carlo calenda

CALENDE ROMANE – L’EX MINISTRO DI RENZI SI CANDIDA PER IL CAMPIDOGLIO E CHIEDE L’APPOGGIO DI ZINGARETTI – MA TRA I DEM C’E’ CHI LO IMPALLINA: “CALENDA SAREBBE IL PEGGIOR CANDIDATO POSSIBILE PER IL SECONDO TURNO PERCHE’ I GRILLINI NON LO VOTEREBBERO MAI” – IL VERO OSTACOLO A QUALSIASI ACCORDO PD-M5S RESTA LA RAGGI. DI MAIO AVRA' LA FORZA DI STOPPARE LA SINDACA USCENTE? - INTANTO ZINGA INSISTE PER LE PRIMARIE 

Mario Aiello e Lorenzo De Cicco per “il Messaggero”

 

CARLO CALENDA

Tutto il resto è ancora in alto mare. Solo due punti sono ormai acquisiti nella partita elettorale di Roma: in campo per ora ci sono soltanto Virginia Raggi e Carlo Calenda. La prima è sostenuta un po' sì ma anche un po' no da Di Maio che tiene aperto il dialogo con il Pd (e nell' entourage della sindaca il ministro stellato non va per la maggiore con sfoghi del tipo: a che gioco sta giocando? Al doppio gioco?).

 

Il secondo ha capito che con il Pd non può andare («Mi chiedono abiure, ma questa è una cultura che non mi appartiene», «Mi dicono che devo smettere di criticare il governo rossogiallo ma io continuo») perché sono troppo distanti su tutto e in queste ore ha deciso che correrà per il Campidoglio in maniera autonoma. Il leader di Azione ancora non ha dato l' annuncio ufficiale, lo darà dopo aver visto domani i sondaggi che ha commissionato - uno su lui in solitudine e uno su lui in alleanza con il Pd - ma intanto non fa che dire a chi gli parla che è pronto, prontissimo, e insomma ci siamo.

renzi calenda

 

Fonti di Azione confermano che il dado è tratto: «Ci prepariamo ad andare avanti anche senza il Pd. Riteniamo che il Pd prenda tempo, anche attraverso le primarie, per provare fino alla fine a fare un' alleanza con i 5 stelle. Ed è inaccettabile tenere la questione Roma ostaggio dei giochini dei dem e dei grillini». Dunque, con una candidatura che spariglia e che cade come una bomba nei tatticismi del Nazareno, l' ex ministro dello Sviluppo economico diventa la variabile con cui fare i conti.

 

Ed è quella temuta al massimo grado da Zingaretti, perché rovina il percorso che il segretario del Pd aveva di fatto già deciso: il nostro candidato arriverà al ballottaggio e poi i voti della Raggi al primo turno giungeranno a noi, grazie al fatto che faremo scattare l' unità anti-fascista contro il pericolo della destra. Ora e sempre Resistenza, praticamente.

 

calenda

E invece, no. Calenda non solo toglierà voti a sinistra, ma anche a destra - questo il disegno su cui ragiona l' ex ministro - e pescando un po' ovunque, anche in quel mare magnum che l' altra volta mandò la Raggi al Campidoglio, può puntare al ballottaggio.

 

A quel punto, gli elettori del Pd sosterranno lui o il candidato della destra? Dalle parti della Raggi sono convinti che Calenda in campo gli elettori di sinistra si spaventano e in prima battuta scelgono lei.

 

Mandandola al secondo turno.

 

zingaretti raggi

Il profilo che Calenda si vuole dare in questa gara è quello che gli appartiene: dell' uomo del fare, di uno che ha lavorato nelle aziende (la Ferrari per esempio) e che allo stesso tempo ha esperienza politica e di governo e Roma con un mix di questo tipo, che poi è quello che cerca anche il centrodestra (modello Bucci a Genova, o Brugnaro a Venezia), potrebbe darsi un futuro. Ieri gli è arrivato l' appoggio del radicale Riccardo Magi (ma in chiave Pd: «I dem non devono farsi scappare l' occasione Calenda»), dopo quelli di Italia Viva, di vari pezzi di sinistra ma anche di cittadini senza etichette, e l' obiettivo del leader di Azione è far saltare schemi, rompere abitudini elettorali, dare scosse e fare sviluppo. Velleità? Comunque tutti le temono, e assai. E c' è qualcuno, Renzi, che da più di un anno va dicendo: «Calenda sarebbe il miglior sindaco di Roma». Si attende l' endorsement di Matteo.

calenda

 

Raggi intanto cerca di tenere unite quantomeno le truppe stellate. In Campidoglio, 5 consiglieri della sua maggioranza si sono ormai sfilati e non escludono l' accordo col Pd (senza Virginia, ovviamente).

 

A patto che «si ragioni sui temi». I dissidenti soprattutto spingono per le comunarie, le primarie online, per rimettere in gioco la corsa bis della sindaca. La quale vorrebbe evitare la conta tra i militanti: «Si sono già espressi su Rousseau ad agosto», dicono i fedelissimi di Virginia.

 

La replica: «Ma nel quesito non c' era il nome di Raggi, il tema era generale. E hanno votato gli attivisti di tutta Italia, mica solo di Roma». Se comunarie saranno, Raggi sa che avrà bisogno di tutti i clic della base per strappare la riconferma. Anche perché i dissidenti di sicuro presenteranno un candidato alternativo che potrebbe insidiarla. I 5 ribelli, nel 2016, avevano aggregato migliaia di preferenze. Ecco perché ieri Raggi ha convocato gli attivisti via Zoom.

 

raggi

Pochi si sono connessi: 542 su migliaia di iscritti. «Dobbiamo restare uniti - ha detto Raggi - niente polemiche. Facciamo ragionamenti, poi però serve sintesi. Dobbiamo ascoltare di più i territori e valorizzare gli attivisti, forse si sono sentiti scollati», ha ammesso la sindaca. Sulle difficoltà del M5S nazionale, Raggi sceglie una posizione mediana: «Non possiamo perdere i nostri principi, ma il mondo cambia». Alla riunione sono stati invitati alcuni big stellati come Paola Taverna e Di Battista. Che ha confermato l' endorsement per Virginia: «La sostengo, la sua candidatura non è negoziabile. Può rivincere. Il futuro del Movimento deve essere autonomo da destra e sinistra».

 

 

IL MESSAGGIO DI CALENDA AL PD

MARIA TERESA MELI per il Corriere della Sera

 

Carlo Calenda invia un messaggio a Nicola Zingaretti al quale fa intendere che non scenderà in campo contro il Partito democratico, come molti dem temono. È questo il senso del suo tweet di ieri: «Se decidessi di candidarmi chiederei certamente l'appoggio del Pd».

 

carlo calenda domenico arcuri

Però il messaggio all'indirizzo del Nazareno è duplice perché subito dopo l'ex ministro aggiunge: «Ma non potrei fare abiura sul governo». Tradotto: i dem non mi possono chiedere, come pure informalmente stanno già facendo, di ammorbidire i toni nei confronti di Giuseppe Conte né tantomeno dei grillini. Insomma, Calenda non vuole cambiare linea politica, ma, a meno che non lo si costringa, non vuole andare alla guerra con i dem . Del resto l'ex ministro in questi giorni sta sentendo spesso Nicola Zingaretti. Che con lui ha insistito sull'importanza di fare le primarie.

 

Ai piani alti del Partito democratico, benché la posizione ufficiale sia «nessuna pregiudiziale», si registra ancora una certa freddezza nei confronti della candidatura Calenda. Lo si arguisce dalle dichiarazioni del ministro Enzo Amendola: «I candidati sindaci si scelgono nelle città, ascoltando le esigenze dei dirigenti locali perché la decisione spetta a loro».

 

Dunque, non proprio un «Benvenuto Calenda». E poco dopo ecco arrivare il plauso di Zingaretti a quelle affermazioni: «Voglio ringraziare Amendola che, con la saggezza che gli è riconosciuta, ha detto l'unica cosa sensata in questo delirio di chiacchiericcio e retroscena inesistenti. Il candidato sindaco di Roma lo decideranno i dirigenti e i cittadini romani». Quei dirigenti romani che in questi giorni vanno dicendo: «Calenda è il miglior candidato per il primo turno, ma non per il secondo perché i grillini non lo voterebbero mai».

CARLO CALENDA E IL CAMPIDOGLIO

 

Uno spettatore esterno - e interessato - come il senatore di Forza Italia Francesco Giro traduce così le dichiarazioni dei vertici del Pd: «È chiaro che non candideranno Calenda». E l'ex ministro dello Sviluppo economico continua a coltivare un sospetto che non cerca di nascondere: «Mi pare che la questione non siano più le primarie ma la necessità di trovare una candidatura comune con i 5 Stelle». Ma dal Nazareno negano con forza che siano in ballo intese con i grillini. E fanno sapere che il segretario è «contrarissimo a qualsiasi accordo su Roma con il Movimento 5 stelle».

 

Altro discorso per quel che riguarda Bologna e Napoli, che parteciperanno alla stessa tornata elettorale e dove sono in corso delle trattative. Trattative che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ansioso di riprendersi la guida del Movimento, vorrebbe estendere anche a Torino e Milano. Ma in quelle due città la situazione appare assai più complicata. Soprattutto nel capoluogo piemontese, dove i dirigenti locali del Partito democratico non vogliono sentir parlare di accordi con grillini.

luca cordero di montezemolo carlo calenda flavio cattaneo

 

Un po' come a Roma, dove l'esperienza della giunta Raggi ha scavato un fosso tra i dem capitolini e i 5 Stelle. Tutto fermo, dunque? All'apparenza sì. La situazione appare infatti incartata e sicuramente la riunione di tutte le forze del centrosinistra romano (è invitata anche Azione, la formazione di Calenda) promossa dal Pd per domani non servirà a sciogliere i nodi. Però il potente segretario dei dem del Lazio, il franceschiniano Bruno Astorre, lascia aperto ancora uno spiraglio: «Da mesi diciamo che l'alleanza con i 5 Stelle va calata nei territori. Ma a Roma c'è un ostacolo insormontabile che va rimosso». Ovverosia Virginia Raggi. Di Maio avrà mai la forza di «rimuovere» la sindaca uscente?

carlo calenda luca di montezemoloCARLO CALENDA E FAMIGLIALUIGI DI MAIO E VIRGINIA RAGGI

 

LUIGI DI MAIO E VIRGINIA RAGGI zingaretti raggi

 

Ultimi Dagoreport

cnn fondo - ellison donald trump mark thompson jb pritzker

FLASH! – VENDUTA LA WARNER-DISCOVERY ALLA PARAMOUNT DI ELLISON, PER NON CADERE NELLE MANINE DI FORBICE DI DONALD TRUMP, L’85% DEI GIORNALISTI DELLA CNN SAREBBE PRONTO A USCIRE DAL GRUPPO E FONDARE UN’ALTRA EMITTENTE ALL-NEWS – I MILIARDI NECESSARI PER IL PROGETTO SAREBBERO PRONTI, FORNITI IN PARTE DAL GOVERNATORE DEMOCRATICO DELL’ILLINOIS, JB PRITZKER; CIO’ CHE ANCORA MANCA E’ CHI ASSUMERA’ LA GUIDA SUPREMA DELLA NUOVA NEWS MEDIA-COMPANY: IN POLE L’ATTUALE PRESIDENTE E CEO MARK THOMPSON….

porto di genova secolo xix silvia salis gianluigi aponte marco bucci michele brambilla

FLASH! – AVVISATE L’IRRITABILE GOVERNATORE DELLA LIGURIA, MARCO BUCCI, DI RASSEGNARSI: MICHELE BRAMBILLA RESTERÀ SEDUTO SULLA PRIMA POLTRONA DEL “SECOLO XIX”: PAROLA DELL’EDITORE ED ARMATORE DEI DUE MARI, GIANLUIGI APONTE – DOPO L’ERA SPINELLI-TOTI E LA NOMINA DI BUCCI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE (GRAZIE ALL’INFLUENTE SINDACO DI IMPERIA, CLAUDIO SCAJOLA), IL PROGETTO DI APONTE DI TRASFORMARE IL PORTO DI GENOVA IN UN HUB PER IL SUO IMPERO DI NAVI SEMBRAVA ANDARE IN PORTO CON L’ACQUISIZIONE DEL “SECOLO XIX”, PER IL QUALE AVEVA SCELTO UN GIORNALISTA CONSERVATORE COME DIRETTORE, SICURO CHE SAREBBE ARRIVATO UN SINDACO DI DESTRA – ORA IL PIANO DI APONTE HA DUE PROBLEMI: UN SINDACO DI CENTROSINISTRA, SILVIA SALIS, E UN BRAMBILLA CHE NON AMA PORTARE IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO…

la stampa maurizio molinari alessandro de angelis luca ubaldeschi alberto leonardis

FLASH! – L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” DA PARTE DEL GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS ALLE BATTUTE FINALI: IN CORSO LA NEGOZIAZIONE SUGLI ESUBERI E PRE-PENSIONAMENTI CON IL CDR DEL QUOTIDIANO TORINESE – PER LA DIREZIONE, SAREBBE IN POLE LUCA UBALDESCHI, GIÀ VICE DIRETTORE DE “LA STAMPA” ED EX DIRETTORE DEL “SECOLO XIX” (MA SI PARLA ANCHE DI GIUSEPPE DE BELLIS DI SKY TG24), CON MAURIZIO MOLINARI COME SUPERVISORE EDITORIALE; UNICA CERTEZZA, ALESSANDRO DE ANGELIS ALLA VICEDIREZIONE – IL CAPITOLO “REPUBBLICA” SI CHIUDERÀ LA SETTIMANA SUCCESSIVA AL VOTO DEL 23 MARZO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA…

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….