giuseppe conte

IL CAMALECONTE RITORNA NELLA BALENA BIANCA – PERCHE’ SORPRENDERSI DI VEDERE IL DEVOTO DI PADRE PIO, SVEZZATO DAI CARDINALI DI VILLA NAZARETH, CELEBRATO DEMOCRISTI SUPERSTITI, CIRIACO DE MITA, NICOLA MANCINO, GERARDO BIANCO? PIUTTOSTO STONA VEDERE CONTE RAPPRESENTARE IL MOVIMENTO DI GRILLO E DI MAIO - LA POCHETTE CHE CAMMINA E’ UNO ZELIG CHE HA INFINOCCHIATO TUTTI, DA MATTARELLA A TRUMP. PER ORA…

 

Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

giuseppe conte

Metti una mattina sul set di “Diccìlandia”. Il teatro è gremito, protagonisti e controfigure. Il vescovo in prima fila, la fascia tricolore del sindaco, i capelli gialli canarino dell’anziano portaborse, il bacio adorante stampato sulle guance dell’inimitabile Ciriaco De Mita. «Fa il suo ingresso in sala il presidente del Consiglio dei ministri, professor Giuseppe Conte». 

 

Tutti in piedi, entra l’avvocato che promette la riscossa dello Scudo crociato. La banda suona Mameli. I ragazzi del liceo applaudono. Avellino, anno di grazia 2019. Si gioca a fermare il tempo. A rifare la Democrazia Cristiana. E “il presidente professore” si diverte come un matto. «Non mi prendo troppo sul serio – confida – Ma sì, certo, farò la mia parte per federare il nuovo centrosinistra». 

giuseppe conte democristiano

 

Ufficialmente, si commemora il costituente e pluri-ministro Fiorentino Sullo. La radice su cui è cresciuta rigogliosa la sinistra diccì. Ha portato qui lavoro e un’autostrada da brividi. Un mito, tra questi monti aspri. «C’è stato un tempo – ricorda Gerardo Bianco dal palco, acuto - in cui le decisioni più importanti del Paese venivano prese in Irpinia, da irpini». Eccoli, quei giovani ambiziosi che cent’anni fa conquistarono l’Italia e a un certo punto misero all’angolo il maestro che oggi omaggiano.

giuseppe conte democristiano

 

Ci sono tutti, Bianco e De Mita, Peppino Gargani, Nicola Mancino, Gianfranco Rotondi e Clemente Mastella, in trasferta dal feudo di Benevento. Il bello è che Conte si cala nella parte. Altro che Di Maio e le sue rigidità, altro che i grillini e i “vaffa” nuovisti, si fa largo il premier concavo e convesso. Tre mesi fa cenava a Palazzo Chigi con Matteo Salvini, che intanto selfava barchette di sushi e party alcolici al Papeete. Adesso regala a “Diccìlandia” una lezione su De Gasperi, il codice di Camaldoli, il nuovo umanesimo. E gli sembra l’Eden. 

 

giuseppe conte con i frati a san giovanni rotondo

«Presidente – lo incorona Bianco – lei ha detto che si ispira a Moro e vuole raccoglierne l’eredità: benissimo, avrà la solidarietà degli uomini che stavano accanto a Sullo». L’avvocato sorride. Ringrazia. E dal palco semina indizi di Balena Bianca come fosse Pollicino. «Serve una rinnovata presenza dei cattolici, un potente risveglio dal torpore. Rimane attuale l’invito di Sturzo a essere “liberi e forti” e a impegnarsi in politica. Più che di una rinnovata Democrazia cristiana, parlerei di una rinnovata democrazia dei cristiani». 

 

giuseppe conte democristiano

La prima fila per poco non fa la ola. «Qui è casa sua, Presidente – quasi lo abbraccia Gargani – e oggi è entrato in questa casa». De Mita si solleva dallo scranno: «Hai capito che la Dc è l’unico pensiero che sopravvive. Quando uno pensa e non fa pasticci, ecco, quella è la radice diccì...». Non è importante che il premier si senta davvero un “nuovo Prodi”. Conta solo smacchiare il passato gialloverde e spruzzarlo con un po’ di bianco diccì. 

 

de mita e bianco

Hai voglia, allora, a precisare sotto il palco che «voi giornalisti prendete una rievocazione storica e mi trasformate nel nuovo leader della Dc», oppure che no, «non sto riproponendo la Dc». Un nuovo soggetto? Dobbiamo lavorare con quelli esistenti, il mio è un discorso culturale». Niente da fare, il copione prevede un altro finale: «Dopo 25 anni di silenzio del cattolicesimo politico, abbiamo riconosciuto una certa musica in lei – lo corteggia Rotondi –Avevamo bisogno di un maestro e le auguriamo di essere l’uomo della solidarietà nazionale!». 

 

fiorentino Sullo

Per adesso, comunque, l’uomo della solidarietà nazionale ha iniziato a insidiare Salvini nella gara dei selfie (a proposito, in prima fila c’è anche Matteo Piantedosi, l’ex capo di gabinetto del leader leghista, oggi con Lamorgese al Viminale). Gigioneggia, regala autoscatti come piovesse. «Non le starà sfuggendo di mano questa storia delle fotografie, Presidente?». Per tutta risposta, ne scatta uno a sorpresa con i cronisti. 

 

De Mita e De Luca

L’unico un po’ fuori posto sembra il governatore campano Vincenzo De Luca. Non ha preso benissimo le aperture regionali di Zingaretti ai cinquestelle, a pochi mesi dal voto in Campania. «Non ho queste pulsioni, se vogliono perdere voti facciano pure...». E poi c’è Di Maio, governatore, che continua a dire che non si vuole alleare con lei... «E chi cazzo glielo ha chiesto?». Meno male che c’è Conte. O no, De Luca? «Conte sì, è meglio». Neanche lui osa sfidare il copione, qui a Diccìland.

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