Per Zeffirelli, che vi abitò a lungo e la vendette a Berlusconi più di vent' anni orsono, andava benissimo. Nel giardino sono sepolti tutti i suoi amatissimi cani. C'è anche una sorta di monumento a Musetta o a Biondella, ex randagie che il Maestro riportò dalla Romania. Dudù si è visto in una sola clip.

 

Tutto questo non c'entra nulla col governo e con i destini della nazione. Al dunque conta poco anche la circostanza che Berlusconi, a Roma, sta sempre chiuso lì dentro, non partecipa più di persona agli incontri, né agli scontri che a colpi di Xanax stanno dilaniando Forza Italia.

berlusconi incontra alleati di centrodestra a villa grande - salvini ronzulli

 

Ma la storia politica non potrà fare a meno di ricordare che lo spintone a Draghi, bene o male, fu decretato in una sua villa, estremo lascito di un potere che continua a sentirsi monarchico, anche se il sovrano è sempre più vecchio, i cortigiani sempre più torvi o immalinconiti, il gastro-clou del nuovo cuoco Adelmo sono le pere cotte e gli alleati della Lega e delle altre nanesche formazioni, maledicendo il caldo e la distanza, devono attraversare la città, varcare cancelli assediati da giornalisti riarsi dalla sete, per fare finta di dare ragione al vecchio re e poi pensare, meglio se cinicamente, ai comodacci loro.

 

RIUNIONE DEL CENTRODESTRA A VILLA GRANDE

Giorgia Meloni, nel frattempo, che ha il jolly in mano, ha preteso di essere dispensata delle riunioni definendole «conviviali» - là dove l'apparente asetticità del linguaggio nasconde il più sprezzante disdegno per tutto quel lussuoso baraccone. Una delle ultime volte che ha messo piede a Villa Grande fu quando (14 febbraio) lei e gli altri volponi del centrodestra «chiesero di accettare » - tali gli infausti verbi risuonati nel millimetrico comunicato - la candidatura al Quirinale. Eh, figurarsi la scena! Faceva freddo. Intabarrato in un golfone, con un filo di ansia Berlusconi, che pure nella sua vita ne ha fatti fessi tanti, disse: «Non chiedetemi se io ho i numeri, ditemi se ci sono i vostri numeri per me». E quelli sì-sì-sì - e già prima del cancellone avevano spifferato il Piano B.

matteo salvini e giorgia meloni incontrano silvio berlusconi nella sua villa a roma 9salvini meloni berlusconimatteo salvini e giorgia meloni incontrano silvio berlusconi nella sua villa a roma 17matteo salvini e giorgia meloni incontrano silvio berlusconi nella sua villa a roma 7matteo salvini e giorgia meloni incontrano silvio berlusconi nella sua villa a roma 16matteo salvini e giorgia meloni incontrano silvio berlusconi nella sua villa a roma 5matteo salvini e giorgia meloni incontrano silvio berlusconi nella sua villa a roma 13matteo salvini e giorgia meloni incontrano silvio berlusconi nella sua villa a roma 15matteo salvini e giorgia meloni incontrano silvio berlusconi nella sua villa a roma 11filippo ceccarelli foto di baccoVILLA GRANDE

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)