matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

IL CARROCCIO E' A PEZZI MA, COME DAGO-RIVELATO, ALLA LEADERSHIP DI SALVINI NON C'E' ALTERNATIVA - ORSINA: "DUBITO FORTEMENTE CHE LE DUE FACCE LEGHISTE FINIRANNO PER SCONTRARSI DAVVERO. SALVINI DOVREBBE AVERE IMPARATO (E PERCHÉ AVREBBE ACCETTATO DI ENTRARE AL GOVERNO CON DRAGHI, ALTRIMENTI?) QUANTO VANI SIANO GLI APPLAUSI RACCOLTI SUL PALCOSCENICO, SE POI NON SI METTE UN PIEDE NELLA SALA MACCHINE DEL PAESE. E GLI UOMINI DELLA SALA MACCHINE COME GIORGETTI DOVREBBERO BEN RICORDARE CHE…"

https://m.dagospia.com/salvini-nonostante-tutto-anche-se-sono-esplose-le-contraddizioni-interne-alla-lega-283484

 

Giovanni Orsina per "la Stampa"

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

Il divorzio fra realtà di governo e rappresentazioni politiche non nasce certo col gabinetto Draghi. Basti pensare al mitologico governo del cambiamento, il Conte I, che sul palcoscenico annunciava trionfalmente nientemeno che l'abolizione della povertà, mentre nel retrobottega negoziava con la Commissione Europea un modesto deficit del 2,04 per cento. È vero però che oggi quel divorzio si è fatto profondo ed evidente come non mai. I partiti gonfiano il petto, si rivolgono a questa categoria o a quella, ridipingono con colori sgargianti identità e ideologie.

 

Mentre Draghi decide. Comprensibilmente, le forze politiche fanno una gran fatica a gestire l'abisso che si è aperto fra realtà e rappresentazioni. Fatica il Partito democratico, anche se i suoi tormenti erano più evidenti qualche mese fa di quanto non lo siano adesso. Il Movimento 5 stelle in quell'abisso ci è proprio cascato dentro, e si sta logorando nello sforzo matto di risalirne le pareti.

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 7

Ma in questi giorni l'attenzione si concentra in particolare su come la Lega si stia dibattendo fra la politica e il governo. Negli ultimi anni, com' è ben noto, la Lega è stata rappresentata sul palcoscenico pubblico dal prim' attore Matteo Salvini. Che - piaccia o non piaccia - ha riscosso un certo successo: è diventato segretario di un partito che alle elezioni nazionali del 2013 aveva raccolto un magro 4 per cento e in sei anni, alle europee del 2019, lo ha portato al 34.

 

 

Oggi, certo, i sondaggi lo danno intorno al 20 per cento: che è poco più della metà di 34, ma pur sempre il quintuplo di 4. Quest' operazione Salvini l'ha compiuta con un partito che, diversamente da tante altre forze politiche cosiddette populiste, aveva alle spalle una lunga tradizione di amministrazione locale e governo nazionale.

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 6

La separazione fra rappresentazione teatrale e decisioni concrete che è venuta crescendo nella vita pubblica italiana, così, la Lega l'ha riprodotta tal quale in se stessa: le due componenti paiono aver convissuto l'una accanto all'altra senza mai giungere a sintesi. E tuttavia, non è affatto impossibile che proprio quell'ambiguità sia stata ragione non ultima dell'ascesa leghista dal 4 al 34 per cento. Rendendo ancora più palese e radicale il divorzio fra realtà e rappresentazioni, il governo Draghi non poteva che sollecitare ed evidenziare la natura bifronte della Lega.

 

Ma proprio perché il divorzio vive nell'intero sistema politico italiano prima ancora che in questo o quel partito, dubito fortemente che le due facce leghiste finiranno per scontrarsi davvero, tanto meno per staccarsi l'una dall'altra. Il prim' attore Salvini dovrebbe avere imparato ormai (e perché avrebbe accettato di entrare al governo con Draghi, altrimenti?) quanto vani e sterili siano gli applausi raccolti sul palcoscenico, se poi non si riesce a mettere almeno un piede nella sala macchine del Paese, e una volta lì non si sa nemmeno da che parte cominciare, per governarlo.

matteo salvini e giancarlo giorgetti 4

 

E gli uomini della sala macchine - Giancarlo Giorgetti, per non fare che un nome - dovrebbero ben ricordare la Lega del 4 per cento, ed essere consapevoli di come, in fin dei conti, in democrazia i voti qualcosa ancora contino, e sia molto difficile raccoglierli senza un prim' attore.

 

Che le due anime della Lega non soltanto non si separino ma anzi imparino a convivere, infine, è importante non soltanto per il partito. Il divorzio fra realtà di governo e rappresentazioni politiche ha ben poco di democratico, e la compiutezza che ha raggiunto col governo Draghi è tollerabile - a malapena - soltanto in virtù della situazione emergenziale. Richiudere quella frattura è essenziale e urgente, ed è una delle partite più rilevanti che la democrazia italiana dovrà giocarsi nei prossimi diciotto mesi. Una partita in cui la Lega rimane un giocatore primario.

matteo salvini e giancarlo giorgetti 1matteo salvini e giancarlo giorgetti 3matteo salvini e giancarlo giorgetti 2giancarlo giorgetti e matteo salvinigiancarlo giorgetti matteo salvini a cernobbio matteo salvini e giancarlo giorgetti 5

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…