CAPITANO ULTIMO (E SOLO) - ADDIO ALLA SCORTA: IL TAR DEL LAZIO CONFERMA IL NO ALLA PROTEZIONE PER IL CARABINIERE CHE ARRESTÒ RIINA - '' DICONO I MIEI GENERALI CHE LA MAFIA NON È PIÙ UNA MINACCIA. MA SE HANNO RAGIONE, COME MAI I CAPI DI COSA NOSTRA STANNO ANCORA AL 41 BIS NEI BRACCI DI MASSIMA SICUREZZA?''

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SERGIO DE CAPRIO ULTIMO - RITA DALLA CHIESA SERGIO DE CAPRIO ULTIMO - RITA DALLA CHIESA

Pino Corrias per “la Repubblica

 

Guai agli eroi. Per tre volte, negli ultimi cinque anni, hanno provato a togliergli la scorta. Ieri, ventisettesimo anniversario della cattura di Salvatore Riina, ci sono riusciti: il colonnello Sergio De Caprio, condannato a morte da Provenzano e Bagarella nel 1993 - un miliardo di lire di taglia ai soldati di mafia per catturarlo vivo o morto - non ha più protezione, girerà da solo, rischierà da solo, come impone la nuova ordinanza del Tar del Lazio, sebbene non risulti che le condanne di mafia cadano in prescrizione.

 

 

È una resa dei conti che De Caprio, conosciuto come il Capitano Ultimo, temeva da tempo: «Dicono i miei generali che la mafia non è più una minaccia. Ma se hanno ragione, come mai i capi di Cosa nostra stanno ancora al 41 bis nei bracci di massima sicurezza? E come mai, tutti gli obiettivi sensibili sono protetti, ex magistrati compresi?».

E poi: «Dicono che ho un' arma e posso proteggermi da solo. Benissimo, me ne comprerò un' altra, un Winchester».

sergio de caprio ULTIMO sergio de caprio ULTIMO

 

Troppi nemici e troppo onore hanno circondato Ultimo nei suoi quarant' anni di carriera.

Nemico numero uno della mafia. Nemico della 'ndrangheta. Ma poi anche l' uomo che ha indagato sulla corruzione in Finmeccanica, il più potente conglomerato industriale del Paese.

 

Sullo Ior, la banca vaticana e la sua contabilità nera. Sul disastro ambientale dell' Ilva di Taranto. Su un giro di tangenti nell' Aeronautica militare. Sui famosi 49 milioni spariti dai conti della Lega di Bossi, Maroni e Salvini. Sulla Cpl Concordia, una delle più potenti cooperative rosse. Su Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, pentito dalla memoria intermittente e dalle bugie prodigiose, uno dei caposaldi del processo Trattativa e degli eterni veleni di Palermo.

lorenzo crespi e il capitano ultimo sergio de caprio lorenzo crespi e il capitano ultimo sergio de caprio

 

La sua è stata una carriera fulminea. Cominciata sotto il sole di Bagheria, inizio anni '80, poi Milano dove ha diretto la migliore Squadra Catturandi, fino alla famosa Duomo Connection, la prima inchiesta che svelava l' intreccio tra mafia, appalti e politica, condotta spalla a spalla con Ilda Boccassini, il magistrato, e Giovanni Falcone, che quando atterrava a Milano, veniva scortato da Ultimo e dai suoi uomini. Dopo i boati di Capaci e via D' Amelio, Italia sotto shock, è Ultimo che viene mandato segretamente in Sicilia per infilarsi, con i suoi quattordici uomini esperti in pedinamenti e microspie, nei labirinti di Palermo e in sei mesi compiere l' impresa, catturare Riina, latitante da 23 anni, un fantasma che sembrava inafferrabile.

 

Da quel giorno la celebrità, gli applausi, le medaglie, persino una serie televisiva a suo nome. Tutto troppo per una larga orchestra com' è quella dei carabinieri che non ama i solisti. Troppa luce sul suo volto nascosto, a mettere in ombra la routine degli altri ingranaggi. Troppo duro il suo carattere. Troppo amato dai suoi uomini e troppo inviso alle gerarchie.

capitano ultimo capitano ultimo

 

E poi le invidie, le accuse, a cominciare da quella di non avere perquisito la villa di Riina, dieci anni di processi, l' assoluzione. Fino al recente caso Consip, Matteo Renzi che lo accusa di "complottare contro di lui", salvo scoprire che non è lui il titolare di quella inchiesta, semmai la vittima, fucilato dai giornali e falsamente descritto come "un carabiniere esagitato" da Lucia Musti, oggi procuratore di Modena. Moltissimi nemici tra i partiti e dentro la sua stessa Arma, isolamento totale negli ultimi due anni. Un ufficio alla Forestale senza scopo. Niente scorta da domani. Tra un anno in pensione, «con tutto il dolore che posso».

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